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lunedì 14 novembre 2011

"La Bestia del Gévaudan" di Umberto Visani

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Introduzione
Nell'esaminare a ritroso cronache passate alla ricerca di fenomeni che, quando avvenuti, siano stati percepiti come straordinari, capita di imbattersi in resoconti che, anche con occhio moderno, continuano a essere difficilmente inquadrabili facendo ricorso a categorie usuali nonché preconcette. Quanto accaduto a metà Settecento nel Gévaudan - ex provincia francese il cui territorio fa ora parte del Lozère e dell'Alta Loira -, come vedremo, è emblematico di ciò ed è per questo che intendiamo portare all'attenzione dei nostri lettori gli accadimenti che videro protagonista quella che sarebbe passata alla storia con il nome di "Bestia del Gévaudan".
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I primi attacchi
Il primo atto della vicenda occorse ai primi di giugno del 1764, quando una donna di Langogne venne assalita da una strana bestia mentre si trovava in una radura a pascolare il bestiame. I suoi due cani fuggirono spaventati, mentre i buoi le si strinsero intorno facendo da scudo agli assalti della creatura ignota. La donna, sconvolta, disse che non si trattava né di un cane selvatico né di un lupo, ma molti in realtà pensarono fosse ancora sotto shock. La vicenda sarebbe stata presto dimenticata da tutti, non fosse che, nei mesi successivi, si ebbe una crescente serie di attacchi da parte dell'animale sconosciuto, attacchi di cui furono testimoni molte persone che poterono così spazzare via l'alone di incredulità che aveva circondato il primo assalto: il 30 giugno successivo, a circa due settimane dal precedente caso, una ragazza quattordicenne venne divorata a Saint Etienne de Ludgares; l'8 agosto venne nuovamente trovata a Puy-Laurent una ragazza orrendamente mutilata; a fine agosto vennero trovati morti tre quindicenni di Chayla l'Evéque, una signora di Arzenc, un pastore di Chaudeyrac e una ragazza di Thorts. Particolare inquietante, i cadaveri venivano trovati mutilati ma non divorati, nel senso che la bestia non si nutriva dei corpi uccisi ma si limitava a suggerne il sangue. Tutti coloro che avevano avuto modo di vedere la creatura erano concordi sul fatto che non si trattasse di un comune lupo bensì di un essere bizzarro, grande come un vitello, pelo rossastro, testa sproporzionata, bocca perennemente spalancata, orecchie corte e dritte, torace dal pelame più chiaro, coda lunga e dalla punta bianca e, secondo alcuni, zampe posteriori dotate di zoccoli. Non solo, data la concomitanza di alcuni avvistamenti sembrava che vi potesse essere più di un singolo esemplare dell'animale, il quale, inoltre, secondo alcuni testimoni sarebbe stato in grado di compiere balzi di circa 5 metri e persino di parlare.
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La caccia è aperta
Dal momento che le morti riconducibili all'operato di un animale anomalo continuavano, Re Luigi XV autorizzò l'utilizzo dell'esercito. Fu così che ebbero inizio lunghe battute in tutto il Gévaudan nella speranza di catturare la bestia: anche la popolazione locale costituì delle vere e proprie posse e la regione venne percorsa in lungo e in largo da migliaia di persone, tutte fermamente intese a porre fine alle terribili morti che avevano sconquassato la vita locale. Ciò nonostante, il 12 gennaio 1765 si ebbe un ulteriore attacco: il giovane pastore Jacques Portefaix e altri suoi sei amici vennero assaliti dalla bestia ma riuscirono a non soccombere nel corso di un'epica lotta in cui diedero prova di un coraggio che valse loro il riconoscimento di una rendita perpetua da parte del re. La popolazione, sempre più esasperata, cominciò ad escogitare trappole che si potrebbero definire come minimo peculiari: dalle "donne artificiali" (manichini formati da sacche di pelle di pecora cosparse di sangue e riempite di budella intrise di veleno) alle cavie umane (uomini camuffati con pelli di orso, cervo, daino, capra, con un copricapo riempito di lame di coltello, ognuno con indosso tre etti di grasso di cristiano misto a sangue di vipera e tre pallottole morse da una vergine) a complessi congegni (notevole un macchinario  composto da trenta fucili azionati da funi collegate a un vitello di 6 mesi il quale, nel caso fosse stato attaccato dalla bestia, divincolandosi avrebbe messo in moto il meccanismo). Tuttavia, questi tentativi per catturare la bestia non andarono a buon fine e gli assalti continuarono senza sosta. I resoconti sulla bestia acquisirono una portata notevole, al punto che in tutta la Francia non si faceva altro che parlare della creatura. Fu in questo clima di terrore generale che un certo Jean Charles Marc Antoine Vaumesle d'Enneval, nobile normanno, noto come implacabile cacciatore di lupi, si offrì di cacciare la bestia. Egli, insieme al figlio, giunse a Clermont Ferrand il 17 febbraio 1765 insieme a otto cani addestrati alla caccia al lupo e incominciò a indagare sui casi più recenti. La prima cosa di cui si rese conto fu quella che non si trovava dinnanzi a un comune lupo: le tracce lasciate al suolo, i balzi immani nonché la capacità di spostarsi così rapidamente da una zona all'altra gli fecero capire che avrebbe dovuto faticare più del solito per cacciare la sua preda.
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La Bestia è morta, viva la Bestia
I mesi, però, passavano, e la bestia continuava a mietere numerose vittime, al punto che re Luigi XV, non comprendendo come fosse possibile che un animale, per quanto anomalo, non venisse catturato, incaricò, nel giugno del 1765, il suo Gran Portatore di Archibugio, François Antoine, di uccidere la belva. François si recò sul posto e, come molti altri prima di lui, iniziò a braccare l'animale misterioso, con tanto di messa in opera di ingegnose trappole. Il 21 settembre 1765, nel corso di un appostamento, egli vide appressarsigli un animale enorme, con la bocca spalancata e gli occhi spiritati. François sparò e colpì a morte l'animale: 45 chili, lungo 1 metro e 75 centimetri, con denti aguzzi e zampe molto sviluppate ma, come era apparso chiaro fin dall'inizio a François e come avrebbe in seguito confermato il chirurgo di Saugues, si trattava di un lupo, per quanto dalle forme poderose. L'animale venne portato a Parigi e grandi onori vennero tributati a François e a suo figlio. Nel Gévaudan, al contrario, gran scetticismo aleggiava su quanto accaduto, dal momento che molti sospettavano che François si fosse limitato a uccidere un semplice lupo solo per ottenere la gloria di essere visto, agli occhi del re, come l'uccisore della Bestia. Infatti, dopo poche settimane, gli assalti ripresero secondo le stesse modalità viste in precedenza, con forse addirittura maggiore intensità, al punto che, secondo quanto riportato nelle cronache dell'epoca, dal primo gennaio 1766 si sarebbe avuto un attacco al giorno. Alcuni testimoni affermarono che l'animale era in grado di stare ritto sulle zampe posteriori e che proprio in questa postura aggrediva le persone onde poter graffiare con maggiore agilità. Subito vennero inoltrate richieste di aiuto a Parigi, ma il Re non ne volle sapere, dal momento che riteneva chiuso il caso. Di conseguenza, vennero nuovamente formati comitati per catturare l'animale. Fu il 19 giugno 1767, durante una di queste battute, che un certo Jean Chastel, cacciatore esperto di 60 anni, riuscì a sparare alla bestia e a ucciderla. Il cadavere dell'animale venne portato al castello di Besques per essere esaminato: si trattava effettivamente della Bestia. Molto diversa da un lupo, con un fitto pelame rossastro attraversato da striature nere, una testa di dimensioni anomale, gli occhi provvisti di una insolita membrana in grado di coprire l'intero bulbo oculare, zanne munite di artigli lunghissimi, una dentizione ipersviluppata e, elemento che fece comprendere come questa volta fosse stato ucciso il vero responsabile delle morti avvenute in quel triennio, con resti umani nello stomaco. Il corpo della Bestia venne esposto in tutto il Gévaudan per settimane e, ad agosto, venne portato a Parigi con l'intento di mostrare come l'intera vicenda fosse stata sminuita dal re. Sfortunatamente, dato il caldo agostano, il cadavere della Bestia subì un brusco processo di decomposizione che rese vana qualsiasi ulteriore autopsia a Parigi, al punto che dovette essere seppellito senza venire analizzato da qualche chirurgo parigino. A differenza di quanto accaduto dopo la morte della prima bestia (che in realtà era un comune lupo), gli attacchi non si verificarono più e la popolazione del Gévaudan poté riprendere la propria vita di sempre.
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Ipotesi
Come in qualsiasi ambito, gli elementi che bisogna maggiormente tenere in considerazione per poter formulare delle ipotesi giungono dalle testimonianze di prima mano dell'epoca. Esse ci dicono in maniera chiara e incontrovertibile che la Bestia non era un comune lupo. Per quanto si potrebbe obiettare che si trattasse di esagerazioni dovute alla grande paura sviluppatasi nella regione, in ogni caso la conferma del fatto che non fosse un lupo ci giunge dalle analisi effettuate al castello di Besques e di cui è rimasta una testimonianza ufficiale redatta dal professor Marin, regio scrivano del Langeac. Ad ogni modo, l'ipotesi lupo è continuata a circolare negli ambienti scientifici per decenni, finché nel 2009 History Channel non ha prodotto un documentario, realizzato dal celebre zoologo Ken Gerhardt e dal criminologo George Deuchar, in cui, tramite l'utilizzo di tutte le tecniche forensi più moderne, è stato dimostrato come il lupo non abbia sufficiente forza mandibolare per poter tagliare le ossa, decapitare le persone o tranciare arti. Una volta messa da parte l'ipotesi lupo, però, occorre domandarsi che cosa fosse quindi la Bestia. Sempre il documentario di History Channel ha suggerito si fosse trattato di una iena, dal momento che le descrizioni (in particolare il pelame rossastro striato) potrebbero ben riferirsi a questo animale, senza dimenticare che, al contrario del lupo, la iena ha una forza mandibolare sufficiente per recidere le ossa. Il documentario si spinge oltre, affermando che tale iena potesse essere stata in parte addomesticata proprio dal suo futuro assassino, Jean Chastel, il quale avrebbe creato di proposito la minaccia, causando gli eventi, per poi giungere egli stesso in qualità di salvatore ed essere acclamato e onorato dalla gente del posto (pratica ben nota e adottata in molti altri campi, con particolare riferimento alla gestione della res publica). Si tratta sicuramente di un'ipotesi suggestiva e interessante, per quanto non sia facilmente comprensibile come Jean Chastel, cacciatore sessantenne del Gévaudan, sia potuto entrare in possesso di una iena e, ancor più, come abbia potuto addomesticarla. Non solo, il fatto che, fino al 1954, la Francia sia stata per almeno altre quattro volte (1693-1696, 1809-1812, 1875-1878 e 1951-1954) teatro di caccia per una bestia identica a quella del Gévaudan e responsabile di morti atroci prodotte da terribili lacerazioni unite a contestuale dissanguamento, non può non fare venire in mente almeno due ulteriori ipotesi. La prima, pensando anche alla postura eretta della bestia notata in alcune circostanze, ai suoi balzi e alle morti per dissanguamento, è che si trattasse di una sorta di chupacabras (il quale tra l'altro, stando alle ricerche svolte su un esemplare trovato da una studiosa texana, sarebbe semplicemente una specie anomala di coyote mutato, quindi sempre un canide, proprio come la presunta iena del Gévaudan). In seconda battuta, facendo riferimento soprattutto alla sfuggevolezza della creatura e al terrore che essa instillò nella popolazione (terrore arcano che ben difficilmente potrebbe essere provocato da un semplice animale, per quanto feroce), si potrebbe anche pensare a un essere non riconducibile al mondo animale, un'entità proveniente da un altro piano del reale che si è immessa nella nostra dimensione a intervalli regolari (da notare la sua comparsa in archi di tempo della durata di un triennio), proprio come l'Uomo Falena, il New Jersey Devil, il Sasquatch.
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Conclusioni
In conclusione, ancora forti dubbi aleggiano in merito all'effettiva natura dell'animale che terrorizzò il Gévaudan a metà Settecento. L'unico aspetto di cui si è certi è che non si trattasse di un lupo, poiché le stesse analisi dell'epoca fecero accantonare presto questa ipotesi. Se si trattasse di una iena, di un chupacabras o di un'entità paradimensionale, purtroppo nessuno, a oltre due secoli di distanza, può dirlo con certezza, per cui solo eventuale nuova casistica potrà consentirci di tracciare possibili parallelismi tra fenomeni contemporanei e la bestia del Gévaudan.
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Bibliografia essenziale:
KEEL John, Strange Creatures from Time & Space, Sphere Books, Londra, 1975.
LAGRAVE Roger, Autres dits de la bête, Éditions Gévaudan Cévennes, 2005.
LOUIS Michel, La Bête du Gévaudan - L'innocence des loups, Librairie Académique Perrin, Parigi, 2001.
POURCHER Pierre, Histoire de la bête du Gévaudan, Jeanne Laffite, Marsiglia, 2006.

