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domenica 30 ottobre 2011

Esopolitica - "L'Anarchia"

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Articolo di Federico Bellini
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Origine e sviluppo

L'anarchia (dal greco antico senza-governo) è una concezione politica basata sull'idea di un ordine fondato sull'autonomia e la libertà degli individui, contrapposto ad ogni forma di Stato e di potere costituito. Comunemente molti intendono l'anarchia come sinonimo di caos, confusione e disordine, ma non è così. L'anarchia, invece, è forma di società basata sul libero accordo, sulla solidarietà, sul rispetto di ognuno. La prima menzione scritta della parola anarchia la vede pronunciata da parte di Antigone, nella parte finale de I sette contro Tebe di Eschilo, vicenda poi ripresa nella nota tragedia di Sofocle e rappresentata per la prima volta ad Atene alle Grandi Dionisie del 467 a.C dove lei testualmente recita: "Non ho vergogna di sfidare il potere e mostrare l'anarchia in città". Secondo alcuni l'idea di Anarchia nasce nell'antichità comunque in accezione puramente negativa come degenerazione dello stato e come mancanza di ordine. Lo storico greco Polibio la include in un disegno "ricorsivo" (anaciclosi) della storia dei popoli come derivazione dello stadio peggiore dell'evolvere umano causato dalla degenerazione della democrazia in oclocrazia (governo della massa). Dalla condizione di anarchia, descritta come "disordine e trionfo degli istinti brutali" la stessa natura umana avrebbe permesso che la storia continuasse il suo percorso ciclico con la nascita di una monarchia. I termini anarchia e anarchici furono utilizzati per la prima volta dal girondino Brissot nel 1793 (in piena rivoluzione francese), che così definiva la corrente politica degli Enragés (Arrabbiati). Erano il gruppo rivoluzionario più radicale del periodo e criticavano ogni forma d'autorità, da qualunque parte essa provenisse. Nasce terminologicamente con gli scritti del filosofo Pierre-Joseph Proudhon nella prima metà del XIX secolo, affondando idealmente in concetti propri di Thomas More (Utopia), dell'illuminismo (Condillac, de Sade, in parte Rousseau) e di William Godwin. Importanti anarchici contemporanei a Proudhon furono il filosofo individualista Max Stirner e il rivoluzionario Michail Bakunin. Anarchia e Anarchismo, nella loro accezione storica, si devono considerare come sinonimi di opposizione ad ogni forma di autorità, che è il principio attraverso cui un qualsiasi governo si regge, e tutto ciò che ad esso consegue, primo tra tutti il rapporto tra «comandare e obbedire». Gli anarchici non professano affatto l'assenza di ordine, di regole e/o di strutture organizzate, ma un ordine libero, fondato sulle diversità individuali, laddove ciascun individuo agisce in piena autonomia e autoresponsabilità, rifiutando ogni forma di autoritarismo. L'anarchico crede nelle ragioni dell'individualità, ma non è necessariamente individualista, semplicemente il suo concetto di comunità e socialità è differente da quello comune, che prevede vincoli di appartenenza che l'anarchico rifiuta. Sono varie e ramificate le interpretazioni che gli storici, i politici, e gli stessi anarchici danno dell'idea di anarchia, la quale, nel corso della sua storia, non è mai stata una dottrina uniforme e lineare. Tutte le interpretazioni hanno tuttavia come nucleo centrale un elemento comune: la necessità dell'annullamento o dello Stato o in ogni caso delle più incombenti forme di potere costituito. Tutti gli anarchici sono cioè concordi nel considerare l'abolizione del potere condizione necessaria per il successo della dottrina anarchica o l'obiettivo finale dell'evoluzione sociale. L'annullamento del potere dello Stato non implica annullamento dell'organizzazione sociale ma l'evoluzione verso una società non gerarchica. Queste interpretazioni implicano uno spettro di movimenti e linee di pensiero che quindi spaziano dall'Anarco-pacifismo e l'Anarchismo cristiano di Lev Tolstoj, fino all'Anarco-comunismo e ai movimenti anarco-insurrezionalisti d'ogni genere. Il termine Anarchia era, ed è a volte impropriamente utilizzato per descrivere caos nel primigenio significato mitologico e situazioni di disordine sociale quindi di illegalità, spesso mutuando significati propri del caos inteso nel senso termodinamico di entropia. Per evitare questa confusione tra termine politico e gergale, venne utilizzato contemporaneamente, precisamente dal 1857, il termine libertario, coniato da Joseph Déjacque, scrittore anarchico, e subito utilizzato largamente in Francia per sfuggire alla censura statale. Acrazia infine è analogo termine, di uso francofono, meno diffuso in lingua italiana. Anarchia, libertarismo, acrazia diventano quindi sinonimi a partire dalla seconda metà del XIX secolo, con sfumature relative al contesto ed alle epoche. Mentre quindi con Anarchia si intende l'ideale politico ed il progetto sociale, con Anarchismo, in modo più stringente si intende la teoria politica in sé ed il movimento in senso concreto, il quale si divide in molti rami, e si ritiene in gran parte la continuazione ideale dell'opera della Rivoluzione Francese, senza i relativi errori, come descritti da Godwin. Sebbene nella storia dell'uomo siano esistite numerose e precoci realizzazioni di società e organizzazioni basate su principi anarchici, la Comune di Parigi del 1871 è stato un rappresentativo tentativo di società anarchica di risonanza globale; si ricorda il commento di Michail Bakunin, uno dei grandi pensatori storici dell'anarchia di radice socialista. Fu però molto importante anche l'esperienza della Machnovščina, cioè l'Ucraina insorta sotto la guida del generale contadino Nestor Ivanovič Machno e la resistenza della città russa di Kronštadt. Entrambe queste esperienze vennero cancellate dalla normalizzazione sovietica attraverso l'utilizzo dell'Armata Rossa comandata dal generale Lev Trotsky. Altre realizzazioni concrete e vaste dei principi anarchici nella società si ritrovano durante la guerra civile in Spagna, durante la quale i lavoratori, attraverso le organizzazioni anarco-sindacaliste come la Confederación Nacional del Trabajo (CNT) in Catalogna e Aragona, hanno dato prova di autogestione dei trasporti pubblici e delle aziende produttive sia industriali che agricole; attraverso le assemblee di base furono realizzate collettivizzazioni delle terre confiscate ai latifondisti e, in alcuni casi, fu addirittura abolita la proprietà privata. Questo capitolo si chiuse a causa di una sconfitta militare, infatti oltre a combattere i nazionalisti di Francisco Franco (appoggiato dall'Italia fascista e dalla Germania nazista), gli anarchici dovettero guardarsi anche dagli stalinisti, con cui ebbero a Barcellona scontri a cui seguì la repressione congiunta di comunisti e liberali dello schieramento antifranchista contro l'esperienza catalana. Questi eventi sono descritti magistralmente dallo scrittore britannico George Orwell, testimone oculare in quanto combattente, nel suo "Omaggio alla Catalogna". Negli Stati Uniti il movimento anarchico è stato spesso associato all'individualismo del filosofo e letterato Henry David Thoreau e al suo esperimento-libro Walden, ovvero La vita nei boschi. Anche Ralph Waldo Emerson è stato spesso associato agli anarchici "creatori". Negli anni ottanta si è segnalata, specie in Kenia, la creazione di una corrente di pensiero africana nel solco dell'esperienza utopica-idealista. Tale corrente di pensiero ha trovato espressione nelle dichiarazioni di Chen Khran Mboto, un meticcio che ha unito in una sintesi di tipo animista e moderata l'ispirazione di tipo orientale con il realismo africano. Il suo movimento non ha avuto seguito dopo la sua scomparsa nel 1992. Il paese europeo in cui l'influenza politica dell'anarchismo fra la popolazione e i giovani è più diffusa è la Grecia, in cui gli anarchici sono stati in prima fila nelle insurrezioni popolari scoppiate in tutto il paese nel Dicembre 2008 e nel Maggio 2010.
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Anarchismo

Anarchismo è un termine generico che descrive diverse filosofie politiche e movimenti sociali che propongono lo scioglimento di tutte le forme di governo e gerarchia sociale. Al posto di strutture politiche e poteri economici centralizzati questi movimenti favoriscono relazioni sociali basate su interazioni volontarie e sulla gestione autonoma, aspirando ad una società caratterizzata da autonomia e libertà. Queste filosofie utilizzano il termine anarchia per significare una società basata sull'interazione volontaria di individui liberi, e sull'idea che le comunità e gli individui abbiano un potere decisionale nelle scelte proporzionato al grado in cui sono coinvolti dai risultati di tali scelte. Come movimento politico l'anarchismo nasce nel corso del XIX secolo, affondando le sue radici nell'Illuminismo, e si sviluppa poi nel secolo successivo. Dare un quadro del pensiero anarchico e delle pratiche libertarie non è facile perché da un lato non si può, nel caso dell'anarchismo, ricondurre tutte le sue manifestazioni all'attività di un solo teorico e, dall'altro, perché esse sono lontane dall'essere espressione di una ideologia fissa. Abitualmente ci si riferisce a Stirner, Pierre Joseph Proudhon e Bakunin come ai tre principali teorici di questa corrente di pensiero. Ciò in realtà è vero solo in parte perché, per quanto riguarda Stirner, il suo pensiero rimane fino alla fine del XIX secolo praticamente sconosciuto fuori dalla Germania e totalmente estraneo alla nascita del movimento libertario propriamente detto. Quanto a Proudhon, che può essere considerato giustamente come il "padre dell'anarchismo", il suo pensiero ha subito anche lunghi momenti di oblio ed è stato oggetto, in alcuni casi, di grossolane deformazioni. Per quanto riguarda Bakunin, se la sua influenza è diretta e decisiva sul movimento libertario, questo prende il suo slancio ed assume le sue caratteristiche solamente dopo la morte. In realtà, le idee anarchiche sono conosciute essenzialmente attraverso l'opera dei suoi discepoli, come Pëtr Kropotkin ed Errico Malatesta, che non esitano su punti importanti a modificare, precisare, allargare l'eredità bakuniniana approdando esplicitamente al comunismo libertario. Sul piano filosofico e delle idee, l'anarchismo può essere considerato come la manifestazione più estrema del processo di laicizzazione del pensiero occidentale che approda al rifiuto di ogni forma d'autorità esterna o superiore agli uomini, sia essa "divina" o umana, e al rifiuto di tutti i principi che, in tempi, forme e con modalità differenti, sono stati utilizzati dalle classi dominanti per giustificare la loro dominazione sul resto della popolazione. Sul piano politico e sociale, l'anarchismo si ritiene continuatore dell'opera della Rivoluzione Francese, attraverso la realizzazione, accanto all'eguaglianza politica, di una vera eguaglianza economica e sociale; eguaglianza che nella società borghese si realizza attraverso la lotta contro il capitalismo e per l'abolizione del salariato. Questo, almeno, per ciò che riguarda l'anarchismo europeo, tradizionalmente orientato in senso socialista e rivoluzionario.
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Specificità della dottrina anarchica

