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mercoledì 29 giugno 2011

Coscienzapedia: Saturniani, alieni

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L’Ufologia non è una Scienza, ma un campo di continua ricerca sperimentale. Il termine "ricerca" è usato per indicare la raccolta d’informazioni su un determinato soggetto o tema. La ricerca scientifica è un'attività umana avente lo scopo di scoprire, interpretare e revisionare fatti, eventi, comportamenti o teorie relative alla natura usando i metodi scientifici, pertanto, la ricerca scientifica è la metodologia usata per accrescere la conoscenza all'interno della scienza. Nel nostro caso, sarebbe più appropriato parlare invece di “ricerca di base”, chiamata anche ricerca pura o fondamentale, che ha come obiettivo primario l'avanzamento della conoscenza e la comprensione teorica delle relazioni, tra le diverse variabili in gioco, in un determinato processo. È esplorativa e spesso guidata dalla curiosità, dall'interesse e dall'intuito del ricercatore. Viene condotta senza uno scopo pratico in mente, anche se i suoi risultati possono avere ricadute applicative inaspettate.
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L’Esperienza personale

In questa ricerca del tutto personale nella conoscenza di realtà extra-dimensionali o extra-terrestri, può capitare di entrare in contatto con il proprio Io profondo, una memoria aliena, un parassita o un entità, terrestre e non, sia sotto ipnosi o in stati coscienti e succede, spesso, che si può avere accesso a tutta una serie d’informazioni incredibili. Quando emergono tutte queste conoscenze, la Mente fa da filtro e anche Anima (e Spirito) contribuiscono a decifrare tali informazioni. Più alta è la cultura, l’istruzione e la coscienza personale, più elevate saranno le possibilità di saper tradurre tali informazioni, viceversa, più bassa è la cultura in nostro possesso, scarsi saranno i risultati. Durante questo "trasferimento di dati", capita di ritrovarsi a tradurre termini incomprensibili e che spesso non troveranno un nome o una spiegazione, mentre altre informazioni, saranno tradotte e spiegate con parole e concetti i più semplici possibili. Capita anche di dire parole, spiegare concetti anche estranei alle proprie conoscenze, ma non va dimenticato che chi ha Anima ha dentro di se il "non tempo" dove, in questo "non tempo", può accadere che le vite passate o future facciano una sorta di "trasfusione" in grado di aiutare la persona animica, in questo caso l'addotto, a spiegare cosa ha visto e sentito. Un po’ come quando un compositore contemporaneo si mette a scrivere una musica anacronistica che ha caratteristiche del passato, oppure è talmente moderna da aver "previsto" il futuro. Come ho già ampiamente scritto in passato, la maggior parte di quanto affermo è frutto di un’esperienza personale (poiché rapito dagli alieni), ma anche perché dopo “liberato”, ogni addotto (e ancor più in generale ogni animico), sviluppa delle capacità che lo mettono in grado di “vedere” altre realtà esistenti alla nostra. Se veramente l’Anima (di cui disponiamo e che per il problema alieno è uno dei temi fondamentali del loro operato sull’Uomo), non ha la percezione del tempo, ma vive ogni epoca e in ogni luogo nello stesso istante, è facile presupporre che sia capace di vedere realtà distanti nel medesimo momento. Dato che la nostra Mente, interpreta le visioni di Anima per archetipi (anche in base alle conoscenze e la cultura della persona come sopra menzionato), è possibile dar vita ad una ricerca dove, attraverso le varie conoscenze umane, sia possibile creare un quadro, se non completo, almeno esauriente di determinate realtà. A complicare ulteriormente la situazione, ci possono essere anche i ricordi di Spirito, attraverso tutta una fusione delle esperienze che ha accumulato nel tempo totale della propria esistenza eterico/materica. Pertanto, l’articolo che state per leggere è il resoconto di una mia vicenda personale e, qualsiasi informazione in esso contenuto, rientra nella personale ricerca di verità che sto portando avanti da quando ho preso piena coscienza del fenomeno.
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Una scoperta senza precedenti

Nel libro “The Ecological Theater and the Evolutionary Play”, Yale Evelyn nel 1965 teorizzò l'esistenza di organismi che avrebbero potuto vivere grazie al calore della Terra, ma fino al 1977 nessun biologo vide mai una comunità del genere. Nel mare profondo la densità di organismi marini, con poche eccezioni, è molto bassa e raggiungono dimensioni minime, la loro crescita è lenta, la pressione è elevata, l'acqua è fredda e densa, manca la luce e gli organismi dipendono per sopravvivere da quello che "piove" dall'alto, ossia dalla superficie. Nel febbraio / marzo 1977 due scienziati, Corliss ed Edmond, entrambi geologi marini, stavano andando alla ricerca di rocce basaltiche da campionare, lungo la dorsale delle Galapagos a 2.600 metri di profondità. Durante una manovra del braccio meccanico del batiscafo Alvin, videro due grandi anemoni di mare, ma oltre l'acqua illuminata dai fari, fu fatta una scoperta senza precedenti: "Fu così che arrivammo in vista di uno scenario incredibile. In genere la formazione basaltica tipica degli assi delle dorsali è molto squallida: monotoni campi di cuscini scuri tagliati da faglie e da spaccature, per metri quadrati non si trova un solo organismo, eppure qui, vi era una vera e propria oasi. Scogliere di mitili e distese di bivalvi giganti ci apparvero nel tremolio dell'acqua insieme a granchi, anemoni di mare e ghiozzi. Le restanti cinque ore del tempo dedicato alla ricerca furono frenetiche [...] Lavorammo finché l'energia disponibile per le apparecchiature si esaurì." Quel giorno furono osservate specie mai viste prima, tra cui vermi tubicoli alti due metri e bivalvi giganti da 30 cm. Ma subito si palesò una domanda: “in un deserto le oasi esistono grazie alla presenza di acqua, ma in fondo al mare, cosa permette la loro esistenza? Qual è l'ingrediente mancante che equivale all'acqua delle oasi dei deserti terrestri?” La risposta giunse anni dopo, quando si cominciò a capire l'ecologia delle sorgenti idrotermali profonde e la fisiologia degli organismi che vi vivono. Negli ultimi decenni gli scienziati sono arrivati alla conclusione che sulla Terra, ovunque sia possibile trovare acqua allo stato liquido, sono presenti forme di vita. Condizioni estreme in temperatura, radiazione, pressione, essiccazione, salinità e pH sono tutte superate da forme di vita in presenza di acqua liquida.
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Le sorgenti idrotermali
Esempi di ambienti estremi sulla Terra sono il Lago Vostok e le sorgenti idrotermali del Golfo del Messico o dislocati lungo le dorsali oceaniche. Il lago Vostok è situato nel continente antartico ed è sepolto sotto quattro chilometri di ghiaccio da almeno 25 milioni di anni. Lo spessore del ghiaccio non permette alcun tipo di processo foto-sintetico, il che fa di quest'ambiente un modello ideale per determinare come una potenziale biosfera potrebbe sopravvivere in mondi alieni. Ma lungo le dorsali oceaniche si ha fuoriuscita di magma basaltico che crea continuamente nuova crosta oceanica, la formazione di nuova crosta comporta lo spostamento dei fondali oceanici, che poi si insinuano sotto le placche continentali. L'attività vulcanica delle dorsali, comporta ovviamente la risalita del magma che si inserisce tra le fessure della crosta neoformata, e riscalda l'acqua che poi fuoriesce attraverso le sorgenti sottomarine. Man mano che il fondale si allontana dalla dorsale, l'attività idrotermale viene meno, l'acqua non si risalda più e la sorgente si esaurisce. Le sorgenti idrotermali profonde sono state classificate in diversi modi: le “white smokers” sono le cosiddette "fumarole bianche", mentre le “black smokers” sono le "fumarole nere". Queste ultime emettono acqua surriscaldata, tanto che la temperatura può superare i 400°C, ma non si tratta di vapore, perché la pressione elevata non permette il passaggio dell'acqua dallo stato liquido a quello di vapore. L'incontro di quest'acqua surriscaldata con quella dell'ambiente circostante a temperature prossime ai due gradi (valore medio), determina un brusco abbassamento della temperatura stessa e l'immediata precipitazione dei solfuri di ferro, che colorano di nero, appunto, la nube di acqua tremolante. Si trovano tutte lungo la dorsale atlantica a profondità medie di 3.800 m., quindi sono dislocate a profondità maggiori rispetto a quelle del Pacifico. Le fumarole bianche sono invece caratterizzate da emissioni di acque a temperature inferiori, comprese tra i 100 e i 300°C. Esistono poi tipologie di fumarole con caratteristiche intermedie tra le black e le white smokers e in alcuni camini è stata persino misurata una radiazione luminosa associata all'alta temperatura dei fluidi emessi. La radiazione emessa è compresa nell'infrarosso ed ha le caratteristiche di una vera e propria fonte di energia, infatti, in alcune fumarole nere al largo della costa Messicana a 2.500 m. di profondità, sono stati scoperti batteri fototrofi appartenenti al genere Chlorobiaceae, che utilizzano per la fotosintesi una fonte di luce diversa da quella del Sole.
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Europa, il satellite di Giove
Europa, per dimensioni, è il quarto satellite naturale del pianeta Giove ed uno dei più massicci dell'intero sistema solare. Venne scoperto da Galileo Galilei il 7 gennaio 1610 assieme ad Io, Ganimede e Callisto, da allora comunemente noti con l'appellativo di satelliti galileiani. Il suo nome deriva da quello di Europa, una delle tante amanti di Zeus, secondo la mitologia greca, lo stesso personaggio che ha dato origine anche al nome del continente europeo. Europa orbita attorno a Giove con un periodo di circa tre giorni e mezzo. Osservazioni condotte nel 1994 tramite lo spettrografo di bordo del telescopio spaziale Hubble, hanno rivelato la presenza di una tenue atmosfera attorno al satellite, composta di ossigeno, e la pressione atmosferica al suolo nell'ordine di micropascal. Di tutti i satelliti naturali del sistema solare, solo altri sei (Io, Ganimede, Callisto, Titano, Encelado e Tritone) possiedono un'atmosfera apprezzabile. L'aspetto della superficie di Europa, quasi completamente liscia e priva di crateri da impatto, rende plausibile un suo costante rimodellamento ad opera di un oceano di acqua allo stato liquido che, secondo le teorie comunemente accettate, dovrebbe trovarsi al di sotto dei suoi ghiacci. Le immagini inviate a Terra dalla sonda Galileo, entrata in orbita nel dicembre del 1995 attorno a Giove, suggeriscono la presenza di un’immensa crosta ghiacciata simile al pack dei mari polari della Terra. La temperatura superficiale si aggira intorno ai 120 K (circa -150 °C), ma al di sotto della crosta si potrebbero raggiungere temperature ben più elevate per via del calore prodotto dall'interazione mareale con Giove. Questo fenomeno, sebbene non vistoso come quello in atto su Io, sarebbe in grado di mantenere allo stato liquido gli strati interni di Europa. La superficie di Europa è relativamente liscia, con poche colline di qualche centinaio di metri, facendo del satellite uno degli oggetti più lisci nel sistema solare. Questo sembra indicare una superficie giovane, attiva, e basandosi su stime della frequenza di bombardamento "cometario" che raggiunge Europa, la superficie ha da 20 a 180 milioni di anni circa (le caratteristiche superficiali mostrano chiaramente una grande varietà di età). La caratteristica più notevole della superficie di Europa è una serie di striature scure che attraversano, incrociandosi tra di loro, l'intero satellite, mentre un esame da vicino ha mostrato che i bordi della crosta di Europa, su ogni lato delle crepe, si sono mossi rispetto agli altri. Le bande più larghe sono di circa 20 km con dei bordi leggermente scuri, striature regolari e una banda centrale di materiale più chiaro. Questo potrebbe essere stato prodotto da una serie di eruzioni vulcaniche di acqua o geyser quando la superficie di Europa si allarga scoprendo gli strati più caldi sepolti. L'effetto è simile a quello visibile nelle dorsali oceaniche terrestri. Confronti fatti tra le foto della Voyager e della Sonda Galileo, suggeriscono che la crosta di Europa ruota ad una velocità tale da fare un giro in più rispetto al suo interno ogni 10.000 anni.
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Vita su Europa?