venerdì 11 novembre 2011

"Lo Yowie" di Umberto Visani

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Introduzione
Tra tutti i resoconti relativi a contatti con creature bipedi, alte e d'aspetto scimmiesco, quelli che riguardano lo Yowie sono senza dubbio i più misconosciuti sia in Europa sia negli Stati Uniti, dove al più si può sentire parlare di Yeti, Big Foot e Sasquatch. Molti ignorano, infatti, che già precedentemente al primo incontro di cui si abbia notizia (risalente al luglio 1884, quando un gruppo di addetti alla costruzione di una ferrovia nei pressi di Yale - British Columbia - , si imbatté in un essere descritto come "mezzo uomo mezzo bestia" ricoperto da uno strato di peluria brillante di circa 3 cm), in Australia molte persone avevano affermato di aver visto una creatura bipede sui due metri d'altezza a metà tra un uomo e una scimmia. Questo animale è conosciuto downunder con il nome di Yowie. Sullo stesso termine "yowie" vi è non poca incertezza. Alcuni studiosi ritengono si tratti di una storpiatura di "yahoo", termine utilizzato dagli Aborigeni per indicare una creatura del folklore locale, altri invece affermano si tratti di un termine slang con il quale a fine Ottocento veniva indicato l'orangutan.
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I primi avvistamenti
In ogni caso, il primo utilizzo noto della parola risale al Novembre del 1876, quando sull'Australian Town and Country Journal apparve un articolo nel quale si faceva menzione di voci relative a contatti tra aborigeni e esseri anomali, denominati Yahoo Devil o Yowie, dotati di folto pelame, alti oltre due metri, bipedi e scimmieschi. Tuttavia, resoconti su esseri antropomorfi nascosti nei boschi risalgono a quasi un secolo prima, all'epoca del primo sbarco degli Europei in Australia. Già a inizio Ottocento, infatti, numerose persone avevano dichiarato di aver visto ominidi di taglia imponente nel Victoria, chiamati Doolagari dagli Aborigeni. Tra questi casi particolarmente risalenti, il più interessante e, al tempo stesso, il più documentato è quello che vide protagonista un allevatore della Allyn Valley. Questi stava controllando il suo bestiame al pascolo nei pressi del Mount Royal, quando si accorse che una inspiegabile agitazione aveva preso il suo cavallo. Nel tentativo di calmarlo, i suoi occhi si posarono su ciò che aveva causato tanta preoccupazione al suo animale: una creatura alta circa un metro e mezzo, dal petto sviluppatissimo e muscoloso, braccia sproporzionate che pencolavano ben oltre le ginocchia, testa affilata, volto a metà tra un uomo e una scimmia, pelame nero, occhi anch'essi neri. L'allevatore, colto da profondo terrore, riuscì però a rimanere fermo, e anche l'uomo-scimmia per lungo tempo non si mosse, limitandosi a fissarlo. Dopo una decina di minuti trascorsi in questa mutua osservazione, l'animale misterioso cominciò ad arretrare lentamente, sempre guardando negli occhi l'allevatore. Non riuscendo a placare la propria curiosità, l'allevatore decise di seguire l'uomo-scimmia, il quale si era messo a percorrere uno stretto sentiero lungo una cengia che costeggiava un precipizio. L'inseguimento continuò per lungo tratto, fin quando il sentiero non divenne troppo angusto per il cavallo, costringendo così l'allevatore a desistere, per quanto la creatura fosse ancora visibile e, particolare curioso, si girasse spesso nella direzione dell'allevatore per controllare se lo stesse seguendo. In questa zona gli avvistamenti sono continuati a lungo, ma sarebbe un errore credere che lo Yowie sia stato visto esclusivamente nel Victoria. Un altro caso notevole risale al 1887, nel New South Wales, lungo il Macquarie River, zona da lungo tempo evitata dagli Aborigeni i quali tramandavano che i loro antenati avrebbero udito di notte il suono inspiegabile come di corpi pesanti che si tuffassero nel fiume. Quell'anno un cercatore d'oro di Hill End, persona conosciuta nella sua comunità, stimata e ritenuta affidabile, ritenendo si trattasse di semplici superstizioni locali, decise di passare nel bel mezzo dell'area che gli Aborigeni evitavano accuratamente. Giunto sulle rive del fiume, il cercatore udì il tipico suono di un corpo che si tuffa in acqua. Pensando si trattasse di qualcuno che aveva deciso di fare il bagno, si avvicinò alla fonte del rumore e, con stupore indescrivibile, vide un grosso essere peloso accovacciato su una roccia prospiciente il fiume. La creatura, non appena lo vide, si rituffò producendo lo stesso rumore udito in precedenza, per poi scomparire sott'acqua. Con il passare degli anni gli avvistamenti dello Yowie non sono cessati, anzi. Nel 1924 un certo David Squires stava andando a caccia di canguri nei pressi di Dubbo quando improvvisamente provò la sensazione di essere osservato. Guardandosi intorno vide, a una trentina di metri di distanza da dove si trovava, un essere alto quasi due metri e mezzo, muscoloso, talmente umano nell'aspetto che, per un istante, egli pensò trattarsi di una sorta di Tarzan australiano, rinforzato in questa convinzione dal fatto che il suo viso era incorniciato da una folta massa di capelli ricci scuri. Membra proporzionate, occhi azzurro intenso, tutti elementi che facevano propendere per il fatto che si potesse trattare di un uomo, non fosse per l'altezza inusitata e un fitto pelame a ricoprirne il corpo. David, temendo una possibile aggressione da parte del misterioso osservatore, prese il fucile in mano lentamente e lo ricaricò, pronto a ogni evenienza. Al contrario, notando l'atteggiamento totalmente innocuo della creatura e, ancor più, percependo interiormente che, nel caso avesse sparato, avrebbe commesso omicidio, David abbassò l'arma, mentre la creatura, uomo o animale che fosse, si allontanò lentamente nella fitta boscaglia. Resoconti simili a quelli appena visti hanno caratterizzato non solo l'intero Ottocento ma anche il Novecento, tutti accomunati dal fatto che i testimoni sono sempre stati concordi nell'esprimere dubbi in merito alla natura animale o umana dell'essere avvistato.
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Indagini recenti
Come spesso capita, però, il vento della modernità ha cominciato a spirare in maniera nefasta sui resoconti relativi allo Yowie, relegando la creatura nell'ambito del mito, delle dicerie, di ciò che solamente persone ubriache o in malafede possono affermare di aver visto. È per questa ragione che, a partire dagli Anni 70, un celebre ricercatore australiano, Rex Gilroy, ha deciso di dedicare la propria vita allo studio dello Yowie (e non solo, visto che ha indagato a lungo anche sulla presunta base sotterranea delle Blue Mountains, vd. XTimes n. 30), percorrendo in lungo e in largo l'Australia alla ricerca di nuove testimonianze e nella speranza di avere in prima persona un contatto con l'uomo-scimmia. In questa sua attività minuziosa e precisa di indagine, Rex ha potuto avere una panoramica molto precisa relativa agli avvistamenti, i quali hanno continuato a ricalcare le modalità di quanto visto in precedenza: incontri in località isolate con entità spesso descritte come molto simili all'uomo, fitta peluria a parte, che si limitano a osservare le attività umane, mai interferendo né mostrando atteggiamenti ostili, anzi denotando un qual certo timore ogniqualvolta siano state inseguite. Non solo, Rex Gilroy è anche riuscito a individuare impronte di Yowie, di cui ha prodotto dei calchi attraverso i quali è giunto alla conclusione che si tratti di una creatura bipede del peso di oltre due quintali, facente parte di una razza di ominidi sviluppatasi dopo l'ultima era glaciale secondo una linea evolutiva parallela alla nostra.
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Ipotesi
A fronte di quanto esaminato finora, si potrebbe essere indotti a procedere in due direzioni: la prima, totalmente legittima per quanto antiscientifica, sarebbe quella di ignorare tutte le testimonianze e le prove raccolte, limitandosi a ritenere impossibile che una creatura di questo tipo possa esistere e, in virtù di tale impossibilità, spingersi a negare la validità di qualsiasi prova mostrata. Si tratta di una tara mentale tipica di certi ambienti e che risulta inculcata ad arte nelle menti di moltissime persone. Una seconda possibilità consiste nel ritenere che lo Yowie appartenga alla stessa tipologia dello Yeti, del Sasquatch e di Big Foot. Ed è proprio qui che emergono i primi problemi: che cosa sono infatti queste creature? Sono animali nel comune senso della parola? Per quanto concerne lo Yeti e il Big Foot, si potrebbe essere portati a propendere per una risposta affermativa, considerando non solo le impronte trovate a terra, ma anche gli avvistamenti celebri (su tutti quello dello scalatore italiano Reinhold Messner) e i filmati la cui bontà è stata provata al di là di ogni ragionevole dubbio (quello del 1967 girato da Patterson e Gimlin). Anche per questi, tuttavia, il fatto che non sia mai stato trovato un corpo spinge verso un'ulteriore ipotesi, che presenta maggior fondatezza soprattutto in merito al Sasquatch. L'ipotesi in questione è che questi esseri non appartengano in toto alla nostra dimensione, bensì ad un'altra, dalla quale giungono secondo finalità e modalità ignote, che tuttavia danno conto dell'elusività di questi stessi esseri, Sasquatch su tutti, il quale, secondo i Nativi Americani del Saskatchewan (Canada), proverrebbe proprio da una realtà parallela alla nostra. Al tempo stesso, però, non bisogna dimenticare una considerazione molto importante e che può spingerci nuovamente verso la natura prettamente animale e fisica di questi esseri: agli occhi di un europeo il fatto che non sia mai stato trovato un corpo potrebbe sembrare una prova conclusiva della non esistenza della creatura. Questo capita perché, vivendo in realtà altamente urbanizzate e guardando telefilm americani ambientati in metropoli, spesso sfugge la consapevolezza dell'esistenza a questo mondo di zone ancora totalmente incontaminate che si estendono per migliaia di chilometri, zone che in Australia e Canada (come pure negli Stati Uniti) non rappresentano un'eccezione bensì la regola. Una volta compreso ciò si capisce come la mancanza della prova non costituisca la prova della mancanza della medesima.
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Conclusioni
Per tornare allo Yowie, occorre dunque domandarsi se le prove in possesso della comunità internazionale possano farci propendere per accomunare questa creatura agli animali scimmieschi citati in precedenza, avvistati in Himalaya e nel continente americano. Un elemento a mio giudizio fondamentale per procedere in una direzione diversa è fornito dal fatto che varie persone che hanno avvistato lo Yowie abbiano sostenuto si trattasse di una creatura molto più simile a un uomo di quanto non sia invece accaduto per le testimonianze concernenti Big Foot, Sasquatch e Yeti. Con questi ultimi, infatti, viene sempre recepito un senso di forte differenziazione tra uomo e animale, differenziazione che induce sovente l'osservatore a propendere per l'appartenenza certa della bestia al regno animale, cosa che invece non è quasi mai accaduta con lo Yowie. È per questa ragione che ritengo che lo Yowie non sia un semplice parente australiano del Sasquatch ma qualcosa di differente: per quanto alcuni avvistamenti possano riferirsi a esemplari di Gigantopiteco, per altri si potrebbe essere dinnanzi agli ultimi esponenti di una razza ominide non ancora scoperta, situata nelle zone più impervie e remote del subcontinente australiano. Può sembrare una pura speculazione ma essa, al momento, è l'unica in grado di dare conto delle descrizioni emerse dalle testimonianze nel corso dei secoli, mai dimenticando che l'obiettivo principe del ricercatore deve essere quello di poter presentare alla comunità scientifica un cadavere di Yowie, il quale solo, al di là di parole più o meno vuote, potrà ergersi a muta testimonianza della propria esistenza.
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Bibliografia essenziale:
GILROY, Rex, The Original Yowie Man, in mysteriousaustralia.com
GILROY, Rex, The Yowie Story, in mysteriousaustralia.com
KEEL John, Strange Creatures from Time & Space, Sphere Books, Londra, 1975.

lunedì 7 novembre 2011

X TIMES n° 37 dal 7 Novembre in Edicola!