L'obiettivo della teoria anarchica è la nascita di una società di uomini liberi e uguali. Libertà ed eguaglianza sono i due concetti-chiave attorno ai quali si articolano tutti i progetti libertari. In quanto socialisti, gli anarchici sostengono il possesso collettivo dei mezzi di produzione e di distribuzione. In quanto libertari, essi pensano che la libertà dispieghi il suo reale significato in quanto accompagnata dall'eguaglianza. Libertà ed eguaglianza devono essere "concrete", cioè sociali e fondate sul riconoscimento uguale e reciproco della libertà di tutti. La libertà dell'individuo infatti non è limitata ma confermata dalla libertà altrui. "Sono partigiano convinto dell'eguaglianza economica e sociale – ha scritto Bakunin – perché so che al di fuori di questa eguaglianza, la libertà, la giustizia, la dignità umana, la moralità e il benessere degli individui così come la prosperità delle nazioni non saranno nient'altro che menzogne; ma, in quanto partigiano della libertà, questa condizione primaria dell'umanità, penso che l'eguaglianza debba stabilirsi attraverso l'organizzazione spontanea del lavoro e della proprietà collettiva delle associazioni dei produttori liberamente organizzate e federate nei comuni, non attraverso l'azione suprema e tutelare dello Stato". Per realizzare una tale società, gli anarchici ritengono indispensabile combattere non solo le forme di sfruttamento economico ma anche quelle di dominazione politica, ideologica e religiosa. Per gli anarchici, tutti i governi, tutti i poteri statali, quale che sia la loro composizione, origine e legittimità, rendono materialmente possibile la dominazione e lo sfruttamento di una parte della società sull'altra. Secondo Proudhon, lo Stato non è che un parassita della società che la libera organizzazione dei produttori e dei consumatori deve e può rendere inutile. Su questo punto le concezioni anarchiche sono totalmente divergenti sia dalle concezioni liberali – che fanno dello Stato l'arbitro necessario ad assicurare la pace civile – che da quelle marxiste-leniniste – che intendono utilizzare il potere politico e dittatoriale di uno stato "operaio" per sopprimere gli antagonisti di classe. Per la critica anarchica, il ricorso ad una dittatura, definita proletaria, non ha condotto al deperimento dello Stato ma allo sviluppo di una enorme burocrazia fonte di soffocamento della vita sociale e della libera iniziativa individuale. D'altra parte, fino alla sua caduta, proprio a tale burocrazia venivano imputate le ineguaglianze e i privilegi nei paesi dell'Est dove pure avevano abolito la proprietà capitalista. Come già aveva sottolineato Bakunin nella sua polemica con Marx «La libertà senza eguaglianza è una malsana finzione [...] L'eguaglianza, senza libertà, è il dispotismo dello Stato e lo Stato dispotico non potrebbe esistere per un solo giorno senza avere almeno una classe sfruttatrice e privilegiata: la burocrazia». Al modo di organizzazione della vita sociale governativo e centralizzatore, i libertari oppongono un modo di organizzazione federalista che permetta di sostituire lo Stato, e tutta la sua macchina amministrativa, attraverso la presa in carico collettiva da parte degli stessi interessati di tutte le funzioni inerenti alla vita sociale che si trovano precedentemente monopolizzate e gestite da organismi statali, posti al di sopra della società. Il federalismo, in quanto modo di organizzazione, costituisce il punto di riferimento centrale dell'anarchismo, il fondamento e il metodo sul quale si costruisce il socialismo libertario. Il federalismo così inteso ha ovviamente ben poco a che vedere con le forme conosciute di federalismo politico praticato da un buon numero di Stati. Per i libertari non si tratta di una semplice tecnica di governo ma di un principio di organizzazione sociale a sé stante, capace cioè di inglobare tutti gli aspetti della vita di una collettività umana.
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Il concetto di Anarchia

Il principio fondamentale che sta alla base del pensiero anarchico si fonda su un ideale di libertà estrema che precluda qualsiasi forma di governo ["Tutti i partiti senza eccezione, nella misura in cui si propongono la conquista del potere, sono varietà dell'assolutismo", "Il governo sull'uomo da parte dell'uomo è la schiavitù", "Chiunque mi metta le mani addosso per governarmi è un usurpatore ed un tiranno: io lo proclamo mio nemico" - Pierre-Joseph Proudhon]. Secondo gli anarchici, lo Stato, struttura centralizzata di oppressione e coercizione, così come ogni altra gerarchia e forma di autorità, è inutile e anche dannosa. Gli anarchici propongono l'abolizione di tutti i rapporti sociali autoritari e la creazione di una società libera, l'anarchia, fondata sull'assenza di gerarchie, sull'associazione alle organizzazioni popolari, sull'auto-organizzazione dal basso del popolo (e quindi l'autogoverno decentralizzato) e sull'autogestione delle risorse e dell'economia (socialismo e anarcosindacalismo). L'idea di Anarchia prevede, a livello sociale, che individui e collettività scelgano per relazionarsi fra loro un insieme di rapporti non-gerarchici e non-autoritari. Anarchia è anche la ricerca e sperimentazione di una organizzazione sociale orizzontale. Una società anarchica è una società che vuole basarsi sul libero accordo, sulla solidarietà, sulle libere associazioni, sulle unioni, sul rispetto per la singola individualità che non volesse farne parte, secondo il principio che le decisioni valgono solo per chi le accetta. In una società anarchica si rifiutano quindi leggi, comandi, imposizioni, principi fondati sul volere della maggioranza, rappresentanze, discriminazioni, guerre come metodo per risolvere contrasti, realizzando la gestione ed il superamento dei conflitti attraverso chiarimenti ed accordi tra i diretti interessati. E' importante, in quanto contrario al pregiudizio diffuso, notare che nessuna teoria anarchica ha mai teorizzato l'assenza di regole e di interazioni sociali, in quanto l'anarchismo non lascia nulla al caso-caos, ma propone un nuovo modo di concepire la società, costruito intorno a norme e/o principi etici egualitari, condivisi e non imposti dall'alto. Gli anarchici vogliono perciò l'abolizione dello Stato, che deve essere sostituito dalle organizzazioni e dalle associazioni popolari; anche il potere economico è consegnato nelle mani del popolo, che controlla i mezzi di produzione (quasi tutte le correnti anarchiche, infatti, si dicono socialiste). Secondo gli anarchici, i problemi sociali come il crimine e l'ignoranza e l'apatia delle masse sono un prodotto della stessa società autoritaria: secondo gli anarchici, mantenere gli individui perennemente sotto un'autorità superiore fa sì che questi non siano più capaci di comportarsi autonomamente, senza un capo che gli comandi cosa fare; inoltre qualsiasi capo cercherà sempre di mantenere il proprio potere, e quindi cercherà il più possibile di rendere i sottoposti non autonomi, e di creare bisogni negli stessi sottoposti (come la necessità di protezione dal crimine); secondo la prospettiva libertaria quindi lo Stato non ha alcun reale interesse a risolvere i problemi sociali, perché altrimenti verrebbe meno il bisogno del potere. Mentre il liberalismo, ideologia alla base del pensiero democratico, propone la difesa del diritto individuale di parola, religione ecc, l'anarchismo sprona l'individuo anche a liberarsi di quelle particolari forme sociali che, secondo una visione anarchica, impediscono l'espressione libera della personalità dell'individuo, per esempio i rapporti sociali capitalistici e la religione; riguardo a quest'ultima, mentre la teoria ufficiale e la maggioranza degli anarchici si proclamano atei, vedendo la religione come "l'oppio dei popoli" marxiano, di fatto già con Camillo Berneri si introduce un antidogmatismo che permette all'individuo, che deve essere libero in tutti gli aspetti, di professare individualmente una religione, se di sua scelta e non imposta dall'infanzia; tutti gli anarchici, però sono per l'abolizione delle organizzazioni clericali di ogni tipo, basate non sulla libera predisposizione e scelta razionale ma sull'indottrinamento.
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L'organizzazione anarchica