Europa da sempre è considerato un satellite candidato per ospitare la vita. L’eventuale presenza di forme biologiche è ritenuta possibile nel suo entroterra, il luogo con al momento la più alta probabilità di supportare forme di vita extraterrestre in tutto il sistema solare. La vita potrebbe esistere nei suoi oceani sotto i ghiacci che sembrano essere ambienti molto simili alle bocche idrotermali presenti nelle profondità dell'oceano e, in special modo al Lago Vostok, in Antartide. Fino agli anni '70 la vita, come generalmente riconosciuta, era ritenuta essere completamente dipendente dall'energia proveniente dal Sole. Le piante sulla superficie terrestre catturano energia dalla luce solare ed effettuano la fotosintesi clorofilliana, per sintetizzare gli zuccheri dall'anidride carbonica e dall'acqua, rilasciando ossigeno durante il processo, per poi essere mangiate da animali che respirano ossigeno, trasferendo la loro energia nella catena alimentare. Anche la vita nelle profondità oceaniche, molto al di sotto della zona eufotica, era ritenuta ottenere il proprio nutrimento dai detriti organici che piovevano dalla superficie o mangiando animali che, a loro volta, dipendevano da quel nutrimento. Nel settembre del 2009 lo scienziato planetario Richard Greenberg ha calcolato, invece, che i raggi cosmici che colpiscono la superficie di Europa potrebbero convertire il ghiaccio in ossidanti ed essere assorbiti dall'oceano fino a riempire le crepe. Attraverso questo processo, Greenberg ha calcolato che gli oceani di Europa potrebbero raggiungere una concentrazione di ossigeno maggiore di quelli della Terra in appena qualche milione di anni. Questo permetterebbe ad Europa non solo di supportare semplice vita microbica anaerobica, ma potenzialmente grandi organismi aerobici come sono, ad esempio, i pesci. La fonte primaria di speculazione sulla possibilità di vita su Europa è data dalla probabile presenza di un oceano sotto i ghiacci che ricoprono il satellite. Dopo un certo spessore di ghiaccio esterno, infatti, le forze di marea potrebbero aver fuso quello più interno lasciandolo sotto forma di acqua liquida. Questa teoria è supportata dal fatto che il ghiaccio in superficie è molto levigato, il che fa supporre che dopo grandi impatti meteoritici l'acqua risalga in superficie e congeli di nuovo saldando la crepa, lasciando la superficie estremamente levigata. Anche se la presenza di un oceano è ormai quasi accertata da evidenze geologiche e geofisiche, rimane aperto il dibattito sullo spessore del ghiaccio in superficie e dell'oceano stesso.
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Un possibile calcolo
L'energia è uno degli ingredienti fondamentali della vita, è richiesta energia sia per iniziare un'origine organica, sia per sostenerla nel tempo. La principale fonte di energia di Europa è fornita dalle forze di marea di Giove che mantiene l'interno del satellite geologicamente attivo, effetto visibile in modo più evidente sulla vicina luna Io. Europa orbita intorno a Giove in tre giorni e mezzo e, come la nostra Luna nei confronti della Terra, mostra al pianeta sempre la stessa faccia. Le forze di marea provocano all'interno di Europa continui movimenti, il che può rendere l'oceano interno abbastanza caldo da poter supportare forme di vita. Mentre Europa, come la Terra, può avere un’energia interna dovuta al decadimento radioattivo, l'energia generata dalle forze di marea sarebbe comunque alcuni ordini di magnitudine più intensa di qualunque sorgente radiologica. In ogni caso, una simile energia non potrebbe mai supportare un ecosistema tanto grande e diversificato come quello basato sulla fotosintesi che si trova sulla superficie terrestre. Europa, infatti, dista dal Sole circa cinque volte più della Terra e riceve solo un venticinquesimo del calore che arriva sul nostro pianeta. Europa è situato all'interno della magnetosfera di Giove, il che lo rende bersaglio di un continuo bombardamento di ioni ed elettroni intrappolati all'interno del campo magnetico del gigante gassoso. Questi bombardamenti producono ossidanti ed altri elementi biogenici che, se riescono a passare attraverso il ghiaccio fino all'oceano, possono favorire la presenza di vita. Il bombardamento delle particelle cariche intrappolate nella magnetosfera di Giove, infatti, insieme alla tenue luce solare, riscaldano il ghiaccio sulla superficie di Europa fino a far produrre vapore acqueo che, dopo una serie di reazioni chimiche, si trasforma in ossigeno. Ipotizzando che la vita su Europa respiri circa le stesse quantità di ossigeno dei pesci terrestri, allora la quantità di ossigeno che viene rifornito agli oceani dal ghiaccio proveniente dalla superficie, potrebbe sostenere circa 3 milioni di tonnellate cubiche di vita. Per rendersi un idea di quanto siano 3 milioni di tonnellate, esse corrispondono a: 22.000 balene azzurre, il mammifero e l'animale più grande del mondo, oppure 60.000 capodogli, 3.000.000 di squali bianchi, 150.000.000 di Macrocheira Kaempferi, il granchio più grande del mondo (20 kg di peso)…
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Encelado
Encelado è un satellite naturale di Saturno, scoperto il 28 agosto 1789 da William Herschel ed è il sesto in ordine di grandezza. Fino al passaggio delle due sonde Voyager, all'inizio degli anni 1980, le caratteristiche di questo corpo celeste erano poco conosciute, a parte l'identificazione di ghiaccio d'acqua sulla superficie, ghiaccio che riflette quasi il 100% della luce solare tenendo la temperatura di superficie a - 201 °C. Encelado è un satellite relativamente piccolo, con un diametro medio di 505 km, solo un settimo del diametro della Luna. La sonda Cassini a metà degli anni 2000 ha acquisito ulteriori dati che hanno risposto a molte delle domande aperte dalle sonde Voyager e ne hanno poste di nuove. Effettuando diversi sorvoli ravvicinati nel 2005, la sonda ha rivelato dettagli della superficie e dell'ambiente, in particolare ha scoperto un pennacchio ricco d'acqua che si erge nella regione polare sud. Questa scoperta, assieme alla presenza di fuoriuscite di calore interno e di pochi crateri da impatto nel polo sud, indica che Encelado è attualmente geologicamente attivo. Le lune nei sistemi dei giganti gassosi sono spesso intrappolate in risonanze orbitali che comportano delle librazioni forzate o a eccentricità orbitali; la vicinanza con il pianeta madre può indurre, inoltre, il riscaldamento del satellite generato dalle forze mareali. Encelado è uno di tre corpi celesti del sistema solare esterno (assieme alla luna Io di Giove e la luna Tritone di Nettuno) dove sono state osservate delle eruzioni attive, le analisi dei gas emessi suggeriscono che siano stati generati da acqua liquida situata sotto la superficie. Oltre ai crateri, ci sono pianure lisce, estese fessure lineari e catene montuose. Il 14 luglio 2005 sono state riprese immagini che rivelavano una regione deformata circondante il polo sud di Encelado, questa area, che raggiunge a nord la latitudine di 60° sud, è coperta da fratture e creste, con pochi crateri. Si pensa che sia la regione più giovane del satellite e di tutte le altre lune ghiacciate di dimensioni medie: i modelli riguardanti il tasso di crateri suggeriscono che l'età sia inferiore a 10 - 100 milioni di anni. I risultati spettrografici indicano che il materiale di colore verde presente in questa area è distinto chimicamente dal resto dei materiali presenti sulla superficie. Infatti è stato rilevato ghiaccio cristallino, che potrebbe essere molto recente (inferiore a 1000 anni) oppure alterato termicamente nel recente passato. Sono stati rilevati anche composti organici, finora mai trovati in nessun altro satellite.
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Un ghiaccio che scotta

Encelado è un piccolo corpo che orbita esternamente all'anello "E" di Saturno, inoltre è uno dei soli tre satelliti del Sistema Solare, sui quali sono stati osservati geyser attivi che espellono, come in un'eruzione vulcanica, materiale costituito da grani di polveri non molto grandi mischiati con vapore acqueo. Un materiale che, in studi precedenti, gli scienziati avevano ipotizzato potesse essere addirittura la sorgente dell'anello “E” di Saturno. Sotto la superficie ghiacciata della luna esiste acqua allo stato liquido, in equilibrio con il ghiaccio e il vapore, una scoperta che spalanca davvero una ancor più grande ondata di interessi per questo minuscolo oggetto del nostro sistema solare. Strane cose stanno avvenendo su Encelado, dopo che la sonda Cassini ha immortalato la luna di Saturno mentre rigurgita dalla superficie lava di ghiaccio caldo proveniente dal mantello. Questi getti di grandi dimensioni osservati nelle regioni del Polo Sud, rappresentano l’ultimo atto del tumultuoso e rarissimo processo di ricambio della crosta lunare. Lo spettrometro a infrarossi di Cassini rilevò infatti un flusso di calore nella regione polare di almeno 6 gigawatt, l’equivalente di una dozzina di centrali elettriche, inoltre anche la datazione della crosta di Encelado si è rivelata un puzzle per gli astrofisici a causa della grande variabilità: nell’emisfero nord alcuni crateri sembrano essersi formati più di 4 miliardi di anni fa, mentre la regione equatoriale avrebbe tra i 170 milioni e i 3,7 miliardi di anni. Le rocce al Polo Sud invece sarebbero molto più giovani, si sarebbero formate meno di 100 milioni di anni fa, alcune forse appena 500 mila anni or sono. Tutti questi misteri si spiegherebbero con la nuova teoria, per cui periodicamente parte del mantello interno di Encelado viene riciclato ed eruttato fuori attraverso bolle di ghiaccio leggero e caldo, mentre il ghiaccio freddo e pesante in superficie viene risucchiato all’interno della crosta.
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Alternative forme di vita?

Il 30 gennaio 1998 apparve su alcuni quotidiani, un intervista fatta ad un astrofisica russo, Boris Rodionov, il quale sosteneva: "Quando ho mostrato quelle foto agli ingegneri che costruiscono i nostri oleodotti e gasdotti, la reazione e’ stata unanime: sono tubature e condotti sotto una coltre di ghiaccio. Non avevo detto loro da dove venivano quelle foto. Pensarono che fossero foto da un satellite della Siberia, con risoluzione di nove chilometri". Boris Rodionov, professore di micro e cosmofisica dell’Istituto Mifi (Ingegneria Fisica dell’Universita’ di Mosca), raccontava la sua "scoperta" con aria divertita. Le foto sono quelle della sonda americana Galileo, che stava ancora girando attorno a Giove, fotografando ad ogni passaggio le lune del gigante del nostro sistema solare: Io, Europa, Ganimede, Callisto, e quelle che avevano attirato l’attenzione di Rodionov, mostravano la superficie di Europa. "Strane, troppo strane per non far pensare – dice il professore - basta esaminarle con attenzione per escludere subito che si tratti di fessure naturali, di incrinature di tipo geologico". Rodionov confutava in questo modo la tesi di molti planetologi, che interpretano quei segni come fratture causate dalle forze di marea esercitate da Giove: da queste fratture, secondo la tesi che Rodionov nega, uscirebbe acqua allo stato liquido, che poi si rapprenderebbe rapidamente. Quali altre ipotesi rimangono in piedi? "Due soltanto – replicava Rodionov – una tecnogenetica, l’altra biogenetica. La seconda mi sembra fantastica, perché condurrebbe alla conclusione che quell’intricata rete di tubi e’ il sistema circolatorio di un essere vivente. La prima e’ da verificare, ovviamente, ma sta in piedi: quelle straordinarie vie di comunicazione (uso termini approssimativi per farmi capire) sono il prodotto di una civiltà. Per giunta di una civiltà molto più evoluta della nostra". E qui cominciavano le stranezze notate dal professore russo. La fittissima rete di condotte che emerge dalle foto, sebbene ricoperta dai ghiacci, è talmente regolare, con interconnessioni parallele del tutto geometriche, da escludere il caso. Si tratta – sosteneva Rodionov – di tubi, o canali della lunghezza di centinaia di chilometri, di profili diversi e diametri che possono arrivare a 200 metri, a più piani. Che non si tagliano l’uno con l’altro ma si scavalcano. Sono tunnel, autostrade, abitazioni, impianti industriali? "Non lo sappiamo, ma ripeto che chiunque analizzi quelle foto concluderà che sono prodotti artificiali". Solo una civiltà molto antica ed evoluta, molto più della nostra, può permettersi di vivere in quelle condizioni, perché solo sotto uno spesso riparo di ghiaccio si può evitare il bombardamento dei meteoriti e quello non meno distruttivo della potente radioattività che proviene da Giove. Ma quelle "riparazioni" lascerebbero pensare che quella civiltà è ancora in vita e non si è estinta. Rodionov aveva inviato tre cartelline di spiegazione anche a Edward Stone, direttore del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, ricevendo una risposta interlocutoria: la Nasa stava anch’essa analizzando le foto e aveva trovato "interessante" l’ipotesi dello scienziato russo. Rodionov aveva però un piano, cercare di stabilire un contatto. "Ma il contatto potrebbe comunque non esserci. Allora ci potrà servire moltissimo Galileo che ha ancora due anni di vita. Ci saranno altre foto, in altri momenti, da altre angolazioni. Potremo ottenere le carte in rilievo e confrontare le eventuali variazioni sulla superficie delle zone lucide. Cioè se vi sono stati nel frattempo altri risanamenti delle ferite meteoriche. Insomma con opportune correzioni del programma scientifico di Galileo potremmo ricavare un’immensa quantità di informazioni. Ma, in attesa di tutto ciò, quello che già vediamo è sufficiente a concludere che lassù c’è una vita intelligente."
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La civiltà aliena dei Saturniani

