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lunedì 29 agosto 2011

"La Cronaca di Akakor - parte III" di Maurizio Rucco

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Nel 10481 a.C., secondo il calendario dei barbari bianchi, gli Dei abbandonarono la Terra. Essi chiesero ad Ina, il loro confidente, di mantenere vivo il ricordo, e di trasmettere per sempre i loro principi nel nome della loro fratellanza. Ora il sacro dovere era accompagnare il popolo eletto, gli Ugha Mongulala, nelle dimore sotterranee, affinchè siano al sicuro dalla catastrofe che stava per venire. L'impero, che si estendeva in quasi tutto il sud america comprendeva 362 milioni di persone, e, fra loro, 2 milioni erano della tribù eletta, scelta dai nostri Padri provenienti dal Cielo. Tredici anni dopo, come annunciato, la catastrofe arrivò e fu immane: non vi erano più stelle, sole e luna,caos e buio ovunque, dal cielo colava resina, e nel crepuscolo gli uomini si uccidevano fra loro per procacciarsi il cibo.
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Chi la provocò? Esisteva un altra razza: erano simili agli uomini, con la pelle rossiccia, lunghi capelli, cinque dita alle mani ed ai piedi, ma sulle loro spalle crescevano teste di serpenti, tigri, falchi ed altri animali, disponevano anche loro di una scienza avanzatissima pari agli Dei, e governavano su un immenso impero. Usarono armi potenti come il Sole, nella loro guerra, ma la tribù eletta si salvò grazie ad Akakor inferiore. La faccia dell'intero continente venne deformata dai terremoti che mieterono milioni di vittime, ed anche il clima e le stagioni cambiarono radicalmente da quei giorni. Tutto ciò che vi era in superficie venne spazzato via, ed anche molte città sotterranee subirono gravi danni; i sopravvissuti vissero come bestie per migliaia d'anni, finchè nel 6351 a.C., le tribù degenerate si allearono, per sconfiggerci ed uccidere il principe Uma, il nostro reggente, e vi riuscirono così i gran sacerdoti, che divennero corrotti, non trasmisero più l'antica sapienza, ma si sentirono onnipotenti e trascinarono ai più crudeli sacrifici, e all'idolatria il popolo. Fu terribile, solo pochi di noi, riuscirono a chiudersi dentro alcune città sotterranee per trovarvici rifugio e resistere ancora per migliaia d'anni, mentre in superficie la degenerazione era al suo apice. Gli Dei dall'alto assistettero a questa sciagure, ma un giorno il loro sconforto crebbe a tal punto che decisero di punire l'uomo: inviarono una enorme stella con una lunga coda rossa coprente tutto il cielo, più luminosa di mille soli, per distruggere tutta la creazione, uomini piante ed animali. Piovve per tredici lune e ogni cosa affogò, tranne i sopravvissuti delle tribù elette, al riparo in basso nei loro rifugi. Solo Madus, un uomo coraggioso, osò risalire in superficie per osservare l'orrore; non v'era più nulla di vivo a perdita d'occhio, tranne della vegetazione e pochissimi animali. Egli in preda alla tristezza e all'ira strappò quei pochi alberi rimasti integri, e vi formò una zattera su cui accolse una coppia di animali per ogni specie che incontrò. L'acqua crebbe per tredici lune, non vi erano più montagne oramai, sommerse dalle furie delle acque, ma improvvisamente, le nubi si squarciarono comparve il Sole e con lui, i Primi Maestri, che come avevano preconizzato “Quando la disperazione giungerà al culmine Noi torneremo”! Madus liberò gli uccelli e gli animali e rientrando ad Akakor annunciò la fine dell'Era del Sangue. Nel 3166 a.C., gli Dei attesi con tanto desiderio, quindi, tornarono; rimasero tre lune ma due di loro si fermarono con noi,i loro nomi erano Lhasa e Samon che volò ad Est dove fondò il suo impero. Lhasa con i sopravvissuti ricostruì l'antico splendore, si fecero nuovi confini, case e fortezze, si consolidò l'alleanza con un popolo a noi confinante gli Incas, ed infine si costruì una città santa Machu Picchu: fu un impresa titanica e quattro generazioni bastarono a malapena per completarla, ma al termine Lhasa vi si trasferì e regnò per trecento anni creando uno stato possente come solo un Dio potrebbe fare; Egli  poteva anche cambiare   il suo aspetto a comando e tutti vi si inchinavano. Lhasa volò molte volte da Samon a Est, con uno strano veicolo che passava sulle acque e sulle montagne; Samon aveva edificato il suo regno all'imbocco di un grande fiume che viene ora chiamato Nilo, e Lhasa per permettere degli scambi tra le due terre costruì Ofir , dove il Rio delle Amazzoni si congiunge al mare, e la città divenne in breve ricchissima, grazie al nostro oro ed argento, scambiato con preziosi papiri, pietre verdi meravigliose e legni e tessuti pregiati, di cui erano colme le imbarcazioni del popolo di Sarmon; per ben mille anni durò il suo splendore, poi venne conquistata ed incendiata, ma noi ad Akakor abbiamo conservato alcuni di quei beni, ed anche due straordinarie macchine volanti metalliche. Un giorno per noi nefasto, trecento anni dopo il suo arrivo, Lhasa prese la sua macchina volante, ed il principe, dopo aver dettato i suoi ultimi voleri agli anziani, partì verso le stelle. Ma noi ad Akakor, e circa 500 anime ancora presenti ad Akahim, situata nel sottosuolo fra Brasile e Venezuela, e collegata ancora con noi con una galleria sotterranea, sappiamo che torneranno ad aiutare noi, i loro fratelli: perché così è scritto nella Cronaca, e cosi sarà.