Il pensiero anarchico è dunque ben lontano dal negare il problema dell'importanza dell'organizzazione, ma esso si pone come obiettivo un'altra forma di organizzazione con la quale rispondere agli imperativi collettivi. Alla base, il federalismo si poggia sull'autonomia dei lavoratori e delle industrie così come delle comuni. Gli uni e le altre si associano per garantirsi vicendevolmente e per provvedere ai bisogni individuali e collettivi. Così, se l'autogestione nelle imprese rende possibile la sostituzione del salariato con la realizzazione del lavoro associato, l'organizzazione federativa dei produttori, delle comuni, delle regioni permette la sostituzione dello Stato. Essa intende presentarsi come il complemento indispensabile per la realizzazione del socialismo e la migliore garanzia della libertà individuale. Il fondamento di tale organizzazione è il contratto, uguale e reciproco, volontario, non "teorico" ma effettivo, che si può modificare per volontà dei contraenti (associazioni dei produttori e dei consumatori, ecc.) e capace di riconoscere il diritto di iniziativa di tutti i componenti della società. Così definito, il contratto federativo permette di precisare anche i diritti e i doveri di ciascuno e di sviluppare i principi di un vero diritto sociale in grado di regolamentare gli eventuali conflitti che possono sorgere tra individui, gruppi o collettività, o anche fra regioni, senza per altro rimettere in causa l'autonomia dei suoi componenti, il che permette all'organizzazione federalista di opporsi tanto al centralismo che al "lasciar fare" dell'individualismo liberale. Secondo gli anarchici tuttavia una tale organizzazione non può pretendere di sopprimere tutti i conflitti ed essi potranno continuare a prodursi a tutti i livelli anche nella società federalista. Tuttavia il federalismo costituisce un metodo per risolvere le questioni sociali nel rispetto della massima libertà di ciascuno senza dar ricorso ad arbitraggi governativi possibili fonti di nuovi privilegi.
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Economia, possesso e risorse

Sono varie le interpretazioni che gli anarchici danno al possesso e alla proprietà. Fin dalla nascita dei prodromi del movimento, e qui si intende William Godwin e successivi, prima quindi della formalizzazione di Proudhon di anarchia, si legge in Enquiry concerning political justice, del 1793 l'auspicio relativo alla dissoluzione del concetto di proprietà e quindi disuguaglianza. In seguito con la famosa affermazione la proprietà è furto in Che cos'è la proprietà del 1840, lo stesso Proudhon chiarirà l'approccio anarchico. In realtà l'analisi va molto più articolata; come in tutte le dottrine di impronta egualitaria, patrimonio comune ideologico è la dissoluzione del concetto di proprietà dei mezzi di produzione, non necessariamente della proprietà privata stessa, intesa in senso individuale.Quando infatti disse "la proprietà è un furto", si riferiva ai possidenti terrieri e ai capitalisti i cui proventi considerava come furti nei confronti dei lavoratori. Per Proudhon il lavoratore di un capitalista è "subordinato, sfruttato: la sua condizione permanente è di obbedienza". Nell'affermare che "la proprietà è libertà", si riferiva invece non solo al prodotto del lavoro individuale, ma anche a quello di contadini e artigiani che ricavano beni dalla vendita dei propri servizi e del proprio surplus. Per Proudhon l'unica e legittima fonte di proprietà è il lavoro. Quello che chiunque può produrre è di sua proprietà: invocava l'indipendenza dei lavoratori e condannava la proprietà capitalistica dei mezzi di produzione. In generale, tutti gli anarchici (tranne gli anarco-capitalisti) si dicono socialisti, volendo cioè che i mezzi di produzione siano (collettivamente o no) di proprietà dei lavoratori. All'interno dell'anarchismo ci sono varie correnti di pensiero sull'economia: si va dall'anarco-comunismo di Petr Kropotkin e Errico Malatesta al mutualismo di Proudhon; a differenza del comunismo libertario, il mutualismo non prevede alcuna collettivizzazione, ed il mantenimento dell'importanza del mercato e della competizione (è chiamato anche "socialismo di mercato"). Esistono anche tendenze che identificano l'anarchia con il libero mercato e difendono la proprietà privata, intesa di mezzi e risorse collettive, note come Anarco-capitalismo, Libertarianismo, e tendenze ad esse affini, nonostante i prefissi anarco- si riferiscono a dottrine di tipo liberale, non libertarie e anarchiche, riferendosi quindi al termine anarchia inteso come l'accezione d'assenza di regole. Dei concetti propri dell'anarchia come concezione politica vengono in realtà presi a prestito concetti riconducibili all'egoismo inteso appunto in senso politico.
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Conflitto e accordo

Non vi saranno presumibilmente solo situazioni di pace e ci saranno ancora conflitti tra gli esseri umani, ma le contrapposizioni saranno qualitativamente differenti da quelle attuali. In una società anarchica la giustizia non può essere prerogativa di un'istituzione, ma è nel percorso di accordo, generale o singolare, collettivo o individuale, fra le persone. Il dissenso e il conflitto sono riconosciuti come normali ed umani; anarchico è il cercare di accordarsi. Più recentemente, l'anarchia è stata vista da alcuni come caratterizzata (in virtù dell'assenza di un monopolio della forza) da rapporti di forza più equi tra gli individui, condizione che implicitamente scoraggerebbe il ricorso al conflitto, poiché quest'ultimo solitamente appare utile solo a coloro che sono abbastanza sicuri di un esito favorevole. Si pensa che, nella maggior parte dei casi, i conflitti verrebbero sostituiti da trattative con esiti piuttosto equilibrati tra le parti in causa. In generale, gli esiti di ogni contenzioso verrebbero influenzati soprattutto dall'intensità delle pretese delle parti in causa. Ad ogni modo, specie secondo gli anarchici del ramo liberale, la gestione dei conflitti potrebbe essere delegata a veri e propri "professionisti" reperibili sul mercato con la funzione di rappresentare gli interessi dei propri clienti e cercare un accordo con la controparte. A tale funzione potrebbero ad esempio contribuire anche le "agenzie di protezione", ovvero, nella concezione anarco-liberista, organismi che in assenza di un monopolio statale della forza sarebbero reperibili sul mercato per garantire la protezione e la sicurezza dei propri clienti. Ogni agenzia di protezione dovrebbe accordarsi con le altre per designare degli organismi terzi (arbitrati) a cui ricorrere per decidere sulle controversie che potrebbero eventualmente verificarsi tra clienti di diverse agenzie.
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Persone concrete contro istituzioni assolute

L'idea di una società anarchica fa quindi ripensare la stessa socialità umana, ovvero il rapporto fra persone, e quindi mostra che è artificiosa la distinzione fra persona e società. Una società anarchica è fondata sulla persona concreta e sulla sua capacità di creare forme sociali; si evita quindi di stabilire con un processo di astrazione dei valori morali assoluti e di creare strutture funzionali ad essi anche a discapito delle persone. Secondo il pensiero anarchico le necessità di pace, giustizia e benessere non possono quindi giustificare strutture di potere pubbliche quali Stato, Chiesa e esercito. Più nel privato, vanno ripensati anche famiglia, scuola, e lavoro come sono comunemente intesi. L'idea di ciò che è buono e desiderabile è infatti soggettiva, multiforme, mutevole, e non si può rappresentare come sovrumana, né si deve adorare in quanto entità astratta, e tanto meno in forma coercitiva. La società voluta dagli anarchici rifiuta che dei valori umani vengano mitizzati e considerati come superiori a uomini e donne concreti.
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Organizzazione e potere

In una società anarchica, si distingue nettamente l'organizzazione da potere, autorità e gerarchia. Partendo dal fatto che potere, autorità e gerarchia danno una libertà e una giustizia illusorie, perché sono fondati proprio sul contrario della libertà e proprio sul contrario della giustizia, in una società anarchica si segue il filo d'Arianna dell'antiautoritarismo verso ipotesi organizzative di vita in comune, che permettano una sempre maggiore realizzazione delle potenzialità individuali e collettive. L'organizzazione antiautoritaria si ottiene con un radicale decentramento federalista privo di gerarchie, nell'autogestione della comunità in tutte le sue articolazioni politiche ed economiche. Le decisioni vengono quindi prese con modalità assembleari, normalmente con criteri maggioritari e meno spesso per ragioni dovute all'eterogeneità delle idee, all'unanimità. C'è una democrazia diretta integrata in articolazioni federali e confederali, intese in senso forte, proprie ad uno spazio politico estremamente decentrato , in cui i delegati delle strutture sociali di base hanno mandati revocabili e (seppur con margini di manovra relativamente elastici) definiti rispetto alle specifiche decisioni, e in cui il potere delegato alle istanze di coordinamento è sempre minore di quello che non viene delegato. Una democrazia in cui, per quanto concerne gli interessi di un comune o di diecimila abitanti, prevalgono le decisioni di quel comune e non quelle della provincia e ancor meno della regione. Una democrazia diretta in cui le istanze "periferiche" (i quartieri d'una città, i comuni, le regioni) non sono articolazioni decentrate, ma in cui, semmai, l'istanza "centrale" è articolazione federale del potere di base. Durante le assemblee esiste il meccanismo della delega, ma deve avere due caratteristiche fondamentali: il delegato deve fare ciò che viene deciso dall'assemblea, non decidere in prima persona cosa fare e per garantire ciò, il suo operato deve essere trasparente; in caso di malafede o incapacità la delega deve essere revocabile in qualsiasi momento (la carica del delegato è comunque temporanea e si eleggono delegati a rotazione). Con questo tipo di organizzazione pubblica non statuale, si ottiene, secondo gli anarchici, una democrazia libertaria ( per usare un neologismo più o meno sinonimo di anarchia possibile, di anarchia praticabile) in cui nessun individuo o gruppo può esercitare potere su altri individui. Il potere non arriva dall'alto dando ordini unilaterali e restando isolato dalla base, ma deriva dal basso, dato che l'operato dei delegati è trasparente e la loro carica è revocabile in qualsiasi momento se agiscono contro la volontà della base. Le piccole società e associazioni anarchiche si possono federare tra loro e queste federazioni possono a loro volta federarsi. I tre diritti sopra citati, quindi, sono applicabili ai gruppi oltre che agli individui. Gli anarchici, infatti, utilizzano senza esitare il termine federalismo (Camillo Berneri, Proudhon); dato che non esiste un organo di controllo centrale (come lo Stato), ogni organizzazione è decentralizzata (quindi locale); ciò vale per gli organismi economici come per quelli politici. L'organizzazione anarchica, però, tende a ridurre la complessità di una società al minimo necessario.
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Accordo e non solo consenso, e pensiero anarchico non-violento