I Saturniani sono una “nuova” razza aliena e che va ad aggiungersi al già nutrito corpus di civiltà extraterrestri sino ad oggi scoperte. Rispetto alla casistica di quelle razze che compiono le abductions (Horus, Satanidi, Mantidi, Umanoidi, etc.), quella dei Saturniani sembra appartenere ad una fazione a se stante. Seppure coinvolti in un progetto di ampia portata e che, comunque, al centro di tali interessi vi si trovi il Genere Umano, verso di noi hanno un approccio del tutto diverso perché, data la loro natura intrinseca, non hanno lo stesso programma o progetto di lavoro delle razze a noi già note. Inoltre i Saturniani fanno parte, probabilmente, di una fazione molto più ampia che include ulteriori civiltà aliene, tantissime delle quali ancora sconosciute e in continua fase di studio e ricerca. Questi presunti esseri non hanno aspetto e una conformazione riconducibile ad un qualsiasi essere vivente conosciuto, pertanto non sappiamo al momento quale sia la loro attuale forma fisica. Riteniamo, anche a seguito dello studio sui satelliti in cui vivono, che siano esseri acquatici, dato che sotto la crosta ghiacciata dove si trovano probabilmente immensi oceani di acqua tiepida e allo stato liquido, si siano evolute forme di vita acquatiche marine. Altra aggravante sulla “cecità” di questi esseri è data dalla completa oscurità in cui si troverebbero a vivere queste forme di vita (o vere e proprie civiltà), non avendo fonti luminose interne e impossibilitati dalla spessa coltre di ghiaccio a ricevere quella solare. Siamo d’innanzi ad una nuova forma di vita aliena, senza dubbio intelligente, evolutasi in modalità totalmente differente da quelle ad oggi note e studiate, e che potrebbe addirittura variare da forme cellulari, micro o macroscopiche, sino a forme fisiche vere e proprie. Da alcune ricostruzioni compiute da persone addotte e non solo, emerge un ritratto particolare, dove questi esseri sembrano assomigliare più ad animali marini dotati di “forza elettrica”. Si pensa che nelle profondità di Europa, il nucleo sia composto da un minerale cristallino, metallico ma non magnetico, che produce una forza di tipo elettrostatica e che permette anche alla specie di “memorizzare dati”. Vivendo in luoghi bui non hanno il concetto del loro aspetto fisico, tanto che nelle visualizzazioni appaiono spesso di forma vagamente umana con fisiologia indefinibile: esseri quasi umanoidi spesso in sospeso nello spazio come se galleggiassero. Si nutrono principalmente della fauna locale (quindi carnivori), anche se occasionalmente mangiano pure la flora (possibili alghe) ed hanno un periodo di letargo che dura diversi mesi, nei quali si riposano fisicamente, dedicandosi principalmente ai contatti spirituali con altre razze. La loro struttura sociale è ignota, non possiedono un sistema economico e si pensa che abitino in comunità formate da nuclei familiari composti da più individui. Sembra siano in grado di utilizzare i numeri (contare) e immagazzinano le informazioni nel materiale cristallino. Dotati di sentimenti non conoscono la vergogna, lo stress, l’insicurezza, conoscono la serenità, la paura, il dubbio. L’amore  come il nostro non lo intendono, anche se hanno una particolare sensazione d’affetto. Possiedono una specie di calendario per contare il tempo o le fasi della loro vita quotidiana: esso si basa sui movimenti ciclici della superficie ghiacciata. Imprigionati all’interno degli oceani, sotto una spessa coltre di ghiaccio, non potendo interagire con lo spazio esterno, questi esseri hanno sviluppato diversi piani di consapevolezza, cercando di oltrepassare le barriere fisiche attraverso la propria ricerca interiore.
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Una Akasha cristallina

Probabilmente sono dotati di un elevato sviluppo spirituale che, mettendo in contatto loro stessi grazie alla cassa di risonanza vibrazionale del mare interno, ha contribuito allo sviluppo di un “corpo eterico”, ovvero di un corpo astratto e astrale nel quale potersi muovere liberamente nel cosmo, permettendo un’esplorazione alternativa dell’intero universo. Spirito, essendo presente in tutto lo spazio, concede ai “corpi astrali” di potersi muovere liberamente in ogni angolo, anche più remoto del cosmo, e di entrare in contatto a livello eterico con qualsiasi altra forma vivente che abbia sviluppato uno stadio spirituale simile a quello della civiltà aliena coinvolta. Grazie a queste capacità sono entrati probabilmente in comunicazione inizialmente tra di loro (satelliti gioviani e saturniani), successivamente con le forme aliene presenti nel nostro sistema solare, ed infine con gli esseri umani. Probabilmente siamo di fronte ad una nuove frontiera della conoscenza della vita nello spazio e dello sviluppo di forme di vita che vanno sicuramente oltre la nostra concezione. Dai dati in nostro possesso emerge la nascita di una civiltà composta di entità dall’aspetto più variegato, da forme cellulari a veri e propri corpi fisici, sicuramente pesciformi e/o acquatici, diversificati in base allo sviluppo avvenuto nei diversi satelliti di Giove e Saturno. Tale civiltà, che denomineremo “Saturniana”, si è poi evoluta nell’arco di milioni di anni (se non di più), riuscendo successivamente a creare una sorta di collegamento tra i vari esseri, nati frattempo nei satelliti dei due giganti gassosi. Civiltà saturniana, perché si presume che la prima forma di vita si sia sviluppata su Encelado, in un periodo in cui il piccolo satellite era molto più caldo di oggi, presentando, quindi, un oceano allo stato liquido molto più grande. Nel corso del tempo, queste forme di vita si sono poi drasticamente ridotte a causa del raffreddamento e una migrazione al polo del sud del satellite, dove a causa della radiazione di fondo, esiste ancora del calore e che mantiene un piccolo mare ancora tiepido e non ghiacciato. Nel corso dei milioni di anni successivi, anche a seguito del formarsi e il conseguente sviluppo di vita negli altri satelliti (Titano, sempre su Saturno, come su Europa, Ganimede e Callisto attorno a Giove), i Saturniani riuscirono a prendervi contatto tramite il corpo astrale, sfruttando quindi la loro innata e acquisita capacità spirituale. Successivamente, quasi a cassa di risonanza non appena sviluppata ulteriormente questa capacità, si sono avventurati oltre l’orbita di Saturno, entrando in comunicazione con altre entità similari, trovate nei tre satelliti di Giove. Attualmente una delle più evolute civiltà di matrice saturniana non si trova più su Saturno, ma bensì sul satellite di Giove, Europa. Questa civiltà, probabilmente evolutasi persino fisicamente, ha raggiunto livelli tali di comunicazione spirituale da conquistarne la supremazia, sottostando anche le civiltà degli altri satelliti ad un controllo più centralizzato, una sorta di Memoria o Akasha Saturniana, ma con sede su Europa. Non sappiamo molto sul livello di interferenza di questa civiltà con la nostra, ma è presumibile pensare, come per altre razze, che non interagiscono con il Genere Umano sino a quando nessuno di noi raggiunge un alto livello di presa di Coscienza. Non è da escludere un intervento silenzioso nei nostri confronti, se vogliamo “indolore”, e che può avvenire durante l’arco della vita di qualsiasi terrestre. Non è loro intenzione palesarsi per non intralciare il nostro cammino, anche se facciamo parte del contendere per le altre razze aliene, le quali conducono su di noi le abductions e gli esperimenti conosciuti. Dal poco che conosciamo, tendono a stabilire un contatto telepatico con determinate persone, magari a volte soggette a qualche forma di parassitaggio o mutuo soccorso, questo dovuto alla loro vorace curiosità di scoprire nuovi mondi ed esseri viventi, soprattutto senzienti, con i quali possono stabilire una continua comunicazione ed un proficuo scambio di informazioni.
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Bibliografia:
"Alienologia" di Federico Bellini
"La Stampa" del 30 gennaio 1998
"Sistema Solare" di Giovanni Caprara
"Handbook of deep-sea hydrothermal vent fauna" di Daniel Desbruyères e Michel Segonzac
"The ecology of deep-sea hydrothermal vents" di Cindy Van Dover, Princeton University

