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mercoledì 27 luglio 2011

Intervista de "La Gazzetta del Mistero" a Federico Bellini

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1) Come nasce il Federico cosciente del proprio status di addotto?
Nasce dopo aver visto per puro caso una puntata del programma televisivo “Il Bivio” a fine 2008 su un canale satellitare, la puntata era condotta da Enrico Ruggeri e con protagonista Valerio Lonzi. Tra i vari ospiti vi era anche un professore di Chimica dell’Università di Pisa, Corrado Malanga, esperto di rapimenti alieni e che raccontava di come il caso di Lonzi, fosse stato uno dei primi da lui studiati, iniziando così una ricerca sul fenomeno che sino ad oggi ha prodotto una così vasta documentazione, raggiungendo una diffusione e notorietà che sino a non pochi anni fa era del tutto insperata. Dopo aver visto quella puntata e aver scoperto che questo professore abitava a pochi chilometri da casa mia, decisi che dovevo conoscerlo, contattai, quindi, il “Gruppo Stargate Toscana” che all’epoca collaborava con il professore; da li è iniziato un percorso che a molti dei nostri lettori è alquanto noto.
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2) Hai mai trovato, mediante ricerche mediche, impianti alieni o estranei nel tuo corpo? Hai mai conosciuto persone che ne hanno avuti?
Sinceramente no, anche se mi è capitato più di una volta di fare degli accertamenti medici e notare i dottori che armeggiavano contro i monitor, i quali stranamente non funzionavano, come se disturbati da qualche interferenza. Invece ho conosciuto persone che hanno avuto di questi episodi in modo inequivocabile, mostrandomi lastre o radiografie dove era possibile riscontrare la presenza di oggetti inusuali in varie parti del corpo, oggetti che a seguito di ulteriori analisi sparivano misteriosamente, lasciando i medici e la stessa persona nello sconcerto più totale.
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lunedì 25 luglio 2011

"Giulio Ossequente: Liber Prodigiorum" di Umberto Visani

Una delle critiche più labili ma, al tempo stesso, più ricorrenti, mossa nei confronti della vasta categoria dei cosiddetti fenomeni "insoliti", con particolare riferimento alla casistica ufologica, è quella per cui detti fenomeni non costituirebbero nient'altro che un frutto della modernità che porterebbe le persone a vedere oggetti che non esistono e a raccontare storie assurde in preda all'isteria tipica dell'epoca attuale. Tuttavia, se si procede a ritroso nel tempo, è facile notare come avvenimenti inspiegabili e fuori della norma abbiano accompagnato l'uomo non solo negli ultimi decenni ma anche nei tempi antichi. Scopo del presente articolo è analizzare l'opera di un autore latino, Giulio Ossequente, vissuto nel IV secolo d.C., il quale, nel suo Liber Prodigiorum, riportò una dettagliata raccolta di mirabilia (ossia avvenimenti mirabili forieri di stupore) tratta per lo più dagli scritti di Tito Livio. Del Liber Prodigiorum  ci è pervenuta solo una parte, che riporta le notizie dall'anno 190 all'11 a.C. Vi sono inoltre alcune aggiunte, operate nel Cinquecento da Corrado Licostene sulla base di quanto scritto da Livio, da Dionigi di Alicarnasso, da Eutropio e da Paolo Orosio. Il materiale contenuto nel Liber Prodigiorum presenta forti analogia con i testi di Charles Fort, al punto che spesso si è parlato, a ragione, di Ossequente come di un Charles Fort ante litteram. Fenomeni metereologici inspiegabili, oggetti volanti anomali (consustanzialmente non identificati né identificabili, vista l'epoca), boati celesti, caduta di lanugine misteriosa, apparizioni di creature ignote e mostruose... possibile ricondurre tutto ciò a meri topoi letterari, ossia a cliché particolarmente graditi in passato per incuriosire la massa incolta? sì, se non fosse che da oltre mezzo secolo questi cliché vengono fotografati, filmati e analizzati.
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Fenomeni celesti anomali
Le informazioni probabilmente più interessanti contenute nel Liber Prodigiorum concernono il passaggio nei cieli di oggetti che oggigiorno verrebbero senza dubbio definiti UFO. Tramite il filtro dell'occhio antico (più avanti discuteremo se effettivamente si tratti di un filtro o non si nasconda una problematica ben più pregnante), ciò che noi chiamiamo UFO piuttosto che disco volante, veniva definito in diverse maniere: clypeus (uno scudo cilindrico con cupola centrale), trabes ardentes (travi infuocate, che riportano alla mente i sigari volanti notturni), oggetti infiammati dalla forma di lance, flamma, arma caelestia, luces, soli notturni, tutti termini differenti concernenti la presenza di oggetti nei cieli. Probabilmente, parte di quanto riportato costituisce un'errata interpretazione di fenomeni astronomici quali meteore, bolidi, comete e simili, ma occorre considerare come la lingua latina prevedesse specifici termini per indicare i sopraccitati fenomeni naturali: la ricerca di referenti semantici differenti è un chiaro indizio di come quanto visto in cielo fosse un qualcosa di differente e non riconducibile a una fenomenologia nota. Per non tediare i lettori con sterili e noiosissime elencazioni, riportiamo esclusivamente un singolo passo particolarmente rilevante: <<Sotto il Regno di Numa Pompilio (705 a.C. - 47 ab Urbe condita), negli otto anni di regno di Numa, l'Italia venne colpita da una pestilenza, non esclusa la città di Roma. E, nel timore e nel dolore generali (come tramandato da molti), cadde dal cielo in mano a Numa un piccolo scudo di bronzo, che si credette essere un dono degli dei in difesa e salvezza della città. Simili ad esso, su ordine di Numa, ne furono creati undici e, a custodia di tutti, dal re fu ordinato un collegio di religiosi, detti Salii in onore di Marte>>. Ancor più inquietanti i racconti, riportati anche da Plinio il Vecchio nella sua Storia Naturale, concernenti l'apparizione di navi volanti e addirittura di intere flotte in cielo (flotillas??): liquidare il tutto riconducendolo a semplici illusioni ottiche (come le fate morgana) è molto riduttivo, dal momento che spesso da tali navi celesti sono pure scesi esseri umanoidi (basti pensare alla vicenda riportata dall'Arcivescovo di Lione Agobardo e i quattro umanoidi sedicenti abitanti di una landa chiamata Magonia) che hanno preso contatto con la popolazione attonita. Un altro aspetto che consente forti parallelismi con i resoconti odierni riguarda i casi, riportati da Ossequente e anche da Licostene nella sua "Cronaca dei Prodigi", relativi a pioggia di lana dal cielo: come non volgere la mente alla cosiddetta "bambagia silicea" caduta in varie occasioni (memorabile la caduta nel 1954 durante la partita di calcio tra Fiorentina e Pistoiese, interrotta per questo singolare motivo) al passaggio di oggetti volanti non identificati? Come sopra accennato, vi sono due approcci totalmente opposti con cui esaminare questo tipo di resoconti: da un lato l'atteggiamento più apparentemente razionale, vale a dire ritenere che i Latini vedessero in cielo oggetti, di matrice tecnologica ed  extraterrestre, e che li interpretassero tramite il filtro che le conoscenze dell'epoca concedevano loro. Di conseguenza, non potevano essere in grado di postulare l'esistenza di astronavi e quindi deformavano l'oggettività del fenomeno tramite la lente del tempo in cui erano immersi, giungendo così a parlare di clipei ardenti e di travi infuocate.  Un altro tipo di teoria, di cui John Keel e Jacques Vallée furono i primi alfieri, postula che anche l'interpretazione odierna, quella extraterrestre, non sia nient'altro che il frutto delle contingenze della nostra epoca e dell'era spaziale iniziata nel secondo dopoguerra; dietro al fenomeno, come in un cavallo di Troia, si nasconderebbe qualcosa di molto sfuggente ed ingannevole, con finalità non chiare e certamente non benevoli, teso a mantenere l'uomo in un velo di ignoranza e di controllo perenni. Per coloro che seguono tale teoria, in passato nei cieli del mondo latino si vedevano effettivamente travi di fuoco e fiamme in cielo, in quanto era il fenomeno stesso a mostrarsi secondo caratteristiche psicologicamente accettabili per l'epoca (così come a fine Ottocento sarebbe stato accettabile vedere aeronavi volanti in cielo, vedi X-Times n. 9). Indubbiamente, questa seconda teoria fornisce maggiori spiegazioni alle intrinseche caratteristiche con cui l'intero fenomeno UFO si esplica.
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Fenomeni meteorologici inspiegabili
Tra i vari mirabilia di cui al Liber Prodigiorum, le piogge anomale costituiscono un aspetto tutt'altro che marginale: "piogge di carne dal cielo come la neve, beccata già a mezz'aria da ogni specie d'uccelli", piogge di pietre nei pressi del monte Albano per più giorni consecutivi, "caduta dal cielo di gocce sanguigne", piogge di latte, piogge di terra. In assenza di esami scientifici sul contenuto di queste piogge, si potrebbe essere tentati di fornire spiegazioni razionali: la pioggia sanguigna e terrigna può essere causata dal mescolarsi, grazie al vento, di particelle di terriccio con formazioni nuvolose, la pioggia di pietre può essere ricondotta a trombe d'aria che portino in cielo pietre per poi farle ricadere (tuttavia, bisogna ricordare come spesso queste "piogge" si siano verificate in assenza di venti o di cielo nuvoloso), lo stesso dicasi per la pioggia di carogne di animali. Tuttavia, se si vanno ad esaminare i saggi di Charles Fort (in particolare "Il Libro dei Dannati") e riviste scientifiche d'epoca, non solo balza all'occhio come il fenomeno sia riportato anche in età moderna (e fin qui, anche se fosse naturale, non vi sarebbe di che stupirsi) ma emergono particolari interessantissimi sulla composizione di queste piogge inconsuete, particolari che, per mancanza degli strumenti necessari per le analisi, mancavano nell'antichità. Ad esempio, come emerge dal Journal of the Royal Meteorological Society (30-56), nel 1903 cadde su una zona compresa tra Inghilterra e Austria una "pioggia" composta in gran parte di materia organica, la stessa caduta mesi prima in Australia  in quantità enormi (Victorian Naturalist, giugno 1903). Oppure casi di piogge rosse che, analizzate, non mostrarono alcun precipitato (vale a dire non vi era sabbia a conferire il colore rossastro), come emerge negli Annales de Chimie, 2-12-432, o casi di piogge di sangue misto a carne (nella Wilson County, Tennessee, come si legge nell'American Journal of Science, 1-41-404). Di conseguenza, è evidente che oggi come nell'antica Roma, dal cielo cadano piogge inconsuete e misteriose, sulla cui origine non si può far altro che speculare: a proposito, con chiara vena polemica, Fort parlava di detriti di battaglie aeree tra supervascelli nel cosmo. Del resto, meglio procedere per ipotesi che per assunti pseudoscientifici (fatti propri dalla comunità internazionale) del tipo "tutte le piogge rosse sono rese tali dalle sabbie del deserto".
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Animali e monstra
Nell'opera di Ossequente capita spesso di leggere notizie relative ad animali, riconducibili a due situazioni distinte: animali noti che compiono azioni inconsuete da un lato e creature mostruose dall'altro. Al primo gruppo si possono riportare casi di topi che rodono l'oro, stormi di corvi che mangiano oro, un'aquila che toglie e rimette il copricapo a Tarquinio Prisco, buoi che salgono sul palco di una casa, uccelli che si lamentano imitando la voce umana (pappagalli?), cani e buoi parlanti, ecc. Al secondo gruppo vanno ricondotte creature mostruose quali serpenti con creste e scaglie dorate o con quattro zampe, maiali dal volto umano, agnelli dal muso di maiale, puledri con cinque zampe, animali bicefali. Per quanto concerne il primo gruppo, pare evidente come dietro a ogni azione animale insolita si possa celare un significato nascosto, simbolico e, in quanto tale, anche maieutico. Riguardo al secondo gruppo, quello delle creature mostruose, difficile potervi vedere la presenza di animali sconosciuti o estinti. Si tratta, piuttosto, del tipico gusto latino per il monstrum, per l'essere anomalo e abnorme che nella sua mostruosità si erge a mo' di monito per il mantenimento della rettitudine morale dei boni viri romani.
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Conclusioni
Per quanto concerne i fenomeni celesti, la strada indicata da Keel e da Vallée pare l'unica in grado di fornire possibili risposte alla matrice ultima del fenomeno UFO: un fenomeno certamente alieno nel senso di non terrestre, ma non necessariamente, o comunque non solo, extra-terrestre, che solo la multidisciplinarietà potrà  aiutare a disvelare nella sua intima essenza. Riguardo alle piogge misteriose, la supponenza dogmatica scientifica porta a non compiere le analisi che sarebbe opportuno eseguire. Infatti, solo il pascersi in una voluta ignoranza spinge gli ambienti accademici a scartare dalle proprie indagini una serie di eventi straordinari (nel senso etimologico di extra-ordinem, cioè fuori della norma) che potrebbero fornirci una maggiore comprensione della struttura del reale. Charles Fort, infatti, riteneva vi potesse essere un mondo vicino al nostro e ad esso complementare, dal quale saltuariamente scaturiscono piogge di oggetti, di detriti, apparizioni di esseri non umani, ecc. Con riferimento all'ultimo gruppo preso in considerazione, vale a dire gli animali e i monstra, esso è l'unico che possa essere effettivamente considerato un topos letterario cui vari autori hanno fatto riferimento per fini pedagogici. Come si è potuto esaminare, anche nel mondo latino vi era un fiorire di accadimenti inspiegabili che continuano a verificarsi anche ai giorni nostri e che paiono consustanziali alle vicende umane. Solamente l'ignoranza porta a dire che un qualcosa non esista o che possa essere un parto di menti moderne. Basterebbe documentarsi e andare a leggere cronache antiche per poter tracciare dei parallelismi più che evidenti tra passato e presente, parallelismi che, purtroppo, nel sentire comune paiono disperdersi... come lacrime nella pioggia.
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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
FORT Charles, Il Libro dei Dannati, Armenia, Milano, 2001
KEEL A. John, UFOs: Operation Trojan Horse, Abacus Books, Londra, 1973
LUCHINO-CHIONETTI Marta, Corrado Licostene e le antiche osservazioni sui fenomeni naturali d'interesse geografico, Giappichelli, Torino, 1960
MARCHESI Concetto, Storia della letteratura latina, Principato, 1972
OSSEQUENTE Giulio, Il Libro dei Prodigi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1992
VALLEE Jacques, Passport to Magonia, Contemporary Books, Chicago, 1993
VALLEE, Jacques, Challenge to Science: the Ufo Enigma, Neville Spearman, Londra, 1977.