Una società anarchica non è una società del consenso (più o meno estorto, più o meno indotto), ma una società continuamente rigenerata dall'accordo. Quando bisogna prendere decisioni in maniera anarchica si cerca una sintesi tra le varie posizioni discordanti (che sempre ci saranno) in modo da prendere decisioni che non prevarichino nessuno; se non si riesce in alcun modo a trovare una sintesi, si può votare a maggioranza, ma chi non è d'accordo può semplicemente unirsi ad un'altra assemblea o associazione in cui si agisce secondo il suo parere; se non vuole o non può lasciare l'assemblea o l'associazione con cui è in disaccordo, gli anarchici manterrebbero comunque il massimo rispetto per la minoranza. Secondo il pensiero anarchico solo la libertà può generare la libertà, solo la giustizia genera giustizia. Per ripristinare questi significati originari dell'etimo "senza principe", bisognerà modernamente distinguere Anarchia da anarchismo. Se Anarchia è il principio filosofico e il nome specifico della società voluta, anarchismo (oltre alla teoria politica) è la modalità storica in cui si è manifestato, includendo espressioni violente e di ricorso alla lotta armata. Se sono comprensibili le necessità storiche (e dunque la lotta armata risorgimentale) – oggi tuttavia non si può accettare l’uso della violenza. Un breve sillogismo renderà chiaro questo concetto: Un anarchico è una persona che non vuole padroni. Una persona che non vuole padroni non ha nessun interesse ad essere il padrone di qualcuno. Per un anarchico, essere il padrone di qualcuno è un’idea ripugnante. Quindi, l’anarchico non può avere nessun interesse a convincere qualcuno con la forza. Tanto meno mediante l’uso delle armi. Malgrado questa evidenza, spesso il potere ha attribuito agli anarchici atti di terrorismo, soprattutto attraverso la tecnica delle infiltrazioni. La dinamica è questa: si paga qualcuno perché si inserisca dentro un contesto di protesta. Questo qualcuno pagato svolgerà un’azione violenta, così da generare riprovazione della opinione pubblica verso quel movimento di protesta. Il potere paga qualcuno che si finge anarchico per svolgere un’azione terroristica che è funzionale all’inasprimento del potere. Si incastra l’anarchico, così il potere trova il capro espiatorio. Per contro, la nobilità dell’idea anarchica associata alla non-violenza è rintracciabile nell’idea di Gandhi che, di fronte al Congresso Indiano, chiaramente affermò: “Io stesso sono un anarchico, ma di altro tipo” (cfr. Yogesh Chanda, Gandhi, il rivoluzionario disarmato, cap. XXII – Milano 1998). Dicendo “di un altro tipo”, Gandhi si riferiva alla sua idea di ahimsa (non-violenza) e precisamente al ripudio dell’uso della forza e all’esclusiva consapevolezza della coscienza nell’affermare, individualmente e collettivamente, un sistema sociale fondato non sul caso ma sulle cause dell'agire, e cioè sulla responsabilità.
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Antielettoralismo

Gli anarchici sono contrari alle elezioni. In una società anarchica le elezioni non possono esistere, perché non può esservi il concetto di rappresentatività. Gli anarchici non ammettono una delega che non sia revocabile in qualsiasi momento o che dia un mandato decisionale a chiunque. Anche i referendum si scontrano con l'anarchismo: gli anarchici non ammettono un governo della maggioranza, perché le decisioni devono essere condivise da tutti. Ciò non toglie che alcuni anarchici, per varie riflessioni personali, a volte si rechino alle urne. Generalmente questo accade in casi ritenuti particolarmente importanti. Un esempio estremo è quello della CNT, che andò a votare nel 1936 per il Frente Popular, portandolo alla vittoria; lo fecero perché questo partito aveva promesso (e mantenne) la liberazione dei detenuti politici. Vi sono poi posizioni come quella di Camillo Berneri, che si opponeva alle elezioni nazionali ma non a quelle locali.
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L'individualista tedesco Max Stirner

Gli anarchici non riconoscono gli stati, perciò non possono riconoscere alcuna frontiera. Inoltre considerano tutti gli uomini (indipendentemente dal loro sesso, razza, lingua e cultura) non soltanto pari, ma anche fraterni. Sono per una solidarietà che non può essere delimitata da una linea geografica. Anche gli individualisti, che pensano talvolta che i rapporti umani debbano essere guidati dall'egoismo, pensano che l'individuo debba potersi muovere e rapportare liberamente e, sebbene sia separato da tutti gli altri da una linea naturale, non può fermarsi di fronte a una frontiera istituzionale. Non essendoci forme di governo vi è l'abolizione della proprietà privata ( intesa come mezzo di produzione) Di conseguenza, gli anarchici si oppongono allo stato di abbandono di interi stabili, nelle città e nelle campagne, dovuto al fatto che i proprietari se ne disinteressano e nessun altro ha il diritto legale di accedervi. L'occupazione di edifici in disuso mira a creare spazi sociali o abitativi partendo dal degrado creato dall'attuale organizzazione sociale. Per gli anarchici, a differenza di chi si riconosce in altre ideologie, serve in ogni caso a creare spazi autogestiti, che si collochino fuori dall'autorità statale. Essi hanno il valore di sperimentazione di società alternative, costruite dal basso, che si fondino sui valori di autogestione e solidarietà. Talvolta, l'occupazione non è possibile per un gruppo e per questi motivi si ricorre ad accordi con l'ente a cui appartiene lo stabile; questa soluzione è però una sorta di "ultima spiaggia" e viene scelta solo dai gruppi più "moderati". È importante ricordare la posizione dell'individualista Max Stirner. Egli, in realtà, esaltava la proprietà privata come parte del processo d'emancipazione dell'individuo da qualsiasi oppressione, sia essa di origine giuridica, religiosa o, come questo caso, derivante dai propri pari o dallo Stato che nella connotazione socialista si appropriava della proprietà degli individui, ridistribuendola in parti uguali e generando un'oppressione su colui alla quale era stata tolta.
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Antimilitarismo

Gli anarchici sono contrari a qualsiasi forma di autorità priva di legittimità e riconoscimento, tanto più se violenta e gerarchica: pertanto non possono che odiare gli eserciti, considerati il braccio armato degli Stati. Simone Weil scrisse che il soldato è il più sfruttato fra tutti i lavoratori, perché gli si chiede di sacrificare la propria vita. Quando il servizio militare di leva era obbligatorio, gli anarchici in linea di principio erano per l'obiezione totale, che in effetti in molti praticarono, scontando le pene nelle carceri militari.
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Autogestione

Gli anarchici prendono le decisioni comuni in maniera assembleare. Nelle assemblee anarchiche si mira a raggiungere l'unanimità su ogni decisione (sebbene in alcune circostanze delicate ed urgenti anche gli anarchici abbiano talvolta votato a maggioranza). Ogni individuo ha diritto di voto, ma le dinamiche che naturalmente ed inevitabilmente si creano in un gruppo libertario portano ognuno a utilizzare questo diritto solo quando è necessario. Unanimità non significa essere tutti completamente d'accordo su qualcosa, ma trovare una sintesi tra le varie posizioni che non prevarichi nessuno. La maggioranza non ha dunque alcun potere sulle minoranze. È inoltre fondamentale l'orizzontalità del gruppo, cioè l'assenza di gerarchie. L'assemblea racchiude in sé tutto il potere decisionale e non dipende da alcuna entità esterna. Rifiuta dipendenze anche di tipo politico o economico da sovrastrutture come il comune, la regione o lo stato; ma nemmeno una federazione anarchica ha alcun potere sulle assemblee che ne fanno parte. Ogni individuo che compone l'assemblea libertaria non può però considerarsi incatenato ad essa. Qualora, per qualsiasi ragione, un percorso comune non sia possibile o desiderabile, l'individuo ha il diritto di uscire dal gruppo e l'assemblea ha il diritto di espellerlo. Qualora un individuo esterno voglia unirsi al gruppo, deve poterlo fare, previo consenso di tutti i membri. L'assemblea si dà le sue regole interne; si tratta naturalmente di regole condivise, non scritte, mutabili nel tempo a seconda delle volontà degli individui coinvolti.
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Antirazzismo

Gli anarchici, essendo contrari all'idea di uno Stato regolatore, sono contrari all'oppressione: alcune scuole di anarchia vedono nel razzismo una forma di discriminazione da ostacolare, specie se le idee discriminatorie sono generate da un organismo centrale, come nel caso del colonialismo.
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Antisessismo