lunedì 27 giugno 2011

"Il Progetto Serpo" di Umberto Visani

("Serpo", illustrazione di copertina di Roger Robinson)
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Nel vasto panorama ufologico capita di imbattersi in testimonianze che, di primo acchito, non possono non essere ascoltate con sospetto a causa della loro intrinseca deflagrante portata. Tuttavia, cosa pensare quando queste testimonianze trovano una precisa collocazione all'interno di un quadro di eventi di contorno la cui verità è acclarata? E' la domanda che occorre porsi in relazione al cosiddetto progetto Serpo, ossia un supposto programma di scambio, avvenuto tra gli Stati Uniti e una razza extraterrestre, nel quale dodici membri delle Forze Armate sarebbero andati sul pianeta Serpo nel 1965, per poi tornare sulla Terra nel 1978.
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Le fonti
Dinnanzi a una vicenda di questo tipo, è essenziale procedere con accuratezza nell'indagare la fonte da cui provengano le informazioni. Infatti, sarebbe lecito pensare che una storia simile non sia altro che il frutto della mente di qualche scrittore di fantascienza. Innanzitutto, il primo vago riferimento a un programma di scambio tra il governo degli Stati Uniti e una razza extraterrestre si ebbe nel 1983 quando la celebre studiosa Linda Moulton Howe, all'epoca impegnata nella realizzazione di un documentario per la HBO dal titolo "The ET Factor", venne contattata da un certo Richard C. Doty, sergente dell'USAF, il quale le disse di avere ottenuto un nulla osta che gli consentiva di fornirle documenti ufficiali, fotografie e filmati comprovanti un avvenuto programma di scambio umani-alieni che, a suo dire, sarebbe iniziato nel 1964 e avrebbe visto la partenza dalla base di Holloman di una astronave, con a bordo equipaggio terrestre, diretta verso Zeta Reticuli. Tuttavia, in seguito Doty si tirò indietro e disse che il nulla osta gli era stato revocato e che, di conseguenza, non era più possibile alcun rilascio di informazioni. Sempre negli anni Ottanta, un altro famoso studioso, Whitley Strieber, affermò di essere stato avvicinato durante una conferenza da un uomo che gli si presentò come membro di un team partito per un altro pianeta su una astronave extraterrestre, ma all'epoca non vi prestò particolare attenzione dal momento che ciò non era supportato da prova alcuna. Ma è a partire dal 2005 che la vicenda torna in scena in piena luce in un gruppo di discussione a inviti su internet frequentato da numerosi ricercatori di fama internazionale, ufologi e scienziati, gestito da un certo Victor Martinez, ex impiegato di vari enti federali statunitensi. E' il 2 novembre 2005, quando un utente, col nickname di "Anonymous", affermando di essere un funzionario in pensione della DIA (Defense Intelligence Agency) comincia a narrare nel dettaglio, in una serie di interventi che continuarono fino all'anno successivo creando un feroce dibattito, la vicenda di cui Linda Moulton Howe e Whitley Strieber avevano avuto solo vaga notizia.
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Dalla Terra a Serpo
Il racconto di Anonymous prende le mosse dalla vicenda di Roswell e, come dimostrato dal fisico nucleare statunitense Stanton Friedman, precisa come in realtà i crash siano stati due: uno nei pressi di Corona, a 75 miglia da Roswell, e un altro a sud di Datil, sempre nel New Mexico. Anonymous afferma, in ciò supportato da numerose testimonianze incrociate di persone presenti in loco, che un unico membro dell'equipaggio sopravvisse. Insieme agli altri cadaveri, esso sarebbe stato portato al Los Alamos National Laboratory dove sarebbe stato in seguito stabilito un contatto con l'entità extraterrestre, la quale avrebbe fornito l'indicazione del suo pianeta di origine, Serpo nella propria lingua, nel sistema di Zeta Reticuli. A seguito di una vasta operazione di retroingegneria resa meno difficoltosa dalle spiegazioni dell'entità aliena, il dispositivo di trasmissione presente sulla astronave venne riparato e fu aperto un canale di comunicazione con Serpo. Nel 1952, stando al resoconto di Anonymous, l'alieno morì, ma era già in atto una trattativa per iniziare un programma di scambio tra le due culture. I problemi di comprensione linguistica reciproca fecero sì che, specie dopo la morte dell'extraterrestre, i tempi tra un messaggio e l'altro fossero piuttosto lunghi, ma infine venne stabilito, dietro approvazione del presidente Kennedy, che avvenisse un incontro il 24 aprile 1964 nelle vicinanze della base di Holloman. Sempre secondo Anonymous, il medesimo piano venne avallato anche dal presidente Johnson il quale avrebbe deciso la preparazione di uno speciale team che si recasse su Serpo. Durante l'incontro dell'aprile del 1964 sarebbero stati decisi i dettagli dello scambio che sarebbe iniziato nel luglio dell'anno successivo e avrebbe visto la partenza di dodici terrestri alla volta di Serpo su una astronave aliena. Anonymous fornisce dettagliate informazioni sull'addestramento che venne impartito a coloro che sarebbero dovuti partire per Serpo: approfondite nozioni di astronomia, fisica, psicologia, nutrizione, biologia, linguistica, sessioni a gravità zero e in scarsità di ossigeno, tecniche di interrogatorio e di resistenza agli interrogatori sotto stress psicologico, periodi di isolamento prolungato, tecniche di sopravvivenza in ambienti ostili, ecc. Ma è sulla composizione del team che si sono levate le prime critiche: Anonymous riferisce che esso sarebbe stato composto da dieci uomini e due donne, tutti provenienti dalle Forze Armate. Secondo alcuni studiosi, la presenza di personale di sesso femminile è altamente improbabile. All'epoca, infatti, vi erano sì donne nell'Aviazione, così come nella Marina e nell'Esercito ma, a differenza di quanto avviene da quasi un ventennio, la loro presenza era limitata al settore medico, amministrativo e logistico. Di conseguenza, non vi sarebbero state donne con una preparazione tecnico-tattica adeguata per un'operazione del genere, senza contare, inoltre, che non vi erano neppure donne astronauta all'epoca. A detta di Anonymous, nel luglio 1965 giunse in Nevada, come da accordi, una astronave proveniente da Serpo sulla quale vennero imbarcati i dodici membri del team. Egli riporta persino alcune parti tratte dal diario di bordo del comandante del team, nelle quali si può leggere come fosse forte il senso di disorientamento temporale subìto dopo la partenza dal momento che gli strumenti di misurazione del tempo non funzionavano più (su questo aspetto torneremo in seguito). Segue una serie di informazioni relative alla cultura e alla società di Serpo, informazioni il cui interesse è relativo dal momento che, poiché si potrebbe essere tentati di ritenere il tutto una mera utopia echeggiante, in chiave moderna, Tommaso Campanella e Francis Bacon, l'unico elemento da dover indagare approfonditamente è la possibilità che quanto raccontato corrisponda a realtà. Coloro che ritengono l'intera vicenda nient'altro che una fantasiosa invenzione, contestano le indicazioni fornite da Anonymous in relazione alla distanza di Serpo dai due soli del sistema Zeta Reticuli e all'orbita del pianeta, dal momento che esse sarebbero in totale contrasto con la terza legge di Keplero. A questa accusa Anonymous ha risposto che gli scienziati stessi erano stupiti dai dati in loro possesso e che erano giunti alla conclusione che le leggi di Keplero non fossero applicabili in quel sistema solare. Tuttavia, se effettivamente si trattasse di una costruzione, il primo elemento cui prestare attenzione sarebbe costituito dalle leggi della fisica. E' proprio questo apparente errore che dà da pensare: tutti noi, se volessimo creare una storia di questo genere, staremmo bene attenti a renderla plausibile almeno da un punto di vista fisico dal momento che è proprio nella esatta applicazione delle leggi fisiche che si può passare attraverso il primo vaglio della critica, pronta a tacciare di falsità quanto si discosti dal sentire comune. Secondo ulteriori interventi di Anonymous, il programma sarebbe dovuto terminare nel 1975 ma, per ragioni non divulgate, esso ebbe fine nel 1978 e vide il ritorno sulla Terra di soli sei membri del team, dal momento che due erano morti su Serpo e quattro avevano deciso di rimanere. A partire dall'agosto 2006, gli interventi di Anonymous cessarono all'improvviso. Solo nel dicembre 2006, a mo' di canto del cigno, vennero inviate a Victor Martinez delle foto che si sarebbero presto rivelate false.
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Ipotesi
Dinnanzi a un resoconto di siffatto tenore, si aprono sostanzialmente tre ipotesi:
1) Anonymous è un mistificatore, non è mai avvenuto alcun programma di scambio con alcun pianeta extraterrestre: questa è l'ipotesi cui ogni mente razionale vorrà tranquillamente adagiarsi e pascersi voluttuosamente.
2) Anonymous si è limitato a riportare in maniera fedele tutto ciò di cui è entrato in possesso, raccontando una storia vera rimasta nascosta per decenni, le cui crepe sono dovute all'intrinseca inusualità delle vicende occorse. Riguardo alla esistenza di un programma di scambio con una cultura extraterrestre non vi sono prove dirette a supporto: vi sono informazioni rilasciate a due ricercatori negli anni 80, voci insistenti in circolazione negli ambienti governativi e ufologici, testimonianze di altri utenti anonimi a supporto di quanto affermato da Anonymous, la testimonianza dello stesso Richard C. Doty. Un particolare interessante, per quanto potrebbe essere una semplice coincidenza, deriva dall'interesse mostrato dalla NASA all'inizio degli anni '70 per le ricerche di cronobiologia svolte da Michel Siffre, geologo francese noto per aver trascorso lunghi periodi all'interno di miniere per vedere la capacità dell'organismo di tenere conto del passare del tempo in assenza di strumenti di misurazione. Come si è visto prima, Anonymous riportò che tutti i membri dell'equipaggio in rotta verso Serpo soffrirono di forti problemi di computazione del tempo, dal momento che gli strumenti in loro possesso avevano cessato di funzionare. Questo non prova alcunché, ma è senza dubbio un elemento interessante. In ogni caso, ciò non può e non deve bastare al serio ricercatore che tenta di scoprire se un evento abbia avuto luogo.
3) L'ultima ipotesi è che Anonymous sia un agente della disinformazione: egli ha sapientemente mescolato dati falsi e inventati con vicende effettivamente accadute nel tentativo di screditare le seconde è indurre le persone a ritenere falso ciò che anni di ricerche hanno dimostrato essere vero oltre ogni dubbio. Chi scrive ritiene che sia questa l'ipotesi più probabile, dal momento che rientra in una strategia ben precisa e messa in atto innumerevoli volte. Basti pensare, su tutti, a Bob Lazar, sedicente fisico che avrebbe lavorato nella famosa Area 51 in un'operazione di retroingegneria su un disco volante precipitato: dopo rivelazioni interessantissime, la sua figura è miseramente caduta allorquando le sue credenziali non sono risultate corrispondenti a realtà e, soprattutto, dopo che in numerose interviste egli dimostrò una conoscenza della fisica poco superiore a quella di un ragazzino di prima media.
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Ciò che deve balzare subito all'occhio è questo: nel momento in cui l'attività di un soggetto che aveva fornito una serie di informazioni che partivano dal crash di Roswell e toccavano tutta l'attività di retroingegneria su un disco alieno, termina con l'invio di materiale fotografico che si dimostra palesemente alterato, il sentimento che prenderà piede nelle menti di tutti sarà quello di ritenere che anche il crash di Roswell e la susseguente retroingegneria non siano altro che fantasticherie. Ed è proprio questo l'intento di molti fittizi rivelatori, eterodiretti da una sapiente regia: delegittimare il fenomeno, minarlo alle fondamenta. E' una strategia certamente più subdola e, per chi la mette in opera, più oculata rispetto a quella di voler affermare l'inaffermabile, ossia, come fatto in passato, che a Roswell è caduto un pallone sonda o che (seconda teoria ufficiale, totalmente diversa dalla prima...) sarebbe caduta una sonda del progetto Mogul con a bordo manichini. A storielle di questo tipo per tenere buone le masse non vi presta credito più nessuno, per cui era facilmente prevedibile il ricorso al discredito.
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Conclusione
Di conseguenza, ancora una volta si comprende come in tematiche di questo tipo sia estremamente difficile distinguere ciò che è vero da ciò che è plausibile e da ciò che è totalmente inventato per screditare ciò che è vero. Il progetto Serpo è certamente un argomento di sicuro interesse ma, allorquando si dovesse scoprire che non solo le foto inviate erano fittizie, ma l'intera storia del progetto di scambio era frutto di una costruzione, occorrerà però tenere del tutto distinti i fatti di Roswell, avendo ben presente che, per alcune ore di quel lontano 8 luglio 1947, la cortina di fumo creata dalla politica dell'insabbiamento non si era ancora posta sul fenomeno ufo. Il comunicato stampa fornito quel pomeriggio dal Public Information Office del Campo di Aviazione di Roswell su ordine diretto dell'allora comandante della base, Colonnello William Blanchard, è un documento ufficiale e visionabile, non un post di fonte anonima su internet. Esso dovrebbe imprimersi molto bene nella mente di coloro che ancora sghignazzano sentendo parlare di Ufo ed è per questo che, a mo' di chiusa, forniamo una traduzione della prima parte del comunicato: "Le numerose voci concernenti i dischi volanti sono finalmente diventate realtà ieri, allorquando il Reparto Informazioni del 509 Gruppo da Bombardamento dell'VIII Forza Aerea del Campo di Aviazione di Roswell ha avuto la fortuna di entrare in possesso di un disco con la collaborazione di un allevatore del posto e dello sceriffo della Contea di Chaves".
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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
BERLINER Don - FRIEDMAN Stanton, Crash at Corona: The U.S. Military Retrieval and Cover-up of a Ufo, Paraview Special Editions, New York, 2004
FRIEDMAN Stanton, Top Secret/Majic: Operation Majestic-12 and the United States Government's UFO Cover-up, Marlowe & Company, New York, 2005.
SIFFRE Michel, Six Months Alone in a Cave, National Geographic, v.147, no.3, March 1975, pp.426-435
www.serpo.org

domenica 19 giugno 2011

"I Codici della Vita" di Gianluca Gualterio

Ogni numero è una frequenza, un picco di oscillazione. Questo nelle antiche scuole misteriche di derivazione atlantidea, si conosce da millenni, ed è da sempre un concetto portante anche nella sacra disciplina della Numerologia. I numeri sono l’espressione ordinata dei principi energetici delle matrici basate sulle geometrie sacre e sui frattali che rappresentano il particolare piano olografico di ciascuna dimensione. Per questo l’apparente caos che viviamo ogni giorno a livello energetico, è mosso in realtà da un’ imponente quanto simmetrica orchestrazione di toni e frequenze suono/colore. Tutto, a livello bio-molecolare, presenta una struttura matematicamente ordinata, anche il famoso marchio della bestia, quello che abbiamo conosciuto come il 666, sia nei testi biblici che nella tradizione massonico/misterica. E’ doveroso sottolineare però, che il 666 non ha necessariamente attinenza con il diavolo, esso è un numero/frequenza che rappresenta una componente neutra su cui la nostra coscienza collettiva successivamente ha appiccicato un significato negativo, affiancandoci religiosamente il nome di Satana, (cioè la bestia plasmata dai nostri incubi peggiori attraverso sistemi di credenze a basso contenuto energetico, che hanno dato vita ad un cupo circuito mentale in cui vi è riversato tutto il peggio che l’umanità ha accumulato nel corso dei millenni). Il 666 invero, nella sua neutralità di tono, rappresenta un aspetto basilare della natura di questa matrice olografica. Come tutti sanno infatti, il nostro piano dimensionale è di natura carbonica, ossia è basato principalmente sull’elemento del carbonio. Ora, se prendessimo una tavola periodica, noteremmo che una atomo di carbonio presenta per l’esattezza 6 elettroni, 6 protoni e 6 neutroni; naturalmente, tutto ciò, non sarebbe affatto un caso.  Il 666 è in effetti, la base elettromagnetica secondo la quale si aggrega la materia; questo codice è il La della vita su questo pianeta, è la sequenza chiave per la creazione ed è un indicatore numerico dell’ordine subatomico di cristallizzazione. Detto questo, se consideriamo la natura olografica dell’universo, vediamo che questa frequenza (o serie di numeri che dir si voglia), appare ripetutamente nelle varie culture lungo la nostra linea temporale, proprio perché rappresenta la formula di disposizione geometrica della materia ed è un simbolo cruciale per chi si occupa di esoterismo. Un’altra particolarità che potrebbe far riflettere riguarda il carbonio ed il simbolismo spirituale. La correlazione tra i due è riscontrabile all’interno della prospettiva atomico-orbitale. Alcuni chimici, anni or sono, hanno scoperto che la nube elettronica di ogni elemento si dispone energeticamente in determinati settaggi geometrici, diversi a seconda dell’elemento. Il carbonio in particolare, presenta una nube in cui la sovrapposizione energetica degli atomi crea una struttura tetraedrica, in cui ogni lato indica la zona all’interno della quale gli elettroni passano più tempo ed il movimento di questi attorno al nucleo procede in senso spiraliforme. E’ interessante notare come da diverse angolazioni il movimento a spirale ci permetta di cogliere simbologie a noi familiari. Se si guarda la nube attraverso una prospettiva 2-d, essa sembra assumere l'inconfondibile forma di una Svastica, così come da una prospettiva 3-d si scorge nettamente la forma di un’Aumkara, mentre da altre angolazioni è possibile riconoscere i simboli occidentali dell’Alpha e dell’Omega. Non ci si dovrebbe stupire allora del fatto che questi glifi siano presenti tanto nella cultura occidentale che in quella orientale, essi stanno semplicemente a rappresentare la natura divinamente informatica nella quale siamo imbevuti e sono parte della nostra civiltà presente e passata, perché sia a livello inconscio (per i molti) che  a livello conscio (per chi ne sapesse i significati), rappresentano la perfezione attraverso cui la luce si addensa e si cristallizza nel nostro livello di coscienza (e non solo).