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Editoriale - "L'ultimo tabù" di Lavinia Pallotta
Sento ripetere spesso che esistono diversi livelli di presa di coscienza. Nella vita, a chi fa una vera ricerca del sé, cercando di aprirsi un varco tra le illusioni su cui abbiamo costruito il nostro mondo, può capitare di veder cadere, una dopo l’altra, molte certezze, sostituite solo raramente da alcune, ambigue verità. Non so a che punto sia il mio “livello di consapevolezza”. Fortunatamente non esiste un misuratore di coscienza, perché ho il sospetto che molti di noi potrebbero avere brutte sorprese, a dispetto del proprio ego. Di una cosa però sono sicura: esistono diversi livelli di accettazione di determinate informazioni. In altre parole, esistono diversi tabù, l’ultimo dei quali ho l’impressione essere la presenza aliena sulla Terra. Non gli UFO, oggetti volanti non identificati che rappresentano, tutto sommato, una scappatoia per chi vuole dimostrarsi aperto ma non believer: “fenomeni aerei anomali esistono, ma non sappiamo cosa siano e dobbiamo continuare a studiare”. Oppure il concetto di vita extraterrestre nello spazio. Generalmente gli scienziati più ostili alla possibilità che altre forme di vita ci facciano visita, si salvano dall’accusa di ottusità dicendo proprio che probabilmente la vita altrove esiste, ma qui non può arrivare. Questi ultimi due sono dei tabù “politically correct”. Argomenti di cui si può discutere in - quasi – qualsiasi salotto, senza essere automaticamente tacciati di follia. Il vero argomento “proibito” è la vita aliena qui e ora. È la conoscenza e l’accettazione di migliaia e migliaia di testimonianze considerate “impossibili” perché ci obbligano a rivedere i paradigmi della nostra realtà, e non tutti, non sempre ne abbiamo voglia. Ogni livello di consapevolezza porta a delle rivoluzioni interiori, ogni “verità” ha un prezzo. Chi segue la nostra rivista si sarà accorto che ci stiamo aprendo sempre di più a tematiche diverse, ma comunque “di frontiera”, non direttamente legate agli UFO. Vi è chi loda questo approccio e chi lo critica. Vi è chi, soprattutto, non vorrebbe vedere accomunati, sulle pagine di una stessa pubblicazione, tematiche di controinformazione come l’11 Settembre, il Signoraggio, le Scie Chimiche, con argomenti “alieni”, perché in questo modo, secondo loro, si scredita tutto. Insomma, gli UFO, ancora oggi, alle soglie del 2012, dovrebbero restare buoni buoni nel loro angolino, e non disturbare chi fa vera informazione. Proprio quello che con X Times non vogliamo fare. Creare altre ghettizzazioni, bollare argomenti come “degni di nota” rispetto ad altri. Non possiamo naturalmente occuparci di tutto, ma là dove esistono dei collegamenti, ci piace soffermarci e approfondire. Una delle novità che trovate su questo numero è rappresentata dal cosiddetto ghost hunting, con un articolo del nostro collaboratore Gianpaolo Saccomano e uno a firma del Ghost Hunters Team, un gruppo di ragazzi animati da una grande passione per la ricerca e l’utilizzo di metodi più scientifici possibile. Apriamo così ad un tema che si riallaccia a quelli da noi trattati (entità misteriose), pur affrontandolo in chiave diversa. Dal prossimo numero presenteremo una rubrica curata proprio di nostri ghost hunters, e invitiamo chiunque abbia del materiale da sottoporre, a inviarlo direttamente a loro, facendo riferimento a questo sito: www.ghosthuntersteam.it, in modo che possano esaminarlo ed eventualmente pubblicarne i risultati su queste pagine.
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SOMMARIO
Pagg. 6-9: Reports dal mondo, a cura della Redazione
Pagg. 10-13: “Più veloce della luce”, di Silvia Agabiti Rosei
Il punto sui risultati dell’esperimento OPERA, condotto dal CERN e dai Laboratori del
Gran Sasso, che potrebbero aver portato al superamento della velocità della luce
Pagg. 14-16: “Travis Walton: ora so perché mi hanno rapito” di Enrica Perucchietti
A 36 anni di distanza dall’esperienza di abduction, l’experiencer più famoso del mondo dà nuove spiegazioni all’evento che gli ha sconvolto la vita
Pagg. 18-22: “Cerchi nel Grano: i perché di un fenomeno” di Adriano Forgione
Un’analisi delle caratteristiche attuali del fenomeno Cerchi nel Grano e una risposta ragionata alla disinformazione operata dalla recente trasmissione Voyager
Pagg. 24-27: “La terra degli Uomini Fulmine” di Fernando L. Rodriguez
Per anni l’autore ha percorso il Perù, scoprendo antichissime pitture su pietre e pareti, forse rappresentanti oggetti volanti che atterravano e da cui discendevano esseri di aspetto umanoide; strane entità che sembravano pilotare navi spaziali; differenti costellazioni da cui provenivano gli dei portatori di conoscenza
Pagg. 28-33: “Il caso Ferraro”, di Enrica Perucchietti – seconda parte
I programmi di controllo mentale in Italia e il golpe della massoneria deviata da attuarsi entro il 2012, nella denuncia di un coraggioso magistrato
Pagg. 36-39: “Roswell: trovata la pistola fumante?” di Umberto Visani
Il geologo Frank Kimbler sostiene di aver trovato la prova tangibile del più famoso UFO crash della storia. Ed è subito polemica...
Pagg. 40-43: “Il suono: creatore del mondo” di Federico Bellini
Alla luce delle più attuali conoscenze scientifiche e ricerche sugli alieni, la nascita dell’Universo e delle sue molteplici forme di vita
Pagg. 46-50: “Meraviglie nel cielo” di Javier Garcìa Blanco
Dopo anni di lavoro congiunto, i ricercatori Jaques Vallée e Chris Aubeck hanno pubblicato “Wonders in the Sky”, saggio che analizza centinaia di casi inediti di anomalie aeree registrate nell’antichità o anteriori all’era moderna degli UFO. X Times ha incontrato uno degli autori
Pagg. 52-56: “La bacchetta magica degli dèi alieni” di Luca Bitondi
Simbolo di potere e veicolo di energie soprannaturali nella tradizione magica ed esoterica, potrebbe essere anche una tecnologia aliena?
Pagg. 58-64: “Uscire da Matrix” di Eve Lorgen – seconda parte
Continua l’intervista con un’addotta scandinava sulla manipolazione aliena e militare, i rapimenti reali e gli scenari di realtà virtuale da lei stessa sperimentati
Pagg. 64-69: “La maledizione dell’Etrusco” di Gianpaolo Saccomano
Le necropoli etrusche vengono da molti considerate luoghi particolarmente inquietanti, che spesso celano oscuri segreti e indecifrabili misteri...
Pagg. 70-73: “Riflessi dell’invisibile” del Ghost Hunters Team
Presenze ed entità misteriose possono lasciare una traccia della propria esistenza, o cercare di comunicare con noi
Pagg. 74-76: Molecole, a cura di Alberto Forgione
Pagg. 78-82: X Media Times, a cura di Pino Morelli