Il sessismo è per gli anarchici una gravissima forma di discriminazione. Essendo il sessismo radicato profondamente nelle nostre culture, gli anarchici non si considerano immuni ad esso, ma ne analizzano le dinamiche e tentano di annullarle nel quotidiano. Fu anarchica la militante antisessista "ante litteram" Emma Goldman, che è tutt'oggi la più citata in questo campo. Si distinse infatti per la profondità delle sue analisi, mai ipocrite e per lo più ancora attuali, e per le lotte di cui fu pioniera: ad esempio gli anticoncezionali, la difesa della prostituzione quando non è sfruttata, o la sua indifferenza alla questione del voto alle donne (sommare un errore a un altro errore, diceva, non produce qualcosa di giusto).
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Antispecismo

Pur non rientrando tra le tematiche anarchiche, l'argomento alle volte viene trattato in alcuni contesti. Lo specismo, in analogia al razzismo: se quest'ultimo è la supposta superiorità di una razza sulle altre, generalmente la razza bianca, lo specismo è la supposta superiorità della specie umana su tutte le specie animali. Alcuni anarchici lo combattono anche rifiutando di mangiare carne e pesce e ciò è ben noto come vegetarismo. Alcuni anarchici rinunciano anche a qualsiasi cibo o prodotto legato allo sfruttamento animale (pellami, latticini, uova, miele, spettacoli circensi e/o cittadini con animali, zoo terrestri o marini), si dichiarano vegani oltre che animalisti, battendosi contro pratiche considerate crudeli come caccia, vivisezione e allevamenti da pelliccia.Il vegetarismo e l'antispecismo non sono patrimonio esclusivo degli anarchici, e neppure fanno parte della storia della dottrina politica, ma sono scelte piuttosto diffuse fra essi, forse rispetto a persone di qualsiasi altro orientamento politico, perché si basano su un desiderio di parità assoluta: non solo tra esseri umani, ma anche nei confronti degli altri esseri senzienti, senza discriminazioni fra le specie animali.

mercoledì 26 ottobre 2011

Ufo News - "Padre. La conoscenza è di tutti! + 1" di Paolo Fattorini

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Etichetta: YORPIKUS RECORDS
Formato: DVD+CD
Data di uscita: 19 Settembre 2011
Categoria: Pop / Divulgazione
Prenotazioni: clicca qui!
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Paolo Fattorini è un artista, un cantante, un compositore, un produttore ma anche un ricercatore. La sua ricerca in ambito archeologico, psicoanalitico, esoterico, esopolitico, da vita ad un progetto molto ambizioso, che lo vede impegnato nell’ideazione e realizzazione del suo primo disco dal titolo “Padre. La Conoscenza è di tutti! 1+”, il primo di una trilogia. In uscita a settembre all’interno di un cofanetto contenente insieme: libro, dvd (documentario che racchiude i risultati della sua ricerca) e cd con le sue ultime canzoni. Il progetto, come da Paolo stesso dichiarato, vuole essere un esortazione al risveglio spirituale e alla presa di coscienza dell’enorme potenziale energetico che ogni essere umano possiede.
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IL CD: Innanzitutto, "Padre" è un disco, risultato di una meticolosa ricerca sonora che si esprime in un ambito compositivo pop, affinché i brani del CD fossero come un " Cavallo di Troia" per l'inconscio del fruitore più curioso. L’intenzione è quella di parlare dei risultati di una ricerca personale che ha permesso all’artista di svelare, a se stesso in primis, scenari agghiaccianti di questa realtà. Ogni brano del disco affronta una tematica diversa. Ogni argomento ruota sul fulcro di questo progetto musicale, ovvero i ruoli genitoriali, la famiglia, l'educazione che ci e' stata inculcata, partendo dal principio per cui "cresciamo per imitazione". Finchè l'educazione mondiale continuerà a basarsi su una tradizione volutamente distorta da un qualche "Padre Archetipico", la nostra IDENTITA' sarà INCERTA e quindi CIBO per chi conosce la verità sulle energie di cui siamo fatti e la conseguente gestione, vero obiettivo dei nostri Padri Governi, Padri Religiosi, Padri Banchieri, Padri Arconti, vigilanti di questa terza dimensione.
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IL DVD: Nel documentario contenuto nel DVD vengono approfondite le tematiche dell’analisi effettuata dall’autore / ricercatore e viene tracciato un parallelismo inquietante e sconvolgente tra il microcosmo delle costellazioni famigliari e le dinamiche societarie occulte e manifeste. Al centro del tutto… la lotta per la gestione energetica di quella che è energia immortale, l’anima: psicoanalisi, archeologia misteriosa, esopolitica, ufo ed entità misteriose, rapimenti alieni, complotto mondiale, n.w.o., massoneria…
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IL LIBRO: UNA STORIA VERA scritto da Paolo Fattorini, prefazione Mike Plato, supervisione editoriale Dario Folchi.

Ufo News - "L'altra faccia di Obama" di Enrica Perucchietti

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“L’altra faccia di Obama”
Ombre dal passato e promesse disattese
Autore: Enrica Perucchietti
Editore: Uno-Infinito Editori
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(...) Era il 27 luglio 2004 quando tutta l’America si accorse del giovane e carismatico Barack Obama. Sconosciuto ai più, dal nome difficile e le origini esotiche, quella sera di sette anni fa da Boston milioni di Americani videro il giovane politico salire sul palco della convention del Partito Democratico che avrebbe incoronato John Kerry come sfidante per le elezioni alla Casa Bianca contro il Presidente in carica George W. Bush. A quel tempo Obama non era ancora Senatore a Washington, ma gli fu affidato comunque il keynote speech, il discorso introduttivo alla convention. Un’occasione imperdibile. La storia la sappiamo. Kerry avrebbe perso le elezioni contro Bush e il turno successivo gli elettori avrebbero scelto il primo Presidente afroamericano della storia. Il modo in cui Obama pronunciò il suo discorso quella ricalca la metodologia che è poi divenuta storia. Quel carisma modulato attraverso i gesti, la voce, le parole ben scandite che arrivano dritte al cuore della gente. Senza dire molto, le sue parole riescono a insinuarsi nel subconscio delle persone. La sua voce è come una sinfonia. Resti ad ascoltarlo, ti cibi dell’aura salvifica che a istinto ti sembra di cogliere. Il ritmo delle sue parole ti ammalia. È pacato, gentile, ma di quella gentilezza distaccata di chi ti studia con freddezza calcolata mentre ti ritrovi ad abbassare le difese. Non è lui che cerca la tua approvazione, sei paradossalmente tu che necessiti della sua. A distanza di sette anni la percezione che il mondo ha di Barack Obama è cambiata. Il suo modo di esprimersi è rimasto intatto. Ma dietro le promesse si è insinuata l’ombra del vecchio. Dell’establishment che non ha colore politico, che raccoglie i soliti volti di democratici e repubblicani: la Casta americana. Dietro i corposi finanziamenti della più dispendiosa campagna presidenziale della storia, si celano infatti gli assegni delle lobby. Gli speculatori di Wall Street. Le grandi Banche, che avrebbero goduto del salvataggio statale a scapito dei contribuenti. Le multinazionali del petrolio, degli OGM, della Difesa. Le compagnie di assicurazione. Molti si sono accorti che il cambiamento prospettato in campagna elettorale stenta a concretizzarsi, nonostante l’insediamento della nuova amministrazione democratica. Un team che comprende gli ex membri dei Governi Bush e Clinton e che ha presto disatteso le promesse fatte in campagna elettorale. Da qua il salvataggio delle Grandi Banche durante la crisi, a scapito dei contribuenti, l’abbandono della rivoluzione verde, la marcia indietro sulla revisione del Patriot Act, l’incremento dell’invio di truppe in Afghanistan seguito dalla missione militare in Libia. Una politica che sostiene gli OGM e una riforma sanitaria che prevede l’introduzione di microchip sottocutanei nella popolazione americana…

Ufo News - "Il Dio Alieno della Bibbia" di Mauro Biglino

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Il Dio Alieno della Bibbia
Dalla traduzione letterale degli antichi codici ebraici
Autore: Mauro Biglino
Editore: Uno-Infinito Editori
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Lo trovi qui: http://www.unoeditori.com/ecom/article/il-dio-alieno-della-bibbia
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Chi erano veramente gli angeli? Satana e Lucifero sono veramente esisti o sono una invenzione teologica? Dopo “Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia”, Mauro Biglino continua la sua ricerca per liberi pensatori con il “Dio Alieno della Bibbia”.
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Questo libro che parte sempre dall’analisi dell’Antico Testamento prosegue il racconto di ciò che è stato volutamente celato o variamente interpretato per evitarne i potenziali effetti dirompenti. Lo studioso attraverso queste pagine ci porta a formulare incredibili risposte a diversi quesiti come: Che cos’erano in realtà i Cherubini? I due racconti della creazione dell’uomo contengono riferimenti al DNA alieno e umano? Che cosa è veramente successo nell’Eden? Da dove sono giunti i Nefilìm (i giganti)? Tutto ciò che fino ad ora credevamo di sapere potrebbe non corrispondere alla realtà…
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L’autore Mauro Biglino è stato realizzatore di prodotti multimediali di carattere storico, culturale e didattico per importanti case editrici italiane e riviste. Studioso di storia delle religioni è stato traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo, collaborazione che si è conclusa una volta iniziata la carriera da scrittore in cui porta alla luce le sorprendenti scoperte fatte in 30 anni di analisi dei cosiddetti testi sacri che da sempre sono state omesse. Da oltre 10 anni si occupa inoltre di Massoneria in quanto riconosciuta come organizzazione iniziatica e simbolica che ha avuto notevole influenza nella storia dell’occidente. “Il Dio Alieno della Bibbia” è il suo quarto libro preceduto dal libro rivelazione “Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia”, “Resurrezione Reincarnazione”, “Chiesa Romana Cattolica e Massoneria”.

sabato 22 ottobre 2011

Cinema - "Questa non è Realscienza ma Fintascienza!"