"Animali Misteriosi ed Esseri Anomali" di Umberto Visani

Introduzione
Nel mondo accademico la criptozoologia, vale a dire lo studio di animali la cui esistenza non è ancora riconosciuta dalla scienza ufficiale, viene ritenuta come una sorta di futile passatempo per menti ingenue e romantiche: l'atteggiamento più comune nei confronti di queste tematiche è una miope derisione, lontana anni luce da quanto il metodo scientifico imporrebbe, tipica invece delle Vulgate che i fautori della scienza dogmatica amano ripetere a mo' di reiterate cantilene senza alcuno spirito di indagine. A un atteggiamento più prudenziale dovrebbe condurre la semplice constatazione del fatto che, solo circa 250 anni fa, le specie animali classificate ammontavano a meno di un migliaio, per poi aumentare di anno in anno in un processo di continua scoperta che perdura ai giorni nostri. Scopo del presente articolo è analizzare prove e testimonianze relative ad alcuni animali non ancora classificati dalla zoologia per poi passare, nella seconda parte della trattazione, ad esaminare resoconti concernenti la presenza di esseri che pare senza dubbio più problematico ricondurre al regno animale.
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Il Mostro di Loch Ness
L'animale che più di tutti ha fatto parlare di sé in ambito accademico (e non) è senza dubbio Nessie, vale a dire la creatura che dimorerebbe nelle fredde acque del Loch Ness in Scozia, tra Inverness e Fort Augustus. Numerosi scienziati, senza procedere ad analizzare la mole di prove, si limitano ad affermare saccentemente che l'intero fenomeno non sarebbe nient'altro che una trovata per incrementare il turismo nella zona. Dall'esame di opere passate e di cronache medievali emerge, al contrario, tutta un'altra realtà. Un certo Adamnan, autore de "La Vita di san Colombano", racconta che Colombano nel 565 d.C., nella sua opera di evangelizzazione delle tribù picte della Scozia, giunto sulle rive del lago, si imbatté in una creatura acquatica di dimensioni notevoli che aveva appena mangiato un uomo. Certo la storia in sé non prova nulla, ma è quantomeno curioso il fatto che, tra tutti i laghi della Scozia, proprio in relazione al Loch Ness sia stata tramandato un racconto di siffatto tenore. Storia che non rappresenta un unicum, ma è accompagnata da altri resoconti del XVI, XVII e XVIII secolo concernenti incontri, sempre nel Loch Ness, con bestie di volta in volta definite "leviatani", "mostri"; lo stesso Sir Walter Scott fa menzione di un "mostro acquatico" in uno dei suoi Diari del 1827. E' però a partire dal 1933, con la costruzione di una strada carrozzabile sulle rive del lago, che i resoconti aumentano in maniera esponenziale. Resoconti tra loro coerenti nel descrivere un animale di circa 5-8 metri di lunghezza, con un collo estremamente lungo e sottile di colore grigio scuro. Non mancano altresì in quegli anni gli avvistamenti sulle rive del lago di un animale descritto come un enorme mollusco che si spostava con lentezza nei pressi dello specchio d'acqua. Col passare del tempo l'interesse per Nessie cresce vieppiù, culminando in due approfondite scansioni tramite sonar delle acque del lago (nel 1972 e nel 1987) attraverso l'utilizzo di una vera e propria rete formata da imbarcazioni che percorsero in lungo e in largo le acque del lago: i risultati della medesima furono quantomeno interessanti, nel senso che venne rilevata la presenza di un qualcosa di solido e di dimensioni rilevanti (circa 10 metri) nelle profondità del lago, ma non fu possibile stabilire con certezza se si trattasse effettivamente di un singolo animale o di un banco di pesci o di alcuni tronchi. Varie ipotesi sono state fatte in merito alla possibile natura di Nessie: da molte fotografie risulta notevole la somiglianza con un animale preistorico ormai ritenuto estinto, il plesiosauro: la presenza di pinne (fotografate nel 1972 con una macchina fotografica subacquea) e il lungo collo sono elementi che tracciano una linea di congiunzione forte con detto animale preistorico. Altri studiosi, Bernard Heuvelmans in testa, hanno ritenuto si tratti di un animale non ancora conosciuto, da loro ribattezzato Megalotaria longicollis, ossia gran lotaria dal lungo collo. Per entrambe le ipotesi, due problemi fondamentali si presentano: per garantire la sussistenza alimentare di siffatto animale, ci vorrebbe una quantità di pesce che nel lago non è invece presente; inoltre, per consentire la riproduzione della specie, bisogna postulare l'esistenza non di uno ma di un certo numero di animali di questo tipo. Cosa pensare dunque? Le prove relative all'esistenza di un animale ancora sconosciuto all'interno del lago sono numerose; inoltre, a partire dalla fine degli anni '90, le testimonianze si sono notevolmente ridotte, al punto da portare a ritenere che la creatura possa essersi estinta (in ciò smentendo coloro che propenderebbero per l'artificialità del fenomeno, in quanto se si trattasse di mistificazioni esse continuerebbero a prescindere da qualsiasi effettiva presenza nelle acque del lago di un animale ancora ignoto). Chi si avvicina per la prima volta a questa tematica potrebbe essere portato a domandarsi, errando nelle stesse premesse, come mai solo nel Loch Ness vi siano testimonianze di questo tipo. Nient'affatto: le tradizioni, le prove fotografiche, i resoconti riguardanti la presenza di animali dall'aspetto simile a un plesiosauro negli specchi lacustri sono numerosi e non circoscritti al solo Loch Ness. Basti pensare all'animale che vivrebbe nel Lago Champlain nello Stato di New York, al cosiddetto Ogopogo canadese del Lago Okanagan, a tradizioni similari concernenti laghi argentini e norvegesi. Liquidare il tutto come mere speculazioni a scopi turistici pare davvero riduttivo.
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Yeti, Sasquatch, Big Foot
Il primo riferimento allo yeti risale al 1899 ed è contenuto nel libro di viaggi Among the Himalayas di un certo L.A. Waddell, il quale afferma di avere incontrato, durante una spedizione nel Sikkim nel 1887, numerose creature di aspetto umanoide, molto alte, ricoperte di folta peluria e di averne fatto un calco delle relative gigantesche impronte. Tre anni prima, stando a quanto riportato nel Daily British Colonist del 3 luglio 1884, un gruppo di addetti alla costruzione di una ferrovia, intenti a scavare una galleria nei pressi di Yale (British Columbia), si imbatterono in un essere che definirono "metà uomo metà bestia" e che riuscirono a catturare vivo: costoro affermarono che l'essere in questione era alto all'incirca 140 cm e che assomigliava nelle fattezze complessive ad un uomo, non fosse stato per uno strato di peluria brillante di circa 3 cm che gli ricopriva tutto il corpo. Che fine abbia fatto la creatura catturata non risulta dalle cronache dell'epoca. Come per il "mostro" di Loch Ness, ritenere che questi resoconti costituiscano un frutto della modernità vorrebbe dire ignorare in toto tutte le tradizioni delle popolazioni indigene, le quali al contrario tramandano numerosi racconti relativi ai cosiddetti Wild Men. Può cambiare il nome (Yeti in Himalaya, Sasquatch in Canada, Big Foot negli Stati Uniti), ma le testimonianze (tra le quali anche quella del noto scalatore Reinhold Messner), le fotografie, i filmati (celeberrimo quello di Patterson-Gimlin del 1967) narrano la medesima storia: la presenza, nelle fitte boscaglie nordamericane piuttosto che sulle vette dell'Himalaya, di creature dalle forme imponenti ricoperte di peluria, d'altezza tra i 120 e i 300 centimetri, bipedi, d'aspetto né totalmente scimmiesco né totalmente umano, a creare un tertium genus tra l'uomo e la scimmia. Numerosissime le impronte trovate, caratterizzate da un passo di una lunghezza impossibile da sostenere per un uomo, talmente profonde da far supporre un peso a volte ben oltre i 150 kg; impronte caratterizzate da una flessibilità metatarsale impossibile per un eventuale falsificatore munito di calchi artefatti. Le ipotesi avanzate sono molteplici: lasciando da parte coloro che, senza indagare, si limitano ad affermarne l'inesistenza a causa dell'impossibilità aprioristica che dette creature possano esistere (atteggiamento scientificamente a dir poco ridicolo), alcuni studiosi hanno avanzato l'ipotesi che si possa trattare di una particolare scimmia non ancora classificata (ma l'andatura bipede farebbe propendere per altre soluzioni), altri ancora ritengono possa trattarsi degli ultimi esemplari di Gigantopiteco. Ma l'ipotesi più affascinante, che ci porterà ad analizzare più avanti altri tipi di creature, è quella dello studioso americano John A. Keel: egli, sulla scorta di alcune tradizioni pellerossa secondo le quali il Sasquatch sarebbe una figura, al tempo stesso, sia reale sia appartenente al mondo degli spiriti, ha sostenuto sì la realtà del fenomeno, ma esso sarebbe reale esclusivamente nelle menti di coloro che lo percepiscono, in quanto il fenomeno di apparizioni di queste creature sarebbe elusivo per sua natura e nasconderebbe dietro la propria coltre di fumo tutt'altri artefici e finalità. Il punto nodale dell'argomentare di Keel è che, se davvero un animale di questo tipo esistesse, allora se ne sarebbero già trovati numerosi cadaveri. Al contrario, il mancato reperimento di cadaveri unito al ritrovamento di serie di impronte che terminano all'improvviso come se l'animale in questione si fosse smaterializzato, fanno propendere Keel per una natura parafisica dell'intero fenomeno. Per quanto concerne lo Yeti, il Big Foot e il Sasquatch, la teoria di Keel non pare del tutto convincente, in quanto numerosi sono i filmati, i ritrovamenti di peli, le impronte relative a questi esseri. Tuttavia, vi è un'ampia casistica relativa ad avvistamenti di esseri che, per le caratteristiche mostrate, ben poco paiono avere in comune con gli altri animali, in ciò legittimando e rendendo particolarmente credibile le ipotesi prospettate da Keel. Vediamone alcuni.
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Il Diavolo del New Jersey
Le tradizioni relative al cosiddetto diavolo del New Jersey risalgono all'inizio dell'Ottocento, quando il Commodoro Stephen Decatur, mentre effettuava prove di fuoco di bordata sulla sua nave, vide uno strano essere volare nel tratto di cielo in prossimità della nave: incuriosito vi indirizzò il fuoco dei cannoni e colpì la misteriosa creatura, la quale però continuò a volare come se nulla fosse. Lo stesso Giuseppe Buonaparte, fratello di Napoleone, narra di essersi imbattuto in un misterioso animale nei pressi di Bordertown (sempre nel New Jersey). Resoconti simili continuano per tutto l'Ottocento, cui si aggiungono casi di stragi di bestiame ad opera di animali ignoti (in ciò generando stupefacenti parallelismi con i moderni resoconti relativi al chupacabra). E' tuttavia nel 1909, in gennaio soprattutto, che si ha una sorta di flap nelle apparizioni di questo inquietante animale. Centinaia le testimonianze relative all'avvistamento di un essere volante con occhi luccicanti che emetteva un verso acuto e raccapricciante. La più precisa descrizione viene effettuata dai coniugi Evans di Gloucester (New Jersey), i quali, svegliati da uno strano rumore la mattina del 19 gennaio 1909 e avvicinatisi alla finestra della loro abitazione, poterono vedere per alcuni minuti nel loro giardino un animale che descrissero come segue: alto poco più di un metro, con una testa di forma canina e un muso di sembianze vagamente equine, un lungo collo, ali di circa 60 cm, zampe posteriori lunghe e zoccoli simili a quelli di un cavallo. Non appena aprirono la finestra, il misterioso animale prese il volo. Identiche descrizioni vennero effettuate, il giorno successivo, da un agente della polizia e dal reverendo di Pemberton i quali videro l'essere nei pressi di Burlington. Infinite, inoltre, le impronte ritrovate sia per terra sia sui tetti, nonché gli infruttuosi tentativi di abbattere la creatura. Gli avvistamenti continuano per tutto il 1909 con un'intensità e una qualità delle testimonianze (provenienti da persone altamente affidabili) che fanno propendere per la genuinità del fenomeno; a semplici avvistamenti si aggiungono, negli anni successivi, ulteriori casi di uccisioni inspiegate di bestiame. Le descrizioni della creatura, in particolare gli occhi luminescenti, la capacità di volare, il grido agghiacciante udito molteplici volte, non possono non far venire in mente forti parallelismi con la creatura che nel 1966-67 terrorizzò il West Virginia, passando alla storia con il nome di Uomo Falena: ricondurre al regno animale questi esseri pare oltremodo arduo, in quanto la loro elusività pare far propendere per differenti spiegazioni. Del resto, la casistica relativa ad esseri capaci di volare è amplissima: il New York Times del 12 settembre 1880 riporta dell'avvistamento, effettuato da una ventina di persone in zone diverse di New York, di quanto venne descritto come un uomo con ali di pipistrello e zampe di rana il quale volava sopra Coney Island verso ovest ad un'altitudine di circa 350 metri compiendo gesti simili a quelli di una rana mentre nuota. Si pensi altresì a tutta la casistica di epoca vittoriana relativa al cosiddetto Spring Heeled Jack, descritto come un essere con occhi luccicanti, naso adunco, orecchie appuntite che terrorizzava Londra e dintorni per poi scomparire compiendo balzi impossibili per qualsiasi acrobata e, secondo certe testimonianze, persino in grado di volare. Le spiegazioni avanzate per questo tipo di casistica (dal diavolo del New Jersey all'Uomo Falena ai curiosi avvistamenti di creature alate) sono le più varie: vi è chi ha parlato di errate identificazioni di semplici gufi o di comuni uccelli notturni, chi ha avanzato l'ipotesi della possibile esistenza di pterodattili o di qualche animale non ancora conosciuto. Come vedremo in sede di conclusioni, tali spiegazioni paiono troppo semplicistiche e non forniscono una spiegazione concreta all'elusività del fenomeno.
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Conclusioni
Da quanto esaminato finora, si può notare come nel vasto mondo degli animali "misteriosi" si debba tracciare una netta divisione: da un lato creature che non sono nient'altro che animali che la scienza, per ritrosia a confutare proprie posizioni preconcette, non ha ancora classificato (dalle creature lacustri come quella del Loch Ness, ai serpenti marini, al Big Foot-Yeti-Sasquatch), tutte creature il cui comportamento nei confronti dell'uomo è più o meno neutrale come per tutti gli altri animali conosciuti; dall'altro lato, tuttavia, vi è una imponente casistica relativa a esseri che sembrano avere un'origine differente, certamente più sinistra e spesso ostile, esseri ben diversi e dal comportamento anomalo rispetto a qualsiasi altro animale propriamente inteso. E' per questo secondo gruppo (al cui interno inserisco il New Jersey Devil, l'Uomo Falena, lo Spring Heeled Jack) che la teoria di Keel balza agli occhi per la sua plausibilità: secondo Keel, questo tipo di creature proviene da una realtà che solo in certe particolari circostanze è tangente alla nostra: creature la cui natura non è fisica nel senso comunemente inteso, ma è parafisica e tende a giocare con le formae mentis di ciascuno di noi e ad apparire nelle modalità più consone  a quanto siamo abituati, traendo la propria forma esteriore dalle nostre credenze e dai quadri di riferimento in cui ciascuna epoca e ciascuna persona sono più o meno consapevolmente immerse: folletti, animali misteriosi che rapiscono il bestiame (e non solo), alieni provenienti dallo spazio profondo, secondo Keel sono tutte manifestazioni di un qualcosa di oscuro che si muove all'insaputa dell'uomo e le cui finalità paiono al momento totalmente insondabili. Come ebbe modo di affermare Keel, "I mostri più temibili dimorano negli oscuri meandri della nostra mente, in attesa di prendere forma tramite le nostre paure e le nostre intime convinzioni."
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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
CANTAGALLI Renzo, Sasquatch: Enigma Antropologico
SugarCo Edizioni, Milano, 1975
HOLIDAY F.W., Il Mostro di Loch Ness
Sugar Editore, Milano, 1970
KEEL John, Strange Creatures from Time & Space
Sphere Books, London, 1975
MCGLOY James F., The Jersey Devil, Wallingford (PA)
The Middle Atlantic Press, 1976
SKINNER Charles, American Myths and Legends
Philadelphia (PA), J.B. Lipincott, 1963
WITCHELL Nicholas, The Loch Ness Story
Corgi Books, London, 1974