sabato 5 novembre 2011

"La Via Reale - parte II" di Fabio Saccenti

Esiste ancora oggi il vero uomo?  Inteso come essere umano di ambedue i sessi, quell'entità provvista di tutte le caratteristiche che le sono proprie e la cui natura è descritta non solo nei testi di psicologia odierni ma anche, anzi soprattutto, negli archetipi e nei simboli che narrano la sua storia? Vi è ancora oggi quell'uomo che è stato punito per la sua superbia, che ha subito la “caduta” proprio a causa della sua curiosità innata, quell'essere le cui caratteristiche principali sono l'irrequietezza e la costante ricerca della libertà? Dubitando si può tentare di ricostruire un quadro attuale. Ad esempio nel linguaggio figurato della mitologia la donna (Anima) rappresenta la totalità di ciò che si può conoscere. L'eroe (Spirito) è colui che viene a conoscere. Egli vuole conquistarla, possederla, poiché ella lo affascina, lo guida, lo induce a spezzare le proprie catene. Ma il punto è proprio questo: l'uomo attuale vuole ancora spezzare le proprie catene? Non si da il caso che, attualmente, l'uomo sia invece una creatura che ha paura della libertà, che la rifugga e a cui rimangono solo copie molto sbiadite della “passione”, del fremito che una volta gli scaturiva da quella sua sorgente interna, la sua anima, che lo forniva di spinta e desiderio di “conoscere” la vera libertà? La storia delle epoche è fatta da quella degli individui e quella degli individui è fatta dalla loro storia intima. I motivi del comportamento o “spinta” che influenza l'intimità degli uomini si trovano nella posizione spirituale che questi hanno di fronte alla vita. Spesso questa “posizione spirituale” è il mero risultato dell'azione di forze esterne e coercitive, dominanti, imposte. Ma, se vogliamo essere giusti, dobbiamo riconoscere che una forma spirituale è dominante solo perché gli individui possono ammetterla, dal momento che questo ideale corrisponde ad un loro stato emotivo, intellettuale o intuitivo. Questa disposizione, che deve essere considerata la chiave della storia, non è altro che l'”istante mistico” nell'essere umano. Oggi come stiamo messi? Cioè in che punto si è effettuato attualmente l'incontro tra le imposizioni e le autonome ammissioni? Quarant'anni fa Pasolini l'aveva anticipato e previsto... Attraverso il linguaggio televisivo e la comunicazione pubblicitaria il neocapitalismo imponeva una cultura edonistica e consumistica egemone che stava distruggendo l'identità e la memoria storica del paese (l'Italia in questo caso ma il discorso vale per tutto il mondo “sviluppato”). I mezzi di comunicazione di massa stavano “omologando” gli individui rendendoli puri consumatori e fruitori di merci e prodotti, imponendo una mentalità appropriativa e dominata dal principio del piacere. Le nuove generazioni cresciute in questa atmosfera sono più interessate all'acquisto di beni superflui che a un sincero impegno di un qualunque tipo: civile, politico, religioso ecc... Guai però se non riescono ad acquistare nulla, magari a causa di una crisi economica, tutto il loro “impegno” allora si sprigiona in un sol colpo contro tutto e tutti, come un tossicodipendente in crisi d'astinenza. Pasolini, preconizzando questo mondo, aveva anche previsto l'avvento del riflusso e del ripiegamento dell'individuo su se stesso,  non certo sulla sua spiritualità, magari, bensì sul suo benessere materiale isolato, sul suo desolante “privato”. Si crea così uno stato d'animo turbato, in cui, malgrado la gran preoccupazione dell'immediato, non vi sono più basi stabili, nulla assume un carattere duraturo all'interno di una mentalità che cerca solo la durata dei beni terreni. Nell'ambito religioso il triste lascito di tale situazione è la più cupa miscredenza. Non resta più nulla su cui questo mondo possa appoggiarsi, perché tutte le nozioni spirituali sono state ridotte a nozione umana. Al popolo non resta nulla, tranne una vaga superstizione, poiché nessuna storia o immagine logica e concreta gli serve d'appoggio. Che contrasto con la mentalità del popolo solo di qualche generazione precedente, più povero materialmente certo, ma di sicuro non spiritualmente, quel popolo che intonava alla Vergine sublimi cantici di adorazione e speranza. La figura mitologica della Madre Universale infatti apporta al cosmo gli attributi femminei della prima presenza ed era la “forma divina” prediletta dal popolo. Ella rappresenta la Potenza Cosmica, la totalità dell'universo, l'accordo di tutte le coppie di contrari, e riuniva in sé il terrore della completa distruzione ed una impersonale e tuttavia materna rassicurazione. Essa è l'Anima universale (Anima Mundi) ma è anche il caos, la “materia nera”, l'abisso da affrontare. È il grembo e la tomba, riunisce in sé i due aspetti, “buono” e “cattivo”. Lo Spirito ( il Figlio) ha il compito di arrivare a contemplare questi due aspetti nella loro totalità, attraverso questo arduo compito lo Spirito si libera dei propri anacronistici sentimentalismi e risentimenti infantili. Attraverso il suo passaggio nella materia, nella sua “lotta” con essa, comprende che l'imperscrutabile presenza animante non è né buona né cattiva, acquisisce “coscienza” della legge e dell'immagine stessa dell'Essere. Ma l'uomo d'oggi, inteso come civiltà, pare interessarsi sempre meno al proprio compito, come se il suo spirito si fosse assopito o la sua anima gli fosse stata sottratta. La vera particolarità umana ha un solo nome: Coscienza. A chi o a che cosa si vuole credere? L'uomo sembra ormai abituato a pensare in maniera raziocinante, ma da dove scaturisce questo raziocinio? La Ragione come esiste oggi sembra esistere sulla base di una minore coscienza. Senza coscienza si ragiona in termini scientifici, filosofici, politici, pragmatici, carnali, come un computer. Il mondo trabocca di leggi, decreti, regole, imposizioni, relazioni ecc...La coscienza che permette di agire in modo indipendente sembra farsi merce sempre più rara. Quella che dovrebbe essere la qualità che ci differenzia dalle macchine e dalle bestie sembra disciogliersi in un sistema globale funzionante negli stessi termini di una macchina. In presenza di vera coscienza ogni nostro atteggiamento e comportamento dovrebbe tendere verso uno stile di vita autonomo e non standardizzato; inutile dire che la tendenza attuale è l'esatto contrario. La coscienza è qualcosa che deve essere coltivata, forgiata, temprata nella lotta, se così non è essa tende a spegnersi, a disattivarsi e noi corriamo il rischio di diventare davvero delle macchine bestiali. L'arma vincente, il solido appoggio, la certezza che sosteneva gli uomini del passato pur quanto essi fossero ignoranti, non-scientifici e superstiziosi ma soprattutto molto più poveri materialmente era la fede, non tanto in un Dio dalle fattezze particolari ma nell'esistenza di un progetto superiore per il vero destino dell'uomo, che questa realtà è solo un passaggio nella storia universale di cui possiamo far parte se lo vogliamo veramente. La tradizione insegna che l'uomo deve conoscere e aver fiducia. Avendo risposto all'appello interiore e subendone coraggiosamente le conseguenze, l'uomo ha al suo fianco la divina provvidenza e finché la sua azione coincide con quella per cui la sua società è matura, egli sembra procedere col grande ritmo del processo storico. “Mi sento,” disse Napoleone all'inizio della campagna di Russia, “come trascinato verso una meta che non conosco. Non appena l'avrò raggiunta, appena non sarò più necessario, basterà un atomo a distruggermi. Fino a quel momento, tutte le forze della terra non potranno nulla contro di me.” Oggi pare invece che la tendenza sia verso il rifiuto e la disobbedienza all'appello interiore, il quali non sono altro che la rinuncia a qualcosa che si considera non più di particolare interesse. Il futuro viene concepito non come il dispiegarsi di un progetto, non come un eterno susseguirsi di morti e nascite all'interno di un disegno universale, ma come un meschino perpetuarsi del proprio attuale sistema di valori, ideali, pseudo virtù, aspirazioni e vantaggi. Non si è niente di più di “questo” corpo e anche qualora si credesse in un paradiso questo non è altro che un luogo pieno di miele, latte e vergini. Come nella vita di ogni giorno, nei miti e nei racconti popolari è descritta questa disobbedienza all'appello