venerdì 22 luglio 2011

"The Lizard King" di Fabio Saccenti

Fra il quarto e il terzo millennio a. C. è esistita nelle terre intorno al Nilo quella che noi oggi chiamiamo la civiltà egiziana delle “prime Dinastie”. Per molto tempo si è ritenuto che tale periodo iniziale dell'Egitto storico non fosse altro che una società alquanto primitiva, negli anni '50 del Novecento ci sono invece state delle scoperte archeologiche che hanno portato nuovi elementi. I risultati di questi scavi dimostrarono che la civiltà egiziana del periodo arcaico era molto più avanzata di quanto non si fosse fino ad allora supposto... È certo che fin dall'inizio della cosiddetta epoca storica erano presenti una scrittura completa, un calendario, un ordine sociale ed un culto perfettamente organizzati, tutte cose che testimoniano un lungo periodo di civiltà precedente l'epoca storica. Non vi è però alcun documento che permetta di collegare questo stato di cose ad un epoca “preistorica”, sulla quale sembra sia passato un cataclisma. In questo periodo della storia egiziana si susseguono i nomi di quelli che in genere vengono definiti “i re mitici”, definiti così sia per le loro epiche gesta, il loro valore fondativo, che per la grande distanza temporale. Una figura come quella del Re Djer (Re Serpente) oggi oscilla nel nostro immaginario tra l'immagine di una vera e propria creatura divina, aliena , comunque non umana, che avrebbe portato all'uomo doni che stanno tra la conoscenza e la schiavitù a seconda delle interpretazioni, e un'immagine al contrario scettica che vede in queste figure mitiche null'altro che idee politiche, origini storiche, in ogni caso personaggi ed episodi meramente umani che, sublimati attraverso i crismi del mito, si sono trasformati in affari sovrumani, divini, e innalzati a “religione”. A noi qui non interesserà né l'una né l'altra di queste prospettive, piuttosto cercheremo scrutare meglio nell'antica e primordiale immagine del Re, per vedere se questa potrà aiutarci a comprendere meglio alcuni eventi e personaggi del nostro mondo attuale. La figura del Re che prenderemo in considerazione qui ha poco a che fare con l' uomo in carne e ossa come con la presenza fisica di una qualunque creatura, aliena che sia. Il Re è un simbolo, un pretesto per dar corpo ad un significato mitico, mistico, ermetico. Il sovrano altro non è che una teofania, una corporificazione della scintilla divina e i riti che lo circondano altro non sono che il compimento reale della creazione, le fasi che essa deve passare per raggiungere la sua esaltazione finale, ovvero l'uomo stesso. Vengono allora attribuiti al Re vari titoli e qualità in ciò che egli simboleggia nel Divenire della creazione: la fase finale del Ritorno alla Fonte, il coronamento dello sviluppo umano, l'Uomo cosmico”. Questo è il Re di origine divina ed onnipotente sulle cose della Natura creata. È attraverso questa simbolizzazione dell'oggetto di una Scienza sacra, di una vera e propria “alchimia”, che il Re compie i prodigi e mantiene il collegamento, attraverso se stesso, con il significato esoterico del mito divenendo così la base della religione, della scienza e dell'organizzazione sociale. Come guida del suo popolo egli è prima di ogni altra cosa sacerdote, “sciamano”, ovvero la “porta” di ingresso attraverso la quale il popolo può incontrare il divino, chiedere accoglienza e conforto contro la paura, soprattutto della morte. Anche il Re muore, ovvio, ma solo uno sguardo superficiale può far credere che questo rappresenti la prova di una superstizione: “dato che anche i Re muoiono allora doveva essere palese la stoltezza del crederli dei”. Al contrario, la morte del Re altro non era che il compimento della sua missione sulla terra e la prova della sua trasmutazione definitiva, ma forse è la nostra condizione attuale a renderci incapaci di cogliere la reale valenza e portata del Mito. Ciò che simboleggia il Re è il fine che ogni mortale deve raggiungere: il compimento dell'Antropocosmo. È lui, in quanto creatura corporea animata dal soffio divino, che subisce tutta la “Passione” per raggiungere la regale perfezione pervenendo alla tappa finale. Ciò che il Re regnante è come uomo, o alieno, non ha rilevanza alcuna anche se la storia ci mostra, tuttavia, che fu sempre fatta una rigorosa distinzione, nelle cronache come nei reperti, tra il Re degno ed il Re meno degno. Quello che conta è che il Re fosse il catalizzatore del “Principio reale”, il tramite fra diverse dimensioni. Il Re era anche il guaritore, il medico supremo, come non ricordare l'antichissima saga dei “Re taumaturghi”, nella quale il sovrano “toccava” la scrofole, ancora viva nel nostro occidente razionalista fino a prima della Rivoluzione francese? Esattamente come nelle culture indiane dell'estremo occidente faceva lo sciamano, l' ”uomo della medicina”, il quale non curava solo gli individui ma anche e soprattutto la comunità. Lo sciamano, usando se stesso come tramite, con le sue danze, riti, con la sua presenza, metteva in comunicazione la comunità con i mondi superiori dello spirito, intercedendo per essa officiava rituali propiziatori, era una guida e una protezione. Pur non essendo una figura legata direttamente al comando come il Re lo sciamano incuteva riverenza e rispetto, per il semplice fatto che aveva come ruolo quello di affrontare quotidianamente l'infinito come il pescatore affronta quotidianamente il mare, come il Re egli era l'emissario di un altro mondo. Essere uno sciamano non significava essere un abile stregone e nemmeno lavorare per incantare la gente o essere degli invasati: voleva dire raggiungere livelli di consapevolezza che rendono possibili cose ritenute invece inconcepibili. Questa caratteristica li avvicina molto alle capacità sovrumane dei Re primordiali cui abbiamo accennato all'inizio; lo sciamano rappresenta la fissazione in forma corporea dell'Energia cosmica, un collegamento con la fonte irrazionale all'origine delle cose. Per questo motivo abbiamo detto prima che non ha importanza la sua forma materiale, anche quando lo sciamano indossa la maschera, cambia le sue fattezze indossando i costumi tradizionali, lo fa non per impersonare o mimare una creatura ma per rappresentare quello che gli egiziani chiamavano “Neter”, un “aspetto” della divinità, uno dei “principi attivi universali”, una delle tante forme attraverso le quali l'universo vive e si mostra. I “Neter” non posseggono un giudizio personale, in quanto Principi essi sono gli elementi dell'armonia cosmica. Questa è la chiave di volta che unisce la figura del Re-sacerdote della tradizione occidentale con la figura dello sciamano. Teologia e scienza in un unica espressione, una relazione tra uomo e universo completamente differente, funzione che accomuna l'Egitto faraonico, l'India e le antiche civiltà mesoamericane. Caso differente è quello del Re dell'Europa medievale, infatti dopo l'epoca della Roma imperiale, dove anche qui l'Imperatore veniva divinizzato ed era “Pontefice”, cioè collegava umano e divino, in seguito in Europa c'è stata la separazione dei due aspetti: tra sacro da una parte e profano dall'altra, tra spirituale e “temporale”, tra papato e impero. Parlare delle ragioni e soprattutto delle conseguenze di tale scissione richiederebbe una trattazione a parte e non rientra nel nostro attuale discorso. Piuttosto cercheremo di vedere se la figura riunificata del Re-sacerdote, dello sciamano ,sia ancora qualcosa di possibile e se effettivamente si sia ripresentata in tempi vicini ai nostri che, data la attuale condizione, avrebbero un immenso bisogno di una vera giuda sciamanica e non certo dei pifferai a cui ci siamo abituati.
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Lo sciamano, come è stato detto, è un guaritore, il protettore della propria comunità, ma in che modo ci riesce? Interpretando lo spirito dei suoi tempi, essendo l'uomo giusto al momento giusto che da un livello più alto vede la condizione globale del suo popolo ed è in rado di indicare la via verso il futuro. Ma quali caratteristiche dovrà avere una personalità così potente e soprattutto come potrà acquisirle? Il primo passo è il distacco, un radicale trasferimento dell'interesse da questo mondo ad un altro, dall'esteriorità all'interiorità. Ma questo regno, ci ha spiegato la psicanalisi, è precisamente quello dell'inconscio. È il regno che ci accomuna tutti, nel quale entriamo attraverso il sonno, con i sogni, e che è sede delle energie vitali più forti, la fonte degli archetipi. Se non c'è sufficiente consapevolezza dello stato di queste forze archetipiche, se non c'è un'adeguata coscienza dello “spirito dei tempi”, la comunità andrà incontro allo smarrimento e alle sventure ed è qui che entra in scena lo sciamano, il profeta del tempo a venire, l'eroe. Perché lo sciamano è, in sostanza, l'eroe del suo tempo. L'eroe indica la strada verso il futuro, egli rappresenta “qualcosa di nuovo”, il principio rigeneratore che chiarificando l'inconscio collettivo ne reindirizza le immense energie vitali a favore della comunità. Riportando alla luce della coscienza le occulte energie dell'inconscio collettivo di un'intera generazione, o di un'intera civiltà, lo sciamano ne diviene il benefattore, cioè l'eroe, divenendo un personaggio di importanza non soltanto locale ma storica. In breve: il primo compito dello sciamano-eroe è quello di abbandonare il mondo degli effetti secondari e ritirarsi nelle zone profonde della psiche dove risiedono le difficoltà e qui risolverle, sradicarle, attraverso un “viaggio”, una “trance”, un “trip” che lo metta in contatto con gli “angeli” e i “demoni” del profondo, per portarli alla luce. Lo sciamano-eroe potrà così passare trionfante alla diretta esperienza e all'assimilazione di immagini archetipiche efficaci che poi trasmetterà alla sua gente sotto forma di simboli, ma attenzione, la comprensione del messaggio sciamanico richiede una sensibilità a cui noi, oggi, non siamo più molto avvezzi. Il simbolismo tradizionale era indissolubilmente legato a una visione del mondo spirituale, tutto l'insieme di questo linguaggio mirava a descrivere il rapporto degli esseri umani con le realtà superiori, rapporto che era allora molto più frequente. Il XX secolo ha conosciuto un oblio crescente del simbolismo a livello popolare, il quale rappresentò solo un passaggio di un processo di desacralizzazione dell'intera vita sociale, processo che negli ultimi decenni del Novecento è entrato nella fase più avanzata. La simbologia comprende la scrittura per immagini, gesti e colori, con l'obiettivo di trascrivere funzionalmente un senso esoterico, vale a dire interno, irrazionale, inesprimibile. Ciò che può essere detto e descritto chiaramente non ha bisogno di alcun simbolo. L'irrazionalità non dev'essere qui intesa nel senso matematico come, per esempio, “la radice di due” o “Pi greco”. Questi sono semplicemente dei numeri che non trovano mai il proprio termine, in quanto sostituiscono solamente una funzione geometrica: la diagonale del quadrato, il diametro del cerchio; essi non sono altro che matematicamente indefinibili e questo non è certo un esoterismo, non comprende un significato interiore, apprendibile esclusivamente per intuizione. É solamente nel profondo della psiche, nei recessi della nostra anima, che abbiamo i mezzi e la sensibilità per adatti a sperimentare il messaggio sciamanico. Se un uomo, in un determinato tempo e luogo, diviene in grado di riportare alla superficie anche soltanto una parte di queste energie perdute, di questi archetipi, un'intera civiltà può subire un meraviglioso rinnovamento e potenziamento. Gli archetipi da scoprire e assimilare sono precisamente quelli che hanno ispirato, durante tutti i secoli della cultura umana, le immagini fondamentali della mitologia, dei riti e delle visioni. Queste “eterne presenze del sogno” non devono confondersi con le figure simboliche e soggettivamente modificate che appaiono negli incubi notturni o nella pazzia all'individuo ancora tormentato. Il sogno è una versione individuale del mito, il mito è una versione collettiva del sogno. Ma può esistere ancora oggi un individuo in grado di adempiere a tale compito? Riportare alla luce gli archetipi, svelare il significato dei sogni collettivi, indicare la via per il futuro, può ancora esistere un individuo del genere? Un vero sciamano, che possa essere incoronato Re? Assolutamente sì, chissà quante volte è successo e quanti ne sono vissuti di individui così, il loro messaggio vive e continua ad essere utile qualora si sia disposti a coglierlo. La psiche collettiva ha in riserva molti segreti che non vengono svelati se non quando è necessario. Così, a volte, la situazione che segue un'ostinata disobbedienza all'appello dell'inconscio fornisce l'occasione per una provvidenziale rivelazione di un qualche insospettato principio di liberazione. Molte volte è successo e continuerà a succedere. L'esempio che vedremo qui, per concludere, si situa tra gli anni '60 e '70 del Novecento e il personaggio che prenderemo in considerazione è Jim Morrison.