mercoledì 24 agosto 2011

"Strade, percorsi e deviazioni" di Fabio Saccenti

Ascoltare i racconti, le storie di vita dei nonni, dei genitori e di chi ci ha preceduto in generale presenta sempre gli stessi schemi emotivi di risposta: noia e disinteresse da un lato, quindi anche un discreto sforzo nel continuare l'ascolto, partecipazione e trascinamento dall'altro come a volere che il racconto non finisse mai. Questi due atteggiamenti possono essere presi come discriminante fra due modi distinti di percepire il mondo, non quello passato del narratore bensì quello presente dell'ascoltatore. L'aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale che va oltre il rapporto diretto con la persona che narra la storia poiché esso si basa, al di là dei dettagli specifici del racconto, sulla sensazione di come in passato il mondo veniva sperimentato, il contatto con una percezione differente. Per esempio i racconti dei nonni riguardano in maggioranza eventi accaduti in tempi di guerra, periodo questo di grandi difficoltà sociali ed economiche e può quindi stupire come tali narrazioni siano spesso pregne di un generale ottimismo, di voglia di vivere nonostante tutto, pur essendo inserite in un contesto da cui ci si aspetterebbe il contrario. I rapporti umani erano il centro di tutto, l'intensità veniva da ciò che la gente faceva insieme per superare le difficoltà, la concezione che si fosse tutti sulla stessa barca. L'affermazione tipica dell'anziano che dice “il mondo non è più come una volta” non significa che rimpianga la guerra, il travaglio e gli stenti di una nazione sconfitta non piacciono ai guerrafondai che anzi tendono ad occultare questa parte della storia. L'atteggiamento malinconico che spesso accompagna questi racconti è ciò che determina la reazione dell'ascoltatore: noia, distacco, quasi disprezzo per un mondo incomprensibile oppure, all'opposto, ammirazione, attrazione verso un modo diverso di vivere la vita. La diffusa nostalgia, il rimpianto presenti in queste narrazioni scaturiscono dal ricordo di un mondo meno complicato, in cui non si era così soli e che non era così spaventoso come quello attuale benché oggi, per ora, non vi sia guerra in patria, si mangi carne tutti i giorni e siamo circondati da ogni ben di Dio fra cui, in primis, un bellissimo oggetto rettangolare, sottilissimo oggi, che emette onde luminose e sonore sia a livello supraliminale che subliminale. La nostalgia per un mondo perduto in cui tutto ciò che accadeva era sempre codificabile e quindi comprensibile, in cui la persona trovava sempre la propria collocazione, il proprio ruolo. La nostra mente in quei tempi non era il marasma di pensieri contraddittori a cui siamo abituati, una miriade di desideri e proiezioni che ci spingono continuamente e che non conoscono mai quiete, stato che riconosciamo anche nei nostri simili e che quindi consideriamo normale. Nemmeno il fatto che nella società odierna un gran numero di persone soffra di forme più o meno gravi di malattie psichiche ci provoca il minimo dubbio. Dopo la II° guerra mondiale, nel mondo occidentale, abbiamo creato una ricchezza materiale superiore a quella di qualsiasi altra società nella storia del genere umano. Più del novanta per cento della nostra popolazione sa leggere e scrivere. Rispetto a un secolo fa, la media del nostro orario di lavoro è stata drasticamente ridotta, abbiamo oggi più disponibilità di tempo libero di quanto i nostri nonni osassero sognare. Ma cosa è successo? Non sappiamo far uso del tempo libero di cui siamo venuti a disporre e siamo contenti quando un altro giorno è trascorso. Abbiamo, radio, televisione, cinema e adesso anche internet. Ma invece di offrirci il meglio della letteratura, della musica e delle arti visive di oggi e di ieri, questi mezzi di informazione, con l'aggiunta della pubblicità, riempiono la mente dei programmi più scadenti, privi di qualsiasi senso della realtà, pieni di sadiche fantasie; la mente di tutti, giovani e vecchi è sottoposta ad un costante avvelenamento. I paesi più poveri registrano la più bassa incidenza di suicidi, mentre d'altro canto, in Europa, all'aumento della prosperità materiale si accompagna un aumento dei suicidi, dell'alcolismo e del consumo di droga. Se si osservano i dati e la statistiche disponibili si scoprirà che i paesi più democratici, pacifici e progrediti mostrano i più gravi sintomi di disturbi mentali. Una vita di prosperità, mentre soddisfa i nostri bisogni materiali, ci lascia un sentimento di intensa noia, rispetto alla quale il suicidio e l'alcolismo sarebbero vie d'evasione. La meta di tutto lo sviluppo occidentale è stata una vita materialmente comoda e proprio i paesi che si sono avvicinati di più a tale meta mostrano gli squilibri mentali più accentuati. Tutto questo sembrerebbe indicare la validità del vecchio detto “l'uomo non vive di solo pane” e mostrerebbe come la civiltà moderna non riesca a soddisfare le intime esigenze dell'uomo. Tuttavia nessun scienziato, psicologo o medico che appartenga alla cultura dominante potrebbe mai ammettere che una intera società possa essere psichicamente malsana. Essi ritengono che il problema risieda sempre negli individui “disadattati”, coloro che, pervicacemente, si ostinano a non accettare tale stato di cose e non in un eventuale difetto della cultura stessa. Il lavoro della psichiatria, della psicanalisi, della farmacologia, consiste al 90% nel “curare” i sintomi allo scopo di reindirizzare la persona nei ranghi sociali, non a risolvere il suo problema specifico. A una persona che domani dovrà andare a farsi sfruttare, tramite un bel lavoro di PNL noi possiamo anche cambiargli la “mappa del territorio”, ma non per questo domani gli farà meno male. I bisogni e le passioni dell'uomo, la sua particolare condizione di esistenza nonché ciò che egli condivide con l'animale come la fame, la sete e la soddisfazione sessuale, sono importanti essendo radicati nei processi chimici interni del corpo ma nemmeno la loro completa soddisfazione costituisce una condizione sufficiente per l'equilibrio umano. Questo dipende dalla soddisfazione di quei bisogni che sono specificamente umani, che sorgono dalle condizioni della situazione umana: i bisogni di correlazione, trascendenza, radicamento, il bisogno di un sentimento di identità e il bisogno di un sistema di orientamento e di devozione. La soluzione che l'uomo dà ai suoi bisogni fisiologici è estremamente semplice: è una questione meramente economica. La soluzione che l'uomo dà ai suoi bisogni specificamente umani è straordinariamente complessa e dipende da molti fattori: ognuno di essi è comunque contenuto nel modo in cui la società è organizzata e da come questa organizzazione li determina. Se le necessità spirituali propriamente umane non trovano soddisfazione il risultato è la pazzia; se ad esse si corrisponde ma in modo non soddisfacente, la conseguenza è la nevrosi, sia palese sia nella forma di deficienza socialmente strutturata. Oggi ci incontriamo con persone che agiscono come automi: che non hanno mai avuto un'esperienza veramente propria, che conoscono se stessi non come sono nella realtà, ma come gli altri si attendono che siano, il cui sorriso convenzionale ha sostituito la risata genuina, le cui chiacchiere insignificanti hanno sostituito il colloquio comunicativo, la cui opaca disperazione ha preso il posto di un'autentica sofferenza. Soffrono di una mancanza di spontaneità e individualità incurabile, ma non sono diversi da milioni di altri loro simili. Alla maggior parte di loro la società fornisce strutture che li mettono in grado di vivere in tali condizioni senza, diciamo, ammalarsi in modo manifesto. È come se la cultura occidentale attuale fornisse il rimedio contro le esplosioni di evidenti sintomi nevrotici, conseguenza della deficienza che questa stessa cultura ha provocato. Ma per una minoranza tali modelli non funzionano perché essa è composta di individui che non possono esimersi dal tentativo di dare una risposta al problema esistenziale dell'uomo. La loro risposta potrà essere migliore o peggiore di quella data dalla cultura in cui vivono, tuttavia essa è sempre una risposta alla stessa fondamentale domanda posta dall'esistenza umana. L'enorme energia delle forze che producono le cosiddette malattie mentali, così come quella propria delle forze che stanno alla base dell'arte e della religione non può essere concepita come conseguenza di bisogni materiali-fisiologici frustrati o sublimati; essa rappresenta il tentativo di risolvere il problema dell'esser nato uomo. Fino a poco tempo fa l'uomo, a qualunque ceto sociale appartenesse, aveva mille occasioni per partecipare, sperimentare, realizzare e creare anzi, più si era in basso nella scala sociale più c'era la possibilità di essere artigiani, mestieranti, lavoratori detentori di una cultura e di una tradizione. Benché l'alfabetizzazione fosse molto più scarsa, l'uomo che si affacciava al lavoro e alla vita sociale trovava molti più insiemi di valori di cui entrare a far parte, i quali lo inserivano in una rete di protezioni e fornivano un senso alle sue azioni. In questa nostra epoca, l'operaio non “sente” e non comprende più il legno, il cuoio, il metallo...la sua opera è inanimata, incapace di emanare o irradiare alcuna vibrazione di vita, non avendola ricevuta a sua volta. È stato steso un velo fra l'uomo e le cose. Le cose quindi permangono, ma l'essere vivente perde la propria vita soffocando la propria coscienza. Il lavoro è sempre più monotono, automatico e quanto più i pianificatori, i cronometristi e i direttori tecnici continuano a spogliare l'operaio del suo diritto di pensare e muoversi liberamente più la vita è rinnegata. Il bisogno di controllo uccide la creatività, la curiosità e il pensiero indipendente stanno per essere completamente inibiti e il risultato, l'inevitabile risultato, è la fuga in mondi fittizi, l'apatia, la distruttività o la regressione psichica. Nel secolo scorso la parola “alienazione” è stata usata da Hegel e da Marx riferendosi non a uno stato di pazzia ma ad una forma meno violenta di autoestraniamento, la quale consente a una persona di agire ragionevolmente in questioni pratiche ma che costituisce una delle più gravi deficienze socialmente strutturate. Marx intendeva per alienazione la condizione in cui l'uomo percepisce come i “propri atti diventino per lui un potere alieno, che lo sovrasta o gli si oppone, invece di essere controllato da lui”. [1] Qui per alienazione si intende il medesimo concetto che i profeti del vecchio testamento presentavano come idolatria. La differenza fra monoteismo e politeismo non sta nel “numero di dei”, ma nel fatto che l'uomo, in preda all'autoalienazione, impiega le sue energie e le sue capacità per costruire un idolo, adorando poi quest'idolo anche se altro non è che uno sforzo delle sue mani. Inchinandosi davanti al suo stesso lavoro idolatra le sue stesse forze vitali in forma alienata. Dio è irriconoscibile e indefinibile, non è una “cosa”, se l'uomo è fatto a sua somiglianza è quindi portatore di qualità infinite. Nell'idolatria l'uomo si inchina e si sottomette ad una sola qualità parziale che è in lui. Egli non si riconosce come portatore di atti di ragione e d'amore, diventa una cosa, il suo prossimo diventa una cosa, proprio come sono cose i suoi dei. Le stesse religioni monoteistiche dominanti oggi sono in larga misura degenerate verso l'idolatria. L'uomo proietta il suo potere d'amore e di ragione in Dio; egli non li sente più come suoi poteri e perciò egli prega Dio di dargli di ritorno qualcosa di quello che lui, uomo, ha proiettato in Dio. Anche ciò che oggi di frequente viene chiamato “amore” non è altro che un fenomeno idolatrico di alienazione; soltanto che in questo caso non si adora né Dio né un idolo, ma un'altra persona. Proiezione dell'amore, della forza, del pensiero nell'altra persona: sottomissione completa. Non si vede la persona amata come un altro essere umano nella sua realtà poiché non si vede se stessi nella propria piena realtà, come portatori di poteri umani. La separazione generalizzata che caratterizza la nostra epoca, la sua essenza diabolica ( dal latino “Diàbolus” come dal greco “Diàbolos”: “Dividere”) segregando lo spirito dal corpo, la coscienza dall'azione, il lavoratore dal suo prodotto, oscura qualunque punto di vista unitario sull'attività compiuta, come ogni comunicazione personale diretta tra spiriti, tra agenti come tra produttori. Seguendo il progresso di accumulazione di oggetti materiali, nonché l'accumulo di montagne immense di rifiuti, la concentrazione del processo produttivo in luoghi chiusi e lontani, invisibili ai consumatori, dove la schiavitù ha raggiunto livelli tali che, se mai fosse stato possibile, oggi sicuramente si potrebbero costruire le Piramidi a forza di braccia, sabbia e carrette, in un contesto simile, l'unità e la comunicazione divengono attributo esclusivo di chi dirige il sistema. Per la riuscita stessa di un tale sistema l'esperienza fondamentale, che nelle società del passato era legata al lavoro e al suo prodotto concreto, si sposta oggi, al polo di sviluppo del sistema, verso il non-lavoro, l'inattività. Non certamente nel senso che si è liberati dal lavoro, al contrario, è sottomissione inquieta alle necessità della produzione. Così l'attuale “liberazione dal lavoro”, l'aumento degli svaghi, non è in alcun modo liberazione nel lavoro, né liberazione di un mondo modellato su questo lavoro; è un sistema economico fondato sull'isolamento. L'isolamento fonda la tecnica e il processo tecnico isola di rimando. Dall'automobile alla televisione, tutti i beni selezionati dal sistema sono anche le sue armi per il consolidamento costante dell'isolamento delle “folle solitarie”. Non si può comprendere appieno la natura dell'alienazione senza considerare un aspetto particolare della vita moderna: la sua routinizzazione e la repressione della consapevolezza dei problemi basilari dell'esistenza umana. L'uomo può realizzare se stesso soltanto se resta in contatto con i fatti fondamentali della sua esistenza, se può provare l'esaltazione dell'amore come il tragico fatto della sua solitudine. Se egli è totalmente irretito nella routine e nell'artificiosità della vita perde il contatto con se stesso e oggi questo allontanamento si fa sempre più grande. L'uomo ormai non si riconosce come portatore di poteri e di ricchezza bensì come una mera “cosa” dipendente da poteri esterni, entro i quali ha proiettato la sua sostanza vitale. L'alienazione come noi la troviamo nella moderna società è quasi totale; essa permea le relazioni dell'uomo col suo lavoro, con le cose che consuma, con i suoi simili, con se stesso. Ma quando è iniziato tutto questo? Cioè come siamo arrivati a questo punto? A sentire gli storici ufficiali sarebbe un processo iniziato con la cosiddetta “seconda rivoluzione industriale” il cui apice sarebbe arrivato, come abbiamo detto, dopo la seconda guerra mondiale. Direi che si può sorvolare su questo punto di vista per prenderne in considerazione un altro, molto più interessante, il quale considera sì questi ultimi tempi come un' apice, ma di un periodo molto più lungo, iniziato molto prima e che ha tutte le caratteristiche del passaggio di un era. Secondo il grande studioso e pensatore R.A. Schwaller de Lubicz ci ritroviamo a vivere nella fase finale di un'era che, come il Kali-yuga dell'induismo, ha tutte le caratteristiche di una “deviazione”, ma da cosa? Dalla nostra vera identità, dalla nostra vera natura e reali capacità. Distacco necessario come necessaria è l'esistenza di una tale era oscura poiché, come nella vita individuale, è necessario allontanarsi,”cadere”, perdere qualcosa per rendersi conto del suo reale valore. Per questo grande studioso dell'esoterismo e del sapere dell'antico Egitto, luogo quest'ultimo che rappresenta il polo opposto, il punto da cui è partita la deviazione, è a partire dai “greci ragionatori”, dalla scuola di Elea fondata nel 550 o 500 a. C. in Grecia che è cominciato tutto. Questi cinque secoli anteriori al passaggio precessionale dall'Ariete ai Pesci curiosamente corrispondono al nostro XVI secolo, punto di partenza di un rinnovato razionalismo, umanesimo e meccanicismo che arrivano al loro apice oggi, nel passaggio tra i Pesci e l'Acquario. Allora vennero gettate alle ortiche tutte le cosiddette superstizioni, tutti gli spiritualismi, tutte le convinzioni definite chimeriche della creazione, offrendo a coloro che pensavano di “sapere” un terreno solido per costruirvi un mondo a loro immagine. La vita però non si spiega meccanicamente, sfugge alla logica e, attraverso l'uomo, può persino realizzare cose che vanno contro o al di là della natura stessa. Il radicalismo della visione di Lubicz sta nel fatto di vedere l'intera storia del pensiero occidentale come, per così dire, niente di più che un brutto scherzo. Il progredire inesorabile di un materialismo il cui obiettivo è sempre stato quello di eliminare dalla vita e dal fenomeno naturale il momento irrazionale, astratto, ma che tuttavia si imporrebbe intuitivamente. Il risultato di tutto ciò sarà quello di creare una gran fatica e di condurre ad una sorta di rassegnazione che oggi ha raggiunto il suo apice. Vi è un'incertezza generale che causa disordini sia sociali che individuali, ma che la massa degli uomini si limita a subire senza capirne l'origine. Se questo è il risultato della continua e millenaria attività di massa di alieni, Lux, di Satanidi 6 dita o di qualsivoglia altro parassita, “sfidante” o “volador” come lo definisce la tradizione mesoamericana, non sembra però essere un'opera guidata dalla lungimiranza poiché, al punto in cui siamo, il collasso e quindi il “reset” del sistema stesso appaiono come lo sbocco naturale. La misura è colma. Gli sciamani dell'antico Messico ad esempio ne erano perfettamente consapevoli. Scoprirono infatti quello che loro chiamano “il compagno che resta con noi per tutta la vita”, un “predatore” che emerge dalle profondità del cosmo e assume il dominio della nostra vita. Gli uomini sono prigionieri di questa entità che ci ha resi docili e impotenti, che soffoca le nostre proteste, che non ci permette di agire in modo indipendente. Si spiega benissimo così la contraddizione tra l'intelligenza dell'uomo che costruisce, organizza e la stupidità del suo sistema di credenze, oppure la stupidità del suo comportamento contraddittorio. Secondo gli sciamani sono i predatori a instillarci i sistemi di credenze, le consuetudini sociali. Sono loro che definiscono le nostre speranze e aspettative riempiendoci di avidità, codardia, abitudinarietà, egoismo e inclinazione all'autocompiacimento. Questi predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento e ci spremono senza pietà. “Sono efficienti e organizzati, seguono metodicamente un programma destinato a renderci del tutto impotenti. L'uomo, l'essere che era destinato ad essere magico, non lo è più. Si è ridotto a un banale pezzo di carne. Non ci sono più sogni degni dell'uomo, ma ci sono solo i sogni di un pezzo di carne: triti, convenzionali, stupidi” [2]. Gli antichi sciamani vedevano l'universo popolato di esseri dotati di consapevolezza ma non di corpo fisico ed è per questo che li chiamavano esseri inorganici. L'uomo medio si accorge di qualcosa solo quando approda nello spazio-tempo a lui accessibile che necessariamente è molto limitato. Gli sciamani, disponendo di un campo di consapevolezza molto vasto, possono invece registrare l'arrivo di qualcosa di estraneo. Innumerevoli entità provenienti dall'universo, aventi consapevolezza ma non organismo, atterrano nel nostro campo di coscienza e ci schiavizzano, senza che l'uomo medio ne abbia sentore. L'opera rivoluzionaria degli sciamani di tutte le epoche e culture, sta nel rifiuto di onorare un accordo cui non hanno partecipato. Nessuno ci ha mai chiesto se acconsentivamo a darci in pasto a esseri dotati di una diversa consapevolezza. Semplicemente i nostri genitori ci hanno messo al mondo perché fossimo cibo, proprio come loro, questo è quanto. L'uomo è scaraventato in questo mondo senza che egli lo sappia, lo approvi o lo voglia e poi, senza di nuovo approvarlo o volerlo, ne è strappato di nuovo. In questo non è diverso dall'animale, dalla pianta o dalla materia inorganica. Essendo però dotato di ragione ed immaginazione non può accontentarsi della passiva condizione di creatura. Egli è mosso dallo stimolo di trascendere il suo stato di creatura e l'accidentalità e passività della sua esistenza, diventando “creatore”. L'uomo è nato per essere libero.
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[1] K. Marx, Il capitale.
[2] Carlos Castaneda, Il lato attivo dell'infinito.