(scena tratta da "6 Giorni sulla Terra")
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Articolo di Federico Bellini
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Giorni fa, a seguito della mia critica nei confronti del film “6 Giorni sulla Terra” del regista Varo Clementini-Venturi (articolo [clicca qui] che in brevissimo tempo è stato tra i più letti del mio blog con quasi un migliaio di visite, a dimostrazione che quanto affermo è condiviso da tantissime persone, specie a seguito degli innumerevoli commenti a favore che ho ricevuto), è nato un acceso dibattito, specie su Facebook e che ha visto lo stesso regista replicare su di un profilo nel quale, questa critica, era stata pubblicata... ecco cosa scrive (il testo è pubblico e leggibile da chiunque su FB):
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E' vero Giuseppe, guai se le anime si fanno guerra, infatti avevo preparato una risposta per Federico Bellini, ma il suo commento su 6GST, incorniciato in formali complimenti verso di me, è un tale concentrato di malafede, ignoranza, presunzione, inaudito moralismo e clamorose sviste (volute, o nn volute) da avermi indotto a decidere di nn voler sprecare tempo ed energia per dibatterlo, o per una eventuale polemica tra "anime". Forse lo farò, ma intanto non posso che esprimere l'amarezza di constatare che proprio alcuni, sulla carta più esperti, che semmai dovrebbero aiutare a capire e decodificare a fondo questo film (come Bellini o Plato) stanno concorrendo, improvvisandosi critici cinematografici (..) proprio ora che sta per uscire il dvd (guarda caso) al contrario, e cioè a banalizzare, sviare, disinformare, usando (misteriosamente?) gli stessi termini e tecniche strumentali usati dagli scribacchini/sciacalli di sistema per cercare di distruggere il film. Se poi questi "amici" ufologi/addotti star, sono semplicemente mossi dall'odio per Corrado Malanga, peggio ancora, perchè per dei rancori personali che non mi riguardano, stanno danneggiando me e il MIO FILM, e ne ho le palle piene di sabotatori, ancor di più se provengono dall'interno... E comunque Federico caro, solo intanto per dirtene un paio, le meno importanti: Hexabor di "UR", non come scrivi "HUR" (dai, il sito di UR, lo sai dov'è no? Lì dove c'è il grande famoso Ziggurat, la più importante città/stato della prima dinastia Sumera, la città di Abramo, ecc...); e poi soprattutto, non Davide "PISU" bensì "PISO" (citando Julius Piso... sai chi è? No, non lo sai, ovvio...); continua a guardarti il file pirata, mi raccomando, così continui a non capire neanche quello che dicono... Mi fermo qui, altrimenti parte la mia lunghissima approfondita critica alla tua critica, che mentre leggevo mi faceva pensare, che ti piaccia o no, che dovresti tornare al più presto dal tuo odiato professor di Pisa... ma se proprio nn ce la fai, ci sono i bravi Luciano Scognamiglio, Luigi Bova, ecc, insomma, dai, qualcuno bravo che ti possa aiutare, prima che sia troppo tardi (se non lo è già..); se di anima si tratta (se) son sempre pronto a far prevalere la preoccupazione anche verso chi cerca di fare a pezzi la mia, di anima...”
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Questa invece è la mia risposta al suo commento:
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Caro Varo, la presunzione sarà reciproca, dal momento che tu hai inaugurato il filone del “so tutto io e vi racconto la verità sulle abduction al cinema”... Da che pulpito verrebbe da esclamare, quando professi insieme ad un Malanga e ai suoi compari, un primato mondiale riconosciuto solamente da voi stessi! Sai, il mio scimmiottare i nomi dei tuoi personaggi è un brutto vizio di noi toscani, quando vogliamo essere sprezzanti ed ironici, del resto, il tuo inserire nomi così altisonanti, non costituisce di per se una velleità culturale in più ad un film, che di cultura ne ha ben poca. Se citare un Julius Avidius Cassius Severus (Julius Piso III), la città di UR (attribuita in questo caso ad un improbabile alieno cinematografico) o un Ermete Trismegisto ti pulisce la coscienza nei confronti di una certa intellighenzia, non posso far altro che prenderne atto, ma del resto, non c’è da stupirsi da chi è amico di ex illuminati o si vanta di avere tra i propri avi persino un Papa... semmai vi è da stupirsi cosa ci incastri un Malanga con simili amenità! Il tuo è un film visto con gli occhi degli “addetti ai lavori”, non è certamente un film visto con gli occhi degli “addotti”, del resto in tutta la tua storia vi è solo una addotta, per giunta quasi sempre rincoglionita, nonché drogata e che oltre a fare una pessima figura alla categoria (degli addotti, di cui ne faccio parte), non ha nemmeno voce in capitolo per dare di se una versione dell’addotto/a ribelle e che, magari, da sola, e senza droghe o rave party, poteva liberarsi dai propri parassiti! Dove sono gli addotti nel tuo film? Dove sono quelle persone comuni, non certo di nobili origini come la tua protagonista e che, con le loro terribili storie, hanno permesso ad un Malanga e poi a te di farne un progetto di lavoro, anche commerciale? Credo che gli addotti dovrebbero essere considerati con più rispetto, dal momento che ultimamente va tanto di moda dipingerli come il pericolo numero uno di questa nostra folle e delirante società. Del resto, nella mia disamina sul tuo film non mi sono inventato nulla, ho semplicemente preso i tratti salienti del tuo film (vedi l’immagine eloquente sopra pubblicata, tratta dal film), analizzandolo con fatti reali e concreti, di chi addotto lo è veramente, magari vivendo questa condizione nell’ombra o come me, per mia scelta cosciente, in pasto al pubblico ludibrio, tanto da arrivare a raccontare senza vergogna la mia storia in televisione davanti a 2 milioni di persone!
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Sai, è veramente triste il tuo consiglio di rivolgermi nuovamente ad un Malanga o ai suoi collaboratori, citando due personaggi del tutto discutibili, ma evidentemente non conosci bene la storia da chi l’ha vissuta all’interno come me e tanti altri. Malanga, per sua stessa ammissione, ha deciso di ritirarsi dalle scene per scandagliare se stesso, compito che non ha mai fatto sino ad oggi e perché si è accorto che deve rimettere ordine nella sua vita (in ritardo però!). Sugli altri due, invece, il primo che nomini, sino a tre anni fa non aveva nemmeno la peluria sulle guance per farsi la barba e ad oggi si considera, giovanissimo, un esperto mondiale di adduzioni (senza aver mai pubblicato articoli, studi o libri in materia degni di un ricercatore serio, ma solo nominandosi tale per riflesso perché aggrappatosi alla sottana del professore), mentre il secondo è stato cacciato tempo fa dal gruppo di Malanga (oggi non più esistente) per ripetuti casi di stalking nei confronti di alcune addotte! Per favore Varo, informati prima di scrivere anche tu inesattezze colossali, perché infatti non mi stupisce su quanto mi scrivi, visto che questi personaggi li avrai sicuramente frequentati e dai quali ti sarai ispirato per i tuoi protagonisti. Per concludere, il film l’ho visto in anteprima su Mymovies dove sono iscritto, quando è uscito, poi al Cinema insieme ad alcuni amici e infine su youtube, piratato per intero da un “malanghiano”. Per tua informazione e se non sai chi sono, io lavoro nell’ambiente dell’arte e della cultura italiana da più di 10 anni e di cose, sino ad oggi, ne ho fatte parecchie e che tu, sicuramente, nemmeno immagini. Informarsi sulle persone evita di fare anche brutte figure (vita, morte e miracoli sul sottoscritto sono tutte pubbliche sul web, se vuoi sapere chi sono clicca qui!)... ed è un consiglio dato da una persona che, comunque vada questa “querelle”, resterà sempre un tuo ammiratore. Ripeto, al prossimo film che farai, racconta un'altra storia, ma vera, perché così facendo andrai incontro al successo che meriti!

martedì 18 ottobre 2011

Ufo News - "Ho fotografato un Alieno?"