interiore, il volgersi verso altri interessi. Il mito però contiene anche le conseguenze del rifiuto all'appello dello spirito, anticipa quelle che saranno le condizioni della vita “reale” dopo tale rifiuto: immersione nella noia, nel lavoro, nella “cultura”. Il soggetto perde la capacità di compiere azioni significative e diviene una vittima da salvare. Il mondo si trasforma in un arido deserto dove la vita perde ogni significato anche se, come Minosse, si compiono sforzi titanici nella costruzione di favolosi imperi. Una volta rinnegata la realtà dello spirito l'idea stessa della divinità diviene un incubo. Quando uno è il Dio di se stesso, la volontà di Dio, il potere che potrebbe sfondare i confini del suo mondo egocentrico, diventa per lui un mostro. Come per quella esterna anche la libertà interiore diviene un territorio oscuro e terrificante, il quale viene a rappresentare tutto ciò per cui vi è una spiegazione standard, un sentito dire oppure, nella stragrande maggioranza dei casi, una discarica di cose a cui non si dà più importanza. Qualunque dimora si costruisca l'uomo in tali condizioni, non sarà altro che una dimora di morte: un labirinto chiuso da mura ciclopiche ove nascondere il proprio Minotauro. Tutto ciò che egli può fare è crearsi nuovi problemi e attendere il graduale avvicinarsi della disintegrazione. Quest'Uomo è perseguitato dall'essere divino che è l'immagine del proprio io vivente racchiuso nel labirinto della propria psiche. Parte dell'attuale inganno globale risiede nel far credere che il perdersi nel labirinto della mente rappresenti la vita stessa o almeno quanto di meglio abbiamo da fare in essa. Per questo l'Uomo attuale non riesce ad uscire dal labirinto: non ha la volontà di farlo. Non trova più la via che conduce alla porta poiché il suo spirito ha smarrito il suo “filo di Arianna”, l'ispirazione, la guida, il richiamo dell'anima che vuole essere conquistata.
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Nelle leggende, nelle fiabe, nei sogni o nel mito, in queste avventure v'è sempre una figura che appare all'improvviso quale guida, la cui comparsa segna l'inizio di un nuovo periodo, un nuovo stadio nella vita del protagonista, questa figura possiede sempre un fascino irresistibile. Tutte le mitologie maggiori presentano la solenne figura del maestro, del traghettatore. Nel mito classico è Hermes-Mercurio, in quello egiziano è solitamente Thot, in quello cristiano è lo Spirito Santo. Protettore e nemico, materno e paterno al tempo stesso, questa guida riunisce in sé tutte le ambiguità dell'inconscio, simboleggiando il sostegno offerto alla personalità fragile dell'uomo da un altro e più vasto sistema, ed al tempo stesso l'imperscrutabilità della guida che bisogna seguire mettendo a repentaglio tutti i fini razionali. Con la sua apparizione ciò che deve essere affrontato, che è in qualche modo profondamente familiare all'inconscio ma ignoto e persino spaventoso per il conscio, si palesa; e ciò che prima era pieno di significato diventa privo di valore. Per questo, anche se l'eroe torna per un certo periodo alle sue solite occupazioni, esse gli appaiono inutili e sterili. Cominciano allora a susseguirsi tutta una serie di segnali sempre più chiari, fino  a che l'appello non può più essere frainteso. È l'inizio del viaggio, la “chiamata alle armi”, il principio della “Via Reale”, l'opportunità di intraprendere la via del guerriero. Il primo stadio del viaggio mitologico, l'appello, dimostra che il destino ha chiamato l'eroe e trasferito il suo centro spirituale di gravità dalla società in cui vive ad una zona sconosciuta. Questa regione fatale,  piena di pericoli e tesori, viene presentata nel mito in vari modi: una terra lontana, un regno sotterraneo, un'isola ignota, un alta vetta ecc...Mentre l'uomo conduce la sua vita tranquilla, inerziale, qualche fenomeno attira il suo sguardo e lo trascina lontano dai sentieri percorsi dalle persone comuni. Le sue necessità divengono di natura completamente diversa, le superficiali attrattive del mondo materiale non lo soddisfano più e anzi si afferma un deliberato, terribile rifiuto a corrispondere a tutto ciò che non sia una più profonda, alta e completa risposta all'ignota richiesta di un vuoto interiore. Questo punto di svolta nel mito è spesso preannunciato da un messaggero, da un “araldo”, qualcosa che fornisce il pretesto iniziale, il marcatore tra il “prima” e il “dopo”. Nei racconti dei miti spesso l'araldo è un personaggio ripugnante e disprezzato, un rospo, un drago, il serpente (rettili...), è il rappresentante dell'inconscio in cui sono ammassati tutti i fattori, le leggi e gli elementi della vita che furono rifiutati, repressi, disprezzati, ignorati o non sviluppati. L'araldo o l'annunciatore dell'avventura, quindi, è spesso cupo, spaventoso e considerato malefico dal mondo; eppure a chi lo segue si schiude la via verso le tenebre ove rifulgono i gioielli. A volte, spesso nelle favole, l'araldo è un animale che simboleggia la repressa fecondità di istinti che è in tutti noi; altre volte è una misteriosa figura velata: l'ignoto. L'araldo può invitare a vivere o, in un momento successivo, a morire. Il suo invito può suonare come l'appello a una qualche impresa storica o può segnare l'inizio di una rivelazione religiosa. Come dicono i mistici, esso segna ciò che è stato definito “il risveglio dell'io”. In qualunque stadio della vita esso si presenti, l'appello solleva la cortina, rappresenta un mistero di trasfigurazione, un rito, un momento di passaggio che, una volta completo, assume il valore di una morte e di una rinascita. Viene superato il consueto orizzonte della vita; i vecchi ideali, principi e sentimenti non sono più validi; è giunto il momento di varcare la soglia. L'uomo normale è contentissimo, persino orgoglioso, di rimanere entro i confini segnati e le credenze popolari, per la maggior parte imposte, che lo autorizzano a trattenersi dal compiere anche un solo passo dentro le zone inesplorate. Può accadere però che chiunque, in qualsiasi società, intraprendendo il pericoloso viaggio nelle tenebre, scendendo, volontariamente o meno, lungo i sentieri tortuosi del proprio labirinto spirituale scopra un paese popolato di figure simboliche, ciascuna delle quali può inghiottirlo. Nel linguaggio dei mistici questo è il secondo stadio del Cammino, quello della “purificazione dell'io”, in cui i sensi vengono “puliti e umiliati” e le energie e gli interessi “concentrati su cose trascendentali”; in un linguaggio più moderno questo è il passaggio in cui vengono dissolte, trascese e trasmutate le immagini infantili del nostro personale passato. Miti, tradizioni e motivi popolari confermano e sottolineano il concetto che, come prima fase della via Reale, il varco della soglia sia una sorta di auto-annientamento. Procedere oltre significa spogliarsi, cambiare per procedere oltre il mondo visibile, ma anche procedere verso l'interno per rinascere. Questa fase corrisponde simbolicamente all'ingresso nel tempio, dove il devoto subisce una metamorfosi, poiché si sveste delle proprie qualità secolari e le lascia fuori. Una volta entrato, è come se egli fosse morto al mondo ed avesse fatto ritorno al Grembo del Mondo, all'Ombelico del Mondo, al Paradiso Terrestre nonché al ventre della balena. Da qui a seguire si incontreranno tutta una serie di prove affrontate dell'eroe, simboli di quelle crisi attraverso le quali la sua conoscenza viene ampliata, così da porlo in grado di sostenere il completo possesso della madre distruttrice, la sua inevitabile sposa. A questo punto l'eroe e il padre sono uno solo: egli, il suo spirito, ha preso il posto del padre. Presentato in questi termini estremi, il problema di intraprendere questa cosiddetta “Via Reale” può apparire remoto ai normali esseri umani. Nondimeno, qualsiasi incapacità di fronteggiare una situazione nella vita deve essere considerata, in ultima analisi, come una limitazione di conoscenza. Le guerre e le manifestazioni di rabbia sono dei prodotti dell'ignoranza; i rimpianti sono delle rivelazioni giunte troppo tardi. Il vero significato del mito del passaggio dell'eroe universale è che esso deve servire come regola generale agli uomini e alle donne, su qualunque gradino della scala essi si trovino.

venerdì 4 novembre 2011

"Ti prego aiutami! ... No! Aiutati!"