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Ricorre quest'anno il quarantennale della morte di James Douglas Morrison (Melbourne Florida, 8 Dicembre del 1943 – Parigi, 3 Luglio 1971) ed essendo partiti con il nostro discorso dal quarto millennio a. C. non sarà scorretto considerare un uomo morto quarant'anni fa un contemporaneo, anche perché il suo messaggio è più vivo che mai, raccoglie sempre nuovi adepti e la musica che questi ha prodotto insieme ai “Doors” continua ad essere ascoltata, suonata, scaricata e venduta nei negozi, per il semplice fatto che è molto meglio di tanto ciarpame prodotto oggi. Pochi artisti, soprattutto nel campo della musica, hanno attraversato la prova del tempo e l'hanno superata come Jim Morrison, la cui figura mortale di Rock star, poeta ed eterno giovane lo rende compagno di ogni nuova gioventù.
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Take the highway to the end of the night
End of the night, end of the night
Take a journey to the bright midnight...
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Sempre nuove generazioni di fans ad un certo punto della loro vita scoprono il personaggio “Jim” e molti di questi cominciano poi quel percorso di approfondimento che è ormai canonico. Film, libri e documenti di vario genere sono stati prodotti in grande quantità intorno alla figura del “divo che ha infiammato una generazione”, “il Re Lucertola”, ma molto di questo materiale può benissimo essere ascritto sotto la categoria della disinformazione. Jim Morrison e i Doors vengono sempre accomunati al movimento “hippie” e ai “figli dei fiori” quando in realtà erano tutt'altro: parole e musica oscure, quasi inquietanti, crepuscolari, che di certo non suscitavano nel pubblico un “volemose bene” ma bensì reazioni viscerali, isterismi da rito misterico di cui Jim ne era il sacerdote ed anche, consapevole del suo destino, agnello sacrificale. Jim, uomo di intelligenza e sensibilità uniche, sapeva che la storia lo aveva posto in una posizione che andava oltre lui, un ruolo che avrebbe inghiottito e masticato la sua debole forma umana; egli accettò il suo destino come un vero sciamano. Questo perché nel momento in cui si varca una particolare soglia, volenti o nolenti, tutto quello che accade in seguito non appartiene più esclusivamente al proprio dominio, ma entra invece a far parte del regno dell'infinito. I suoi testi e le sue poesie testimoniano l'intensità, la serietà con cui Jim aveva accettato il suo ruolo nonché la sua volontà di portare la cosiddetta “cultura giovanile” ad un livello diverso, nella speranza che questa diventasse la fonte del rinnovamento di un intera civiltà che avrebbe avuto in Los Angeles il suo “omphalos”.
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Realms of bliss, realms of light
Some are born to sweet delight,
Some are born to sweet delight
Some are born to the endless night
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Ci descrivono la vita di Jim Morrison come quella di un beone, di un drogato, la cui morte prematura non è stata altro che il portato naturale della vita sregolata di un degenerato; niente di più lontano dal reale significato di una vita che avrebbe molto da insegnarci. Jim era un poeta dalla natura mercuriale, prometeica. La sua idea di poesia era molto salda: la “leggenda Rimbaud”, la tragedia della predestinazione. Essere un poeta implicava qualcosa di più del solo scrivere, come essere un cantante rock per lui implicava qualcosa di più che il mero intrattenimento. Un impegno a vivere e morire con grande stile e con una ancor più grande tristezza, perché per lo sciamano la tristezza non è una faccenda personale: “Gli sciamani dei tempi antichi, quelli che hanno dettato le leggi dello sciamanesimo, credevano che nel cosmo la tristezza fosse simile a un'energia, a uno stato come la luce o l'intento e che la sua forza eterna agisse su di loro perché privi di barriere protettive. Gli sciamani non possono nascondersi dietro i loro amici o i loro studi, dietro l'amore, l'odio, la felicità o la sofferenza. Non possono nascondersi dietro a nulla. La condizione degli sciamani è che per loro la tristezza è astratta: non nasce dal desiderio o dalla mancanza di qualcosa e nemmeno dalla presunzione. Non deriva dall'ego ma dall'infinito.”[1] Jim sentiva il morso della tristezza universale; svegliarsi ogni mattina con una febbre da cavallo e sapere che non si sarebbe mai estinta se non con la morte, e tuttavia essere convinti che questa sofferenza porterà ad una ricompensa straordinaria. Lo stesso Rimbaud diceva che il poeta diviene un visionario attraverso un lungo, illimitato e sistematico “sgretolamento dei sensi”. Tutte le forme di amore, di sofferenza, di follia; egli scandaglia se stesso, esaurisce dentro di sé tutti i veleni e preserva la loro quintessenza. Attraversando un indicibile tormento, nel quale avrà bisogno della fede suprema, di una forza sovrumana, diviene fra tutti gli uomini il Grande Invalido, Il Grande Maledetto nonché lo Sciamano-eroe, il Supremo Scienziato. Il poeta come un ladro del fuoco. La voluta introversione è, in realtà, uno dei mezzi classici del genio e può essere deliberatamente usata come strumento. Essa trascina nel profondo le energie psichiche e vivifica il continente perduto dell'inconscio infantile e delle immagini archetipiche, ma tutto ciò ha un costo molto elevato. Il risultato è a volte una più o meno completa disintegrazione del conscio (nevrosi, psicosi: il male della povera Dafne) una consunzione interiore, una exacerbatio cerebri che è il tratto distintivo degli spiriti creatori. Solo così diviene comprensibile il reale significato della figura e della prematura dipartita di Jim Morrison.
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This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end
Of our elaborate plans, the end
Of everything that stands, the end...”
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Il problema dei nostri luminari d'oggi, scienziati, intellettuali, guru di vario genere è che, in fondo, non si assumono nessuna responsabilità di quello che dicono o fanno. Si assumono dei rischi certo, anche fisici, ma tali rischi sono tutti ascrivibili a cause esterne: il Sistema, i Militari, i Servizi ecc...da forze che vorrebbero metterli a tacere. Pare però non risentano di grandi conseguenze derivanti dalla natura stessa di quello che dicono e fanno, anche perché riescono a sostenere grandi ritmi di lavoro divulgativo per anni. Riescono a farlo perché il rapporto che hanno con il loro campo di studi è per così dire sub specie aeterni. Ciò che loro riportano è Scienza, Fatti, magari cambiando idea spesso, ma ciò che loro divulgano è sempre un dato del Metodo Scientifico che pretendono di usare in modo del tutto impersonale. Don Juan Matus, nagual, sciamano del Messico rurale, diceva che gli sciamani ritengono che l'unico modo per avere una certa presa sul nostro mondo, su ciò che noi facciamo, sia la nostra piena accettazione del fatto che ci avviamo verso la morte. Senza questo gesto fondamentale la nostra esistenza, ciò che facciamo e l'universo in cui viviamo diventano questioni ingovernabili. Comprendere questa accettazione e viverla fino in fondo. Secondo gli sciamani di tutte le epoche, non c'è nulla in grado di farci rinsavire quanto la visione della nostra morte; ci riporta a diretto contatto con la vita, “qui ed ora”, ci libera dalle nostre ataviche e infantili paure. L'individuo è prigioniero tra le mura dell'infanzia, il padre e la madre fanno la guardia alla soglia, e l'anima timorosa, superstiziosa, teme una punizione e non osa varcare la porta che conduce al mondo esterno.
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And He came to a door, and He looked inside
“Father?”-”Yes son?”-”I want to kill You”
“Mother, I want to f*** You all night baby!”
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Jim lo aveva capito e infatti concentrò tutta la sua attività di poeta e rock star nel tentativo di curare intere masse dall'impersonalità, dal torpore e dal conformismo. Seguendo un certo tipo di interpretazione freudiana, sosteneva una tesi secondo cui il genere umano è largamente inconsapevole dei propri desideri, ostile alla vita e inconsciamente portato all'autodistruzione. Jim aveva concluso che le masse possono soffrire di nevrosi proprio come gli individui, queste forme di alienazione potevano essere quindi facilmente diagnosticate ed efficacemente trattate. I concerti dei Doors erano pieni di momenti magici, ed è esattamente tramite una vera “magia” che Jim instaurava il rapporto terapeutico con la folla. Come lo stesso S. Freud afferma : “La magia è l'introduzione alla tecnica che rende l'uomo padrone degli spiriti e delle anime, dominatore della natura animata ed inanimata”. Ma come postulano le stesse teorie freudiane, nelle masse sono presenti anche la coazione a ripetere, la mentalità da branco, la tendenza ad abdicare alla propria libertà di esseri umani ed abbandonarsi, disperdersi, all'interno di un gregge guidato dal pastore. Jim aveva infine sbattuto il muso contro questa dura realtà e, per concludere la parabola ascendente del suo percorso ed entrare in quella discendente, in un concerto a Miami nel 1969 disse ciò che realmente pensava del pubblico che lo idolatrava: "You're all a bunch of f**kin' idiots. Let people tell you what you're gonna do. Let people push you around. How long do you think its gonna last? How long are you gonna let it go on? How long are you gonna let them push you around. Maybe you love it. Maybe you like being pushed around. Maybe you love getting your face stuck in the shit.....You're all a bunch of slaves. Bunch of slaves. Letting everybody push you around. What are you gonna do about it? What are you gonna do about it? What are you gonna do?” Se si vuole realizzare il risveglio bisogna praticarlo qui ed ora, senza il minimo indugio. Jim vive.
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BIBLIOGRAFIA
R.A. SCHWALLER de LUBICZ: “LA TEOCRAZIA FARAONICA”.
J. HOPKINS – D. SUGERMAN: “NESSUNO USCIRÀ VIVO DI QUI”.
C. CASTANEDA: “IL LATO ATTIVO DELL'INFINITO”.
J. CAMPBELL: “L'EROE DAI MILLE VOLTI”.
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[1] Carlos Castaneda, Il lato attivo dell'infinito, 1997.