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Articolo di Federico Bellini
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Tre anni fa si è visto il verificarsi di una strana coincidenza, dato che in settembre è apparsa una data del tutto particolare: il 09/09/09 ovvero il 999 o 666, i numeri dell’alieno Horus. Il giorno seguente, il 10 settembre, il mio cellulare scattava “involontariamente” una strana foto... sin qui nulla di strano, ma il fatto che l’ha resa atipica è che questa foto è stata fatta all'Hotel Vedute di Fucecchio (FI) mezz'ora prima del mio arrivo. Si riconoscono sullo sfondo le pareti dell’Hotel, ma la cosa sconcertante è che io sono arrivato sul luogo alle 15.10 perché avevo un appuntamento con una persona, mentre l'ora della foto sul cellulare segnava le 14.39 e, a quell’ora, ero ancora in macchina e stavo guidando...
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Nella foto in questione si notano molte cose, sicuramente è mossa, ma sulla destra, evidente, appare un essere: ha un becco, il barbiglio, gli occhi, il ventaglio dietro, e un muro o "porta dimensionale" sulla destra. Magari è solo suggestione vedere un qualcosa di anomalo e strano all’interno di una fotografia sgranata, seppure presenti delle tempistiche fuori dal comune, ma le coincidenze e le somiglianze sono veramente troppe. Inoltre, nei giorni seguenti lo scatto, il mio cellulare aveva cominciato a fare dei capricci, con strani cali di campo, vibrazioni improvvise, foto che partivano da sole.
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Dalle analisi è emerso che l’entità che appare sulla destra è concreta, quindi presenta un essere che, seppur indefinibile, è stato fotografato realmente. Inoltre, dopo un attento studio circa l’alieno in questione, ho fatto realizzare una possibile ricostruzione grafica e il risultato che ne è emerso è stato senza alcun dubbio interessante... a voi ulteriori conclusioni...
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Ulteriori informazioni sull’alieno Horus a questo link: Horus o Falconiani

lunedì 17 ottobre 2011

Cinema - "6 improbabili giorni sulla Terra"

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Articolo di Federico Bellini
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Alcuni si liberano dagli Alieni e rimangono schiavi di un Malanga.
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Non mi piace criticare il lavoro altrui in modo invasivo, ma dopo innumerevoli richieste da parte di molte persone, mi sono ritrovato costretto a scrivere questo articolo, con la speranza di far comprendere ai curiosi cosa penso del film “6 Giorni sulla Terra” del regista Varo Clementini-Venturi. Vorrei precisare che questa non è una critica rivolta al regista, personaggio che trovo interessante e professionalmente geniale, ma di un prodotto, nel quale essendosi trovato coinvolto in prima persona, secondo il mio modesto parere, l’ha visto snaturato delle sue vere potenzialità creative. “6 Giorni sulla Terra” se preso come un film appartenente a quella categoria denominata “Film di Fantascienza” avrebbe anche un suo perché, anche se la necessità di includere in brevissimo tempo tante tematiche e così scottanti, ne hanno condizionato fortemente la trama e il suo svolgimento interno. Il regista, tra le atipiche leve del recente panorama cinematografico italiano, è decisamente fuori dai canoni, innovativo nel taglio delle scene, nell’accurata fotografia, nelle ambientazioni cupe e misteriose. Ottima anche l’interpretazione degli attori, specie la protagonista (anche se “drogata” per buona parte del film), mentre il sonnacchioso dottor Piso (con strane analogie con il vero attore Pisu o la città di Pisa, piuttosto che con un improbabile personaggio del passato?) non rende giustizia al personaggio e protagonista di questa strana pellicola. Eccellenti gli effetti speciali con le ricostruzioni delle razze aliene impegnate nelle abductions, intervento grafico e artistico ad opera di un altro genio italico che è Mauro Baldissera, già autore di spot, videoclip di successo e collaboratore in film di caratura internazionale. La nota dolente, a mio avviso è tutta racchiusa nella sceneggiatura, dove, tra gli altri, si riscontra il nome del dottor Corrado Malanga.
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Lo stesso Malanga ha dichiarato recentemente che la prima stesura del testo presentata dal regista era molto diversa, che lo stesso dottore vi aveva poi messo mano, cambiandola radicalmente ed inserendo spunti nuovi. A questo punto nasce la curiosità di sapere quale sia stata l’idea originale di Venturi, sicuramente diversa da una revisione successiva e malanghiana, ma forse, decisamente più attinente ad un prodotto di intrattenimento rivolto al grande pubblico. Dopo aver visto più di una volta il film, cercando di comprenderne a fondo le interne dinamiche, il risultato, alquanto negativo che ne è emerso è il seguente:
- L'inizio è sui generis, dove gli addotti vengono invitati persino a delle sessioni di gruppo organizzate da questo dottor Piso, in un cascinale tra le campagne di questa sconosciuta città (Pisa? Roma?)
- La protagonista Saturnia, addotta e con un nome già di per se atipico, passa per una mitomane indemoniata e finisce a letto con il professore dopo nemmeno 20 minuti dall’inizio del film (dottore che a quanto pare si scopa quasi tutte le addotte). La ragazza è figlia dei "Varano", famiglia nobile aristocratica che secondo i collaboratori di questo dottore, dediti alle droghe leggere, è di origine ibrido-ariana (semmai dovrebbe essere rettiliana, visto che sono dei varani…)
- Questo dottore (che nel film, diciamocela sembra un po' fessacchiotto e che spesso recita in modo svogliato), si rivolge o viene meglio coinvolto da preti o ex preti, perché non riuscendo a far niente con le sue mirabolanti tecniche, si deve mettere in mano agli esperti della Chiesa (tra cui un Gesuita non meglio identificato, dal nome esoterico, e un prete ortodosso, per giunta pedofilo).
- La vera chicca e indiscusso protagonista del film, però, è l'alieno Hexabor di Ur (o forse proviene dal pianeta HUR con la H davanti?) che vuole conquistare il mondo, come se gli alieni, non l’abbiano già conquistato da chissà quanto tempo… la cosa più sconcertante è quando i collaboratori di questo dottore, nel film, prenderanno ad un certo punto la decisione di voler uccidere Saturnia, perché disperati non sapranno più a chi santo votarsi per la sua liberazione, fermati in extremis dalla “compassione” del dottor Piso.
- Nell’impossibilità di poter salvare il salvabile, il tutto si risolve attraverso un Rave Party, perché tramite una frequenza Herz inferiore al numero fatidico 6.66, permette di eccitare la parte animica e di poter staccare tutti i parassiti, soprattutto alieni che albergano dentro i protagonisti. Infatti, durante questo Rave, mentre tutti i giovani presenti, protagonisti inclusi, vanno incontro ad una botta di coscienza estatica cadendo a terra come delle pere cotte, si presentano i militari che, dopo aver recuperato Saturnia, decidono anche le sorti di tutti i protagonisti di questa improbabile “festa campestre”.
- Il film si conclude con il Gesuita che davanti ad un ristretto pubblico di adepti, tra cui il dottore, parla del codice segreto di Anima e si conclude con l’immagine di un alieno Sauroide che si sovrappone al suo volto…
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Questo film è stato definito dal regista, appartenente alla categoria “Realscienza” e dallo stesso dottor Malanga, come “il film verità sulle abductions”. A questo punto nasce spontanea una domanda: ma se veramente questo prodotto è un film che rispecchia la realtà dei rapimenti alieni, la sua storia e gli studi condotti sino ad oggi dal professore e i suoi collaboratori, allora quanto ci è stato raccontato nel film è tutto vero? Se così fosse, non ci resterebbe che rimanere basiti, non per la storia in se raccontata, ma per i retroscena insiti all’interno della trama. Perché? Perché ci viene raccontata la storia di un dottore sfigato e piacente che oltre ad organizzare raduni tra addotti, si porta a letto le più giovani e attraenti delle sue “pazienti”, un dottore che è circondato da dei collaboratori che fanno uso di sostanze stupefacenti e che, nell’impossibilità di trovare soluzioni alternative nei confronti dei “loro addotti”, pensano persino di ucciderli. Il film ci racconta l’esistenza di poteri forti e con conoscenze e tecniche di gran lunga più superiori a quelle di questo gruppo di ricerca, (Chiesa, Servizi Segreti, Famiglie Aristocratiche, etc.) che nella incompetenza sono costretti a rivolgersi proprio a loro, mentre gli stessi faranno il doppio gioco sulla pelle di tutti i protagonisti del film. Ma ci racconta anche la storia di un alieno, forse più sfigato del dottor Piso, costretto a vivere dentro un corpo di una innocua, anche se ninfomane ragazza, e che in un impeto di orgoglio decide di conquistare il mondo, portando tutti i personaggi ad una mirabolante soluzione, eccitare l’Anima per staccare l’alieno che alberga dentro di loro (noi), senza sapere che questa tecnica li potrà liberare, ma renderli per un breve periodo incoscienti e alla mercé di chiunque. Ritrovarsi, infine, a conclusione del film con questa strana loggia dove il dottor Piso, siede d’innanzi al Gesuita e ad un gruppo di persone sconosciute, ci fa capire che tutta questa gente, compreso il dottore, operano sotto il controllo di una “longa manus” e che “noi” dovremmo diffidare di tutti loro.
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Dopo l’uscita del film, cosa è successo? Ben poco a dire il vero, perché il film è stato un flop nei cinema, paventando chissà quali complotti ad ogni proiezione nelle varie sale cinematografiche, in realtà per i bassi costi è stato poco pubblicizzato e le migliaia di sostenitori del dottor Malanga, e il tam-tam su Facebook, non sono riusciti a compiere un miracolo economico sperato, dato che il grande pubblico non ha gradito e compreso. Inoltre, sempre grazie agli stessi malanghiani, il film è stato piratato per intero sul web passando per “il film di Malanga” (non certo di Venturi), danneggiando così la sua diffusione, mostrando ancora una volta l’illegalità di certi atteggiamenti che albergano in questi sedicenti sostenitori di un vero e proprio credo, creando problemi promozionali ed economici a persone che hanno lavorato duramente per sostenere e realizzare un prodotto commerciale. Il film, dopo poche settimane, è stato ritirato dalle sale, nessuno ne ha più parlato, in breve tempo non si è sentito più nulla sino a quando è riemerso a seguito di alcune conferenze-presentazioni del regista e dell’imminente uscita del DVD. A questo punto viene da chiedersi se Venturi era conoscenza di tutti questi reali “pericoli” e che, rispetto all’alieno invasore del film, hanno minato persino la professionalità e credibilità del suo operato, tanto da chiedersi dove sia finito il regista di quel film cult che è “Nazareno”. Singolare, inoltre, è che il film stesso si sia inserito a conclusione di un filone mediatico iniziato dal dottor Malanga e che, attraverso vari artisti, ha visto in questi ultimi due anni la nascita di siti web, documentari, persino una radio, fumetti, gruppi e brani musicali e infine, in questo caso, di un vero e proprio film, realizzando prodotti spesso di buon livello, ma con scarsi risultati di successo, anche a discapito delle finanze di chi li ha realizzati. A questo punto non ci resta che attendere un dottor Malanga direttore d’orchestra di una improbabile orchestra sinfonica, dirigere l’ultimo atto della sua opera e che, citando un capolavoro di Bertolt Brecht, si sta rivelando sempre di più un “Opera da tre Soldi”.
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Carissimo Varo, e te lo scrive un tuo sincero fan (non certamente un fan di riflesso perché sostenitore di un Malanga), la prossima volta dedicati meno alla “Realscienza” e di più alla “Fantascienza”, perché il risultato finale sarà sicuramente più veritiero e avvincente.
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PS A tutti coloro che desiderano vedere il film, consiglio l'acquisto del DVD, non solo perché in questo modo si ripagherà il lavoro degli artisti coinvolti, ma anche perché in Italia e come in tutti i paesi civili e democratici, la pirateria è illegale!