venerdì 19 agosto 2011

"Addotti e Racconti d’Adduzione" di Simone Pagni

Da Dicembre 2010 il sottoscritto e Massimiliano Russo abbiamo creato un raccoglitore per ‘esperienze diversamente normali’. Queste esperienze sono di persone normalissime con frammenti di vita poco comuni. Persone che ci hanno contattato e con cui abbiamo instaurato un rapporto di fiducia continuo. Abbiamo letto la loro vita oscura. Abbiamo annusato la paura e visto l’orribile attraverso le loro mail. Abbiamo raccontato pezzi di realtà attraverso gli articoli del nostro blog. Quello che segue è un resoconto personale di un anno di raccolta di esperienze relative a rapimenti alieni. Un anno in cui gli incubi di alcuni addotti hanno sconvolto il mio animo, gettando una cappa oscura su quella che pensavo essere la realtà.
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La realtà...
Il processo emotivo e coscienziale per il quale una persona arriva a credersi all’interno del fenomeno adduzione è molto complesso. Un addotto può arrivare alla morte senza che il proprio ‘io’ cosciente prenda atto della sua reale condizione, anche se la sua vita è stata costellata da eventi palesanti un interferenza estranea nella propria esistenza. L’addotto tende ad allontanare il pensiero di essere uno schiavo non rifiutando la schiavitù, lasciando libero accesso ad un parassita reso invisibile dalla volontà di non vedere della propria preda. Nei rari casi che un Addotto prenda coscienza della sua condizione ha inizio un processo emotivo (animico) a valanga che porterà inevitabilmente alla sua liberazione. Come dico sempre: ‘il primo passo verso la libertà è rendersi conto di essere schiavi’. L’addotto già liberato sente la necessità di raccontare quello che ha vissuto e quello che ha rischiato di perdere ma viene frenato da fattori sociali materialistici. Dichiararsi Addotto non è molto conveniente. E’ conveniente stare zitti, tenere per se la propria esperienza godendo della vittoria sul proprio parassita oppure... far sapere tutto al mondo in modo completamente anonimo. Questo è il motivo delle centinaia di esperienze che ho ricevuto e letto: la possibilità di uno sfogo mantenendo completamente l’anonimato. L’ex-addotto è un fiume in piena. Un contenitore colmo di esperienze come se queste gli fossero state innestate nella memoria. Molti hanno ricordi di mondi remoti o di altre vite. Altri hanno sviluppato un empatia fuori dal comune e la possibilità di vedere frammenti di un futuro possibile. La loro ritrovata personalità, oppressa da anni dal violento sequestro alieno, si libera con un potere immane tanto da renderli estremamente caratterizzati, oltranzisti... spigolosi ed oltremodo piacevoli in quanto riflesso puro della libertà.
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L’addotto, cioè colui che ancora vive il processo di liberazione dal proprio parassita, è una persona triste, angosciata, chiusa, priva di forza vitale e di energia. Tutto l’impegno dell’addotto va nel elaborare la propria condizione e nel liberarsi. Le testimonianze di Addotti sono quelle più brevi e svogliate. Gli addotti che credono di essersi liberati ma in realtà non lo sono si riconoscono molto bene e sono di tre tipi: Quelli che dicono di aver sconfitto il proprio parassita con la forza del signore o di Dio o di qualsiasi altro santo o qualsiasi altro illuminante pensiero di carattere Religioso; Quelli che dicono di aver respinto il rapimento grazie all’aiuto di parenti o amici defunti o che, dopo la liberazione, amici o parenti defunti fanno visite piacevolissime durante il sonno; Quelli che descrivono i rapimenti subiti e gli effetti del parassitaggio con troppo terrore ed angoscia, che utilizzano poche descrizioni non dettagiandole e che rispecchiano le linee caratteristiche deprimenti dell’addotto. Questo tipo di Addotto è quello più pericoloso perché, oltre ad occultare i propri demoni, fa cadere nella rete anche altri attraverso la divulgazione di false verità sui processi di liberazione o sulle volontà aliene.
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‘Colui che crede di essere addotto ma non lo è’, sono persone generalmente prive di qualsiasi personalità. Sono persone vuote che vivono vite noiose o persone rese vuote da vite costellate di dolori e drammi familiari. Queste persone si sentono qualcuno ed trovano una rivincita sociale dicendo al mondo intero di quanto siano addotti. La noia sembra svanire ed i drammi sembrano far meno male perché molte persone ti riconoscono il grande merito di esser stato rapito da E.T. & Co. Le persone di questo tipo si riconoscono dalla frenesia con cui scrivono i propri racconti d’adduzione, dalla continua pressione affinché il loro nome appaia nell’articolo, dal continuo sbandierare in maniera grossolana le proprie condizioni. I racconti di questi addotti sono i più Terribili ed i più Raccapriccianti proprio perché devono colpire e fare spettacolo attirando i lettori o gli ascoltatori ad informarsi su chi abbia vissuto tali frammenti di vita. Questi falsi addotti hanno una convinzione profonda del loro status: ripetono a se stessi ed agli altri i soliti aneddoti inventati o sentiti dire da altri facendoli propri, allontanandosi sempre di più dalla realtà per avvicinarsi alla malattia mentale. Molti professionisti nel mondo del fenomeno ‘rapimenti alieni’ sono convinti del fatto che le malattie mentali siano soltanto danni collaterali di uno status d’adduzione. Io ,che non sono e non sarò mai un professionista del settore, sono più che convinto che non sia così: la malattia mentale esiste ed è fine a se stessa. Ci sono moltissime menti plagiabili che ascoltando conferenze o leggendo libri su argomenti trattanti fenomeni di Adduzione si convincono di essere vittime di questo fenomeno. A differenza di coloro che credono di essere addotti ma non lo sono, i malati di mente riescono ad ingannare i migliori conoscitori del settore anche se posti in ipnosi profonda. Paranoicamente studiano i particolari del fenomeno e cercano di tenersi informati sulle ultime scoperte per risolvere il loro impalpabile ed autoindotto problema. Un buon 40% delle mail che ci sono pervenute appartengono a persone con evidenti problemi di mente: paranoia, schizofrenia, depressione acuta, disturbi della personalità... La forma dei testi delle loro mail presentano segni di dislessia o analfabetismo nel soggetto mentre i contenuti sono privi di logica. Gli impostori sono di due categorie: gli impostori di Classe ed i Ragazzacci. Quelli di Classe sono quelli che mentendo clamorosamente sui loro incontri di terzo e quarto tipo hanno costruito una carriera o, quanto meno, un mestiere. Questi mi stanno molto simpatici perché raccontano idiozie per vivere proprio come chi ci governa e chi ci recita la messa ma non costringono nessuno a dar loro soldi al contrario di politici e preti. I Ragazzacci sono quelli che inviano mail molto serie, molto elaborate e che una volta pubblicate fanno ridere solo loro. Questi bimbi vogliono divertirsi o dimostrare che le argomentazioni Ufologiche sono tutte una balla. Il Ragazzaccio più vispo che ha inviato mail al nostro blog si chiama Daniele (nome fittizio), il quale si inventò una bellissima storia riguardante Astronavi di un Genere Alieno Cavalletta che avrebbero invaso la terra nel Marzo 2011. L’ultima Mail che fece pervenire era completamente Anagrammata. Dopo un paio di pagine pregne di frasi sensate e terrificanti, Daniele confessò che tutto il suo racconto era soltanto la dimostrazione nitida del fatto che il mio lavoro e quello del mio collega fosse completamente inutile e che la verità si potesse trovare solo in seno a determinati Siti nel Web o su particolari pagine di Facebook. Daniele, fervente sostenitore di una fede Ufologica assai famosa, cercò di screditarci in questo modo (ed in parte ci è riuscito visto che i suoi racconti fasulli sono stati letti da più di 30000 lettori). Il Blog la ‘Gazzetta del Mistero’ mette in serio esame le mail di racconti d’adduzione. Il nostro impegno è di non far passare racconti fasulli o scritti da persone con problemi mentali. Continuerò, insieme al mio collega Massimiliano, a raccogliere pezzi di realtà ed a incollarli in un puzzle prismatico infinito che porterà a definire la Realtà Oggettiva che ci circonda.
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martedì 16 agosto 2011