"Il mistico fascino delle ruote magiche" di Giuseppe Di Stadio

La Big Horn Medicine Wheel
Traccie di un passato, apparentemente scomparso,  ma in realtà di attuale interesse, sono fortemente presenti nei complessi litici nordamericani e canadesi delle cosiddette “ruote magiche”. Il simbolismo celato in questi siti, allude ad una conoscenza illimitata che attende solo di essere scoperta, attraverso l’interpretazione della struttura architettonica di ogni sito. Numerose le teorie degli storici e degli archeologi impegnati nello studio dei complessi. La maggior parte di esse associano le pietre ad antichissime mappe astrologiche, molti invece preferiscono leggere la struttura architettonica sottoforma di sito religioso dove poter comunicare con le divinità celesti, altri infine affermano che si tratterebbe di rappresentazioni filosofiche legate alla mente umana (con chiari riferimenti agli attuali cerchi nel grano e le loro complesse simbologie). Analizzando i circa conquanta reperti, disseminati in gran parte delle Montagne Rocciose e nelle pianure del Canada centro occidentale, ci soffermeremo in particolare sull’analisi di un sito specifico: il cosidetto Big Horn Medicine Wheel sulla pianura della Medicine Mountain nella catena montuosa del Big Horn. A differenza di quanto si possa pensare, gli studi sulla datazione delle pietre presenti nel complesso litico, attribuiscono i suoi natali alla metà dell XVIII secolo, in tempi decisamente moderni, rispetto alle altre strutture similari disseminate nel nordamerica. Ciò significa che la ruota di Big Horn è la dimostrazione di un perdurare di complesse pratiche mistiche che hanno trovato continuità per parecchi secoli. Big Horn Medicine Wheel è costituita da un un irregolare tracciato circolare composto da pietre di 25 metri di diametro e da 28 raggi. Questi ultimi, come quelli di una comune ruota, partono dal centro per dirigersi verso il perimetro del tracciato. Soltanto uno dei raggi si prolunga oltre il perimetro per circa 4 metri, terminando con un ammasso di petre disposte ad U. L’anello di pietre vene attribuito a numerose popolazione dell’Ovest, quali i Crow, gli Shoshoni, i Cheyenne e gli Arapaho. Ma è proprio ai Cheyenne che la storiografia avvicina maggiormente i natali dei siti. Infatti, il popolo dei nativi americani era usuale cerimoniare con riti di esorcismo, di ringraziamento e soprattutto di danze solari, le festività. In tali occasioni venivano erette strutture in pietra, strettamente legate alle costellazioni e a numerosi altri corpi celesti, destinate all’uso di altari per la celebrazione di turno. Molto interessante un rapporto risalente al 1922, dell’etnologo Lowie, il quale riporta affermazioni del capotribù dei Corvi Cane Tranquillo, il quale fa riferimento ai mistreriosi siti come “area consacrata ai colloqui con gli spiriti e alla loro visione soprannaturale”. Molti fisici hanno preso in considerazione lo studio del Big Horn Medicine Wheel, tra cui il dottor John Eddy, dell’Osservatorio Nazionale del Colorado, il quale giunge ad una straordinaria conclusione. La teoria che ne deriva è la chiara dimostrazione di un improbabile conoscenza astrale così approfondita dettata esclusivamente dalla mente umana del tempo, nederiva quindi l’influenza esterna della cosiddetta Civiltà Madre: Osservando il cumulo centrale di pietre disposte nel mezzo del sito, è possibile trovarsi difronte ad un punto azimutale dal quale il sole emergeva al di sopra dell’orizzonte, esattamente nel giorno del solstizio estivo. Nello stesso giorno si poteva assistere al tramonto del disco solare coincidente con un secondo cumulo di pietre periferico. La bisecante tra le due linee immaginarie indicava con esattezza la direzione del meridiano locale. Inoltre uno dei numerosi tumuli di petre consentiva di fissare sull’orizzonte i punti chiave in cui sorgevano sequenzialmente le costellazioni  di Aldebaran, Rigel e Sirio. Per non parlare della straordinaria coincidenza tra il numero di pietre perimetrali e i giorni impiegati da ciascuna levata eliaca delle suddette costellazioni per completarsi, e cioè 28. E’ soltanto una casualità o questi circoli di pietre custodiscono realmente uno straordinario sapere astrale, tramandato agli esseri umani da una Civiltà straordinariamente progredita?  Resta il fatto che il sito consacrato, resta tutt’oggi meta di preghiere da parte delle tribù dei nativi americani, i quali percepiscono quotidianamente le sottili vibrazioni emanate dalle pietre che interaggiscono con le forze della natura circostanti. Chiudo questo articolo con una citazione letterale del capotribù dei Corvi, Cane Tranquillo, il quale descrive la civiltà che istruì i suoi avi sulla costruzione e sulla simbologia mistica del sito come: Civiltà che possedeva le proprie cerimonie, il proprio sapere, e le proprie origini risalgono ad un’altra creazione”.