sabato 18 giugno 2011

Coscienzapedia: Atoniani (Entità Demiurgiche)

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Il Sole

Il Sole (dal latino Sol) è la stella madre del sistema solare, attorno alla quale orbitano gli otto pianeti principali (tra cui la Terra), i pianeti nani, i loro satelliti, innumerevoli altri corpi minori e la polvere diffusa per lo spazio, che forma il mezzo interplanetario. Il Sole costituisce da solo il 99,8% della massa del sistema. Il Sole è, propriamente, una stella di dimensioni medio-piccole costituita essenzialmente da idrogeno (circa il 74% della sua massa, il 92% del suo volume) ed elio (circa il 24 - 25% della massa, il 7% del volume), cui si aggiungono altri elementi più pesanti presenti in tracce. Il Sole è una stella di popolazione I (o terza generazione) la cui formazione sarebbe stata indotta dall'esplosione, circa 5 miliardi di anni fa, di una o più supernovae nelle vicinanze di un'estesa nube molecolare del Braccio di Orione. È accertato che, circa 4,57 miliardi di anni fa, il rapido collasso della nube, innescato dalle supernovae, portò alla formazione di una generazione di giovanissime stelle T Tauri, tra le quali anche il Sole, che, subito dopo la sua formazione, assunse un'orbita quasi circolare attorno al centro della Via Lattea. Le inclusioni ricche in calcio-alluminio, residuate dalla formazione stellare, formarono poi un disco protoplanetario attorno alla stella nascente. Tale ipotesi è stata formulata alla luce dell'alta abbondanza di elementi pesanti, quali oro ed uranio, nel nostro sistema planetario. È classificata come una nana gialla con una temperatura superficiale di circa 5.780 K (5.507 °C), caratteristica che le conferisce un colore bianco, che però appare giallo a causa dello scattering dell'atmosfera terrestre. Il Sole, come la maggior parte delle stelle, è nella sequenza principale, ovvero in una lunga fase di equilibrio stabile in cui l'astro fonde, nel proprio nucleo, l'idrogeno in elio. Tale processo genera ogni secondo una grande quantità di energia (equivalente a 3,83 × 1026 J), emessa nello spazio sotto forma di radiazione elettromagnetica (radiazione solare) e flusso di particelle (vento solare). La radiazione solare, emessa fondamentalmente come luce visibile ed infrarossi, consente la vita sulla Terra fornendo l'energia necessaria ad attivare i principali meccanismi che ne stanno alla base, inoltre l'insolazione della superficie terrestre regola il clima e la maggior parte dei fenomeni meteorologici. Il Sole è l'unica stella la cui forma possa essere apprezzata semplicemente alla, a occhio nudo è possibile distinguere il disco solare al tramonto o in presenza di nebbia e nubi, quando l'intensità luminosa è sensibilmente minore. Tali osservazioni permettono, seppure in rare circostanze, di osservare delle macchie solari particolarmente estese. Per una fortuita coincidenza, la combinazione delle dimensioni e della distanza dalla Terra del Sole e della Luna è tale che i due astri si presentano nel cielo pressappoco col medesimo diametro apparente, tale situazione è all'origine di periodiche occultazioni della stella da parte del nostro unico satellite naturale, che prendono il nome di eclissi solari; le eclissi totali, in particolare, consentono di visualizzare la corona solare e le protuberanze. Un' altra osservazione riguarda il suo moto apparente nella volta celeste. Tale moto nell'arco della giornata è sfruttato nella scansione delle ore, con l'aiuto di strumenti preposti come le meridiane. Inoltre, la stella sembra compiere in un anno un tragitto lungo la fascia zodiacale che varia di giorno in giorno. La traiettoria descritta dal Sole, rilevata determinando la sua posizione alla stessa ora ogni giorno durante l'anno, prende il nome di analemma ed ha una forma somigliante al numero 8, allineato secondo un asse nord-sud.
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La posizione della nostra stella

Il Sole orbita ad una distanza dal centro della Via Lattea stimata in 26.000 ± 1.400 anni. La stella è situata in una regione periferica della Galassia, più precisamente all'interno della Bolla Locale, una cavità nel mezzo interstellare della Cintura di Gould, collocata nel bordo più interno del Braccio di Orione, un braccio galattico secondario posto tra il Braccio di Perseo e il Braccio del Sagittario; i due bracci sono separati da circa 6.500 anni luce di distanza. La nostra stella si trova attualmente nella Nube Interstellare Locale, un addensamento del mezzo interstellare dovuto all'unione della Bolla Locale con l'adiacente Bolla Anello I. Data la relativa lontananza dal centro galattico, da altre regioni ad elevata densità stellare e da forti sorgenti di radiazioni quali pulsar o oggetti simili, il Sole, e dunque il sistema solare, si trova in quella che gli scienziati definiscono zona galattica abitabile. Il sistema solare impiega 225 - 250 milioni di anni per completare una rivoluzione attorno al centro della Galassia (anno galattico), perciò il Sole avrebbe completato 20 - 25 orbite dal momento della sua formazione ed 1/1.250 di orbita dalla comparsa dell'essere umano sulla Terra. La velocità orbitale della nostra stella è di circa 220 km/s, a questa velocità il sistema solare impiega circa 1.400 anni per percorrere la distanza di un anno-luce, ossia 8 giorni per percorrere una unità astronomica (UA). La direzione apparente verso cui si muove la nostra stella durante la propria rivoluzione attorno al centro di massa della Galassia prende il nome di apice solare e punta verso la stella Vega e la costellazione di Ercole, con un'inclinazione di circa 60° in direzione del centro galattico. Si ritiene che l'orbita del Sole abbia una forma ellittica quasi circolare, tenendo conto delle perturbazioni causate dalla diversa distribuzione delle masse nei bracci della spirale galattica; inoltre il Sole oscilla al di sopra e al di sotto del piano galattico mediamente 2,7 volte ogni orbita, secondo un andamento assimilabile ad un moto armonico. Poiché la densità stellare è piuttosto alta nel piano galattico e nei suoi pressi, tali oscillazioni coincidono spesso con un incremento nel tasso degli impatti meteoritici sulla Terra, responsabili talvolta di catastrofiche estinzioni di massa. Tale incremento è dovuto al fatto che le altre stelle esercitano delle forze mareali sugli asteroidi della Fascia principale o della Cintura di Kuiper o sulle comete della Nube di Oort, che vengono di conseguenza dirette verso il sistema solare interno. Il Sole fa parte di un gruppo di oltre 100 milioni di stelle di classe spettrale G2 note all'interno della Via Lattea e supera in luminosità ben l'85% delle stelle della Galassia, gran parte delle quali sono deboli nane rosse. Tra le stelle luminose più vicine, poste entro un raggio di 17 anni luce, il Sole occupa la quinta posizione in termini di luminosità intrinseca: la sua magnitudine assoluta, infatti, è pari a +4,83. Se fosse possibile osservare la nostra stella da α Centauri, il sistema stellare più vicino, essa apparirebbe nella costellazione di Cassiopea con una magnitudine apparente di 0,5.
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L’evoluzione del Sole

Il Sole è attualmente nella sequenza principale del diagramma Hertzsprung-Russell, ovvero in una lunga fase di stabilità durante la quale l'astro genera energia attraverso la fusione, nel suo nucleo, dell'idrogeno in elio; la fusione nucleare inoltre fa sì che la stella sia in uno stato di equilibrio, sia idrostatico, ossia non si espande (a causa della pressione di radiazione delle reazioni termonucleari) né si contrae (per via della forza di gravità, cui sarebbe naturalmente soggetta), sia termico. Una stella come il Sole impiega, considerando la massa, circa 10 miliardi (1010) di anni per esaurire completamente l'idrogeno nel suo nucleo e attualmente si trova a circa metà della propria sequenza principale. Al termine di questo periodo di stabilità, tra circa 5 miliardi di anni, il Sole entrerà in una fase di forte instabilità che prende il nome di gigante rossa: nel momento in cui l'idrogeno contenuto nel nucleo si esaurirà i suoi strati più esterni si espanderanno e si raffredderanno, assumendo una colorazione rossastra; quando la temperatura interna arriverà a 100.000.000 K, avrà inizio la fusione dell'elio, che produrrà carbonio e ossigeno. Le dimensioni dell'astro saranno colossali, prossime ad 1 UA (circa 100 volte quelle attuali), tanto che la sua atmosfera esterna ingloberà quasi sicuramente il pianeta Mercurio e molto probabilmente Venere. Incerto è invece il destino della Terra. Alcuni astronomi ritengono che anche il nostro pianeta verrà inglobato dalla stella morente; altri invece ipotizzano che il pianeta si salverà, poiché la perdita di massa da parte della nostra stella farebbe allargare la sua orbita, che slitterebbe di conseguenza sino a quasi 1,7 UA. Il nostro pianeta sarà però inabitabile: gli oceani saranno evaporati a causa del forte calore e gran parte dell'atmosfera verrà dispersa nello spazio dall'intensa energia termica, che incrementerà l'energia cinetica delle molecole del gas atmosferico consentendo loro di vincere l'attrazione gravitazionale del nostro pianeta. Entro 7,8 miliardi di anni il Sole rilascerà gli strati più esterni, che verranno spazzati via dal vento della stella morente formando una nebulosa planetaria; le parti più interne collasseranno e daranno origine ad una nana bianca, che lentamente si raffredderà sino a diventare, nel corso di centinaia di miliardi di anni, una nana nera. Questo scenario evolutivo è tipico di stelle con una massa simile a quella del Sole, ossia che hanno una massa non sufficientemente elevata da esplodere come supernove.
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Una vita al Plasma?

