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Ricordo ancora quando adolescente, trovai in una cartolibreria del paese in cui vivevo un libro dal titolo altisonante, “Rapiti, Incontri con gli Alieni”, con una immagine di copertina nel quale era ravvisabile un uomo che veniva risucchiato verso l’alto da un raggio di luce. L’autore di quel libro era John E. Mack e ancora oggi il volume si trova nella mia biblioteca. Rimasi colpito e angosciato da quanto vi era riportato, questo professore statunitense descriveva casi di pazienti da lui seguiti, che raccontavano di essere stati rapiti da presunti alieni proveniente dallo spazio. Generalmente non si andava oltre la classica figura del “Grigio” (che andrò a spiegarvi in seguito), ma era evidente che dietro si nascondeva, già per quell’epoca, una realtà molto più vasta e complessa, leggibile da tutte quelle esperienze e le informazioni che ne emergevano. Da allora sono passati molti anni e per quanto quel libro abbia segnato la mia giovinezza, mi sono allontanato dal problema alieno nel quale non avrei mai immaginato di ritrovarmi successivamente coinvolto. Solo dopo quasi due decenni la percezione di questo vasto problema mi ha cambiato la vita, quando arrivato ad un punto cieco, è nata dentro di me l’esigenza di aprirmi verso orizzonti insondati, intraprendendo una strada verso la ricerca di una nuova consapevolezza interiore.
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John E. Mack (New York, 10 aprile 1929 - Londra, 27 settembre 2004) è stato uno psichiatra e saggista statunitense. Ha ricevuto il Premio Pulitzer e progressivamente è diventato una delle maggiori autorità sugli effetti spirituali e/o comportamentali su alcuni pazienti che sostengono di aver subito esperienze di rapimento alieno. Nato a New York City, John Mack si laurea in medicina nella Harvard Medical School dopo aver eseguito studi superiori nell'Oberlin College. Si specializzò nella Boston Psychoanalytic Society and Institute e ricevette un certificato che gli consentiva di praticare la psicoanalisi su adulti e minorenni. Il tema conduttore della sua esperienza lavorativa è stata l'esplorazione di come le personali percezioni del mondo possono alterare le proprie relazioni. Mack affrontava la questione della "visione del mondo" a livello individuale nelle sue prime esplorazioni cliniche dei sogni, degli incubi e del suicidio nell'adolescenza. Questo tema delle percezioni personali venne portato ad un estremo controverso negli anni novanta quando Mack iniziò uno studio pluri-decennale su 200 donne e uomini che riferivano esperienze di abduction da parte di possibili creature aliene. All'inizio Mack sospettava che quelle persone soffrissero di qualche disturbo mentale, ma dopo un attento esame, si rese conto che nessuna patologia ovvia era presente nelle persone che studiava, aumentando ulteriormente il suo interesse. Seguendo l'incoraggiamento del suo amico di vecchia data Thomas Kuhn, che prediceva che l'argomento poteva destare molte controversie, ma che si poteva portare avanti l'indagine se Mack si limitava a raccogliere i dati e ad ignorare le prevalenti interpretazioni materialistiche. Mack cominciò ad organizzare studi e interviste, molti tra i pazienti da lui intervistati riferirono che i loro incontri avevano cambiato il modo di rapportarsi al mondo, che includeva il sentirsi in un elevato sentimento di spiritualità e di preoccupazione ambientalista. Nel 1994, il Decano della Harvard Medical School nominò un comitato paritario per indagare sulle pratiche mediche e investigazioni cliniche delle persone che hanno raccontato i loro "incontri alieni" al Dr. Mack (alcuni di questi casi sono stati descritti nel libro Abduction, scritto da Mack nel 1994). Mack descrisse l'investigazione come "kafkiana": non venne mai informato molto dello status dell'indagine in corso, la natura delle lamentele dei suoi critici cambiava frequentemente, e la maggior parte delle loro accuse si dimostrarono prive di fondamento quando sottoposte a stretto scrutinio. Dopo 14 mesi di inchiesta, vi erano crescenti interrogativi da parte della comunità accademica riguardo alla validità dell'investigazione di un professore ordinario di Harvard che non era sospettato di violazioni dell'etica o di cattiva condotta professionale. Harvard allora pubblicò una dichiarazione nella quale il Decano "riaffermava la libertà accademica del Dr. Mack per studiare qualsivoglia argomento correlato alla psichiatria e per poter formulare le sue opinioni senza impedimento." Dieci anni dopo, lunedì 27 settembre del 2004 mentre si trovava a Londra per tenere una conferenza ad una società dedicata a T.E.Lawrence, Mack venne investito e ucciso (alle ore 23:25) da un guidatore ubriaco che si trovava nella strada Totteridge Lane, perse coscienza nel luogo dell'incidente e venne dichiarato morto poco dopo. Il guidatore venne arrestato nel luogo e si dichiarò colpevole di guida disattenta sotto l'influenza dell'alcool.