lunedì 18 luglio 2011

"Ghost Fliers e Ghost Rockets" di Umberto Visani

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Introduzione
A differenza di quanto comunemente si crede, l'apparire di oggetti volanti non identificati non costituisce un fenomeno recente, la cui origine possa essere arbitrariamente fatta risalire all'avvistamento di Kenneth Arnold nel 1947 nei pressi del Mount Rainier (Washington State). Tale fenomenologia è infatti molto risalente e pare accompagnare l'uomo in ogni suo stadio dell'evoluzione. Nel presente articolo esamineremo due ondate di avvistamenti raramente analizzate in ambito nostrano che videro i cieli della Scandinavia letteralmente invasi da oggetti di dubbia origine.
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La prima ondata: i ghost fliers degli Anni '30
A partire dal 1933, numerosi quotidiani norvegesi, svedesi e finlandesi riportarono numerosi avvistamenti di quelli che vennero subito battezzati "ghost fliers". Tale casistica, tuttavia, giacque nel dimenticatoio finché nel 1970 John A. Keel, studioso americano, scrisse un articolo su Flying Saucer Review, portando agli occhi della comunità internazionale tutta una serie di casi dalle caratteristiche estremamente peculiari. Per chi ritenesse che il tutto sia un parto della mente di Keel, si precisa che non solo sono disponibili in biblioteche locali i quotidiani dell'epoca contenenti dettagliati resoconti, ma anche presso gli Archivi Nazionali (Riksarkivet) di Oslo e presso gli archivi del Ministero della Difesa Norvegese si possono trovare documenti e memoranda concernenti i fatti in esame.
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Procediamo all'analisi dei casi più interessanti: 1) 12 dicembre 1933, Humbornes (Norvegia): un agricoltore, tale Julius Hamer, sua moglie e alcuni commercianti del luogo videro una luce in cielo, bassa sull'orizzonte, la quale repentinamente si avvicinò agli osservatori per poi eseguire una brusca virata verso ovest e scomparire in direzione di Holmsfjellet a velocità sostenuta. 2) 8 febbraio 1934, nei pressi di Sigerfjord (Norvegia):  tre pescatori raccontarono di aver visto una forte luce che si muoveva tra le onde con andamento ondulatorio cambiando di colore e di intensità prima di scomparire verso sud. 3) 11 febbraio 1934, Tromsoysundet (Norvegia): una luce improvvisa e accecante venne vista scindersi in due luci distinte, una delle quali proseguì a pelo d'acqua, l'altra volse verso la terraferma. 4) 14 marzo 1934, Valfjord (Norvegia): una ragazza di 13 anni, Esther Jakobsen, raccontò di aver udito un rumore di motore, seguito da numerose luci di colori differenti a formare i contorni di un grande oggetto di consistenza non chiara (fonti anglofone parlano di "parvenza d'ombra"): le luci erano posizionate sul davanti e ai lati. La notte era priva di nuvole e si era in fase di luna nuova. 5) estate del 1934, Osteroy (Norvegia): una bambina di 7 anni, Berit Clemmensen, riportò di aver visto un oggetto luminoso provenire da una montagna vicina per poi avvicinarsi a lei. Dopo di che ella non rammenta nulla di quanto successo e di come l'oggetto si sia allontanato. 6) 28 gennaio 1937, Ofotfjorden (Norvegia): l'equipaggio di un peschereccio osservò il formarsi sull'acqua di creste ondose come quelle dovute al passaggio di imbarcazioni ad alta velocità: all'improvviso, un oggetto non identificato emerse a circa 120 metri di distanza dall'imbarcazione per poi immergersi nuovamente continuando a produrre la scia derivante dal proprio passaggio.
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I casi sono molti di più di sei, ma si rischierebbe di fare un mero elenco decisamente noioso e di nessuna utilità. Quanto riportato costituisce una sorta di campionatura degli eventi più ricorrenti riportati durante quest'ondata: luci misteriose nel cielo procedenti a velocità sostenuta e con cambi di direzione (non oggetti naturali, di conseguenza), oggetti che emergono dalle acque o vi si immergono o procedono a fior delle medesime, avvistamenti di velivoli non identificati che producevano rumore di motori (certamente in alcuni casi si sarà trattato di mancato riconoscimento di aerei terrestri).
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Segnali radio misteriosi
Un elemento che si muove in parallelo a questa ondata e che l'ufologo tradizionalista tende a scartare in quanto viene a cozzare coll'idea preconcetta che si è fatta sul fenomeno (prima ancora di aver proceduto ad investigarlo) è costituito dall'enorme mole di trasmissioni radio in concomitanza con gli avvistamenti, trasmissioni spesso effettuate in uno svedese sgrammaticato dai supposti piloti degli oggetti non identificati. Un'interpretazione che è stata data da alcuni ricercatori consiste nel fatto che, dal momento che costoro ritengono che l'origine degli avvistamenti sia da ricercarsi in progetti aeronautici particolarmente avanzati della Luftwaffe, dette trasmissioni radio fossero da ricondursi all'interno di un piano di infiltrazione di agenti tedeschi in territorio scandinavo. Che vi fossero agenti tedeschi in loco è fuor di dubbio, così come il fatto che alcune trasmissioni potessero effettivamente provenire da infiltrati. Tuttavia, gli oggetti che volavano nei cieli in quel periodo non erano certamente tedeschi, in quanto nessun velivolo tedesco nel corso delle successive operazioni belliche sarebbe poi stato in grado di mostrare una superiorità tecnica simile a quella dei cosiddetti ghost fliers (si ricordi inoltre che ben pochi avvistamenti possono essere fatti rientrare all'interno di errate interpretazioni di normali aeroplani). Di conseguenza, da chi provenivano queste trasmissioni radio? Forniremo una possibile risposta in sede di conclusioni, per ora si consideri solo questo: nel 1899 Nikola Tesla, in Colorado, aveva costruito un trasmettitore e un ripetitore per cercare di trasmettere segnali nell'etere. Una notte, egli racconta, ricevette una trasmissione di origine apparentemente intelligente (egli era in grado, per sua stessa ammissione, di riconoscere le scariche elettriche prodotte dal sole e dalle aurore boreali) che lo colpì al punto da dichiarare di aver avuto la sensazione di essere stato il primo uomo sulla terra a ricevere i saluti da un altro pianeta. Negli anni successivi, lo stesso Marconi racconta di avere ricevuto segnali di origine ignota, a volte talmente forti al punto da indurlo a ritenere che provenissero da pochi chilometri di distanza, in un'epoca, è bene rammentare, in cui lo sviluppo delle trasmissioni radio era agli albori. Prima dell'uomo, pare evidente, qualcuno era in grado di trasmettere segnali radio. Per non parlare di tutta la casistica post 1947 concernente messaggi radio trasmessi da sedicenti entità extraterrestri.
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La seconda ondata: i ghost rockets del 1946
A partire dal febbraio del 1946, resoconti concernenti "palle di fuoco luminose", "fenomeni luminosi misteriosi" fecero la loro comparsa sui quotidiani svedesi. Col passare dei mesi il numero dei resoconti aumentò in maniera esponenziale e tali oggetti vennero dalla stampa appellati col nome di "ghost rockets" (ma anche "ghost projectiles" e "ghost bombs"). Tale fenomenologia si estese presto alla Norvegia, alla Finlandia e anche alla Danimarca, accomunata dalle ricorrenti descrizioni di oggetti a forma di sigaro privi di ali, grandi come un piccolo aeroplano. Se si analizzano nel dettaglio i giornali dell'epoca, emerge come da un lato alcuni avvistamenti (per quanto una minima parte) siano molto simili a quanto riportato sopra in relazione all'ondata di ghost fliers avvenuta nel decennio precedente, dall'altro, invece, altri resoconti paiono descrivere oggetti che di misterioso hanno poco o nulla: "oggetti a forma di torpedine d'aspetto metallico" che solcano i cieli con traiettoria parabolica per poi ricadere a terra ed esplodere, "piccoli velivoli con minuscole alette sul timone di coda ed emittenti scoppi dalla parte posteriore"... si tratta con ogni probabilità di missili e di oggetti derivati dallo studio delle V-1 e delle V-2 tedesche. Dinnanzi a una casistica così variegata, il Ministero della Difesa svedese non espresse mai ufficialmente la propria opinione. Tuttavia, un documento, top-secret all'epoca, risalente al 4 novembre 1948 dell'Usafe (United States Air Force Europe) afferma quanto segue: "Da un po' di tempo siamo stati indotti in preoccupazione a causa di continui resoconti relativi a dischi volanti che continuano a spuntare periodicamente; nel corso dell'ultima settimana, ne è stato osservato uno sorvolare la Base Aerea di Neubiberg per circa trenta minuti. L'avvistamento è stato effettuato da un numero elevato di soggetti e da luoghi distanti tra loro, in ciò portandoci a essere convinti che non si possa trascurare quanto sta accadendo e si debba pertanto cercare di trovare una qualche spiegazione che si fondi su dei dato di fatto (omissis). Quando alcuni funzionari di questo Ufficio hanno avuto modo di fare visita allo Swedish Air Intelligence Service, il tema di cui sopra è stato posto all'attenzione degli Svedesi. La loro risposta è stata che alcune persone di provata affidabilità e dalle qualifiche tecniche di livello sopraffino sono giunte alla conclusione che questi fenomeni siano senza dubbio il risultato di una capacità tecnica talmente elevata da non poter essere ascritta ad alcuna cultura attualmente presente sulla Terra, in ciò ritenendo, di conseguenza, che questi oggetti siano il frutto di una tecnologia precedentemente sconosciuta o ignota, probabilmente non terrestre". Quanto ivi contenuto è senza dubbio interessantissimo, ma lascia presupporre che le Forze Armate svedesi possano essere entrate in possesso di qualcosa. Infatti, affermazioni così tendenziose nei confronti di una origine non terrestre del fenomeno non possono non essere state generate da accadimenti ulteriori rispetto a quanto si legge nei quotidiani dell'epoca, in quanto, come espresso in precedenza, molti casi sono facilmente riconducibili ad avvistamenti di prototipi presumibilmente sovietici condotti su V-1 e V-2. Il documento sopra riportato, infatti, fa cenno altresì a un supposto Ufo-crash in un lago svedese e al susseguente tentativo di reperimento del medesimo, ma non si sa se sia stato ritrovato qualcosa nelle acque del lago. In ogni caso, la versione ufficiale fu, necessariamente, decisamente differente da quanto emerge nel documento dell'Usafe. Il 10 ottobre 1946 le autorità militari svedesi annunciarono che, dopo quattro mesi di ricerche, non si era ancora riusciti nell'accertare l'origine o la natura dei ghost rockets. Un comunicato affermò che dei circa 1000 resoconti, l'80% poteva essere spiegato con riferimento a fenomeni celesti, ma, riporta il comunicato, "in alcuni casi sono stati effettuati avvistamenti chiari e privi di qualsiasi ambiguità, tali da non potere essere spiegati chiamando in causa fenomeni naturali o erronee interpretazioni di semplici velivoli o la mente contorta dell'osservatore. I radar e gli apparecchi radio hanno registrato i fenomeni, ma nessun indizio viene da essi fornito in merito alla natura di questi oggetti".
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CONCLUSIONI
A giudizio di chi scrive, le due ondate hanno ben pochi punti di contatto, eccezion fatta per il minimo comune denominatore costituito dal semplice dato geografico. La seconda ondata, quella dei cosiddetti ghost rockets, parrebbe avere, a prima vista, una natura prettamente umana, in quanto gli oggetti descritti ricordano da vicino le V-1 e le V-2, ed è altamente probabile che i sovietici stessero testando il materiale bellico recuperato. Tuttavia, il fatto che le fonti governative tendano a scartare quest'ipotesi (non si sa se per tranquillizzare la popolazione o per dare una parvenza di esistenza alla propria sovranità territoriale - chiaramente in discussione ove si fosse bersagliati da missili di una potenza straniera - ), giungendo persino, come si è visto in quel documento dell'Usafe, a ipotizzare una probabile origine extraterrestre, fa pensare che molto non sia ancora emerso in relazione a quanto accaduto nel 1946. Ma l'ondata che più ci pare interessante è senza dubbio quella degli anni '30. Come spesso capita nel panorama ufologico, elementi di assoluta stranezza tendono a inserirsi e a connotare il fenomeno. Sarebbe molto facile trattare questi casi degli anni '30 analizzando esclusivamente gli avvistamenti senza tenere conto di tutto ciò che vi orbita intorno. In questo caso, le trasmissioni radio non possono non fare meditare: in un'epoca e in zone in cui l'utilizzo della radio era piuttosto scarso (nullo per quanto concerne l'esperienza di Tesla), chi poteva essere interessato a trasmettere via radio in lingua svedese (per di più parlata in maniera stentorea)? E, ancora, si pensi a tutte le esperienze di contattismo dei decenni successivi in cui vari soggetti affermarono di ricevere comunicazioni da sedicenti entità extraterrestri. Il fatto è che il fenomeno è molto più complesso di quanto si possa immaginare, non può essere rinchiuso in categorie in quanto al mutare delle prime muta pure il fenomeno il quale, abbiamo avuto modo di ripeterlo più volte, è mimetico, tende a rappresentarsi secondo le aspettative dell'osservatore, in una continua opera di inganno e di dominio dell'immaginario collettivo (e, purtroppo, non solo dell'immaginario collettivo...) dal quale esso trae forma. Essenziale, di conseguenza, cercare di squarciare il velo di Maya e prepararsi a vedere quanto vi sia oltre, dal momento che il panorama che si presenterà dietro di esso non è certamente rassicurante.
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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE       
FOWLER, Raymond, Ufos: Interplanetary Visitors, Exposition Press, Jericho, New York, 1974
GOOD, Timothy, Need to Know: Ufos, the Military and Intelligence, Pan Books, London, 2007
GROSS, Loren, Ghost Rockets of 1946, The Encyclopedia of Ufos (ed. Ronald D. Story), New English Library, London, 1980
KEEL, John, Our Haunted Planet, Bounty Books, London, 2005
Final Investigation Report, 13 Ottobre 1946, Swedish Air Staff Archives
Swedish Report on Rockets, Daily Telegraph, London, 11 Ottobre 1946
Swedish Inquiry Fails to Solve Rocket Case, New York Times, 11 Ottobre 1946
Sweden Declares War on Rockets, News Journal, Mansfield, Ohio, 14 Agosto 1946