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Articolo di Federico Bellini
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Questo è un messaggio rivolto a coloro che mi contattano per chiedere aiuto. Sappiate che non è mia intenzione farlo, perché la scelta di volersi liberare da un qualcosa non spetta a me, ma alla vostra forza di volontà. Sinceramente non mi interessa liberare tutti gli animici, non solo perché è impossibile farlo su milioni di persone nel mondo e in brevissimo tempo (centinaia di migliaia solo in Italia), ma anche perché non ho le forze e le capacità necessarie. Se volete scegliere la via più breve, rivolgetevi ai rimedi alla 15 minuti di certi sedicenti professionisti “scaccia alieni” e che ultimamente vanno tanto di moda, ma se veramente volete liberarvi dal problema abductions (o di qualsiasi altra interferenza), è bene che cominciate a capire che non potrete delegare ad altri questa responsabilità, perché voi siete i padroni della vostra vita e solo voi potrete cambiarne il futuro. Esistono metodi accessibili a tutti (meditazione e non solo), ma il procedimento è molto più lungo e faticoso, perché qui si tratta di lavorare duramente su stessi, magari per giorni, settimane, mesi, anni, e non sedersi su di una sedia davanti ad un "esperto della domenica", sperando di risolvere ogni cosa con uno schiocco delle dita. Il mio compito è quello di informare e di farvi capire come stanno realmente le cose, ma comprendo che non tutti capiranno, perché non tutti hanno i requisiti per intraprendere ad oggi questo cammino. La realtà si può modificare se siamo capaci di rimettere in discussione la propria vita, altrimenti è del tutto inutile. A questo punto diventa fondamentale, dato il numero sempre crescente di persone che cercano un aiuto dal sottoscritto, delineare un iter che chiunque, riconoscendosi nel problema, potrà affrontare da solo. Il primo gradino da fare è quello di “auto-valutarsi” e a questo scopo, esiste un test in 16 punti che chiunque può svolgere senza problema. Se 10 punti su 16 risulteranno positivi è altamente probabile che siate soggetti ad una qualche forma di interferenza, aliena e/o terrestre.
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Se il test risulta quindi “positivo” è bene che prendiate in considerazione la necessità di iniziare un percorso di risveglio e liberazione. Sappiate che tale percorso non è accessibile a tutti perché intraprendere una strada simile, significa rimettere in discussione se stessi e tutte le certezze che avete sino ad oggi accumulato. Liberarsi di un interferenza di qualsiasi natura non è un impresa semplice, perché qualsiasi liberazione va di pari passo con la volontà di aprire la nostra mente ad una presa di coscienza sempre maggiore. Liberarsi significa istruirsi, quindi diventa fondamentale rimboccarsi le maniche, lavorare sodo e soprattutto mettersi a studiare. Si, studiare, perché è possibile aumentare la nostra consapevolezza essendo curiosi, aperti al mondo, ai continui stimoli culturali, ad un modo diverso di vedere e vivere la vita, ribaltando nozioni e forme-mentali, retaggi di una cultura dominata e soggiogata da poteri forti che da sempre ci ha imposto uno stile di vita quieto e silenzioso, nonché obbediente. Inoltre, diventa fondamentale imparare a riconoscere un nemico, qualsiasi esso sia e che, scoprirete presto, potrà interagire con voi ed essere responsabile della vostra condizione di “addotto”. Se conosco il mio nemico, potrò prendere coscienza della sua esistenza e, di conseguenza, potrò attuare tutta una serie di attacchi per eliminarlo completamente dalla mia vita. Che sia chiaro, qui non si tratta di andare in guerra come un soldato in stile Rambo e far fuori tutti i parassiti dell’Universo (non si brucia nessuno!), si tratta più semplicemente di imparare a prendere contatti con il nostro IO più profondo, la propria Monade, in modo tale da istruirla a non subire più attacchi esterni e restare protetta per il resto della propria vita.
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I metodi per fare tutto questo percorso sono molto semplici, accessibili da chiunque, non richiedono la presenza di una persona per poterli svolgere, non inducono la persona a stati di trance o ipnosi pericolosi, restando così sempre coscienti e vigili.
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In questa pagina del nostro blog troverete un introduzioni di Jiddu Krishnamurti sulla meditazione e la sua funzionalità, leggerlo vi aiuterà a capire molte cose sul vero significato della meditazione e di come sia necessario intraprendere questo cammino. Seguiranno tre tecniche di preparazione e che dovranno essere eseguite a distanza di un mese l’una dall’altra, per un totale di 90 giorni di allenamento (30 giorni di tecniche di respirazione, 30 giorni di meditazione musicale, 30 giorni di meditazione animica), dapprima sarà fondamentale imparare la respirazione, successivamente, attraverso la musica, inizierete le prime sedute di meditazione, stimolate attraverso l’ascolto della musica, per approdare infine alla meditazione animica, strutturata per aprire porte rimaste chiuse e celate per troppo tempo. Infine, appena pronti e solamente dopo i 90 giorni precedenti di preparazione si potrà approdare alla vera e propria tecnica di liberazione “Il Metodo dell’Albero della Vita” e che dovrà essere ripetuto a distanza di una settimana, tra una seduta e l’altra, e per tutto il tempo che riterrete opportuno. Ricordate che l'efficacia di tali metodi sarà dettata dalla vostra volontà e la disciplina che vi imporrete, queste tecniche non sono nate per essere riconosciute a livelo mondiale come l'ultimo rimedio miracoloso, perché qualsiasi tecnica è obsoleta se non siamo noi a volerla far funzionare. Rigore, disciplina, costanza, pazienza e coraggio, saranno le migliori armi per raggiungere degli obbiettivi, qualunque essi siano.
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Come noterete non ci sono nomi pseudo-scientifici o altisonanti e i metodi presenti sono tutti ripresi da tecniche pre-esistenti, comprovati da millenni di esperienza diretta da milioni di persone in tutto il mondo. Alcune meditazioni o metodi, come “Il Metodo l’Albero della Vita”, invece, sono nati modificando queste tecniche per un fine più consono alle nostre esigenze, in quanto il loro obbiettivo è quello di risvegliare le parti che compongono la nostra Monade e, al tempo stesso, rafforzarle per permettere loro di trovare un equilibrio. Rispetto ad altri ricercatori noi non siamo assolutamente per la fusione della Monade, pratica che va assolutamente evitata perché fioriera di scompensi a livello psico-fisico di enorme gravità, quanto piuttosto siamo per il cammino comune di tutte le parti (Corpo, Mente, Spirito, Anima). Il nostro IO, la nostra Monade è un po’ come una nave cisterna, una comune petroliera che solca i nostri oceani, come ben saprete, queste enormi navi sono strutturate internamente in un modo del tutto particolare. Il fusto che contiene i liquidi (il petrolio ad esempio) non è distribuito per intero lungo tutta la nave, ma è suddiviso in più scomparti, questo permette al liquido di non muoversi in modo uniforme, ma con movimenti differenti. In caso di tempesta, un movimento all’unisono rischierebbe di rovesciare la nave, mentre più movimenti in diversi scomparti, permetterà alla nave di restare in equilibrio e superare ogni intemperie. Ed è proprio questo che dobbiamo imparare a fare e queste tecniche vi aiuteranno a capire chi siete e come sarà possibile crescere interiormente, divenire forti e cominciare a mettere alla porta tutti gli intrusi che da troppo tempo hanno condizionato le vostre vite. Perché in questo modo non combatterete solo l’alieno, ma anche il parassita terrestre, lo spirito errante, l’essere extra-dimensionale che comunque co-esiste e spesso ha necessità della nostra energia per sopravvivere.
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Insieme a tutto questo lungo percorso e che, vi avverto, potrà durare mesi, forse anni, dovrete avere anche la volontà di cambiare la vostra vita, studiare, istruirvi, crescere, perché prendere coscienza significa entrare in contatto con realtà più importanti, superiori, significa entrare in contatto con una realtà nuova, una realtà universale. Noi siamo parte integrante di una rete animico-spirituale presente in tutto il cosmo, l’Akasha Universale, dalla quale per troppo tempo siamo stati tenuti lontani o del tutto scollegati, quindi, dobbiamo imparare a togliere quei collegamenti nocivi e negativi per ristabilirne di nuovi e ritornare ad essere liberi. Adesso, però, sta a voi cominciare: coraggio, forza e... a lavoro!

mercoledì 2 novembre 2011

Convegno "2012, la fine o l'inizio di un nuovo Mondo?"