"Paolo Fattorini, un ricercatore dell'Anima" di Federico Bellini

Conosco Paolo da pochissimo tempo, ma necessario per aver capito immediatamente la sua indole malinconica e che mi ha fatto rivedere in lui parti di me stesso, come di molti di noi che condividono una particolare esperienza su questo pianeta che chiamiamo Terra. Il suo essere artista e poliedrico non è uscito fuori per caso, ma da una famiglia del tutto unica, come lui stesso ha descritto (credo senza non poco dolore) nel libro che fa da apripista al suo ultimo lavoro “Padre. La Conoscenza è di tutti!”. Ad un certo punto si considera, anzi urla il suo sentirsi Alieno in un mondo di Umani e che, in buona parte, probabilmente, non lo sono (o almeno non sanno di esserlo), mettendosi a nudo di fronte alle incertezze della propria vita, costellata di gioie, dolori, conquiste, insuccessi, amori e tradimenti. Su tutto sovrasta, però, un ombra oscura, quella della depressione, male che ha attanagliato la vita di tanti artisti nel corso dei secoli, ed è li che esce fuori il suo coraggio, di mettersi a nudo davanti al proprio pubblico, raccontando se stesso e la sua voglia di riscatto e, per farlo, si è messo alla ricerca di una verità, per molti nascosta, ma non necessariamente perduta. Seppure lo stile musicale sia ben diverso e distante, in “Padre. La Conoscenza è di tutti!” ho riscontrato i germi di un concetto ottocentesco e del tutto romantico di mettere in atto la propria creatività, attraverso l'idea di “Opera d’Arte Totale” (Gesamtkunstwerk). Il termine fu usato per la prima volta nel 1849 da Richard Wagner nel suo saggio Arte e Rivoluzione (Die Kunst und die Revolution), dove citava come massima espressione l'arte teatrale dell'antica Grecia. Dopo poco tempo nel saggio L'Opera d'Arte dell'Avvenire (Das Kunstwerk der Zukunft), scritto lo stesso anno, sviluppava ancora il concetto ed infine nel suo Opera e Dramma (Oper und Drama) del 1851 descriveva nei dettagli la sua idea dell'unione fra opera e dramma, in cui le arti singole vengono subordinate ad un unico proposito. Il termine indicava l'ideale di teatro in cui convergono musica, drammaturgia, coreutica, poesia, arti figurative, al fine di realizzare una perfetta sintesi delle diverse arti. Inoltre, tale opera totale, da un lato doveva costituire l'espressione più profonda dell'Anima di un popolo, proiettandola in un ambito di universalità ed è proprio questo che Paolo Fattorini, forse inconsciamente, ha cercato di mettere in pratica nel suo mirabile lavoro. Nel cofanetto di “Padre. La Conoscenza è di tutti!” sono inclusi un Libro, un Dvd e un Cd. Nel Libro dove è presente una prefazione di Mike Plato, segue una breve biografia romanzata di Paolo stesso che, "spogliandosi", racconta la sua storia, dalla sua infanzia sino alle prime conquiste della maturità, facendo emergere i lati di una ricerca personale fuori dal comune. Nel Dvd la situazione cambia, Paolo diventa il presentatore di un vero e proprio documentario dove vari relatori tra cui si ricordano Corrado Malanga, Mike Plato, Adriano Forgiane, Varo Venturi ed Elisabetta Baracchini, raccontano la loro ricerca nel campo delle Abductions, la Spiritualità, la Presa di Coscienza. Arriviamo infine al Cd dove sono presenti otto nuove canzoni dello stesso Paolo e che concludono sotto una chiave musicale, raffinata ed elegante, questo viaggio alla ricerca di se stessi. Considero Paolo un “Poeta dell’Anima”, ovvero fa parte di quella categoria di artisti rari (penso ad un Novalis o un John Keats), dove grazie all’introspezione di se stesso, ha fatto emergere non soltanto lati nascosti o sopiti della sua personalità, ma anche un canto spirituale capace di comunicare un esigenza di risveglio comune su tematiche di difficile comprensione o di fruizione da parte del grande pubblico. Perché è nell'analisi o nell'osservazione diretta della propria interiorità, rappresentata dai sentimenti, i desideri, i prodotti del pensiero, come pure il senso dell'identità di una persona che arrivi aConoscere Te Stesso”, perché come affermava Socrate “... il compito dell'Uomo è la cura dell'Anima”, un compito che Paolo si è imposto da tempo, non solo per se stesso, ma anche per coloro che avranno il privilegio di ascoltarlo.
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Paolo Fattorini (classe 1977) è un cantautore, chitarrista, bassista, arrangiatore, programmatore, produttore artistico dal curriculum variegato ed invidiabile. Nel 1999 è subito vincitore al festival “A Voice For Europe” in onda in due puntate su Tmc e Tmc2 con il brano "Sempre Tu" e partecipa al “Giro Festival” in onda su Rai Tre. Nel 2000 esce a maggio il singolo "Una Parte di Noi" (EMI) trasmesso da Rds, Rtl, Radio Italia, Radio Rai e svariate emittenti locali, partecipa ad un concerto acustico all'interno del programma radiofonico su Radio Rai 2 di Massimo Cotto. Nel 2001 partecipa ad una breve tournè radiofonica e live in tutta Italia. Nel 2002 è vincitore del “Sanremo Rock Festival & Trend” su Rai Due con il brano “Voglio Scegliere”, partecipa alla trasmissione “Un Disco per l’Estate” su Rai Due e il brano viene trasmesso da Radio Rai e da Radio Italia. Nel 2003 esce il singolo “Se Moltiplicando Te” prodotto dalla promoter Paola Pezzolla e da Rolando D'Angeli, produttore di Nek. Partecipa alla trasmissione “Un Disco per l’Estate” su Rai Due, apre i concerti delle Lillipop e presenta, insieme a Anna Tatangelo, Valeria Rossi, Irene Grandi, Le Vibrazioni, Neffa, Morgan, etc., la trasmissione "I 60 a Colori" in onda su Rai Due. Nel 2004 partecipa ad una serie di trasmissioni su Rai International e produce la cantautrice romana Sara Onori. Nel 2006, insieme a Sara Onori, forma il trio Sara & The Prodcuers, ospiti fissi della trasmissione di “T9 NaittNain. Ma è durante questo percorso del tutto unico che comincia ad interessarsi di psicoanalisi ed esoterismo, sviluppando le sue teorie riguardanti le energie universali e il concetto “così in alto come in basso”. Diviene coautore e produttore artistico del brano del cantautore romano Stefano Pais, che vede la partecipazione nella scrittura del testo dell'astrofisica Margherita Hack, comincia in seguito un percorso di ripolarizzazione spirituale che lo porterà ad abbandonare definitivamente il suo vecchio mondo musicale finora proposto ed iniziare una nuova fase creativa ed artistica. Nel 2009 viene intervistato a “Festa Italiana” su Raiuno, nel 2010 produce e scrive il primo singolo “Siamo Diversi” dell’album di Francesca Luna. La sua ricerca in ambito archeologico, psicoanalitico, esoterico, esopolitico, da vita ad un progetto molto ambizioso, che lo vede impegnato nell’ideazione e realizzazione del suo primo disco dal titolo “Padre. La Conoscenza è di tutti! 1+”, il primo di una trilogia. In uscita a settembre all’interno di un cofanetto contenente insieme: libro, dvd (documentario che racchiude i risultati della sua ricerca) e cd con le sue ultime canzoni. Il progetto, come da Paolo stesso dichiarato, vuole essere un esortazione al risveglio spirituale e alla presa di coscienza dell’enorme potenziale energetico che ogni essere umano possiede.
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Padre. La Conoscenza è di tutti! 1+
... nei negozi dal 15 settembre (Yorpikus/ Audioglobe).
www.paolofattorini.com
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"Gurdjeff, il suo messaggio" di Maurizio Rucco

Consentitemi, per iniziare, di dichiarare che io non sono un Gurdjieffiano. Ho avuto un esperienza ultradecennale con una scuola che affonda le sue radici nella stessa terra a cui anche Gurdjeff, molti decenni fa, attinse; quindi matrici comuni, ed in me, una densissima impressione di spiritualità, contemporaneamente morale e metafisica in questa terra comune, il Sufismo. Il Maestro Sufi, trasmette una inequivocabile sensazione di “sapere” sul mondo spirituale, spesso unita ad una intelligenza e presenza di spirito sconcertanti. Io ovviamente Mister G.,non l'ho mai conosciuto essendo morto nel 1949, tuttavia mi sembra di cogliere nei suoi scritti, lo stesso afflato spirituale che può trasmettere un testo sacro, o il frequentare, ed io ho avuto siffatta fortuna, un uomo straordinario. Beninteso che questa e' una mia opinione personale, che so comunque essere condivisa da molti altri nel mondo. Una breve premessa ora, la reputo doverosa.
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Georges Gurdjieff nacque presumibilmente nel 1877 nella ex Russia meridionale; dopo aver viaggiato in lungo e in largo tra Europa, Africa, Medio Oriente e Asia Centrale raccoglie i frammenti sparsi delle antiche tradizioni di saggezza, la riordina e ne calibra i contenuti per i cervelli degli occidentali, insegnando e scrivendo libri. Esistono libri scritti dai suoi allievi, qualcuno anche da lui approvato che meritano totale attenzione, ma fra le migliaia di pubblicazioni che seguono la scia della sua fama, nulla è più criptico, insolito, allegorico e iconoclasta del suo testo “I Racconti di Belzebù a suo Nipote”. Egli dichiara senza mezzi termini le sue intenzioni: distruggere senza pietà e senza compromessi, nel pensiero e nei sentimenti del lettore, tutte le credenze e le opinioni che i secoli hanno radicato a proposito di tutto ciò che esiste nel mondo. Keats in una sua opera scrisse: “L'intelligenza ritarda ed intralcia”, e credo si riferisse a come la mente, con i suoi voli pindarici, tenda a smontare altre preziose informazioni che avrebbero potuto, se inalterate, cogliere la nostra parte emozionale o il nostro intuito; io credo proprio sia necessario spegnere i preconcetti, e non allinearsi ai soliti percorsi mentali per gustare uno zibaldone di idee, che ha pochissimi precedenti nella storia. Veniamo al dunque. Il protagonista di questa allegoria, Belzebù, è nato su un lontano pianeta, Karatas, sotto una forma molto diversa dalla nostra. Ha zoccoli, coda e corna. Naviga attraverso l'universo ed Hassein, il nipotino, seduto col nonno a bordo dell'astronave interplanetaria ascolta con attenzione totale la storia della razza che popola il pianeta Terra. I temi trattati spaziano dalle civiltà del deserto del gobi, alle deformazioni subite dall'insegnamento buddista, al vero significato dell'Ultima Cena, all'architettura di Mont Saint-Michel; e ancora l'elettricità, la Sfinge, la musica oggettiva, Saturno, Leonardo Da Vinci. Ma... non vi aspettate la fluidità di lettura di un enciclopedia! Il lessico e' a dir poco acrobatico, con frasi di una lunghezza infinita e l'utilizzo reiterato di parole che sono un mix di vari linguaggi, costringenti il lettore ad una attenzione totale, e l'obbligo di aver in dote un eccellente memoria. Basandomi sulle mie non eccelse capacità sinaptiche, mi sento di sconsigliare vivamente l'acquisto di questo tomo di oltre mille pagine, se lo scopo ultimo e' quello di sfogliarlo sotto un ombrellone, o con il sottofondo della nostra radio preferita; al contrario e' necessaria una forte dose di attenzione e dedizione, solo cosi' è constatabile l'altissima qualità dei contenuti mischiata con letale perfidia alla farraginosità apparente, condita dall'ironia più sottile che la letteratura Sufi sa regalare. Ed ora un breve ed incompletissimo riassunto, anzi, sarebbe meglio dire, parafrasando un celebre libro di uno dei principali allievi di G., un piccolo “Frammento di un insegnamento sconosciuto”: L'inizio e' col botto: l'intero sistema Solare, deve la sua esistenza ad uno sciagurato errore. Un personaggio elevatissimo nella Gerarchia degli Esseri, durante la creazione dei Mondi, commette uno sbaglio. Nulla era predestinato, tutto nasce dalla stupidità passeggera di un essere normalmente intelligentissimo, che, per dirla col linguaggio forbito dei Greci Antichi, maestri in Eloquenza: “Ha combinato un casino”. Il risultato è che le due lune che giravano attorno alla Terra hanno cominciato ad allontanarsi  in modo inquietante; se questi movimenti non fossero stati arrestati, i due satelliti disordinati avrebbero provocato sciagure e calamità, in tutto il Sistema Solare. Gli esseri superiori che reggono l'universo fisico, con un egoismo che ha del clamoroso, decisero di sacrificare l'umanità, avendo deciso di non far pesare al loro “collega” l'errore commesso. Diedero così agli uomini un organo speciale che comportava la percezione della verità al rovescio, e che dava il piacere ad oggetti ed atti che in principio erano neutri. Quest'organo, inserito nella vitalità umana, sparava nello spazio vibrazioni atte a frenare l'indisciplina dei movimenti dei satelliti. La cosa funzionò, e cosi' tantissimo tempo dopo, fissate stabilmente le orbite, l'umanità venne liberata ma... l'influenza nefasta di quest'organo, benchè rimosso, non svanì, ed ecco l'origine di tutti gli errori morali, politici, di tutta la violenza e la perversione. Dio non l'aveva previsto ne voluto, ne vi può porre rimedio. In quest'ottica Dio non e' L'Assoluto, ma un Dio locale, che regge la nostra zona d'Universo. Giusto per dare una mano Egli, quando può, manda degli emissari che vengono puntualmente uccisi, dato che l'umanità non molla facilmente il suo modo falsato di agire e pensare, anche se saltuariamente viene registrato qualche piccolo progresso. Il nipotino sempre in attento ascolto del saggio nonno, scopre anche non tutti hanno un Anima, invero solo pochissimi la possiedono. Tendenzialmente se uno si sforzasse per tutta la vita verso la virtù, potrebbe anche acquisirla, ma la gran maggioranza degli uomini non e' molto diversa dagli animali; anzi gli animali, che si comportano secondo natura, hanno più Anima degli uomini degradati. La Natura quale esiste sulla Terra e' una specie di divinità inferiore, che ha il potere di prevedere e di costruire l'avvenire entro un certo limite, e che tratta l'umanità attuale come gli uomini trattano i maiali: li ingrassa, li uccide e li mangia. In fondo e' proprio a questo che servono gli uomini comuni. Alla sua morte l'uomo evoluto, al contrario, passa in una specie di purgatorio. Il paradiso e l'inferno sono errori prodotti dall'antico organo umano, le cui funzioni, in realtà, come detto, riguardavano la luna. Ma l'idea del Purgatorio è un idea completamente vera: anche le anime migliori che sono riuscite a svilupparsi sulla Terra devono subire lunghe prove, dopo il loro transito terrestre, per poter entrare nella normalità degli spiriti. Riassumendo: la Terra e' un inferno, abbiamo pochissime speranze, ma alcuni possono passare, in un luogo atto alla purificazione, col fine di raggiungere gradualmente le più alte gerarchie spirituali. Due parole anche sul Buddismo: secondo Mister G. tutta la teosofia, lo spiritismo, la psicanalisi e la psicologia in toto, sono dei sottoprodotti del vero autentico Buddismo, ora dimenticato. Che conoscesse alla perfezione l'argomento è testimoniato da alcuni uomini che hanno affermato con certezza assoluta, che lo stesso uomo, presente nei circoli di New York nei primi decenni del secolo scorso, era stato al servizio, come precettore, del giovane Dalai Lama in Tibet una trentina  d'anni prima, presumibilmente inviatovi dal governo Russo. Ovviamente non c'è certezza, ma mister G. parlava tibetano, russo, tartaro, tagik, cinese, greco, oltre ad un bizzarro francese ed inglese. Un altra idea che possiede in sé  forza, bellezza, crudeltà è che tutto è partecipe di tutto in ogni istante; noi mangiamo e siamo mangiati. Paracelso affermava che noi mangiamo pane e stelle. G. dice lo stesso ma, per nutrirci di Vega, Sirio o Giove e Venere, l'uomo deve pagare; deve, con uno sforzo cosciente, ESSERE in ogni secondo, vivere la propria vita come se fosse dietro l'angolo la sua morte, senza staccarsi dal mondo, ma, al contrario, vivendo pienamente nel mondo, senza accontentarsi di respirare, accumulare beni e riprodursi mentre passano gli anni. Chiudo dicendo che molti sono stati e sono i detrattori; nei suoi scritti ma ancor di più di persona, mister G. aveva un atteggiamento a volte brusco e tirannico, e ciò che affermava con categorica certezza era duro, durissimo da digerire e gli insulti rivolti anche ai suoi allievi erano all'ordine del giorno... ma una cortesia ed una delicatezza meravigliosa squarciavano questo velo, nel caso riscontrasse nel soggetto di fronte a lui un quid, un essenza, degna di ciò che a buon diritto dovrebbe possedere, e che spesso non ha, un vero Essere Umano.