mercoledì 13 luglio 2011

"Proiezioni Sfasate" di Fabio Saccenti

Ormai nel lontano 1984 usciva il film “Dune” di David Lynch, pellicola dal percorso molto travagliato la quale nonostante fosse basata sull'importante ciclo di romanzi di Frank Herbert, sull'apporto concettuale di artisti come H. R. Giger nonché sulla precedente collaborazione di A. Jodorowsky (prima scelta alla regia poi rimpiazzato con Lynch) non ebbe un gran seguito di pubblico e fu un flop al botteghino, con buona pace di Dino de Laurentis e di tutti i soldi che questi vi aveva investito. Ma perché? O meglio come potrebbero interessarci le sorti di un film di vent'anni fa che, vedendolo oggi, lo si potrebbe trovare prolisso e incomprensibile? Forse perché questo film rappresenta un esempio lampante di quella che potremmo chiamare una “modalità proiettiva” non adatta allo spirito dei suoi tempi, “sfasata”, cioè composta da elementi che nella mente del pubblico di allora non riuscivano a creare una visione credibile o quantomeno concepibile di un futuro che pur quanto lontano (il film è ambientato nell'anno 10191...) doveva comunque essere composto da umani che si muovevano in un ambiente per la maggior parte ancora familiare. Sarà invece interessante notare come noi oggi, un quarto di secolo dopo, siamo divenuti avvezzi a scenari dove lo spazio e il tempo hanno confini mutevoli e come la realtà, intesa come “ciò che è reale”, è ormai per noi un' idea la cui natura diventa sempre più complessa, al contrario di quella molto più semplice e lineare degli anni '80. “Dune” avrebbe dovuto essere un kolossal di grande successo, lo si era pensato come una specie di “Star Wars per adulti” poiché, a parte la violenza e il sesso espliciti, conteneva alcune questioni di carattere filosofico, politico e spirituale che il bambinesco lavoro di J. Lucas non lasciava trasparire ma che al contrario divenne, e lo è ancora oggi, un successo planetario. Ovviamente anche la saga dei cavalieri Jedi contiene un gran numero di messaggi “under the line”  costruiti su basi archetipiche che, in modo molto incisivo, hanno profondamente influenzato l'immaginario collettivo a proposito di come potrebbe essere il nostro futuro. Si potrebbe persino dire che “Star Wars” sia stato uno dei costrutti mentali cardine attraverso il quale l'establishment occidentale-hollywoodiano ha letteralmente colonizzato il nostro subconscio. Ma allora come mai a “Dune” è toccata una sorte tanto diversa? Pur con tutto il denaro speso, un cast di prim'ordine (Sting, Silvana Mangano, Max von Sydow...) e un soggetto così originale? Non sarà che il film di Lynch proponeva scenari piuttosto “border line” anziché “under the line”, attraverso un immagine dei tempi a venire dove le dimensioni si mescolano, dove non ci sono confini prestabiliti tra spazio e tempo come nemmeno tra specie biologiche? La risposta potrebbe essere che i ridenti anni '80 non ne volevano sapere di una visione del genere, troppo perturbante, la quale andava a minare la realtà di un mondo (quello “reale” stavolta) dove la certezza dello stipendio e del luogo di lavoro coincidevano col la finitezza di un universo che, per quanto infinitamente grande, era solo una questione di distanze in chilometri che prima o poi la Scienza avrebbe colmato. A quei tempi milioni di persone (in occidente non in Cina) lavoravano in enormi fabbriche dove producevano le macchine che loro stessi avrebbero desiderato e alla fine acquistato senza troppi debiti, al contrario di oggi,  venendo così trascinati da un concetto di “crescita infinita” che coincideva col concetto che loro stessi avevano dell'universo: l'universo aveva avuto un inizio, c'era stata un'esplosione primordiale (Big Bang), l'universo era nato e da allora si stava espandendo (dentro a che cosa...?), era infinito perché si espandeva e noi non avevamo altro da fare che riempirlo. Strano a dirsi, si era  però ancora ben lontani dall'immaginare la nostra Terra come qualcosa di “finito” o quantomeno limitato. La gente di allora, il pubblico, basava comunque la propria idea di un universo potenzialmente infinito, in cui avremmo potuto espanderci indefinitamente, sulla certezza che comunque qui a casa propria avrebbe  potuto continuare a lavorare, comprare e prosperare, all'infinito. L'ipotetico nemico che avrebbe potuto minacciare tale stato di cose non era rappresentato da soverchianti forze naturali, da Dei in collera per la tracotanza umana o da alieni misteriosi ma semplicemente da altri esseri umani che la pensavano in un altro modo, da coloro i quali erano una minaccia per lo “stile di vita”: i Comunisti. Come non ricordare anche la saga di 2001 di A. C. Clarke (2010, 2061, 3001...) dove nonostante monoliti, bambini delle stelle e un abisso infinito e silenzioso che circondava gli astronauti, i problemi arrivavano dalle diatribe politico-personali degli uomini all'interno delle astronavi? Persino la questione aliena era intesa come una gara: a chi arriva prima al monolito, a chi arriva prima a conoscerli. “Dune” al contrario presentava uno scenario completamente diverso dove non c'erano astronavi composte da cavi, tubi, razzi e strutture metalliche varie anzi, gli scafi usati per solcare lo spazio assomigliavano più ad enormi monumenti in pietra... ogni pianeta presentava civiltà che sarebbero potute appartenere ad una qualunque era e dove l'umanità stessa aveva perso da tempo il proprio ego-confine sia materiale che mentale. In un mondo di tal fatta “fare” qualcosa con la mente equivaleva a farlo nel cosiddetto “mondo reale”, spostarsi nello spazio voleva dire “viaggiare senza muoversi” tramite “navigatori” che avevano da tempo rigettato le proprie sembianze umane attraverso l'uso della “spezia” o “melange”. Questa era una sostanza speciale, un tesoro, un elisir di lunga vita in grado di bloccare il trascorrere del tempo acquisendo così il potere di “annullare lo spazio” nella propria mente per se e per gli altri. Il confine fra mondo interiore ed esteriore, fra mente individuale e collettiva, fra fisica e psiche, era quindi completamente caduto. Molto prima di “Matrix”, “Dune” aveva presentato al pubblico la possibilità che il mondo non fosse qualcosa di “esterno” e “fisso” rispetto a noi che lo guardiamo ma che, al contrario, sarebbe proprio la nostra presenza attiva a creare il mondo in tempo reale. Tutto questo però non era concepito come il risultato di un inganno perpetrato alle spalle dell'umanità, magari da perfide macchine senz'anima, tutt'altro, questa era intesa come la realtà fattuale stessa dell'universo, di cui l'umanità era diventata perfettamente consapevole e che vi dimorava al suo interno con pari dignità delle tante specie aliene a cui non era più sottomessa anzi, l'uomo aveva ormai tagliato da tempo i lacci che lo tenevano in stato di minorità e, in quel tempo fantastico, era in concorrenza con le altre forme di vita per l'affermazione del suo sogno particolare. Benché oggi vi sia un gran numero di conferenzieri, più o meno famosi quindi più o meno pagati, che parlano dell'universo “olografico” è stato solo dopo il film dei fratelli Wachowski del '99 che tale concetto è potuto diventare moneta corrente e quindi comprensibile ai più, cioè dalla maggior parte del pubblico pagante. Nonostante impeccabili formulazioni matematiche, eleganti  discorsi dotati di una solida logica e belle presentazioni in power point, un uditorio odierno è in grado di afferrare una concezione geometrico-archetipico-olografica dell'universo non perché Bohm e Pribram siano divenuti dei classici ma perché il cinema e la televisione hanno compiuto un bel lavoro di ristrutturazione percettiva. In questo modo all'uscita dalla conferenza una qualunque persona potrà dire al suo interlocutore: “Hai presente quando quel tizio parlava dell'universo come una creazione onirica umana?” e l'altro: “Si! Come in Matrix!”. Quindi è grazie ad un film e non al lavoro dei luminari se anche qui ci sia stata l'introduzione di una modalità proiettiva nuova, questa volta azzeccata, che ha portato nuovi paradigmi nonché nuove ipoteche su di essi. Per comprendere il carattere di un'epoca dobbiamo guardare a come le idee, i concetti e le parole che li denotano “discendono” dai circoli ristretti (artisti, intellettuali, scienziati) verso il grande pubblico e  come questi cambino durante tale processo soprattutto a causa dell'intervento dei grandi media attuali. Riuscire a stabilire se tale intervento dei media sia la causa o l'effetto dell'attrazione che alcune nuove idee o teorie hanno sul grande pubblico è un ambito molto vasto e interessante, fertile di molte valide ipotesi ma anche di tanto complottismo becero ed esula dai confini del nostro discorso,  meritando una trattazione a parte. Ad interessarci qui sono gli effetti a lungo termine, sarà solo dopo la diffusione e il consolidamento dei suoi assiomi di base che diverranno chiaramente visibili la reale natura di una “teoria” e le sue conseguenze morali, etiche ma soprattutto ontologiche. Sarà poi legittimo a questo punto domandarsi se tali conseguenze sociali, politiche, spirituali erano già tenute in considerazione dai creatori e divulgatori delle “teorie”, se ne erano consapevoli o meno, quindi anche se la diffusione sia stata spontanea o indotta e, in questo secondo caso, se tale diffusione sia stata stimolata  in vista di una determinata reazione sociale.