In fisica e chimica, il plasma è un gas ionizzato, costituito da un insieme di elettroni e ioni e globalmente neutro (la cui carica elettrica totale è cioè nulla). Essendo però costituito da particelle cariche, i moti complessivi delle particelle del plasma sono in gran parte dovuti alle forze a lungo raggio che si vengono continuamente a creare e che tendono a mantenere il plasma neutro. In quanto tale, il plasma è considerato come il quarto stato della materia, che si distingue quindi dal solido, il liquido e l'aeriforme, "Ionizzato" in questo caso significa che una frazione significativamente grande di elettroni è stata strappata dagli atomi. Le cariche elettriche libere fanno sì che il plasma sia un buon conduttore di elettricità e che risponda fortemente ai campi elettromagnetici. Mentre sulla terra la presenza del plasma è relativamente rara (fanno eccezione i fulmini, le aurore boreali e le fiamme), nell'universo costituisce più del 99% della materia conosciuta: si trovano sotto forma di plasma il Sole, le stelle e le nebulose, inoltre, si ha una formazione di plasma sullo scudo termico dei veicoli spaziali al rientro nell'atmosfera. I brillamenti solari (flare) emettono plasma dalla corona solare attraverso tutto il sistema solare: questo plasma è noto come vento solare. Il fulmine è un esempio di plasma presente sulla Terra e i valori tipici di una scarica in un fulmine sono una corrente di 30.000 ampere, una tensione di 100 milioni di volt e l'emissione di luce e raggi X. Le temperature del plasma in un fulmine arrivano a 28.000 kelvin e le densità di elettroni possono arrivare a 1024/m3. Un plasma quindi si caratterizza per alcune grandezze, fra cui alcune (temperatura e densità di particelle cariche) sono tipiche di un fluido, altre, come la lunghezza di Debye e la frequenza di plasma, sono caratteristiche del plasma come insieme di cariche in movimento. Si riconosce subito che la maggior parte dei plasmi sono caratterizzati da alte temperature elettroniche: si va dai quasi 30.000 gradi di un fulmine, fino ai milioni di gradi della corona solare e degli esperimenti di fusione termonucleare. Attorno agli '60 del XX secolo, il premio Nobel per la Fisica, Hannes Afven, teorizzò la cosmologia del plasma. Esperto nel campo della magnetodinamica, Afven sostenne che i campi magnetici hanno avuto ed hanno un ruolo fondamentale nella composizione delle strutture cosmiche. Fu lui a dimostrare che la Via Lattea aveva un campo magnetico che non era la semplice somma di quelli stellari ed ipotizzò che tale campo magnetico galattico fosse dovuto ai moti del plasma interstellare. […] Gli elettroni del plasma sono liberi di spostarsi sotto l’influsso di una tensione applicata o di un campo magnetico, generando con il loro spostamento una corrente elettrica. Questo significa che il plasma ha come proprietà principale quella di trasportare l’energia elettrica, formando filamenti di energia che seguono le linee dei campi magnetici: infatti nel cosmo questi filamenti si trovano ovunque.” Il plasma potrebbe, quindi, essere un “brodo” in cui nascono e crescono creature senzienti, entità formate della stessa sostanza delle stelle, in grado di muoversi nei meandri del cosmo e di entrare in contatto con gli altri esseri viventi. Micah Hanks, in “Creature di energia nell’atmosfera terrestre?” ricorda che, fra gli altri, Charles Fort, Trevor James Constable ed Ivan Sanderson proposero la teoria di “forme di vita atmosferiche”. In particolare Constable nel saggio “The cosmic pulse of life” teorizzava l’esistenza di esseri che vivrebbero negli strati superiori dell’atmosfera, donde si muoverebbero per recarsi sulla terra saltuariamente. Per quanto strana possa apparire questa idea, persino Carl Sagan discusse di alieni sferici in grado di vivere nell’ambiente di giganti gassosi come Giove. Inoltre alcuni astronauti hanno visto nello spazio singolari forme energetiche. Ancora, studi condotti dalla Nasa hanno suggerito che forme di vita basate sul plasma possano persino scaturire dal “vacuum”.
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Sviluppo e possibile civiltà
Fu il filosofo Platone che per la prima volta descrisse la centralità delle stelle nella complessa creazione universale: “Il Demiurgo fece Anime in numero pari a quello delle stelle e le distribuì, ciascun’anima nella propria stella. E ponendole come su dei carri, egli mostrò loro la natura dell’Universo e dichiarò loro le leggi del Destino. Sarebbe toccata una prima nascita uguale per tutte, affinché nessuna risultasse svantaggiata per opera sua, e sarebbero state seminate tutte negli strumenti del tempo, ciascuna in quello che le era appropriato, per nascere come le creature viventi più timorate di Dio; e dal momento che la natura umana è semplice, la parte migliore, sarebbe stata quella che d’ora in poi avrebbe avuto il nome di “Uomo”… E colui che fosse vissuto bene per il tempo assegnatoli sarebbe ritornato alla dimora della sua stella consorte, dove avrebbe vissuto una vita felice e congeniale; ma se fosse venuto meno in ciò, nella sua seconda nascita sarebbe stato mutato in una donna; e se in tale condizione non si fosse astenuto dal male, allora, secondo il carattere della sua depravazione, sarebbe stato continuamente tramutato in una qualche bestia della natura, conforme a tale carattere, né avrebbe avuto requie dal travaglio di queste trasformazioni finché, lasciando che la rivoluzione del Medesimo e dell’Uniforme entro di sé si trascinasse dietro tutto il tumulto di fuoco e di acqua e di aria e di terra che vi si era in seguito aggregato attorno, egli non avesse controllato la propria turbolenza irrazionale con la forza della ragione e non fosse ritornato alla forma della sua condizione primitiva e migliore. Dopo che ebbe comunicato loro tutte queste disposizioni, così da rimanere senza colpa della futura malvagità di chiunque tra di loro, li seminò, alcuni sulla Terra, altri nella Luna, altri negli altri strumenti del tempo.” (Timeo, 41-e42 d). Quando il Demiurgo ebbe costruito la “struttura”, lo skambha, governato dall’equatore e dall’eclittica (chiamati da Platone “il Medesimo” e “l’Altro”), che configurano la lettera greca X, quando ebbe regolato le orbite dei pianeti secondo proporzioni armoniche, creò le “anime”. Per farle, si servì degli stessi ingredienti che aveva usato per fare l’Anima dell’Universo, essi però non erano “così puri come prima”. In ogni modo, il Demiurgo senza macchia seminò le anime, in numero pari a quelle delle stelle fisse, negli “strumenti del tempo” (ovvero i pianeti), fra i quali Timeo annovera anche la Terra, anzi, le seminò “ciascuna in quello che le era più appropriato.” Timeo allude qui a un antico sistema che stabiliva un rapporto tra i membri fissi della comunità astrale e quelli vaganti, incluse non solo le “case” zodiacali e le “esaltazioni” dei pianeti, bensì le stelle fisse in genere. Conosciamo questa impostazione da tavolette cuneiformi astrologiche che contengono un numero considerevole di informazioni sulle stelle fisse che rappresentano un determinato pianeta e viceversa; ma il materiale non è sufficiente per spiegare le regole di questo disegno assai complesso. Le anime, quindi, vennero tolte dalle loro stelle fisse e trasferite sui rappresentanti planetari corrispondenti, sempre secondo regole ben precise. Il Demiurgo si ritirò, trasformandosi in un deus otiosus, e venne messa in moto la Macchina del Tempo in cui noi ad oggi ne siamo tra gli ultimi protagonisti. E’ chiara una origine comune tra i Luciferini (Esseri di Luce, chiamati volgarmente anche Lux) e queste entità, anch’esse luciferiche, ma di diversa origine. Se i Luciferini trovano origine nelle risacche delle nebulose, nel materiale di avanzo e dal quale prendono inizialmente sostentamento, gli atoniani nascono e vivono direttamente nel prodotto finale di una nebulosa, le stelle. Si evince una notevole differenza e di rapporti tra queste due forme di vita, perché mentre le prime sono costrette a cibarsi dell’energia altrui per sopravvivere, questi ultimi sono energia allo stato puro. Ciò che riporta Platone nel Timeo non è soltanto una locuzione filosofica su di una possibile origine universale, ma all’interno si nasconde qualcosa di molto più importante da comprendere. E’ chiaro che le stelle e, nel nostro caso, il Sole, sono componenti essenziali per la nascita, lo sviluppo e la conclusione di ogni possibile forma di vita nell’Universo. Senza il Sole non potrebbe esistere la vita sul nostro pianeta, pertanto le stelle sono state da sempre utilizzate come fonte o veicolo di informazioni nei confronti delle creature ad esso collegate. Probabilmente esiste una differenza sostanziale (se vogliamo di forma), tra il Sole e i suoi possibili abitanti, gli atoniani, ma questa simbiosi deve aver comunque forgiato entrambi in un continuo e gigantesco scambio di energia e conoscenza, perpetuandosi attraverso le varie creature presenti nel sistema solare e che si sono formate, evolute o estinte dal momento della nascita della nostra stella. Comprendere chi siano in realtà gli atoniani, quale sia la loro forma fisica, il tipo di civiltà o società in cui vivono è un compito arduo. Da pochi decenni siamo riusciti a vedere chiaramente la superficie solare attraverso la costruzione dei satelliti, ma ancora molta strada dovremmo fare per sondare ogni suo più abissale segreto. La luce, seppure fonte di vita, è anche in grado di “accecare” la vista e tenerci nascosto ogni segreto che in essa si nasconde. Dal poco che sappiamo, gli atoniani sono in grado di vivere sulla superficie solare e di addentrarsi anche all’interno della stella in una simbiosi pressoché catartica con la stella, non hanno una società simile alla nostra, non esistono ovviamente abitazioni, strutture, ambiti lavorativi o quant’altro, ma bensì un concetto di esistenza completamento diverso e se vogliamo “a-temporale”. E’ Energia Spirituale, pura e senziente, magari con una strutturazione gerarchica interna in grado di darle una logica di sopravvivenza, ma non esistono piani esistenziali come possono essere concepiti attraverso il nostro parametro umano. Gli atoniani, quindi, sono il fine ultimo dell’Estasi Stellare, ovvero il primo luogo che le nostre anime incontreranno una volta uscite fuori dai nostri corpi dopo la morte, prima di intraprendere il lungo viaggio universale per ritrovare la strada verso casa o per nuove entusiasmanti avventure.
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Interferenze con l’Uomo