mercoledì 10 agosto 2011

"La Cronaca di Akakor - parte II" di Maurizio Rucco

(disegno di Erika Ajovalasit)
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La Cronaca di Akakor comincia nell'ora Zero, quando gli Dei ci abbandonarono. A quei tempi Ina, il primo principe degli Ugha Mongulala, decise di far mettere per iscritto tutti gli avvenimenti della vita della nostra gente, “con chiara scrittura ed in buona lingua”. I Primi Maestri arrivarono nel 13.000 A.C. Secondo la cronologia dei bianchi, apparvero all'improvviso nel cielo brillanti navi d'oro, e ci rimasero fino al 10.481 A.C. anno della loro partenza. Gli stranieri ci dissero che la loro patria si chiamava Schwerta, un mondo lontano nelle profondità del cosmo: un immenso impero, formato da mondi numerosi come i granelli di polvere di una strada. Ogni 6.000 anni i due mondi, il nostro ed il loro, si incontrano. Vennero sulla Terra 130 famiglie, e ci riconobbero come fratelli. Divisero ogni frutto della terra, ci insegnarono le loro leggi, anche se gli uomini facevano resistenza come bimbi ostinati. Per questo loro amore verso di noi, per quello che dovettero sopportare per colpa degli uomini, pazientemente e senza stancarsi per insegnarci, noi li veneriamo come i nostri portatori di luce. I nostri artigiani riprodussero i signori di Schwerta: corpo esile, simili agli uomini, tratti del viso molto delicati, pelle bianca capelli neri con riflessi blu, gli uomini portavano una folta barba, ed erano fatti di carne come noi; ma avevano un segno divino, 6 dita alle mani ed ai piedi. Tra tutti i popoli gli Dei, scelsero delle famiglie elette, ed ammesse a vivere con loro, ad essere servitori ed alleati, e ad essi insegnarono il loro testamento; essi sono gli Ugha Mongulala, ossia la “tribù degli alleati eletti” nella lingua dei bianchi. E noi siamo come loro, alti, occhi a mandorla, naso aquilino, folta capigliatura nero-blu, ma noi abbiamo solo 5 dita. Gli Dei, tracciarono canali, strade, seminarono piante nuove, allevarono animali. Akakor la capitale, fu edificata 14.000 anni fa dai nostri antenati, sotto la guida dei Maestri; aka significa fortezza, kor il numero 2. Akanis, la numero uno si trovava in Messico, ed Akakim la numero 3 venne edificata circa 7.000 anni dopo. Akakor si trovava in una valle dell'altopiano sulle montagna alla frontiera di Brasile e Peru; per tre quarti era protetta da roccia, sul quarto verso est, si apriva una vasta pianura, che declinava dolcemente verso la giungla della foresta. Tutta la città era circondata da un muro di pietre, nel quale si aprivano 13 porte molto strette. La pianta di Akakor era rettangolare, due strade principali s'incrociavano e dividevano la città in 4 parti, al centro vi era un tempio rivolto ad est. Altre città vengono nominate nella Cronaca: Humbaya e Patite in Bolivia, Emin e Cadira in Venezuela. Tutte queste vennero distrutte 13 anni dopo la partenza degli Dei, da un immane catastrofe. I nostri antichi padri costruirono altre tre città: Salazare, Tiahuanaco, e Manoa, queste furono le residenze terrene dei Primi Maestri e zone proibite. In ognuna di esse si ergeva una grande piramide a gradini, con una larga scala, ed in cima una piattaforma, dove gli Dei celebravano riti a noi sconosciuti. Con i miei occhi ho visto solo Salazare: dista 8 giorni da Manaus sul grande fiume, e tutti i palazzi e templi sono coperti dalla vegetazione. Esiste una tribù che vive prevalentemente sugli alberi che uccide chiunque vi si avvicini, io potei avvicinarmi essendo la mia tribù anticamente legata alla loro. Queste città sono un mistero: testimoniano una scienza ed un sapere superiori, del tutto incomprensibile all'uomo d'oggi. Per gli Dei le piramidi erano abitazioni e simboli della vita e della morte, del sole della luce e della vita. I Primi Maestri ci hanno insegnato che esiste un “luogo spazio” tra la vita e la morte, tra la vita ed il nulla, che appartiene ad un'altra dimensione. Per loro le piramidi erano un mezzo per raggiungere la seconda vita. Ora Akakor è distrutta secondo mio ordine, approvato dal Consiglio Supremo, e dai sacerdoti; era troppo visibile per i bianchi barbari. Così abbiamo rinunciato alla nostra capitale per rifugiarci nell'ultimo regalo fattoci dagli Dei, 13 città sotterranee nascoste sotto le Ande. Sono disposte a formare una costellazione. Akakor, la principale, è la copia della città distrutta da noi; vi sono gallerie larghe come 5 persone allineate, che collegano le città, Budu, Kisch, Boda, Gudi, Tanum, Sanga, Riono, Kos, Aman, Tat e Sikon, tutte illuminate con luce artificiale tranne Mu, la più piccola delle 13, che possiede condotti fino alla superficie, che convogliano la luce naturale ad un enorme specchio, con la funzione di spargere la luce del sole ovunque. Tutte le città hanno acqua corrente che sgorga dalle montagne, con piccole canalizzazioni che provvedono a rifornire ogni singola abitazione. L'aria per respirare esce dalle pareti. Le entrate in superficie sono nascoste accuratamente, chiudibili accuratamente con portali in pietra, in caso di pericolo. Nessuno sa nulla sulla edificazione di queste dimore sotterranee. Esse hanno resistito per migliaia d'anni, all'attacco di tribù selvagge e all'avanzare dei barbari bianchi, che risalivano il Grande Fiume in numero infinito, come formiche. Secondo le profezie dei nostri sacerdoti alla fine scopriranno Akakor, e li troveranno la loro immagine. Allora il cerchio si chiuderà. Così è scritto: “Da Akakor regnarono gli Dei. Regnarono sugli uomini e sulla Terra. Avevano navi che solcavano il cielo più veloci degli uccelli. Avevano pietre magiche per guardare in lontananza. Si potevano vedere città, fiumi, colline, laghi. Tutto quanto accadeva sulla Terra e nel Cielo, poteva essere visto in quelle pietre. Ma la cosa più meravigliosa erano le abitazioni sotterranee, e gli Dei le consegnarono ai loro servitori eletti come ultimo testamento, perché i Primi Maestri sono del loro medesimo sangue e del medesimo padre.

"I Figli di Kronos" di Lorenzo Venza

Credo di aver già parlato abbastanza di quello che è stato prodotto in seno al movimento new age, riguardo alle sue cause e al contesto sociale e neo-spirituale in cui si è sviluppato tutto ciò, (la "seconda religiosità" della fine dei cicli) e, dopotutto, non mi interessa poi molto, "discutere di poesia con ubriachi", quello che realmente mi interessa è contemplare come, nello specifico, certe "entità", reali o meno, usino o forse, non possano fare a meno di usare, elementi simbolici (sia numerici che fonetici) presi dall'autentica sapienza esoterica, perché invenzione umana o meno, spirito trascendente o meno, è impossibile svincolarsi dall'archetipo collegato direttamente all'idea ancestrale, che aiuta i più "valorosi" a vedere tra i fumi della menzogna ed i meno "esperti" a sentire che sono comunque vincolati ad una realtà superiore (ma anche infinitamente inferiore), fidandosi di quello che viene semplicemente loro detto. L'entità a cui mi riferisco stavolta risponde al nome di Kryon. Fa la sua comparsa la prima volta verso la fine degli anni 80, "canalizzato" da Lee Carroll, ingegnere del suono statunitense, arrivando, in seguito anche in Africa e nel "bel paese", servendosi di altri due tramiti umani, che "canalizzano" il suo "verbo". Il suo messaggio è assolutamente associabile al movimento della "nuova era" spirituale, con tanto di informazioni sui bambini indaco, DNA esoterico, entità angeliche e ogni tipo di possibile attrezzo luci-ferico, occupandosi anche di "ricalibrare il campo geomagnetico della Terra". Ma prima di addentrarci in parti di messaggi di cui possa servirci l'esempio, andiamo valutare meglio l'origine del nome, di "costui". Stando a quello che si può leggere sulla rete, Kryon è in realtà un acronimo spirituale creato appositamente per utilizzare la vibrazione del numero 11 adatta a questo scopo. Difatti, il suo nome per esteso è Kyrie Eleison, che significa “Signore dammi la forza di essere capace di provare compassione per me stesso e per gli altri".
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Ora, è ben noto che la frase Kyrie eleison (Κύριε ελέησον), il cui significato autentico è "signore, pietà" (o in bizantino:" signore mostrami la tua benevolenza") è una formula di risposta (insieme a "Cristo pietà") che segue l'atto penitenziale, nella messa cattolica (derivata dal rito di Gerusalemme, del IV sec. D.C.) L'origine di questa preghiera, si ha nel vangelo di Matteo. Notiamo come quindi, già nella traduzione che si vuole dare c'è una netta differenza tra l'idea di compassione cristiana, che può arrivare solo da Dio/Cristo, in direzione dell'uomo e il concetto più antropo-centrico, che vuol fare si che, in virtù di della forza data da Dio, sia l'uomo a elargire, per sé stesso e gli altri, la compassione, attributo divino trascendente, che poco gli appartiene (la "compassione" è un termine che gli Evangelisti hanno praticamente coniato per Gesù, un attributo divino che prende tutto il suo senso se,colui che prova la compassione, è in una posizione di netta superiorità rispetto agli altri). Per quanto riguarda l'acronimo, la spiegazione sulla base della vibrazione del numero 11 (di cui ho scritto su questo blog, ma il discorso si farebbe troppo vasto, per poterne parlare in questa sede) è alquanto debole, se non fantasiosa e, come tale, giustificabile all'infinito con le solite motivazioni neo-spirituali che, tanto per cambiare, sconfinano in un moderno "atto di fede", travestito da "quando sarete pronti capirete, ma sappiate che una parte trascendente di voi già lo sa". (fantastico) Sicuramente è difficile, in seguito poi alla traduzione edulcorata e sovvertita della formula da cui deriva l'acronimo, capire che il nome Kryon derivi da Kyrie eleison: probabilmente avendo scritto "kyron" (il nome, su cui in seguito torneremo, sarebbe stato scritto così nella maniera migliore, per essere considerato, appunto, un acronimo) si sarebbe persa la "tanto benefica" vibrazione del numero 11, chissà... quindi accettiamo il nome per come è e continuiamo l'analisi. Parlando di simbologia, fonemi ed archetipi, esistono alcune formule consonantiche che, legate inscindibilmente alla tradizione e alle origini dell'uomo, mantengono sempre la stessa idea, uscendo fuori inconsciamente, sia quando si vuol dare una rappresentazione linguistica dell'idea originale di partenza, sia quando "qualcosa" si presenterà a noi, costringendoci ad attingere dall'archetipo, sempre connaturato con lo stesso concetto, per avere una traduzione in parole che presentano caratteri simili. (Ad esempio il nome ISHTAR, nelle sue mille forme, collegato sempre ad un'immanente realtà). Ne: "i Simboli della scienza sacra" R. Guénon, parla del gruppo consonantico KRN, in questi termini, nel capitolo dedicato al simbolo delle corna: Secondo René Guénon la parola cornus sarebbe connessa con l'appellativo Karneios di Apollo e con il nome del dio Kronos, attraverso una radice KRN che avrebbe il significato di "potenza". Tale significato sarebbe dedotto dalla valenza delle due divinità prese in esame: Kronos è il dio del cielo più elevato nella tradizione astrologica (corrispondente al Satya Loka della tradizione induista) e il suo corrispondente romano Saturno è il sovrano dell'età dell'oro (il Satya Yuga dell'induismo); Karneios invece sarebbe il dio del Karn, cioè del "luogo elevato" (il cairn nelle lingue celtiche è il mucchio di pietre che indicano un tumulo). Secondo Guénon il simbolo delle corna di ariete ha una valenza solare, quello delle corna di toro ha invece una valenza lunare (quest'ultimo in qualche modo confermato anche dalla forma stessa delle corna di toro). Si trova nell'Apocalisse, dove vengono citate due figure cornute di potenza assoluta e opposta l'Agnello e la Bestia; Alessandro Magno nella tradizione araba viene chiamato al-Iskandar dhul-qarnaim, cioè Alessandro "dalle due corna", che secondo Guénon viene inteso come simbolo del suo duplice potere su Oriente e Occidente, ma anche come riferimento alla sua autoproclamata discendenza dal dio Ammone, la cui raffigurazione era caratterizzata dalle corna d'ariete."
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Ora, qualunque valore noi vogliamo dare, secondo la nostra possibilità logica o secondo le giustificazioni new-mistiche, al nome di tale entità, è difficile andare oltre l'evidenza di tali aspetti simbolici. Guenon, parte dal corno per spiegare, in virtù della radice KRN, una duplice origine, appunto solare e lunare, disseminata in varie culture, due aspetti, in ogni caso della potenza (le corna come raggi di luce sul mondo). Quindi "elevazione" e "Potenza", simbolo delle corna (ma anche della corona e delle "spine", corna naturali, in contrapposizioni a quelle animali, simbolismo che si fonde con quello della corona nella passione di Cristo) e analogie inquietanti, con ambivalenti divinità, presenti naturalmente nel nome dell'entità angelica, che lavora per la nostra evoluzione, per la magnetosfera terrestra ed il cui sedicente significato del nome, è una sovversione rispetto all'originale. Vale la pena comparare la descrizione della bestia "cornuta" dell'apocalisse di Giovanni, con la presentazione che Kryon fa di sé stesso.
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"Vidi poi sorgere dalla terra un’altra Bestia, che aveva due corna come quelle di un agnello, ma che parlava come un drago. Essendo ai servigi della prima Bestia, ne instaurava ovunque l’impero, e induceva la terra e i suoi abitanti ad adorare questa prima Bestia, la cui piaga mortale era stata guarita. Essa compì strabilianti prodigi, perfino quello di far discendere, sotto gli occhi di tutti, il fuoco del cielo sulla terra; per mezzo di questi prodigi sedusse gli abitanti della terra."
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"Vi ho detto che il Kryon proviene dal Sole dentro il Sole, dalla grande area centrale. Ecco il tema del centro che va verso l'esterno. Ora vi dico che ha un altro nome, uno che sentirete spesso (cercate la prova). E' la Forza Creativa Primaria. (Ammone- Amon - "creatore di tutte le cose" ndr.) Questo è il luogo da dove io emano. Ciò che faccio ora per voi, l'ho fatto per altri molte, molte volte. E' l'amore e la compassione dello Spirito che mi manda a voi ora, e che vi ama mentre siete qui seduti... ciascuno per nome."
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"Così vi diciamo, emulate i maestri che hanno camminato su questo pianeta prima di voi. Cosa avevano loro che voi non avete? La prima cosa è… proprio nulla! Erano tutti Esseri Umani. Non erano super-creature e non nacquero diversi da voi. Colui che disse di essere il Figlio di Dio è stato molto chiaro al riguardo. Egli disse: “Io sono il Figlio di Dio e lo siete anche voi!” Voglio dirvi che ciò che Egli vi ha mostrato è quello che voi potete fare con la maestria. Potete trasformare la materia, potete far andare all’indietro l’orologio che è nel vostro DNA, potete creare una guarigione che è al di là di quella che mai avreste pensato di riuscire a fare, e questo viene direttamente dal Sé Superiore dentro di voi. L’energia dei maestri è con voi, e la sola ragione per cui sono venuti fu per essere degli esempi, così che voi poteste vedere e fare altrettanto" (quale delle due bestie cornute si potrebbe far pari all'altra?).
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"Kryon dice che i potenziali per l’umanità sono molto buoni e che ci stiamo davvero muovendo verso una direzione positiva, solo che è difficile da vedere. Quando si vedono i notiziari della sera le cose sembrano orribili, ma questo è il risultato dovuto al risplendere di una luce più brillante che sta continuando da molto. Si cominciano a vedere cose che non si sono mai viste prima. Vedete la corruzione e l’orrore e il male che ci facciamo a vicenda rivelarsi chiaramente. Sono sempre stati là, ma si stanno rivelando ora in una nuova luce."