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Il compianto psichiatra e saggista statunitense J. Mack aveva indicato come una delle cause di maggior stress per i propri pazienti che avevano subito un rapimento da parte di alieni lo “shock ontologico”. Le informazioni che gli addotti avevano appreso nel corso dei loro contatti riguardo la terra e il destino degli uomini, il passato, il futuro e la struttura dell'universo rappresentavano per loro una fonte di disagio più grande del rapimento stesso. Questo è facilmente comprensibile poiché informazioni del genere, apprese in un contesto del genere, distruggono completamente il sistema di valori e credenze della propria cultura di provenienza. Solo dopo un intenso lavoro di riassetto psicologico e spirituale queste persone hanno ritrovato di nuovo una collocazione nel mondo e una ragione di vita. Questo “shock ontologico” può capitare non solo alle coscienze individuali ma anche a quella collettiva. Un' intera società può essere sconvolta da una rivelazione o da un evento e pare proprio che l'attesa di questo sia uno dei tratti fondamentali della nostra era. Al di là degli eventi catastrofici continuamente pronosticati, e a volte avverati, la fonte principale del disorientamento che caratterizza questi ultimi tempi potrebbe trovare la sua origine in tutto quell'insieme di idee e teorie che la stessa coscienza collettiva ha prodotto, le quali partendo dalle “avanguardie” discendono poi nel suo ventre portando conseguenze inaspettate a lungo termine. Prendendo come esempio il lavoro di S. Freud, tra la pubblicazione dei suoi studi e la loro definitiva diffusione c'è stata l'espulsione della sacralità del libero arbitrio  dai tribunali. Prima di Freud e del habitus mentale da lui lanciato non esisteva alcuna attenuante psicologica all'imputazione di un delitto, la persona che lo aveva commesso era sempre rea di un atto di piena volontà, non erano concepibili “suddivisioni” nella mente delle persone se non in casi eccezionali, dove si andava dall'esorcista più che dal giudice e che finivano in genere quasi sempre con l'imprigionamento. Dopo la diffusione del lavoro dello psicanalista austriaco oggi le corti oggi riconoscono il “raptus” e una certa “incapacità di intendere e volere”, il che non vuol dire che tali conquiste non siano importanti anzi, ma che la loro introduzione come norme giuridiche implica il riconoscimento sociale della possibilità che una persona non sia in grado di comprendere l'origine delle proprie azioni. La frammentazione che sembra caratterizzare questi ultimi tempi è infine arrivata a minare l'interiorità stessa delle persone con tutto ciò che ne consegue. La psicologia, insieme alle altre branche della scienza ha portato a questa atomizzazione definitiva, non con un cataclisma, non con un miracolo ma attraverso un lavoro continuo e costante negli ultimi due secoli. Con questo non si intende affatto simpatizzare con certe tendenze reazionarie ed oscurantiste poiché tornare al passato non è mai possibile e quando ci si prova non si fanno altro che disastri, ma si vuole solo sottolineare il fatto che l'introduzione di nuovi “concetti scientifici” porta sempre conseguenze che certamente non sono alla portata della comprensione degli stessi uomini che producono tali concetti. L'atomizzazione caratterizzante questi ultimi tempi, la specializzazione e compartimentazione estreme conducono fatalmente la Scienza verso una concezione inumana dell'universo, con tutte le conseguenze immorali, o meglio amorali, che ne derivano e offrendo solo un certo materialismo come conforto (al massimo sei solo “bono di DNA”). Questa scienza sopprime ogni sforzo dell'uomo trasformandolo nella mera parte di un conglomerato privo di un qualsiasi valore individuale. In questo modo si comprende meglio anche quella che fu la posizione della chiesa Cattolica contro Galileo: non vi è infatti ragione alcuna di mettere al corrente la massa degli uomini di un fatto per loro privo di qualsiasi utilità, che anzi toglie loro fiducia nella vita e crea nei loro animi un senso di smarrimento perché, nel sistema eliocentrico galileiano, l'uomo sulla terra non è più altro che un granello di polvere nell'universo, mentre nel sistema geocentrico egli costituiva il centro del mondo. Albert Einstein era un 'uomo dall'intelligenza eccezionale, disinteressato, buono, umano, amante della musica, sensibile...e il primo a deplorare il cattivo uso che la scienza aveva fatto della sua scoperta. I grandi sacerdoti dei templi egizi erano perfettamente al corrente della natura del nostro sistema solare e di tante altre cose oltre esso ma mantenevano il segreto perché, per la maggioranza, la considerazione di un sistema eliocentrico puramente meccanico costituiva, per loro, una deviazione da quella sana mentalità che, per ragioni morali, esige che la terra sia al centro dell'universo. Bisogna quindi stare molto attenti a divulgare in massa concetti tipo “non tutti hanno l'anima”, “la realtà è un ologramma illusorio” o “tutto è già compiuto” perché si possono provocare terribili sconquassi nell'animo delle persone che solo chi sia privo di una certa  empatia non è in grado di intuire in anticipo. Olografico non vuol dire finto. Anche se ci sono e ci sono sempre state  entità che si sono interposte tra noi e la nostra consapevolezza di creatori attivi del mondo, questo non ci obbliga a ritornare in una visione quasi medievale di disprezzo per questo mondo, quasi di impazienza per lasciarlo e passare ad altre dimensioni. Volenti o nolenti però siamo entrati in una fase che ci costringerà ad una drastica rivalutazione della nostra realtà, sia nella vita quotidiana che nei massimi sistemi, sia in micro che in macro. I grandi mezzi di informazione, cinema in primis, tengono le redini di tale cambiamento tramite un lento condizionamento che, per così dire, prepara il terreno all'avvento dei nuovi paradigmi; siamo abituati ormai a vedere gli eventi prima al cinema che nella realtà. Oggi abbiamo però anche qualche possibilità in più ad accettare e comprendere scenari come quelli proposti da “Dune”, non certo perché ci sia stata l'attuazione in massa di un cosciente lavoro spirituale (cosa invece questa arrivata ai suoi minimi storici) ma forse perché in tempi di crisi economica come questi la precarietà delle condizioni di vita ci rende più inclini ad interrogarci sui fondamenti della nostra realtà. La precaria condizione materiale si fonde con quella altrettanto precaria dello spirito quando, nel corso di anni e da varie prospettive, a partire quella freudiana fino agli ultimi sviluppi della psicologia, della fisica e delle arti moderne, ci viene detto che la nostra individualità è, in realtà, l'insieme di varie entità che possono persino condurre azioni indipendenti che vanno ben al di là di quelli che, fino ad ora, abbiamo creduto essere i nostri limiti. Quindi come non abbiamo bisogno del suv per andare al supermercato, non abbiamo nemmeno bisogno di chissà quali astronavi per sondare oltre i nostri limiti. I film sui viaggi nello spazio non godono più di un gran seguito e la prospettiva della pellicola del 1968 S. Kubrick si è rivelata tremendamente sbagliata. In un nostro telefono cellulare c'è molta più tecnologia che nella Discovery la quale però non viene usata per compiere viaggi spaziali, ma per chiamare casa dal supermercato sotto casa. L'esuberanza economica degli anni '80 ci faceva guardare allo spazio come un terreno di conquista, oggi ci siamo chiusi dentro noi stessi aspettando un'invasione, un cataclisma, una punizione. Come già è accaduto in passato, anche oggi il passaggio di un'epoca precessionale è contrassegnato da una crisi che ha sempre gli stessi sintomi: materialismo, rinnegazione della spiritualità e disordine sociale accompagnato da alterazioni climatologiche e telluriche. Sul piano razionale , non possiamo comprendere come il solo fatto che il punto vernale, mirato ad una costellazione, passando ad un nuovo settore possa produrre fenomeni simili. Tuttavia il fatto è lì, davanti ai nostri occhi. La caratteristica principale dei nostri tempi, che li rende così riconoscibili come fase finale del Kali-yuga, sono l' estremo materialismo e la più pervicace esteriorità cosicché è proprio qui, nel punto culminante della “Nigredo”, nella più nera ed estrema putrefazione, che il nuovo seme si forma all'interno per dar vita ad una nuova fase, alla nuova età dell'oro. Nella sintassi stessa del suo materialismo, l'universo che “inizia” con un'esplosione, quest'era ha posto le basi per il superamento di se stessa poiché  se appunto vi è un inizio come la nascita vi è anche uno sviluppo, come maturazione, e quindi una fine che precede la rinascita: un nuovo inizio. Tale fine non è altro che un'esigenza stessa della nostra era, un'affermazione della sua essenza come ultima fase precedente un mondo nuovo. Abbiamo tutte la carte in regola per affrontarlo.