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Coscienza Aliena in collaborazione con Kosmos presentano il Progetto A.R.C.A.
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“2012, la fine o l’inizio di un nuovo Mondo?”
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I° Convegno Nazionale dedicato agli Enigmi, i Misteri, l’Ufologia, i Contatti Extraterrestri, i Complotti, i Viaggi Spirituali, la Storia e la Filosofia Alternativa
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Sabato 19 e Domenica 20 Novembre 2011
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Paolo Fattorini, Mauro Biglino, Enrica Perucchietti, Umberto Visani, Maurizio Rucco, Davide Serra, Gianluca Russotto, Roberto Cifra, Federico Bellini e Armanda Bertolina Sancasciani
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Hotel Vedute - loc. Vedute di Fucecchio (Firenze) www.hotelvedute.com
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COMUNICATO STAMPA
"Noè costruì un Arca per salvaguardare tutte le creature della Terra dal Diluvio Universale, noi, invece, realizzeremo un Arca per diffondere un bene prezioso, la conoscenza."
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Il progetto: con questo motto inizia una grande avventura di divulgazione, che mira alla creazione e all’organizzazione di importanti convegni e conferenze dove la conoscenza di particolari tematiche, diventi alla portata di tutti. Attualmente stiamo lavorando e progettando un Tour di Conferenze (Progetto A.R.C.A., acronimo delle parole Armonia, Ricerca, Conoscenza, Alieni) che farà tappa nelle più importanti città italiane (Firenze, Roma, Torino, Napoli, etc.), con relatori illustri e che parleranno di: archeomisteri, spiritualità, abductions, etc. Le finalità: ogni appuntamento sarà strutturato in modo da permettere a tutti i presenti di poter partecipare attivamente attraverso incontri, interventi in prima persona con domande ai vari protagonisti relatori, in modo da aprire un canale preferenziale e diretto per cercare le proprie risposte. Sarà dato spazio, inoltre, alla divulgazione di prodotti multimediali ed editoriali, soprattutto libri, per una maggiore diffusione della conoscenza e ad un uso di varie discipline culturali in modo da espandere i propri orizzonti verso nuove mete. I relatori: protagonisti della scena alternativa ufologica, culturale, filosofica e artistica si avvicenderanno nei vari appuntamenti in programma tra il 2011 e il 2012. Largo spazio sarà dato ai giovani ricercatori, coloro che sono chiamati a scrivere nuove pagine della nostra storia futura sui tanti misteri che ancora aleggiano sull’umanità e il pianeta in cui viviamo. Personalità di primo piano e che, attraverso la loro particolare visione del mondo, ci accompagneranno in affascinanti viaggi oltre l’umana comprensione. Il convegno: il primo di questi appuntamenti è fissato per il prossimo autunno 2011, sabato 19 e domenica 20 novembre, quando nel fiorentino si inaugurerà “2012, la fine o l’inizio di un nuovo Mondo?”, il primo convegno nazionale dedicato agli enigmi, i misteri, l’ufologia, i contatti extraterrestri e la filosofia alternativa. Relatori di tutto rispetto ci condurranno all’interno di ricerche e studi ai confini della realtà in due intere ed intense giornate ricche di appuntamenti. Il convegno si svolgerà in due giorni, nel bellissimo Green Resort Hotel Vedute in località Vedute di Fucecchio (Firenze) nel cuore della Toscana più antica e storica, luogo reso celebre dalla trasmissione televisiva Mistero.
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PROGRAMMA DEL CONVEGNO
Sabato 19 Novembre
09.30 - Arrivo in Hotel
10.00 - Apertura convegno e presentazione
10.30 - Ermenauti - Mistero e Arte - “presentazione della mostra”
11.00 - Coffee break
11.30 - Armanda Bertolina Sancasciani - “La Mia Africa”
13.00 - Pausa pranzo
14.00 - Roberto Cifra - "Men in Black dal futuro"
15.30 - Enrica Perucchietti - “Chi è davvero Barack Obama?”
17.00 - Coffee break
17.30 - Umberto Visani - “11 settembre 2001: la grande illusione”
19.00 - Maurizio Rucco - "La possibilità di evoluzione nell'uomo"
20.30 - Chiusura del convegno
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Domenica 20 Novembre
09.00 - Arrivo in Hotel
09.15 - Apertura convegno e presentazione
09.30 - Davide Serra - “Interferenze aliene: Alieni tra noi e dentro di noi”
11.00 - Coffee break
11.30 - Gianluca Russotto - “Gli Dei delle antiche religioni"
13.00 - Pausa pranzo
14.00 - Mauro Biglino - “Una parte di ciò che della Bibbia
                                     non ci hanno raccontato”
15.30 - Federico Bellini - “La Luce Ritrovata”
17.00 - Coffee break
17.30 - Paolo Fattorini - “Padre. La Conoscenza è di tutti! + 1”
           Talk Show con i relatori del convegno
20.00 - Chiusura del convegno
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RELATORI DEL CONVEGNO
Enrica Perucchietti - Vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. Laureata col massimo dei voti in Filosofia con una tesi di ricerca sull’Alchimia in Storia delle Religioni, seguendo un indirizzo esoterico-religioso, abbandona la carriera universitaria per diventare giornalista televisiva. Nel frattempo studia Teologia alla Facoltà di Torino. Divenuta presto un volto noto nel panorama del Nord Italia, si mette in luce come presentatrice di programmi di politica, sport e attualità. Dopo numerose pubblicazioni in riviste e portali web nazionali di stampo esoterico-ufologico, decide di gettarsi a tempo pieno nella scrittura. L’altra faccia di Obama è il suo primo saggio. “Chi è davvero Barack Obama?” - Che cosa si nasconde dietro l'immagine di questo messia multirazziale che ha sedotto il mondo e che sta preparando la campagna elettorale per la rielezione alla Casa Bianca? Partendo dalle domande che emergono dalla sua biografia piena di ombre, Enrica Perucchietti, autrice di L’altra faccia di Obama, ricostruisce il lato nascosto del Presidente americano mettendo in luce i suoi legami con la CIA, Illuminati, Bilderberg, con le lobbies di Wall Street, imprenditori corrotti, fanatici e terroristi, che ne hanno promosso la carriera politica. In questa direzione andrebbero numerose iniziative dell’amministrazione Obama, composta tra l’altro dagli ex membri dei team di Bush e Clinton: la notizia della “morte” di Osama bin Laden, la manipolazione delle rivolte arabe, la guerra in Libia e l’ampliamento delle truppe in Afghanistan, il salvataggio delle Grandi Banche, l’abbandono della rivoluzione verde, l’introduzione di microchip sottocutanei, etc.
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Umberto Visani - Giovane ricercatore, scrittore, articolista per varie riviste di ufologia e personaggio televisivo, grazie alle sue innumerevoli partecipazioni alla trasmissione di Italia 1 “Mistero”. “11 settembre 2001: la grande illusione” - Parte I: le due Torri - Parte II: Attacco al Pentagono - Parte III: Il volo 93. A dieci anni dagli eventi che sconvolsero gli Stati Uniti d'America i dubbi sulla credibilità della ricostruzione ufficiale effettuata dalle autorità americane permangono, mai chiariti da alcuna prova certa bensì continuamente aumentati dall'emersione di testimonianze, fotografie e video che mostrano come prestarvi credito rappresenti un vero e proprio atto di fede. Sono infatti le mere prove scientifiche a dimostrarci come i tragici eventi di quel giorno non possano essersi verificati secondo le modalità di cui alla Vulgata imperante. Ciò vale sia per la caduta del World Trade Center, sia per l'oggetto abbattutosi contro il Pentagono (certamente non un velivolo di linea) sia per il destino del Volo 93 (molto probabilmente abbattuto in volo). Non solo, numerosi scenari si aprono in relazione a quanto accaduto quella mattina, scenari che fanno comprendere come sempre più spesso il pensiero delle masse venga eterodiretto per creare un pensiero unico che non sia nocivo allo status quo imposto dai poteri dominanti.
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Mauro Biglino - Da circa 30 anni si occupa di storia delle religioni. Ha tradotto 23 libri dell'Antico Testamento della Bibbia Stuttgartensia: testo ebraico redatto sulla base del Codice Masoretico di Leningrado. Ha pubblicato 17 di questi libri e quattro saggi, nell'ultimo dei quali è raccolta una prima parte dei contenuti più straordinari ed incredibili che emergono dal testo masoretico. Biglino è autore tra l'altro dei recenti libri "Il Libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia" e "Il Dio Alieno della Bibbia". “Una parte di ciò che della Bibbia non ci hanno raccontato” - Le due creazioni dell’uomo; la vera descrizione biblica dei Cherubini; le visioni dei profeti; la questione del nome di Dio; le rappresentazioni del carro celeste; il pasticcio dell’Eden e la questione del presunto peccato originale; la natura degli Elohìm; i Dieci comandamenti veri; i Nefliìm e i giganti; l’Arca dell’alleanza ed i suoi utilizzi con il misterioso efòd…
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Paolo Fattorini - (classe 1977) è un cantautore, chitarrista, bassista, arrangiatore, programmatore, produttore artistico dal curriculum variegato ed invidiabile, da anni presente sulla scena della musica leggera italiana. La sua ricerca in ambito archeologico, psicoanalitico, esoterico, esopolitico, da vita ad un progetto molto ambizioso, che lo vede impegnato nell’ideazione e realizzazione del suo primo disco dal titolo “Padre. La Conoscenza è di tutti! 1+”, il primo di una trilogia. In uscita a settembre all’interno di un cofanetto contenente insieme: libro, dvd (documentario che racchiude i risultati della sua ricerca) e cd con le sue ultime canzoni. Il progetto, come da Paolo stesso dichiarato, vuole essere un esortazione al risveglio spirituale e alla presa di coscienza dell’enorme potenziale energetico che ogni essere umano possiede.