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Budd Hopkins (15 giugno 1931 – 21 agosto 2011) è stato un pittore e scultore statunitense ed anche una figura centrale nel campo dell'ufologia, dove ha effettuato studi su persone che affermano di essere state vittime di rapimenti alieni. Hopkins si è diplomato nel 1953 nella sua città natale all'Oberlin College, quindi si è trasferito a New York dove ha trascorso il resto della sua vita, diventando un artista di fama. Le sue opere d'arte si trovano nelle collezioni permanenti di Whitney Museum, Guggenheim Museum, Hirshhorn Museum e Museum of Modern Art; per la sua attività artistica ha ricevuto sovvenzioni dalla Guggenheim Foundation e dal National Endowment for the Arts. I suoi articoli sull'arte sono stati pubblicati in riviste e giornali importanti. Per molti anni ha tenuto lezioni in molte scuole d'arte, tra cui il Truro Center for the Arts a Castle Hill. Nel 1964 Hopkins insieme ad altre due persone ha visto un UFO alla luce del giorno per parecchi minuti. Affascinato dalla cosa, ha cominciato ad interessarsi dell'argomento leggendo libri e articoli ed è entrato a far parte del NICAP, un'organizzazione ora non più esistente che si occupava di ricerche sugli UFO. Hopkins, da allora, cominciò a ricevere regolarmente lettere da testimoni di avvistamenti di UFO, che in pochi casi includevano quello che fu in seguito definito tempo mancante, ovvero inesplicabili vuoti di memoria a seguito di un incontro ravvicinato con un UFO. Insieme a Bloechee ad alla psicologa Aphrodite Clamar, Hopkins cominciò ad investigare sulle esperienze di tempo mancante e arrivò alla conclusione che questi casi erano dovuti a rapimenti alieni. Alla fine degli anni ottanta, Hopkins era già divenuto uno dei più noti studiosi di ufologia, ottenendo un livello di attenzione che non aveva quasi precedenti in questo campo. Nel 1989 egli costituì e fondò l'Intruders Foundation, un'organizzazione senza scopo di lucro per pubblicizzare le sue ricerche e fornire supporto alle persone vittime di rapimenti alieni. Le persone convinte di avere subito rapimenti alieni sono state sottoposte ad ipnosi regressiva. Durante i primi sette anni delle sue ricerche sul fenomeno dei rapimenti alieni, Hopkins non ha condotto personalmente sessioni di ipnosi, ma si è assicurato l'aiuto di professionisti laureati.
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Corrado Malanga. In Italia esiste solamente un nome in grado di reggere e gareggiare insieme a quelli già presenti nel mondo, quello del dott. Corrado Malanga. Chimico, docente e ricercatore all’Università di Pisa, da 30 anni si è occupato del problema dei rapimenti alieni con metodo scientifico e che ha prodotto, ad oggi, la più vasta letteratura e ricerca in materia. In questi ultimi tempi, il professore si è circondato di altri ricercatori e collaboratori, con i quali ha dato vita ad una serie di tecniche che, utilizzate sugli addotti, hanno la presunta pretesa di aiutarli nel liberarsi dal problema alieno. Rispetto al professore Malanga, il quale vanta una lunga carriera professionale, i suoi collaboratori, spesso “anonimi” e in alcuni casi molto giovani, presentano uno scarso e ambiguo curriculum, gettando nell’incertezza una certa professionalità che invece dovrebbe emergere da un contesto così importante. Questo singolare studioso nasce a La Spezia nel 1951. Dal 1983 è ricercatore presso la cattedra di Chimica organica del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale nella Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Pisa, e autore di diverse pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. Parallelamente, s’interessa alle teorie sugli UFO e collabora con il Centro Ufologico Nazionale (CUN), fino a diventare responsabile del comitato tecnico-scientifico di questa organizzazione. Una serie di dissensi, in particolare sulla valutazione del fenomeno delle abduzioni aliene, porta Malanga a lasciare il CUN nel 2000. Successivamente, le teorie di Malanga influenzano il Gruppo Stargate e altri Gruppi nati successivamente anche in altre regioni italiane e che nel 2008 si riuniscono nel C.S.I. - Coordinamento Stargate Italia. Dal 1° dicembre 2009 Malanga non fa però più formalmente parte dei Gruppi Stargate e del C.S.I., i cui siti ospitano suoi testi precedenti a tale data ma anche di altri ricercatori. La notevole affluenza alle conferenze di Malanga testimonia l’esistenza di un vero e proprio movimento, apparentemente in crescita, e che oggi trova uno strumento di coordinamento principalmente nel sito internet Ufomachine dove al suo interno è presente anche il gruppo di ricercatori che attualmente collaborano con lui.