domenica 10 luglio 2011

"Rods" di Umberto Visani

Con il termine rod (asta, in inglese), vengono indicati oggetti dalla forma allungata, con appendici su un corpo centrale affusolato, che si muovono a velocità elevata, ripresi tramite videocamere. La scelta di ricondurre i medesimi all'ufologia piuttosto che alla criptozoologia o alla fotografia dipende dall'origine per cui si vuole propendere. Tuttavia, per quanto a torto, a giudizio di chi scrive, è proprio all'interno del vasto ambito di studi ufologici che vengono più soventemente considerati i rod. Fino a una decina d'anni fa, nessuno aveva mai parlato di rod nell'accezione odierna. Fu José Escamilla che, il 19 marzo 1998, ritornando nella cittadina di Midway (New Mexico, a 9 miglia a sud-est di Roswell), luogo in cui aveva avvistato un UFO quattro anni prima, dopo aver filmato la zona per un documentario, nell'esaminare le riprese si accorse della presenza di una sorta di striscia in veloce movimento nei pressi della strada fino al suo punto di osservazione. In prima battuta pensò fosse un uccello o un insetto ma, rivedendo il filmato fotogramma per fotogramma, si convinse trattarsi di qualcos'altro. Sua moglie Karen, vedendo l'oggetto in questione, utilizzò il termine rod dal momento che le ricordava alcuni microorganismi visti al microscopio. A seguito di tale accadimento, José Escamilla iniziò a dedicare la propria vita allo studio dei rod, creando un vero e proprio team di ricercatori indipendenti che, nel corso degli anni, ha effettuato numerosissime riprese in cui si possono notare questi misteriosi oggetti. Il primo dato da considerare, già di per sé indicativo per mettere sotto una luce particolare l'intero fenomeno, è che i rod vengono immortalati esclusivamente in filmati e non, ad esempio, tramite macchine fotografiche né sono visibili a occhio nudo (per quanto, a detta di Escamilla,  essi sarebbero sì visibili anche dall'occhio umano ma verrebbero scambiati per insetti a causa della loro elevata velocità). E' con il diffondersi di videocamere digitali che i rod vengono filmati in ogni parte del mondo, connotando il fenomeno come un prodotto degli ultimi anni. Al contrario, secondo Escamilla, casi di avvistamento di rod, per di più a occhio nudo, sarebbero avvenuti persino nell'Ottocento. A supporto di ciò, egli cita le testimonianze di alcuni cittadini di Crawfordsville, Indiana, che nel 1896 (il primo dei due anni del flap di aeronavi misteriose) dissero di aver visto quel che definirono "un mostro del cielo", di circa 30 piedi, che si muoveva come un serpente per aria. Della genuinità dell'avvistamento non vi è motivo di dubitare; quello che pare discutibile è il ritenere si trattasse di un rod, dal momento che non presentava alcuna delle caratteristiche salienti di un rod, eccezion fatta per il tipo di movimento sinuoso.
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Ipotesi
Come con ogni nuovo fenomeno, vi è stato un proliferare di ipotesi sulla possibile natura dei rod. Secondo alcuni studiosi, si tratterebbe di forme di vita ancora sconosciute alla zoologia. Gli elementi sulla base dei quali è stata avanzata tale ipotesi sono i seguenti: i rod mostrerebbero un comportamento intelligente, evidenziato dalla capacità di cambiare direzione per evitare collisioni con altri oggetti presenti nei filmati; non solo, i rod avrebbero forti somiglianze anatomiche con l'Anomalocaris, creatura acquatica vissuta oltre 400 milioni di anni fa sulla terra nel periodo Cambriano. In ultima istanza, secondo i sostenitori dell'origine animale dei rod, essi avrebbero il medesimo aspetto dei Protopterigoti (specie la cui esistenza non é mai stata provata ma che, secondo vari scienziati, deve aver costituito l'anello evolutivo mancante tra insetti di terra e insetti alati). Secondo il biologo Ken Swartz, i rod sarebbero anfibi, dal momento che sono stati ripresi entrare ed uscire dall'acqua. Altri ricercatori ritengono che i rod siano UFO in movimento ad alta velocità: da un punto di vista meramente logico, in effetti, in mancanza di una identificazione precisa, è legittimo affermare che i rod sono oggetti volanti non identificati, ma non è questo il senso attribuito dai fautori di questa linea di pensiero. Infatti, in conseguenza della circostanza che, spesso, alla presenza di dischi volanti nei cieli si accompagnino avvistamenti di rod, alcuni studiosi hanno ritenuto che i rod stessi siano oggetti di matrice aliena i cui scopi sarebbero insondabili. L'ipotesi che ha riscosso maggiori favori è quella secondo la quale i rod non sarebbero altro che comuni insetti i quali, poiché molte videocamere non sono in grado di fornire una immagine chiara di quanto si muova velocemente nei pressi dell'obiettivo, assumerebbero quella tipica forma che, in realtà, di misterioso avrebbe nulla. Per quanto concerne la prima ipotesi, l'obiezione più facile da muovere contro consiste nel domandarsi come mai, se effettivamente i rod fossero animali non conosciuti, non siano mai state trovate carcasse di rod morti. Le risposte fornite da Escamilla e da Swartz non paiono affatto convincenti: il primo afferma che i rod potrebbero avere un peso che, una volta morti, li porterebbe a salire di quota verso strati più elevati dell'atmosfera oppure che i rod morti verrebbero mangiati dai rod vivi a causa di preziosi gas in essi contenuti. Swartz ritiene invece che i rod, avendo una forma simile ai cefalopodi, potrebbero decomporsi senza lasciare traccia alcuna, impedendo così il ritrovamento di cadaveri di rod al suolo. Tutto ciò, essendo indimostrabile, ha un valore decisamente basso, dal momento che, in assenza di qualsiasi tipo di prova, ogni teoria può essere avanzata senza trovare alcun fondamento in riscontri valutabili e misurabili. In riferimento alla seconda ipotesi, ossia all'origine extraterrestre del fenomeno rod, non vi è prova alcuna. Il mero fatto che, spesso, in filmati ritraenti dischi volanti, compaiano rod, non dimostra alcunché sulla loro possibile matrice aliena, dal momento che, in molte altre riprese, i due fenomeni sono completamente scissi. Inoltre, la scarsa credibilità del fenomeno rod globalmente inteso, non fa altro che delegittimare l'ufologia nel suo complesso, poiché è molto facile per la comunità scientifica sostenere che, siccome i rod non hanno nulla di esogeno, pure i dischi volanti non sarebbero nient'altro che aberrazioni dei mezzi di ripresa. Come vedremo più avanti, tale atteggiamento è palesemente errato. Riguardo alla terza ipotesi, secondo la quale i rod sarebbero comuni insetti, essa è l'unica ad avere nelle prove un forte fondamento. Come mostrato nel corso di molteplici esperimenti, il passaggio in prossimità dell'obiettivo di una videocamera tradizionale (non di quelle ad alta definizione), di un insetto che batta velocemente le ali, produce una ripresa in cui è possibile vedere il movimento di un oggetto in tutto e per tutto identico ai cosiddetti rod. Ciò è dovuto ai tempi di esposizione elevati che fanno sì che non venga riprodotto ciò che effettivamente passa dinnanzi all'obiettivo bensì una sua approssimazione: la parvenza membranosa delle appendici del corpo centrale del rod è costituita semplicemente da una sequenza di battiti d'ali che non viene catturata in ogni suo aspetto del moto. Emblematico l'esperimento effettuato per un episodio di Monster Quest su History Channel: il movimento di un insetto è stato ripreso con due telecamere, una ad alta definizione, l'altra standard e, mentre la prima ha ripreso un insetto, la seconda ha mostrato un classico rod. Non solo, altri ricercatori sono addirittura giunti a mettere reti in zone in cui, tramite telecamere standard, venivano ripresi rod, per poi scoprire che in tali reti erano rimasti impigliati dei semplici insetti.
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Enigma risolto?
A questo punto, si può giungere alla conclusione che gli insetti, ripresi con videocamere standard e in particolari condizioni di luce, assumono la forma di rod. E' possibile giungere alla conclusione successiva, ossia che tutti i rod non sono nient'altro che insetti? La tentazione è certamente forte, ma sarebbe un atteggiamento oltremodo antiscientifico, tanto più che esiste un filmato, analizzato da Bruce Maccabee, fisico ed esperto di analisi video, in cui le caratteristiche dei rod ripresi parrebbero escludere il fatto che si possa essere in presenza di insetti. Il filmato in questione è stato girato il 16 novembre 1996 da Mark Lichtle, cameraman professionista, presso il Sotano (grotta verticale) de Las Golondrinas, nello Stato di San Luis Potosi, Messico. Nel filmato è possibile vedere un paracadutista che si lancia nella grotta. Nel corso della caduta, si nota qualcosa di anomalo: l'apparizione di uno strano oggetto dalla forma di rod. Come notato da Maccabee, non si tratta di un qualcosa vicino alla videocamera, dal momento che questo oggetto pare perfettamente a fuoco esattamente come il paracadutista, impossibile nel caso si fosse trovato in prossimità dell'obiettivo; non solo, nel momento in cui il paracadutista entra nel cono d'ombra della grotta stessa, anche l'oggetto misterioso cambia di luminosità, facendo ancor più propendere per la sua effettiva presenza nei pressi del paracadutista. Una volta data per certa, in considerazione delle prove ricavabili dall'analisi del filmato, la presenza dell'oggetto nelle vicinanze del paracadutista, si può presumere come l'oggetto in questione fosse di dimensioni piuttosto rilevanti, circa mezzo metro, e procedesse a una velocità calcolata da Maccabee in 94 miglia orarie (impossibile per qualsiasi insetto). Inoltre, in fotogrammi successivi, il paracadutista viene schivato da un rod ancora più grande che pare di conseguenza dimostrare un comportamento intelligente. L'analisi effettuata da Maccabee mostra come in tale filmato sia difficile ipotizzare si possa essere trattato di insetti, ma essa si fonda, come affermato dallo stesso Maccabee con estrema onestà intellettuale, sull'assunto che il cono d'ombra in cui pare entrare il paracadutista e dal quale emerge il rod sia quello proiettato dal bordo della grotta e non, ad esempio, da una persona o da un oggetto accanto al cameraman.  Se così non fosse, tutti i calcoli di grandezza e velocità sarebbero affetti da un vizio iniziale macroscopico e dovrebbero essere rifatti, portando, come è facilmente arguibile, a grandezze dimensionali e di velocità decisamente inferiori, in ciò riconducendo di conseguenza all'ipotesi che si trattasse di un insetto. Tra tutti i filmati di rod, solamente questo pare ancora lasciare uno spazio per poter ritenere che non tutti i rod siano insetti. Certamente verrebbe da chiedersi come mai proprio quella grotta dovrebbe essere abitata da animali sconosciuti e come mai non siano state effettuate indagini accurate in loco che fossero in grado di convertire le menti scettiche della bontà di un fenomeno che, al momento, non pare avere nulla di straordinario.
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Conclusioni
Così come per gli orbs, il fenomeno dei rod, spesso accostato all'ufologia, non fa che screditare il fenomeno UFO nel suo complesso. Infatti, mentre le prove dell'esistenza dei rod (intesi non come comuni aberrazioni nelle riprese video causate da insetti) sono estremamente labili, al contrario quelle relative alla presenza di oggetti volanti non identificati nei cieli sono numerosissime: tracciati radar, documenti ufficiali provenienti da enti governativi di vari paesi, testimonianze di persone assolutamente credibili, fotografie e filmati in grado di superare ogni tipo di analisi al computer, ecc. Di conseguenza, di fronte a una immaginaria giuria, il fenomeno rod verrebbe senza dubbio dichiarato inconsistente, mentre l'esistenza degli UFO verrebbe accertata come effettiva al di là di ogni ragionevole dubbio. E' proprio qui che la comunità scientifica è cieca (più o meno volutamente), nel suo non voler vedere le prove ove esse siano presenti. E' molto facile e fa sicuramente comodo dire che tutto ciò che si vede in cielo è normale, ma non è così. Indagare sui rod è legittimo, ma occorrerebbe domandarsi se il voler sostenere a testa bassa l'esistenza di fantomatici animali sconosciuti invisibili a occhio nudo, in presenza di prove che puntano a ritenere si sia in presenza di meri insetti, non faccia altro che coprire di ridicolo anche differenti campi di ricerca che invece hanno un peso specifico certamente di tutt'altro valore. Ma si sa, le vie del discredito sono infinite.
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FONTI
ESCAMILLA José, About Roswell Rods, RoswellRods.com
HALL Jamie: The Cryptid Zoo: Air Rods
MACCABEE Bruce, Can you Swallow This? Strange Objects Flying in the Cave of Swallows
TARR Daniel, The Flying Rods by José Escamilla - A Review - 20 Questions with José Escamilla: Rods, About.com
China's outstanding UFO Investigation: fly rod Haunted World (Part One), www.sina.com