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Considerato poi, il continuo ribattere sull'assenza di un autentico male, frutto dell'esperienza scelta dall'uomo e non come un'immanente forza che agisce su esso, è solito, infatti,affermare che"Lucifero non esiste", si inizia ad avere un quadro più completo, di tutta la situazione. Il "figlio di Dio" che in fondo era uomo assolutamente come noi (che però di Lucifero parlava e con lucifero combatteva), Dio non nell'uomo, ma uomo come Dio, discorsi mistici e tecnologici (Angeli, spirito, DNA e griglie della magnetosfera), rimandano piuttosto in fretta verso un tema già trattato in queste pagine, quello delle entità asuriche. E se non bastasse la tematica sino a qua esposta, ricordo pure che KRoNos, quando viene assimilato alla tradizione induista, risulta essere il nemico dei DEVA, come, in quanto titano, era nemico degli "olimpici", ovvero appare come un ASURA. Volendo pure riprendere l'acronimo scritto correttamente del "Kyrie eleison", ovvero Kyron, non si può, non notare una somiglianza con il nome di Chirone, il mitologico centauro figlio di, non a caso, KRoNos, il quale, dopo aver ricevuto, per errore, un freccia avvelenata da parte di Ercole, arrivando a soffrire in maniera indicibile e non potendo morire in virtù della sua natura divina, finì per barattare la sua immortalità con Prometeo (di cui abbiamo parlato qua), a cui Zeus l'aveva levata. Certo Chirone, era una figura tutt'altro che negativa (ed in effetti, scrivere Kryon piuttosto che Kyron, rappresenta l'ennesima sovversione, pur restando intatta la derivazione da KRN), ma l'idea della "maestria divina" e la sua morte, la cui causa prende le mosse da un'azione di una divinità solare (per quanto, con Ercole, fossero amici), fa chiaramente da compendio all'oggetto del nostro dibattere, mostrandoci che un'entità solare difficilmente si manifesta dicendo di essere solare, sarà più vero il contrario. Sostanzialmente, cercare di far collimare temi tradizionali, senza le necessarie motivazioni antitetiche, con un discorso neo-spirituale, fa nascere molti dubbi, che trovano terreno fertile nel nome stesso, Kryon, che rappresenta l'idea, tutt'altro che angelica, del comando e della potenza inarrivabile, tradendo sino a partire dal suo stesso auto-appellarsi, un'intenzione stordente, mistificatrice e dissolutrice, sicuramente tesa allo svalutare, passando per la lusinga della divinità umana, l'eco ancestrale che in tutt'altra direzione ci ricorda che l'uomo deve andare, fino a lapalissiane affermazioni che si scagliano in toto contro l'esoterismo, visto solo nella sua banale (ed in esistente) accezione negativa, accusando questo di tutto il male che è presente, come sempre creato dall'uomo e come scelta fondamentalmente errata, incontrando il tema della lettura alla lettera dei testi sacri, tipico dell'agire arimanico. Qualcuno potrebbe negare l'importanza dei nomi, ma, è bene ricordare che, se è vero che qualcuno si manifesta lo fa con un nome(ricordo il dibattito millenario sul tetragramma sacro di Dio) e, sebbene costui lo motivi (proprio perché è palese che un nome trascendente debba attingere a qualcosa di trascendente, non è dato ma è "rivelato") il suo parlare, rimanda ad una strada che è tutta l'opposto, rispetto a quello che si vuol far credere. Dopo tutto, non credo che sia necessario ricordarvi chi è "la scimmia di Dio" e chi è che , pur di restar nascosto, decide di interpretare la parte del nemico. Certo è che, anche senza il Channelling, certi temi, sono trattati comunque in questi termini nel mondo "new-age", ma è anche vero che, in virtù di quello che può apparire, seguendo il destino tracciato da questa era, il Kali-yuga, non è impossibile pensare che qualcuno abbia preso in mano le redini della situazione, incarnando il volere dell'"avversario", in qualunque modo voi vogliate immaginarvelo: alieno, demone, Dio del passato o residuo psichico di un'epoca che fu, quello che faccio io, è quello che fa il guardiano del faro, quando vede il cielo senza stelle, non è certo dire quello che non so. Quello che so è che vedo una frase sacra, intrappolata in una corona di spine.

domenica 7 agosto 2011

"Meccanismi di Espansione della Coscienza" di Gianluca Gualterio


Vorrei fare chiarezza sui meccanismi base della realtà e sui principi attraverso i quali la presa di coscienza diventa un processo di espansione/inclusione. Partiamo prima di tutto dal concetto di realtà. La realtà fisica è un’esperienza soggettiva illusoria basata principalmente su ciò che ognuno definisce vero, cioè sul significato che ognuno decide di dare alla propria esistenza; ogni verità è una definizione semantica archetipale ed è dotata di un particolare picco di frequenza. Ci sono diversi gradi di profondità in ognuna delle definizioni che usiamo per immergerci nell’ologramma dinamico della materia. Per affrontare un’incarnazione su questo pianeta ad esempio, ognuno di noi, prima di manifestarsi fisicamente, sceglie di rispettare determinati accordi e di usare specifiche definizioni e regole di gioco della coscienza collettiva nella quale avviene l’incarnazione; tra queste configurazioni di base sono comprese le leggi della fisica, della chimica, della psicologia e della logica spazio-temporale di riferimento ed ognuna di esse va intesa come un parametro vibrazionale entro il quale l’esperienza fisica dovrà avere luogo. La natura di questi parametri è completamente aleatoria e modificabile, ciascuno di essi rappresenta il grado di limitazione auto-imposta attraverso cui restringere il focus di attenzione sulle esperienze utili alla nostra espansione. Dal momento dell’incarnazione, oltre a rispettare le regole/definizioni/convinzioni (scelte dalla prospettiva non fisica) riguardo al nostro destino, avviamo parimenti un processo di acquisizione di regole/definizioni/convinzioni all’interno del nostro ambiente sociale con il fine di ottimizzare l’adattamento alle aspettative della famiglia e a quelle degli individui con cui entriamo in contatto fin dai primi anni di vita (e spesso è qui che adottiamo circuiti negativi e deleteri per la nostra crescita spirituale). In base ai principi sopraelencati, ogni esperienza è determinata dalle convinzioni che si sono incluse all’interno dell’idea di sé stessi. Ogni convinzione è il prodotto di una definizione e rappresenta una particolare vibrazione con gradiente positivo, veloce e leggero (es. amore) o negativo, denso e pesante (es. paura), si tratta cioè di un’equazioni semantiche che oscillano all’interno della nostra coscienza. Le convinzioni a loro volta portano ad avere emozioni riguardo il concetto definito e le emozioni consequenzialmente motivano comportamenti ed azioni fisiche; così capiamo bene che tutto parte dal modo in cui ci permettiamo di osservare la vita, tutto nasce dal filtro di credenze e definizioni che decidiamo di impostare per avere un’esperienza, perché saranno quelle vibrazioni attive in noi ad attirare e manifestare la realtà che le equivarrà energeticamente. Queste sono le basi per la comprensione del grande potere che ci è stato dato come co-creatori, e della grande responsabilità che abbiamo nei confronti di noi stessi. In questo momento storico molto delicato è decisivo essere consapevoli di questo meccanismo, perché alla base della tanto discussa entrata nell’Età astrologica dell’acquario, c’è il cambio di frequenza, cioè il progressivo aumento generale del quoziente di luce della nostra coscienza collettiva ed individuale, evento che comporta uno spostamento della coscienza collettiva, da decisamente negativo ed escludente a maggiormente positivo ed includente. Il pianeta stesso sta aumentando la sua velocità di oscillazione per liberarsi dei vecchi e densi algoritmi vibrazionali e spingersi verso l’Età dell’Oro. In questo momento tutti i terremoti e le eruzioni vulcaniche sono gli indicatori dell’innalzamento frequenziale. La terra si sta scindendo allo stesso modo di come una cellula si divide durante la mitosi. Una versione di essa sarà parte del vecchio modello di vibrazione, per cui resterà nella terza densità di coscienza, con tutto ciò che in essa era presente, dalle guerre alle disparità, alla densità energetica delle forme pensiero collettive, mentre l’altra rappresenterà la versione della Terra di quinta dimensione in cui saranno esibite tutte le qualità di un ambiente costruito nella perfezione dell’amore. Per seguire il pianeta nel processo di ascensione, bisognerà ripulire ogni giorno la propria mente dalle convinzioni negative di cui fin ora ho parlato. Il lavoro da fare consisterà nell’entrare in contatto con tutto ciò che ci fa provare emozioni negative, quindi paura, rabbia, risentimento ecc..Solamente dopo aver individuato le nostre paure e i nostri contrasti emotivi potremmo procedere nell’investigazione e risalire alle definizioni/convinzioni negative attaccate a quelle emozioni, sostituendole con nuove e più costruttive prospettive vibrazionali. Questo è il lavoro che è necessario svolgere per vedere la realtà esterna mutare. Il grado di cambiamento dipenderà dalla qualità energetica delle convinzioni e dalla nostra capacità di ridefinirle (è meno difficile di quanto appaia..o meglio, è difficile nel momento in cui lo definiamo difficile). Naturalmente il processo di sostituzione non può e non deve riguardare mentalmente solo le convinzioni, è importante chiudere il cerchio con emozioni/motivazioni ed azioni/comportamenti in linea con il nuovo sistema di credenze. Se si procede con la giusta integrità, la pura intenzione di essere la più alta espressione di sé stessi e la determinazione a sciogliere tutti i compartimenti contrastanti all’interno della coscienza, questo processo porterà inevitabilmente alla scoperta di nuovi aspetti della propria identità e alla manifestazione di tutte le opportunità nel mondo fisico che corrispondono la nuova idea di sé. Cambiare convinzioni da negative a positive richiede dosi consistenti di gioia, grande disposizione a perdonare il prossimo e sé stessi, assenza di aspettative specifiche nei riguardi delle manifestazioni, un non attaccamento emotivo alle cose desiderate, passione per la vita, leggerezza e presenza di spirito, in pratica tutte cose che con il nostro ego abbiamo gradualmente trasformato in idee utopistiche. E’ altresì giusto ricordare che nel processo di espansione della coscienza non si diventa ignari delle convinzioni negative, o più in generale della parte oscura di se stessi, al contrario! Dal momento che si è più coscienti, si è più coscienti di tutte le parti di sè stessi, si vede con chiarezza sia la luce che il buio, ma consapevolmente si sceglie vibrazioni amorevoli ed includenti, positive ed espanse. Prendere coscienza significa scegliere attivamente di rispondere nel modo più appropriato invece di reagire automaticamente alle circostanze della vita, solo così si è in grado di attestare l’avvenuto cambiamento di frequenza. Quando la nostra canzone interiore risuonerà della positività che abbiamo scelto di avere, il mondo cambierà letteralmente forma e rifletterà la gioia e la beatitudine che abbiamo raggiunto.