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Le controversie sono state costantemente presenti nel lavoro di questi insigni ricercatori, riguardanti gli studi sugli UFO e i rapimenti alieni. Mentre pochi dubitano su una presunta loro buona fede, i detrattori osservano spesso che agiscono fuori dal loro campo professionale, soprattutto quando viene usata l'ipnosi, pertanto aiuterebbero i loro soggetti a creare falsi ricordi, con una mescolanza di realtà e fantasia. Carl Sagan sosteneva che queste esperienze potevano essere frutto di influenze culturali. I racconti di presunti rapimenti alieni erano stati divulgati attraverso film, programmi televisivi, libri, articoli e se tali racconti finivano per essere molto simili tra loro, ciò poteva essere dovuto anche alle suggestioni create dai mezzi di comunicazione. Persino lo stesso Mack era piuttosto guardingo nelle sue investigazioni e interpretazioni del fenomeno delle abduction rispetto ai primi ricercatori che si occuparono della materia. Faceva notare che esiste una storia mondiale di esperienze visionarie, specialmente nelle società pre-industriali, un esempio è la ricerca di visioni mistiche comune a molte culture dei nativi americani. Mack metteva in rilievo che soltanto recentemente nella cultura occidentale, questi eventi visionari o di estasi erano stati interpretati come aberrazioni o addirittura come malattia mentale. Suggeriva, quindi, che i racconti di abduction possano essere inquadrati meglio come parte della più vasta e antica tradizione delle esperienze di incontro con santi (nella tradizione cristiana) o con divinità (nella tradizione dei pagani). Per questo, in seguito il suo interesse si estese alla considerazione generale dei meriti di una nozione espansa della realtà, una nozione che consenta esperienze che possono anche non inquadrarsi nel paradigma occidentale del materialismo, ma che comunque cambiano profondamente la vita delle persone. Il suo secondo libro sulle esperienze di incontro con gli alieni, “Passport to the Cosmos: Human Transformation and Alien Encounters” (1999), era piuttosto un trattato filosofico che collegava i temi della spiritualità e i punti di vista mondiali moderni, costituendo il culmine del suo lavoro con gli "experiencers", le persone che hanno vissuto l'incontro con gli alieni, tema centrale al quale è dedicato il libro.
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Fonte
Federico Bellini; Rapimenti Alieni (2011/12)
Ricordo ancora quando adolescente, trovai in una cartolibreria del paese in cui vivevo un libro dal titolo altisonante, “Rapiti, Incontri con gli Alieni”, con una immagine di copertina nel quale era ravvisabile un uomo che veniva risucchiato verso l’alto da un raggio di luce. L’autore di quel libro era John E. Mack e ancora oggi il volume si trova nella mia biblioteca. Rimasi colpito e angosciato da quanto vi era riportato, questo professore statunitense descriveva casi di pazienti da lui seguiti, che raccontavano di essere stati rapiti da presunti alieni proveniente dallo spazio. Generalmente non si andava oltre la classica figura del “Grigio” (che andrò a spiegarvi in seguito), ma era evidente che dietro si nascondeva, già per quell’epoca, una realtà molto più vasta e complessa, leggibile da tutte quelle esperienze e le informazioni che ne emergevano. Da allora sono passati molti anni e per quanto quel libro abbia segnato la mia giovinezza, mi sono allontanato dal problema alieno nel quale non avrei mai immaginato di ritrovarmi successivamente coinvolto. Solo dopo quasi due decenni la percezione di questo vasto problema mi ha cambiato la vita, quando arrivato ad un punto cieco, è nata dentro di me l’esigenza di aprirmi verso orizzonti insondati, intraprendendo una strada verso la ricerca di una nuova consapevolezza interiore.