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Maurizio Rucco - Appassionato fin da piccolo a temi extra-ordinari, inizia il suo percorso nei primi anni 90 con il medico ingegnere biologo Ferenc Holecz, nella sua clinica di Lugano per imparare le basi della meditazione e della medicina alternativa. Parallelamente pratica hatha yoga finché, ricalcando il percorso di Battiato di cui era fan, conosce "Frammenti di un insegnamento sconosciuto" di Ouspensky allievo di Georges Ivanovič Gurdjieff. Frequenta diverse scuole Gurdjeffiane, inizia a fare conferenze su ciò che nel frattempo aveva imparato negli anni precedenti, finché non incontra un mistico Sufi la cui confraternita di appartenenza è la medesima a cui attinse Gurdjieff un secolo prima. Dopo 11 anni, intensi, durissimi e psicologicamente straordinari, negli ultimi anni, incitato dal maestro Sufi, inizia a rifare conferenze e corsi, insegnando tecniche di guarigione, rudimenti di Sufismo e tecniche Gurdjeffiane. Dopo una parentesi malanghiana inizia un nuovo percorso di studi e ricerche che l’ha condotto sino ad oggi. "La possibilità di evoluzione nell'uomo" - Idee e tecniche Gurdjeffiane utilizzabili nel nostro quotidiano per scopi evolutivi... L'evoluzione dell'uomo è l'evoluzione della sua coscienza, e la coscienza non può evolvere inconsciamente. L'evoluzione dell'uomo è l'evoluzione della sua volontà, e la Volontà non può evolversi involontariamente. L'evoluzione dell'uomo è l'evoluzione del suo potere di fare, e fare non può essere il risultato di ciò che accade.
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Roberto Cifra - Musicista compositore, scrittore per diletto, mezzofotografo per passione, indagatore per necessità, papà per amore ma soprattutto uomo. Inizia il suo percorso nella ricerca ufologica con il dott. Malanga. Fonda lo Stargate Lazio e diviene membro del Coordinamento Stargate Italiani. Alcune divergenze il dott. Malanga unite a questioni più personali lo portano a dimettersi dalla carica di presidente dello Stargate Lazio e a lasciare il CSI per proseguire in una ricerca indipendente che lo condurrà a confrontarsi con un universo materiale ed uno immateriale, conoscere se stesso e approdare a nuove sconcertanti realtà. "Men in Black dal futuro: una nuova inquietante ipotesi di lavoro" - Nella ricerca sul fenomeno delle adduzioni aliene molti passi in avanti sono stati compiuti ma resta ancora un aspetto che, seppur noto, non ha goduto di un sifficiente approfondimento. Il fenomeno è stato frettolosamente liquidato come militari israeliani provenienti dal futuro. Nuovi dati, emersi nel corso di circa 18 mesi di ricerca sembrano invece suggerire una nuova sconcertante ipotesi.
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Federico Bellini - Compositore, scrittore e imprenditore culturale, nonché articolista per riviste, tra le quali si ricorda “X Times”. A seguito di esperienze personali legate al fenomeno dei rapimenti alieni, in questi anni ha sviluppato un vero e proprio lavoro di ricerca indipendente. E’ creatore e gestore del blog “Coscienza Aliena”. Controversa e molto discussa è stata la sua recente apparizione nel noto programma televisivo di Italia 1 “Mistero”. “La Luce Ritrovata” - Con un aforisma di Oscar Wilde “il vero mistero del mondo è il visibile, non l’invisibile” si apre l’intervento di Federico Bellini, il quale condurrà il pubblico in un viaggio mai intrapreso in precedenza in tutti i convegni di Ufologia. Spiegare l’Universo dove viviamo in relazione alle esperienze dei rapimenti alieni e le conoscenze che siamo stati in grado di ricostruire attraverso sedute, incontri e ricerche. Dal pianeta Terra, oltrepassando la nostra Galassia, arrivando ai confini dell’Universo conosciuto.
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Davide Serra - Laureato in ingegneria informatica, nel tempo libero si dedica alla ricerca indipendente nel campo dell'ufologia, più in generale, delle interferenze di natura aliena. Partendo da studi su soggetti che hanno subito interferenze aliene, sta sviluppando un interessante quadro della situazione, che va ben oltre l'analisi del fenomeno e trova pieno riscontro negli antichi testi arcaici. “Interferenze aliene: Alieni tra noi e dentro di noi” - Basandoci sui dati ottenuti tramite fenomeni di channeling, scopriremo le entità che interferiscono con noi, e in particolare gli alieni che già sono dentro di noi, per giungere infine alla scoperta di chi siamo veramente.
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Gianluca Russotto - Membro A.A.S.R.A. (Associazione Internazionale di Ricercatori di Archeologia, Astronautica & S.E.T.I.) Ricercatore di Antropologia, Storia e Genesi delle Antiche Religioni, Sciamanesimo, Teriantropia, Simbologia dei Cerchi nel Grano (matematica avanzata, forme energetiche riscontrate come cimatica e diatonica, ecc.). Studia Antiche Religioni da 26 anni; partendo da Atlantide, Lemuria e Mu, fino al più recente "Culto del Cargo". “Gli Dei delle antiche religioni" - Analizzando tecnologie, strutture e rapporti con le divinità spontaneamente ho associato gli Dei, descritti da centinaia di culture e popoli in tutto il globo, ad esseri provenienti da altri mondi, i quali avevano conoscenze e tecnologie che agli occhi di culture più primitive risultavano essere autentici miracoli, di cui solo un Dio era capace. Questo tipo di chiave di lettura porta a riconsiderare la nostra storia al punto di doverla riscrivere quasi completamente.
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Armanda Bertolina Sancasciani - Artista, performer e medium, Armanda è un personaggio poliedrico e dalla vita avventurosa. Attiva da anni nel campo dell’esoterismo e dell’arte italiana, recentemente ha preso parte ad alcuni viaggi in Africa, esperienza che le ha cambiato la vita e il modo di vedere il mondo. “La Mia Africa” - In questa occasione ci racconterà il suo soggiorno di due mesi in Africa, in viaggio tra le popolazioni del Burkina Faso e il Mali, a contatto con antichi popoli quali i Dogon e i Tuareg.
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Ermenauti - gli artisti in mostra all'Hotel Vedute: Sandro Bartolacci, Claudio Fazzini, Angelo Santo Venerito, Brigida Puttini, Pier Luigi Bellini.
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INFO E PRENOTAZIONI
Biglietto cumulativo (sabato e domenica) = € 35 (invece che € 40)
Biglietto unico (solo sabato o solo domenica) = € 20
Biglietto metà giornata (mattina o pomeriggio) = € 15
Biglietto ridotto (under 18 anni, studenti universitari) = € 15 (ingresso valido un solo giorno)
Biglietto soci Associazione "Centro Studi Coscienza Aliena" = € 30 (inclusa iscrizione e tesseramento, ingresso valido per entrambi i giorni di sabato e domenica)
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Importante: a tutte le persone presenti al convegno sarà donata una copia gratuita dei libri di Federico Bellini..
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Dato l’elevato numero di richieste e i posti limitati siete invitati a prenotarvi contattandoci per email indicando (vostre generalità, numero di posti e tipologia di biglietto). Il pagamento potrà essere effettuato il giorno stesso del convegno o tramite diverse modalità di pre-pagamento da concordare: coscienzaliena@libero.it
www.coscienzaliena.blogspot.com / www.kosmoscultura.blogspot.com
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L’Hotel Vedute metterà a disposizione le proprie camere per tutti coloro che desiderano pernottare in Hotel, i prezzi convenzionati spaziano attraverso diverse fasce con la possibilità di soggiornare anche in altre strutture limitrofe a costi più contenuti. Per prenotare il vostro soggiorno siete invitati a contattare direttamente la direzione ai seguenti recapiti: www.hotelvedute.com / info@hotelvedute.com / 0571 297249
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COME ARRIVARE
- AUTOSTRADA FIRENZE-MARE A11: Uscita Altopascio. Al casello voltare a sinistra fino allo stop. Prendere poi a destra fino a raggiungere una rotonda. Alla rotonda prendere a destra e proseguire per circa 2 km fino alla prossima rotonda. Voltare quindi a sinistra, direzione Fucecchio e proseguire sempre dritto per circa 7 km fino alla località VEDUTE. Il Complesso Turistico Hotel Vedute si trova sul lato sinistro - SUPERSTRADA FI-PI-LI: Uscita San Miniato. Prendere indicazioni per Fucecchio / San Pierino. Dopodiché seguire direzione Altopascio/Lucca. Sulla strada per Altopascio troverete località VEDUTE. Il Complesso Turistico Hotel Vedute si trova sul lato destro - STAZIONE FS: Scendere alla Stazione di San Miniato Basso tramite un treno regionale proveniente da Firenze o da Pisa. Al parcheggio sarà disponibile un bus-navetta negli orari: sabato e domenica, (andata - dalla stazione verso l'Hotel) mattina ore 09.00 / 10.00 / 11.00, (ritorno - dall'Hotel alla stazione) pomeriggio ore 18.00 / 19.00 / 20.00 (ovviamente per qualsiasi evenienza, annotare e chiamare l'Hotel al numero 0571 297249).