E’ attraverso i rapporti con noi esseri umani che gli atoniani si dimostrano per ciò che sono e, tramite questo scambio, riescono ad inviarci informazioni utili per capire la loro natura intrinseca. Sorta di “Spiriti Guida”, ben più potenti e superiori di qualsiasi altro Spirito presente nel Cosmo, probabilmente per loro stessa natura, del tutto simile alla componente spirituale demiurgica dalla quale provengono o emanazione dello Spirito Demiurgico stesso, hanno il compito di monitorare una certa evoluzione animico-spirituale dei Corpi senzienti che contengono tali entità. In una normale situazione evolutiva, non soggetta ad alcun tipo di interferenza aliena, dovrebbero svolgere il compito di “guardiani” e di incanalare determinate situazioni che magari potrebbero compromettere il regolare svolgersi del Gioco della Creazione, ma quando l’intervento di altre entità per il predominio animico subentrano in tale meccanismo, alterandone lo svolgimento e il fine ultimo, vengono in qualche modo isolati in modo tale da non poter interferire direttamente; l’energia solare viene quindi imbrigliata e la civiltà atoniana imprigionata all’interno della stella. Sono rari i casi in cui gli atoniani decidono di prendere sembianze fisiche, cercando di interferire all’interno della civiltà sotto il controllo alieno, ma se lo fanno possono assumere la forma dei cosiddetti Avatar. Nella nostra storia umana, figure di questo tipo, spesso associate al Sole, sono sempre intervenute in momenti cardini della nostra esperienza terrena, cercando di modificarne il corso e di portare conoscenze per determinare un preciso cambiamento o un inaspettato risveglio. A volte questi interventi sono risultati vincenti, altre volte meno, ma ogni volta che ciò accadeva, l’intervento alieno ha sempre cercato di porre rimedio a queste spinte in avanti. Quando gli Avatar fallivano, spesso è intervenuto lo stesso Sole attraverso le tempeste magnetiche, in grado di sbloccare una realtà di controllo attraverso l’invio di vere e proprie ondate energetiche. Una tempesta solare (detta anche tempesta geomagnetica) è un disturbo della magnetosfera terrestre, di carattere temporaneo, causato dall’attività solare. Durante una tempesta, il Sole produce forti emissioni di materia dalla sua corona che generano un immenso “vento solare”, le cui particelle ad alta energia vanno ad impattare contro il campo magnetico terrestre, dalle 24 alle 36 ore successive l’emissione di massa coronale e ciò accade soltanto qualora le particelle del vento solare viaggino in direzione della Terra. La pressione del vento solare cambia in funzione dell’attività solare e tali cambiamenti modificano le correnti elettriche presenti nella ionosfera. Le tempeste magnetiche durano generalmente dalle 24 alle 48 ore, anche se possono andare avanti per alcuni giorni. Il vento solare rilascia intense particelle ad alta energia che possono generare radiazioni dannose per gli esseri umani, in modalità similari a quelle rilasciate dalle radiazioni nucleari a bassa energia. Evidenti sono anche le numerose e accertate modifiche che i sistemi biologici, subiscono a seguito di tali tempeste. Gli studi più interessanti sono stati effettuati sull’alterazione del sistema di orientamento degli animali (uccelli ma anche pesci e mammiferi come delfini, balene), che possiedono sistemi di orientamento basati sul magnetismo terrestre. Il campo magnetico interplanetario è generato dal Sole e ad esso si deve l'interferenza sulla meteorologia terrestre. Questo campo magnetico generato dalla nostra stella influisce direttamente anche su quello geomagnetico della Terra, di cui le aurore boreali sono la dimostrazione più spettacolare. E' stato riscontrato, che la maggiore intensità del campo magnetico interplanetario causata da una intensa attività solare, determinerebbe la penetrazione dei protoni del vento solare fin nella bassa atmosfera. A causa di ciò le particelle positive, riuscendo ad attraversare la ionosfera, andrebbero ad interferire sulla normale formazione dei cumulonembi eccitando e potenziando la loro energia normalmente necessaria per sviluppare un temporale. Da qualche tempo si è aggiunta anche la teoria che le tempeste solari, possono addirittura attivare eruzioni vulcaniche e, in alcuni casi, scatenare terremoti in aree già ad elevato rischio sismico. Indagando sull'attività solare e su catastrofi naturali riportate dalla stampa a partire dal 1800, è stato riscontrato che grandi eruzioni vulcaniche, a cominciare da quella imponente del Kracatoa, fino all'ultima del secolo appena trascorso del Vesuvio e da quelle più recenti del vulcano St. Helens fino a quella del Pinatubo (Filippine 1991), sono tutte collegate a forti attività solari. Anche molte delle eruzioni dell'Etna sono collegabili a fenomeni di aumento dell'attività solare. Si desume che l'aumento della forza del campo magnetico terrestre, causato dall'attività solare, potrebbe incidere in manifestazioni che, oltre le aurore boreali, potrebbero attivare fenomeni più pericolosi per l'uomo: dagli uragani, alle eruzioni vulcaniche, fino ai terremoti. Questi gli eventi documentati in cui a forti attività solari si sono avuti andamenti anomali climatici e violente eruzioni vulcaniche: 1947 - 48, 1970 - 71, 1980 - 81, 1991 - 93, 2004 - 05. Alla fine del 1980 fu pubblicato uno studio che prendeva in esame i fenomeni dell'intensificazione delle macchie solari con i terremoti in Italia tra gli anni 1833 e 1980. Fatte le dovute selezioni tra terremoti di assestamento e fenomeni legati all'attività vulcanica, sono stati selezionati 161 eventi sismici i quali rispettano in modo sorprendente una ciclicità di circa 11 anni. Il ciclo delle macchie solari è di 11 anni e qualche mese. Questo non vuol dire che l'aumento del campo magnetico terrestre indotto dal Sole produca terremoti, si può però ipotizzare che in situazioni di tensione in fase di esasperazione tra due placche tettoniche, ciò potrebbe accelerare la liberazione di energia sismica che comunque sarebbe avvenuta, dopo qualche settimana o anno. Con queste basilari nozioni scientifiche è del tutto possibile che gli effetti del Sole, non solo sul pianeta, ma anche in tutte le creature viventi che esso contiene (Uomo compreso), sia in grado di modificarne aspetti evolutivi, anche in modalità e tempistiche inaspettate, soprattutto se tali eventi anche di variabile intensità, possono prolungarsi nel tempo. Da dopo la tempesta solare del 1859, conosciuta come Evento Carrington, la civiltà umana ha avuto una spinta in avanti senza precedenti. Soprattutto nell’emisfero boreale, le varie società che dalla seconda metà del 1800 sino ad oggi si sono susseguite, hanno dato dimostrazione di quanto notevole sia stata la loro evoluzione culturale e soprattutto tecno-scientifica, intervallata da periodi di profonde crisi. E’ chiaro che non sia del tutto da escludere che l’attività solare sia stata in grado di modificare il corso degli eventi, attraverso manipolazioni a livello biologico che hanno contribuito ad una maggiore presa di coscienza nell’Uomo. Partendo dal presupposto che tempeste solari nell’intera storia dell’umanità si sono sempre manifestate, apportando significativi cambiamenti sul pianeta e nell’Uomo, in questo studio analizzerò in modo sommario alcuni aspetti dell’operato umano, dimostrando come dalla data del 1859 (in cui per la prima volta, l’uomo stesso è stato in grado di registrare una tempesta solare), il mondo sia notevolmente cambiato e cosa, tale cambiamento, ha comportato negli assetti politico-strategici nel mondo. Guardando solamente l’evoluzione della Storia dell’Arte degli ultimi mille anni, è riscontrabile una certa lentezza evolutiva, sia di generi e stili, che dalla seconda metà del 1600 viene in qualche modo accelerata. Se il Medioevo è stata un epoca lunga della nostra storia, periodi di passaggio come il Rinascimento, il Barocco, il Classicismo, il Romanticismo e le innumerevoli evoluzioni dell’età moderna, proprio dalla metà del millennio, hanno cominciato a susseguirsi ad un ritmo di un centinaio di anni l’una dall’altro, accorciando poi i tempi negli ultimi tre secoli. Da dopo il 1860 il Romanticismo è ormai “maturo”, nasce il cosiddetto Post-Romanticismo o periodo Tardo-Romantico, preludio a innumerevoli correnti: Impressionismo, Espressionismo, Puntillismo, Cubismo, etc. Tutto questo avviene in appena 50 / 60 anni, in un periodo ristretto di tempo dove si susseguono diversi artisti, dove spesso ognuno diventa capofila o ideatore di tale movimento. Le basi secolari su cui si posavano le certezze dell’Arte, vengono scardinate dalla radice, tutto diventa una continua sperimentazione, portando alle estreme conseguenze le proprie capacità. Nemmeno le due guerre mondiali e le dittature che in quegli anni soggiogheranno il mondo (la Prima del 1914 – 1918 e la Seconda del 1939 – 1945) saranno in grado di mutare tale cambiamento, anche se le nazioni coinvolte a più livelli, subiranno drastiche battute di arresto e inaspettate evoluzioni stilistiche, anche con evidenti ricadute al passato o a rigidi schemi conservatori. Dopo la Seconda Guerra Mondiale tale spinta di rinnovamento e ricerca è continuata a più livelli, spesso portando ad un esaurimento delle stesse capacità creative. La Pittura cede il passo alla Fotografia, l’Installazione e alla Performance, sino ad arrivare al Cinema, continuatore in chiave immaginifica del Teatro o Dramma Totale, che include tutte le Arti prima menzionate, Musica compresa. La stessa Musica conosce un periodo di inusitate sperimentazioni stilistiche, esaurendo ben presto tutte le sue potenzialità, anche attraverso l’istituzioni di Scuole dall’impegno e da un pensiero di rinnovamento radicali. Dal 1970 ad oggi, però, si è riscontrata un inversione di tendenza in tutti i campi, spinta non soltanto dall’enorme successo di un Arte più commerciale o neo-popolare (Pop Art, Pop Music, generi “Leggeri”, etc.), ma anche per una riscoperta di valori del passato che comunque non aggiungono nulla di nuovo, se non una diversa chiave di lettura della propria storia artistica. Elencare in questo studio tutte le scoperte e conquiste scientifiche che l’Uomo ha raggiunto nel periodo 1859 - 2010 è pressoché impossibile e sarebbe necessario uno studio a parte, che risulterebbe comunque incompleto. Ne parlerò in modo sommario e sintetico, focalizzando l’attenzione su alcuni aspetti importanti. In questo periodo si hanno continue e impressionanti scoperte in ogni campo: Medicina, Biologia, Chimica, Ingegneria, Tecnologia, Astronomia, Fisica, etc. Vengono scoperti nuovi farmaci in grado di curare malattie un tempo incurabili, creati i primi vaccini in grado di debellare epidemie anche mortali, sino ad arrivare alle operazioni fisiche, altamente sofisticate come i trapianti di quasi tutti gli organi interni. Si faranno scoperte biologiche e chimiche innovative, arrivando a conoscere tutti i mattoni che costituiscono la materia di cui siamo composti, saranno create nuove sostanze chimiche, non solo per aiutare l’Uomo, ma anche per essere utilizzate in campo bellico (ad esempio le armi chimiche). In tutto il mondo saranno scoperte nuove specie viventi, sull’Uomo stesso, saranno condotte ricerche e studi che porteranno alla scoperta del DNA e del proprio genoma, ancora in fase di ricerca e mappatura completa. Ma altre scoperte segneranno il mondo, a partire dalle conquiste della fisica, non solo con la formulazione di nuove teorie, ma anche con la costruzione pratica di nuove fonti di energia (centrali nucleari) e il loro utilizzo per scopi militari (le atomiche). Si avrà una sempre crescente conoscenza del mondo in cui viviamo e di ciò che ci circonda, lontanissimo sarà considerato il secolo di Galileo e delle sue prime osservazioni astronomiche, perché l’Uomo tra il XIX° e XX° secolo, non soltanto scoprirà dove si trova (all’interno di un sistema solare in una zona periferica della Via Lattea, la propria Galassia), ma osserverà con nuovi e potenti mezzi da lui costruiti, miliardi di Galassie in un Universo probabilmente infinito e in continua espansione. Grazie alle conquiste nel campo dell’ingegneria e della tecnologia, non solo riuscirà a conquistare gli abissi degli oceani (ancora oggi quasi del tutto inesplorati) ed ogni terra emersa, ma persino lo spazio, dapprima con i primi aerei e poi con i razzi che lo porteranno fuori dall’atmosfera terrestre, posando il piede sulla Luna nel 1969 ed inviando sonde sui pianeti del sistema solare e persino nel cosmo più profondo. Infine è sotto gli occhi di tutti il livello raggiunto nelle nano-tecnologie, non solo in strumenti di ricerca sempre più sofisticati, ma anche negli elettrodomestici di uso comune: televisori, computer, cellulari, iPod, etc. Evidente, in tutto questo fermento creativo, è l’effetto che le guerre hanno lasciato nell’umanità. Da dopo il 1859 uno dei primi conflitti che sconvolsero il mondo fu la Guerra di Secessione o Guerra Civile Americana, che cambierà in modo indelebile le sorti, non soltanto di quella nazione, ma del mondo intero. Seguiranno altri conflitti locali, sparsi in ogni parte del mondo, sino ad arrivare alle profonde crisi economiche che porteranno ai due grandi conflitti mondiali. E’ chiaro che la spinta di rinnovamento, di una così grande presa di Coscienza, doveva essere in qualche modo ridimensionata e l’unico modo per attuare un così ampio piano di contenimento, non potevano che essere guerre di portata sempre maggiori. Dalle crisi economiche nascono nuove ideologie, che ben presto degenereranno in dittature (Comunismo e Nazismo, ma anche i fondamentalismi religiosi o nuove tipologie imperiali e coloniche di chiara matrice aliena come quelle francesi, inglesi e americane), dalle dittature si scateneranno i conflitti, dove se da un lato permetteranno un maggiore sviluppo tecnologico, legato ad esigenze belliche, dall’altro si avrà un ripiegamento morale e creativo sulla popolazione, che porterà la massa ad una soggezione politica e sociale maggiore. L’Evento Carrignton del 1859 ha risvegliato le coscienze, togliendo temporaneamente l’Uomo da un intorpidimento secolare, eventi simili erano già accaduti in passato, ma ovviamente a seguito della lenta evoluzione umana, tali cambiamenti erano rimasti relegati solo in alcune zone del pianeta e nuovamente incanalati in un trend costante. Più i secoli e le conquiste umane si accumulavano, più si avvicinava il momento in cui, l’Uomo si sarebbe risvegliato. Ecco che dopo la tempesta solare del 1859, si ha un primo tentativo su scala mondiale di questo risveglio e che ha prodotto così tanta diversità nel mondo. Tale spinta creativa e di continua ricerca è stata comunque più volte arrestata, spesso con esiti soddisfacenti, altre volte con miseri tentativi, ma dove fallivano le guerre, altri sistemi venivano escogitati, dove magari maggiore era il controllo della popolazione. Il consumismo e il benessere, ancor più in generale il capitalismo da una parte e il giogo delle dittature dall’altra, diventano i nuovi talloni di Achille dell’Umanità, indotta a nuove dottrine sociali, filosofiche e mistiche, dove le antiche religioni si ritrovano a svolgere un compito “vecchio” e secolarizzato, nel quale si insinuano nuove realtà di stampo commerciale o popolare. Di pari passo, le sempre crescenti conquiste scientifiche e tecnologie, contribuiscano ad inebetire ancora maggiormente la popolazione mondiale, rispetto ad un elite di eletti o “illuminati”, che detengono il controllo sulla conoscenza raggiunta. Recenti studi condotti da esperti e dalla stessa Nasa, hanno previsto per i prossimi anni un possibile risveglio del Sole e tempeste magnetiche più forti di quella del 1859… se ciò accadrà è presumibile pensare che l’Uomo, molto presto, si ritroverà non soltanto ad arginare un emergenza mondiale che andrà oltre le sue potenzialità attuali, ma sarà nel bel mezzo di un risveglio collettivo che lo sconvolgerà a tal punto, da cambiare per sempre il suo destino e quello del nostro pianeta.
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Bibliografia
Federico Bellini; Alienologia (2009/2011)