sabato 6 agosto 2011

"Emozione e conoscenza. Parallelismi e convergenze" di Fabio Saccenti

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In astrofisica il concetto di “massa mancante” dell'universo identifica qualcosa che “secondo i calcoli dovrebbe esserci” ma che finora non sarebbe ancora stata trovata. È di poco tempo fa la notizia secondo cui una ragazza di 22 anni, tale Amelia Fraser-McKelvie, borsista in un'università australiana, avrebbe trovato tale massa mancante in strutture tipo filamenti che si trovano fra le galassie, tutto questo in soli tre mesi di ricerca a dispetto dei decenni nei quali la cosiddetta comunità scientifica aveva invano cercato una soluzione all'enigma. Ma sostanzialmente che cosa ha scoperto questa studiosa in soli, a quanto si dice, 90 giorni di lavoro? Sfruttando le sue competenze sull'analisi dei raggi X ha individuato questi filamenti a bassa densità e ad altissima temperatura fra le galassie, in questo modo ha così “confermato” e “dimostrato” teorie che fino a quel momento erano basate solo su modelli numerici. Insomma questa giovane studiosa ha fatto la parte del Galileo di turno che, tramite i suoi strumenti, osserva “materialmente” un fenomeno che un qualche altro povero e cieco emulo di Copernico aveva solo potuto inferire con i calcoli. Come nel '600 quando lo studioso fiorentino cominciò ad osservare il cielo notturno con uno strumento che era appena stato inventato, il telescopio, oggi questa ragazza australiana conferma le teorie numeriche “osservando” i raggi X. Ma come fa ad osservare i raggi X dato che l'occhio umano non può percepirli? Tramite strumenti inventati di recente che riescono a “tradurre” una gamma d'onda in un'altra che poi diviene osservabile su un tubo catodico, uno schermo LCD o su un grafico stampato. A questo punto bisognerebbe però controllare la qualità della traduzione perché, per quanto riguarda noi fruitori passivi delle scoperte scientifiche, non c'è nessuna garanzia  in merito alla “fedeltà al reale” che tali strumenti tecnologici possono fornirci. Per quanto ne sa un qualunque comune mortale la struttura e il funzionamento di un osservatorio a raggi X, nonché le osservazioni ivi compiute, costituiscono una rivelazione insondabile che va accettata per fede al pari delle visioni di un profeta o di uno sciamano. Tale fede in genere si basa sull'autorevolezza della fonte, tenendo conto del fatto che oggi la Scienza gode di un prestigio che un tempo era appannaggio esclusivo della religione, che gli scienziati sono stati elevati al rango sociale che un tempo apparteneva ai sacerdoti e che gli assunti prodotti dalla Scienza oggi possiedono l'intensità degli articoli di fede. Benché gli assiomi scientifici non possiedano l'invariabilità secolare dei testi sacri e cambino abbastanza in fretta, questo non sembra intaccare per nulla il loro ascendente dogmatico in quanto essi rappresenterebbero il non plus ultra, il punto più alto dell'evoluzione, quanto di meglio oggi, quindi da sempre lo spirito, la mente e l'animo umani siano mai stati in grado di produrre. Il nostro occidente necessariamente giudica i tempi che lo hanno preceduto alla luce delle sue facoltà o, più esattamente, di ciò che presume in base alle facoltà intellettive che esso ha coltivato in maniera talmente esclusiva da ignorare tante altre possibilità. La nostra disposizione a giudicare il passato in base al confronto con noi stessi (tendenza per altro perfettamente naturale) non considera la durata come fattore di separazione fra una civiltà antica e la nostra attuale, ma piuttosto una successione di tipo evolutivo: la civiltà del passato viene riconosciuta come inferiore alla nostra soltanto perché precedente! Ma ne il tempo ne lo spazio possono dividere profondamente. Perché vi sia un vero divorzio occorre una differenza di mentalità. È nello stato d'animo che dobbiamo ricercare le spinte di tutti i comportamenti, tanto per le fasi del divenire dell'uomo quanto per la struttura di un'umanità diversa da quella attuale. Sono esistiti tempi e civiltà dove la ragion d'essere del mondo, l'origine dell'uomo e il suo destino non è che rappresentassero il pane quotidiano ma quasi. Il contatto diretto con i mondi dello spirito era garantito da un legame emotivo (dal latino emotionem, emotus, emovere: “trasportar fuori”, “smuovere”, “sollevamento di spirito”) l'uomo comune, sostenuto da una ricca e solida cultura popolare che lo accompagnava attraverso tutte le fasi della vita con i riti di passaggio, la celebrazione del calendario e delle fasi che ponevano le attività sociali in una collocazione cosmica, riconosceva e stesso e il suo gruppo come parte integrante del grande spettacolo universale. Possiamo notare con facilità come tutto questo fosse ancora vero fino a una cinquantina d'anni fa a confronto col deserto spirituale, con il limbo materialista odierno. Ne sappiamo molto meno oggi del mondo che ci circonda, come civiltà nel suo insieme, che un uomo qualunque del passato anche recente, e ci salva ben poco il pensare che tutto ciò che quegli uomini credevano altro non fosse che superstizione. Come uomini del nostro tempo ci diamo poco pensiero del meccanismo che genera la luce del Sole o della gravità che ci lega alla terra. A parte i bambini, ben pochi di noi spendono molto tempo a chiedersi perché la natura sia così com'è; da dove sia venuto il cosmo o se esista da sempre. In genere si risponde a queste domande con una scrollatina di spalle o con un rinvio a nozioni “scientifiche” richiamate in modo vago. Questa vaghezza, questo pressapochismo, sono indispensabili poiché qualora a qualcuno venisse in mente di approfondire gli sarebbe subito chiara la vera natura delle teorie scientifiche: un flusso in continuo mutamento che non potrebbe assolutamente costituire una valida base per l'identità sociale. Senza l'immenso lavoro di indottrinamento, portato avanti prima dalla scuola poi dai media, le teorie scientifiche non avrebbero mai potuto competere, sul piano del dominio, con i tradizionali concetti religiosi. Oggi la Scienza descrive l'universo nei termini di due teorie parziali: la teoria generale della relatività e la meccanica quantistica. La prima descrive la forza di gravità e la struttura dell'universo su scale molto grandi, la seconda si occupa invece di fenomeni su scale estremamente piccole. È noto però che queste teorie sono purtroppo in disaccordo tra loro e non possono quindi essere entrambe corrette, soprattutto perché trattano di un mondo che in fondo, sia in grande che in piccolo, è pur sempre il medesimo. Poi c'è anche la teoria del big bang offerta dai modelli di Fridman, ma anche questa presenta però un problema dato che, secondo la teoria della relatività sulla quale si basa, predice l'esistenza di una “singolarità” oltre la quale non possiamo spingerci, un “inizio” dell'universo. Infatti a molti non va molto a genio l'idea che l'universo abbia avuto un inizio perché sa un po' di intervento divino. La Chiesa Cattolica, dal canto suo, ha invece messo le mani sul modello del big bang e, nel 1951, ha ufficialmente dichiarato che esso è in accordo con la Bibbia. Per la meccanica quantistica invece non ci sono problemi anzi, attualmente diventa sempre più di moda. La natura stessa del suo oggetto d'osservazione è tale che l'occhio umano non potrà mai osservarla (se non un suo qualche effetto secondario ingrandito migliaia di volte), quindi necessariamente è e rimarrà esclusivamente numerica. La condizione dei fenomeni da essa osservati è così labile che l'osservazione stessa li compromette di modo che, per la prima volta, nella Scienza è penetrato il principio di indeterminazione. La meccanica quantistica è divenuta la chiave con cui fornire le giuste referenze di rispettabilità scientifica alle cose più disparate, non dovendo sottostare alla forca dell'osservazione pubblica. Un esempio fra tanti è che senza le precise osservazioni del pianeta Mercurio, la relatività di Einstein non avrebbe mai potuto dimostrarsi più corretta della meccanica di Newton che però noi, oggi, per fini pratici continuiamo ad usare perché, nelle situazioni di cui ci occupiamo normalmente, la differenza tra le sue predizioni e quelle della relatività sono trascurabili. Einstein viene ricordato più che altro per la bomba atomica, aspetto dei sui studi molto più carico sul piano emotivo e quindi molto più utile. La meccanica quantistica, al contrario, non è costretta a puntellare la sua credibilità con empirismi che siano alla portata di tutti, le è sufficiente infarcire le proprie argomentazioni con dimostrazioni matematiche che il 90% del pubblico non è assolutamente in grado di valutare, ma qualche bella formula matematica fa sempre il suo bell'effetto. Insomma qui abbiamo, con la meccanica quantistica, l'estremo prodotto di quel modo di pensare iniziato con Zenone di Elea il quale, come riconosce anche Aristotele, ha fondato la dialettica, quella dialettica che darà poi l'impronta alla mentalità dominante dell'occidente. Zenone il razionale ha continuato a dividere e continua a dividere, senza accorgersi del momento in cui la cosa non è più la stessa se ancora la si divide, momento in cui un nuovo complesso fa la sua comparsa, complesso che non tollera più una divisione quantitativa, ma richiede invece una visione qualitativa, la “singolarità”, quando la materia diviene energia. Vi è un fatto sensibile che spezza la continuità presunta di un ragionamento immaginario; non accettare questa ramificazione vuol dire impegnarsi sulla via di una scienza meccanicista decisamente inumana. Dopo Zenone, che affermava una unità che non aveva più alcun carattere astratto e teologico, con Leucippo e Democrito si entra in quel piano logico dove tutto è composto da un'infinità di particelle: l'Atomismo. Con gli atomi di Democrito entriamo definitivamente nel regno del materialismo inaugurato da Zenone; il razionale puro devia verso il concetto materializzato. La nostra Scienza è figlia diretta del pensiero di questi antichi filosofi e gli stessi principi producono le stesse conseguenze. La scuola atomista sopprime l'Intelligenza motrice come una sorta di meccanismo inutile, lasciando sopravvivere solamente il meccanismo universale governato dalla legge di necessità, allo stesso modo di Laplace, quando la scienza avrà dimostrato il meraviglioso ordinamento del “sistema mondo” grazie all'esperienza. È possibile che il progresso consista nella dimostrazione sperimentale di ciò che il ragionamento afferma come esistente o non esistente logicamente? Non è che ci troviamo nel campo della logica sillogistica più che dell'esperienza? Andare a cercare sto benedetto Bosone, la “particella di Dio”, perché “deve” esserci...Il ragionamento, la nostra sintassi, ha definitivamente sostituito la fede in uno stato o Essere soprannaturale, le conseguenze non possono più far altro che influenzare la posizione morale in un modo che nefasto è dire poco. Ne è un esempio il grande scienziato e divulgatore S. W. Hawking il quale afferma che, prendendo il via dall'assunto che siamo esseri razionali liberi in grado di trarre deduzioni logiche da ciò che vediamo, è ragionevole supporre che che potremo progredire fino ad approssimarci sempre