venerdì 14 ottobre 2011

Coscienzapedia: Lemuri, alieni

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Sviluppo e possibile civiltà
Al momento non conosciamo l’esatta provenienza degli alieni Lemuri, anche se a seguito di ricerche incrociate, si presume che la loro origine bisogna farla risalire ad un pianeta sperduto, all’interno di un sistema solare di una lontanissima Galassia dalla nostra. Grazie ad una particolarità “tecnologica” che ha permesso loro di muoversi liberamente nello spazio e nel tempo, sono riusciti a crearsi una fitta ragnatela di colonie su vari mondi, popolandoli su di un diverso piano dimensionale, interagendo indisturbati con la popolazione autoctona per raggiungere i loro obbiettivi. Del tutto indipendenti, bucolici ed immersi nella loro “natura”, si crede che siano nati allo stato brado di questo lontano pianeta, completamente ricoperto di una fitta vegetazione costituita da svariate forme di arbusti e alberi. Nati inizialmente come una comune forma aliena, lentamente hanno acquisto una intelligenza che, oltre a farli emergere e distinguere dagli altri esseri viventi compresenti, ha permesso loro di cominciare ad interagire con forze a loro sconosciute. Non conoscendo inizialmente una tecnologia, hanno avviato un processo inverso di acquisizione di conoscenze, probabilmente l’inizio dei loro esperimenti attraverso lo spazio-tempo è avvenuto in modo fortuito e casuale, quando il loro sistema solare è entrato all’interno di una “anomalia” e che ha permesso il primo degli innumerevoli passaggi dimensionali. Non appena sono stati in grado di sfruttare questa opportunità, ritrovandosi catapultati in altre galassie e su altri pianeti, hanno iniziato ad interagire con le nuove civiltà che, di volta in volta andavano a conoscere, acquisendo tecnologia e ulteriori informazioni che li hanno portati a sviluppare tutto un apparato di supporto alle loro ricerche. Possiamo ad oggi affermare, con le nostre conoscenze in possesso, che sono una civiltà aliena venuta dal nulla e che è divenuta intelligente per puro caso e per una serie straordinaria di coincidenze. Questo continuo vagare su vari pianeti e in un altro piano dimensionale, li ha condotti infine anche sul nostro pianeta, sfruttando queste pieghe spazio-temporali per muoversi all’interno di veri e propri stargate. Il fatto sorprendente è che i Lemuri non vivono sul nostro pianeta condividendo con noi lo stesso spazio-tempo, ma in uno parallelo, ovvero in una dimensione diversa e che ha visto il nostro pianeta evolversi in modo del tutto differente. Se nel nostro viviamo in un pianeta che ha avuto un certo percorso evolutivo, il quale ha permesso infine all’umanità di emergere dopo miliardi di anni, nel pianeta Terra abitato dai Lemuri, la storia si è evoluta in modo completamente diverso e dove anche questa Terra stessa ha un aspetto geografico e morfologico irriconoscibile ai nostri occhi, molto simile, per certi aspetti alle antiche e fantastiche mappe rappresentati i continenti perduti di Atlantide, Mu e Lemuria. Per questo motivo, nella nostra Terra, non è possibile riscontrare scientificamente dei continenti così grandi, perché la tettonica a zolle non è in grado di spiegare l’esistenza di terre, che invece esistono su una seconda Terra, esistente in una dimensione parallela alla nostra e con la quale, nel corso dei secoli e dei millenni, abbiamo avuto interferenze tali, da creare inaspettate sovrapposizioni. 
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Aspetto fisico dei Lemuri
Gli alieni Lemuri sono di piccolo aspetto, rispetto alle altre ben più note razze aliene, si presume che la loro altezza si aggiri attorno ad un minimo di 80 cm sino ad un massimo di 1 metro e 50 cm, possono assumere una posizione sia a quattro zampe che eretta, ovviamente a seconda delle diverse esigenze motorie. Hanno una costituzione fisica che somiglia ad un incrocio di varie razze terrestri a noi ben note, tra i quali si ricordano ovviamente i Lemuri e i Capibara, presentando un folta peluria monocolore, ben pulita, curata, e che può variare di tonalità tra il bianco, il grigio o il marrone (chiaro e scuro). Mostrano arti non molto lunghi e tozzi, con delle piccole mani formate da corte e sottili dita. Spesso non indossano indumenti, ma sono stati visti portare vestiti del tutto strani e dalle forme e i colori più fantasiosi, con ornamenti, capelli tondi o a punta, ricordando per la somiglianza gli antichi gnomi e folletti che da sempre hanno popolato il mondo delle fiabe della nostra infanzia. I Lemuri, in quanto civiltà aliena, hanno società organizzate sul modello matriarcale, ovvero le femmine hanno una posizione di dominanza nei confronti dei maschi. Ancora scarsa e sconosciuta e la tecnologia in loro possesso, anche se la particolarità della loro condizione esistenziale in una diversa dimensione dalla nostra, sembra permettergli di viaggiare nello spazio senza l’utilizzo di alcun specifica tecnologia o impiego di mezzi, utilizzando semplicemente le pieghe dello spazio-tempo per muoversi in mondi alieni sparsi tra le Galassie per i più svariati scopi. I Lemuri, si crede che abbiano una vita molto lunga, ed una volta che finiscono la loro esistenza muoiono fisicamente, mentre il loro Spirito si incanta nelle piaghe dimensionali dove restano per l'eternità. Inoltre, hanno la possibilità di mostrarsi sotto qualsiasi spoglia essi vogliano, mostrando pieni poteri di trasformarsi in ciò che vogliono attraverso complesse tecniche di manipolazione mentale. La nascita dei Lemuri, invece, è avvolta nel mistero, alcune ipotesi ritengono che abbiano una madre comune, una specie di ape regina che li origina tutti.
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Interferenze con l’Uomo
I Lemuri, infatti, sembrano ereditare i loro poteri ed il loro aspetto da alcuni personaggi della mitologia classica, sono quindi spiriti naturali che presiedono al destino dell'uomo, dispensando vizi o virtù. Fin dai tempi più remoti si è sempre ritenuto che gli esseri fatati, ovvero, quelle creature che rappresentano l'infinità contenuta nel cuore e nell’anima di ciascuno di noi, avessero origini più antiche di quelle umane e perfino di quelle animali; quindi, essendo stato creato per ultimo, l’essere umano è considerato come una forma di vita che ha ancora molto da imparare dalle altre specie. Per questo, nei secoli, sono emerse tra le più diverse leggende sul loro conto. Sembra che abbiano il potere di penetrare i segreti della natura ed inoltre hanno la possibilità di apparire dal mondo dell'invisibile, essi, inoltre, abitano in fondo ai pozzi, in riva ai torrenti, in oscure caverne o nelle parti più remote delle foreste ed il loro potere principale è molto simile a quello dei maghi. Nelle leggende bretoni, in quanto Fate o Folletti, rivestivano un ruolo molto importante in quanto si credeva che la loro amicizia o il loro odio potessero decidere della felicità o della disgrazia di una famiglia, con l'avvento di una nuova nascita, i Bretoni avevano gran cura di apparecchiare, in una camera appartata, una tavola servita abbondantemente, con lo scopo di ottenere il loro consenso favorevole, di onorarli della loro presenza ed infine per dedicare le loro belle doti al nuovo nascituro. Altre antiche leggende narrano che quando tutti dormivano, lavoravano nelle fattorie o nelle botteghe, e per imbonirsi i loro favori si offrivano loro dei doni in modo da ricevere protezione e fortuna, mentre quando c'era il fallimento dei raccolti o il susseguirsi di malattie, piuttosto che dare la colpa al destino o all'inefficienza umana, venivano incolpati gli spiriti maligni che venivano scacciati con riti e incantesimi. Sono esseri che hanno come compito quello di vegliare sulle persone come angeli custodi, quindi di dispensare pregi e virtù e di proteggere i bambini, prendendosi cura di un figlioccio che viene da loro prescelto. La loro indole tuttavia non è univocamente buona, oltre ad un egocentrismo che li distingue dalle altre razze aliene e con i quali spesso sono in contrasto, sono fortemente permalosi ed irascibili, un solo torto può scatenare la loro ira, mostrando quindi,  oltre ad un ruolo di premiazione anche un ruolo fortemente punitivo del tutto atipico.
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Bibliografia
Federico Bellini; Alienologia (2009/11)