di più alle “leggi” che governano l'universo. Ma, se esistesse in realtà una teoria unificata completa, essa dovrebbe presumibilmente determinare anche le nostre azioni. In tal modo sarebbe la teoria stessa a determinare l'esito della nostra ricerca di una tale teoria! La risposta offerta da Hawking si fonda sul principio darwiniano della selezione naturale, secondo cui in un gruppo di individui  esistono variazioni del “materiale genetico” e nell'educazione. In conseguenza di tali differenze alcuni individui saranno migliori di altri nel trarre le conclusioni giuste sul mondo e questi individui, avendo maggiori possibilità di sopravvivere e di riprodursi, renderanno la teoria unificata da loro “scoperta” il modello dominante. L'universo, essendosi “evoluto” in modo regolare, ci garantisce che le capacità elargitaci dalla selezione naturale si cumulino al punto da renderci incapaci di sbagliare come HAL 9000 di odissea nello spazio. Direi che non occorre andare oltre. Per quel che riguarda l'origine e il divenire dell'uomo pensante, questo arretramento nel tempo non costituisce, per la Scienza, nient'altro che uno spogliarsi, una sorta di liberazione dalle facoltà, qualità e poteri acquisiti su di una natura ostile. Ci ritroviamo così a spogliarci moralmente e intellettualmente fino a tornare dei semplici uomini delle caverne, delle scimmie, ed esiste attualmente il tentativo di integrare la paleontologia con la genetica per costruire una scienza della “evoluzione” che si giustifichi. L'affermazione dell'origine umana dallo scimmiesco e dal bestiale è il lascito fondamentale di Darwin, se consideriamo l'evoluzionismo nelle sue conseguenze sociali e psichiche. L'uomo bestiale che si affranca dagli istinti primitivi ed entra nel mondo della logica è una metafora del peccato originale e della redenzione dalla colpa; l'uomo esce dalla foresta e accetta il duro lavoro di guadagnarsi da vivere col sudore della sua fronte. Quella darwiniana è una metafisica che pone tutto il male nelle origini e, come per le teorie di Hawking, per raggiungere l'apice basterà far accoppiare solo uomini e donne superiori scartando il resto. Sigmund Freud attinse a piene mani dalla tradizione di pensiero evoluzionista, collocando gli istinti come il sesso e l'aggressività nelle tenebre dell'inconscio, eredità irrazionale arrivata all'uomo dalla sua ascendenza animale.
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Il problema risiede nell'idea che abbiamo di noi stessi e delle nostre possibilità poiché accanto alla oggi tanto osannata intelligenza cerebrale, quella del Q.I., quella che ti fa “andar bene in matematica”, quella che determina i punteggi a scuola e all'università a seconda di quanta roba ti sei imparato a memoria e di come l'hai ripetuta a pappagallo, noi possediamo anche una sensibilità di tipo emotivo, la quale ci fornisce una istantanea completamente diversa  delle situazioni, una capacità che ci rende partecipi del “qui e ora”, una vera e propria intelligenza emotiva. Con una certa spocchia attribuiamo agli animali un certo grado di intelligenza riassumendo poi questo complesso intellettivo sotto il nome di istinto. È possibile impartire ordini verbali al proprio animale domestico a condizione che questo si sia già abituato al loro significato: Suono-Significato-Azione. Ma un'osservazione attenta dimostra che il senso emotivo dell'animale percepisce la volontà emotiva dell'uomo, senza che questi abbia bisogno di esprimerla con dei suoni in quanto l'animale comprende l'emozione provata, così come presente i terremoti e i cataclismi, come comprende che il suo padrone sta per uscire a passeggio o così come comprende che domani lo porteranno al macello senza che nessuno lo abbia per così dire “avvisato”. Benché noi, in quanto risultato supremo dell'evoluzione, pare non abbiamo più bisogno delle emozioni ma solo di una loro versione codificata in impulsi biologici, controllabili con gli psicofarmaci, che ti tengono “chiuso dentro di te” piuttosto che “portarti fuori”, dobbiamo comunque inserire nell'ambito dell'intelligenza emotiva anche la trasmissione del pensiero fra esseri umani. La qualità di un pensiero viene avvertita sul piano emotivo, tale emozione può essere trasmessa sia ad una singola persona sia ad una folla e la distanza non giocherà più alcun ruolo. Attualmente, il nostro pensiero è sempre descrittivo; esso può benissimo essere definito come prettamente visivo. Per noi è normalmente impossibile pensare ad una qualsiasi cosa  senza che questo pensiero ci si presenti sotto forma di immagine o di parola scritta. Senza una formulazione (muta o espressa), vale a dire senza una espressione figurata e descrittiva non esiste alcun pensiero mentale. Il nostro pensiero attuale è costrittivo, esso costringe sotto forma di immagini ciò che noi proviamo o constatiamo. La nostra sostanza mentale di evoluti uomini del XXI° secolo tende verso la chiusura, verso la fissazione. Questo è il nostro “mondo cognitivo” attuale, intendendo con con questo termine l'insieme dei processi che governano la consapevolezza della vita di tutti i giorni e dell'universo nel suo insieme, processi che comprendono la memoria, l'esperienza, la percezione e l'uso competente di una qualsivoglia sintassi. Sono esistiti, esistono e sempre esisteranno nel tempo e nello spazio mondi cognitivi differenti, la cui diversità risiede nel fatto che, in un determinato mondo, si fa riferimento a cose di cui non esiste l'equivalente in un altro o quantomeno non ne esiste la stessa percezione-descrizione. L'emozione invece, dal nostro punto di vista di uomini fissati nella materialità, rappresenta la chiave, la via maestra per entrare nei mondi che hanno una diversa consistenza; essa potrebbe essere definita come qualcosa di sonoro, musicale, dilatante. Il senso emotivo (e non l'emozione che ne è il risultato) è qualcosa di “radiante”. L'emozione risulta dall'effetto dell'intelligenza emotiva dilatante sul complesso mentale costrittivo, reazione che espande il pensiero, lo approfondisce, lo carica di maggior significato e, nel contesto di superficialità e surrogazione attuali, spesso ne smaschera malcelati secondi fini. L'emozione in quanto reazione che accompagna il pensiero offre la possibilità di una diversa interpretazione mentale. Negli animali tale interpretazione emotiva diventa direttamente azione, mentre in noi esseri umani tale fonte di intelligenza emotiva, in connessione con l'intelligenza matematico-analitica, può aprirci gli occhi su tutto un altro modo di pensare e agire. Essa apre la porta ad una conoscenza diretta senza alcun intermediario fisico o descrittivo il quale diventerà un passaggio secondario, un'analisi successiva che ci permetterà di tradurre il senso di un emozione in un concetto chiaro e preciso. Questa è la sede di ciò che costituisce l'intuizione e questa facoltà può essere coltivata fino al punto di consentire, tra persone debitamente preparate, la comunicazione del pensiero senza alcun segno esteriore. Carlos Castaneda ha avuto l'immenso merito di tradurre, divulgare e riportare alla coscienza dell'occidente la testimonianza che l'uomo possiede tante e diverse capacità. La cultura Yaqui che Castaneda ha profondamente amato e vissuto ci offre la prova vivente che altre capacità umane esistono: ciò che trasforma gli uomini comuni in sciamani, secondo gli Yaqui, è la capacità di vedere direttamente l'energia così come fluisce nell'universo. Secondo lo sciamano Don Juan tutti gli uomini hanno questa capacità, vedono effettivamente l'energia anche se non ne sono consapevoli. La consapevolezza stessa è energia e l'energia è un flusso costante, una vibrazione luminosa che si muove di propria iniziativa. Il nagual Don Juan Matus affermava che, attraverso questo tipo di capacità visiva, gli stessi esseri umani appaiono come un conglomerato di campi energetici tenuti insieme da una misteriosa forza coesiva che assembla tali campi energetici in un'unità coesa. In questo tipo di  mondo percettivo gli esseri umani non hanno la forma di un primate, non ci sono ossa come quelle che si vedono nei raggi X...esiste invece un nucleo costituito da diverse forme geometriche, composte da qualcosa che sembra una vibrazione di materia, il tutto legato insieme da un filamento...secondo Don Juan è l'unione energetica dei filamenti degli esseri umani, questi filamenti sono come una tenda fatta di perle infilate in un filo. Tutto questo ricorda molto, quantomeno in senso visivo, ciò che quella studentessa australiana ha visto con i raggi X nelle profondità del cosmo. È risaputo che nella cultura sciamanica, dovunque ne sia esistita una, era diffuso l'uso di piante psicotrope allucinogene. Non esiste aspetto di tali culture che non sia stato più frainteso di questo. L'importanza di queste piante e della loro proprietà di indurre stati di percezione alterati, stava nel fatto che erano le uniche vie per dimostrare la validità delle conoscenze di quelle culture. Attraverso l'uso del Peyote, dello Stramonio e dei funghi, la persona sperimentava direttamente l'intensità reale, emotiva, sensoriale ma definitivamente empirica di qualcosa che non è visibile in nessun altro modo a causa delle caratteristiche intrinseche dei fenomeni che si sperimentano. Un qualunque uomo occidentale troverebbe queste caratteristiche così strane che gli sarebbe impossibile spiegarle nel linguaggio della vita quotidiana. Nel contesto del sapere di sciamani come Don Juan Matus, gli stati di realtà non ordinari erano considerati assolutamente reali, anche se la loro esistenza era diversa da quella comune, essendo l'unica forma di insegnamento utile e l'unico modo per acquistare potere. Per un qualunque occidentale “istruito” è inconcepibile pensare che una qualunque cognizione, come ne sono state definite tante dalla filosofia moderna, possa essere qualcosa di diverso da un processo omogeneo valido per tutta l'umanità. L'uomo occidentale può essere disposto ad ammettere differenze culturali che spieghino modi curiosi di descrivere i fenomeni, ma le differenze culturali non potrebbero mai giustificare l'esistenza di processi come quelli che abbiamo appena descritto a proposito degli  sciamani Yaqui. Per quegli stregoni, invece, c'era la cognizione dell'uomo moderno e la cognizione degli sciamani dell'antico Messico, per i quali si trattava di interi universi di vita quotidiana intrinsecamente diversi l'uno dall'altro. Essi avevano scoperto che l'intero universo è composto da forze gemelle, il nostro mondo non può che essere un mondo gemello, quello ad esso opposto e complementare è un mondo popolato da esseri dotati di consapevolezza ma non di organismo.  Per Hawking, se un uomo composto da materia e uno di antimateria si stringessero la mano si annichilirebbero all'istante mentre per gli antichi sciamani invece, i quali non pensavano in termini di tempo e di spazio ma di consapevolezza, due tipi di coscienza possono coesistere senza ostacolarsi l'un l'altro, perché sono profondamente diversi. Quando noi pensiamo ad un mondo gemello entriamo in una spirale di masturbazioni mentali, ma in ogni caso le nostre fantasie hanno origine da una conoscenza subliminale che tutti condividiamo: non siamo soli.