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John E. Mack (New York, 10 aprile 1929 - Londra, 27 settembre 2004) è stato uno psichiatra e saggista statunitense. Ha ricevuto il Premio Pulitzer e progressivamente è diventato una delle maggiori autorità sugli effetti spirituali e/o comportamentali su alcuni pazienti che sostengono di aver subito esperienze di rapimento alieno. Nato a New York City, John Mack si laurea in medicina nella Harvard Medical School dopo aver eseguito studi superiori nell'Oberlin College. Si specializzò nella Boston Psychoanalytic Society and Institute e ricevette un certificato che gli consentiva di praticare la psicoanalisi su adulti e minorenni. Il tema conduttore della sua esperienza lavorativa è stata l'esplorazione di come le personali percezioni del mondo possono alterare le proprie relazioni. Mack affrontava la questione della "visione del mondo" a livello individuale nelle sue prime esplorazioni cliniche dei sogni, degli incubi e del suicidio nell'adolescenza. Questo tema delle percezioni personali venne portato ad un estremo controverso negli anni novanta quando Mack iniziò uno studio pluri-decennale su 200 donne e uomini che riferivano esperienze di abduction da parte di possibili creature aliene. All'inizio Mack sospettava che quelle persone soffrissero di qualche disturbo mentale, ma dopo un attento esame, si rese conto che nessuna patologia ovvia era presente nelle persone che studiava, aumentando ulteriormente il suo interesse. Seguendo l'incoraggiamento del suo amico di vecchia data Thomas Kuhn, che prediceva che l'argomento poteva destare molte controversie, ma che si poteva portare avanti l'indagine se Mack si limitava a raccogliere i dati e ad ignorare le prevalenti interpretazioni materialistiche. Mack cominciò ad organizzare studi e interviste, molti tra i pazienti da lui intervistati riferirono che i loro incontri avevano cambiato il modo di rapportarsi al mondo, che includeva il sentirsi in un elevato sentimento di spiritualità e di preoccupazione ambientalista. Nel 1994, il Decano della Harvard Medical School nominò un comitato paritario per indagare sulle pratiche mediche e investigazioni cliniche delle persone che hanno raccontato i loro "incontri alieni" al Dr. Mack (alcuni di questi casi sono stati descritti nel libro Abduction, scritto da Mack nel 1994). Mack descrisse l'investigazione come "kafkiana": non venne mai informato molto dello status dell'indagine in corso, la natura delle lamentele dei suoi critici cambiava frequentemente, e la maggior parte delle loro accuse si dimostrarono prive di fondamento quando sottoposte a stretto scrutinio. Dopo 14 mesi di inchiesta, vi erano crescenti interrogativi da parte della comunità accademica riguardo alla validità dell'investigazione di un professore ordinario di Harvard che non era sospettato di violazioni dell'etica o di cattiva condotta professionale. Harvard allora pubblicò una dichiarazione nella quale il Decano "riaffermava la libertà accademica del Dr. Mack per studiare qualsivoglia argomento correlato alla psichiatria e per poter formulare le sue opinioni senza impedimento." Dieci anni dopo, lunedì 27 settembre del 2004 mentre si trovava a Londra per tenere una conferenza ad una società dedicata a T.E.Lawrence, Mack venne investito e ucciso (alle ore 23:25) da un guidatore ubriaco che si trovava nella strada Totteridge Lane, perse coscienza nel luogo dell'incidente e venne dichiarato morto poco dopo. Il guidatore venne arrestato nel luogo e si dichiarò colpevole di guida disattenta sotto l'influenza dell'alcool.
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Budd Hopkins (15 giugno 1931 – 21 agosto 2011) è stato un pittore e scultore statunitense ed anche una figura centrale nel campo dell'ufologia, dove ha effettuato studi su persone che affermano di essere state vittime di rapimenti alieni. Hopkins si è diplomato nel 1953 nella sua città natale all'Oberlin College, quindi si è trasferito a New York dove ha trascorso il resto della sua vita, diventando un artista di fama. Le sue opere d'arte si trovano nelle collezioni permanenti di Whitney Museum, Guggenheim Museum, Hirshhorn Museum e Museum of Modern Art; per la sua attività artistica ha ricevuto sovvenzioni dalla Guggenheim Foundation e dal National Endowment for the Arts. I suoi articoli sull'arte sono stati pubblicati in riviste e giornali importanti. Per molti anni ha tenuto lezioni in molte scuole d'arte, tra cui il Truro Center for the Arts a Castle Hill. Nel 1964 Hopkins insieme ad altre due persone ha visto un UFO alla luce del giorno per parecchi minuti. Affascinato dalla cosa, ha cominciato ad interessarsi dell'argomento leggendo libri e articoli ed è entrato a far parte del NICAP, un'organizzazione ora non più esistente che si occupava di ricerche sugli UFO. Hopkins, da allora, cominciò a ricevere regolarmente lettere da testimoni di avvistamenti di UFO, che in pochi casi includevano quello che fu in seguito definito tempo mancante, ovvero inesplicabili vuoti di memoria a seguito di un incontro ravvicinato con un UFO. Insieme a Bloechee ad alla psicologa Aphrodite Clamar, Hopkins cominciò ad investigare sulle esperienze di tempo mancante e arrivò alla conclusione che questi casi erano dovuti a rapimenti alieni. Alla fine degli anni ottanta, Hopkins era già divenuto uno dei più noti studiosi di ufologia, ottenendo un livello di attenzione che non aveva quasi precedenti in questo campo. Nel 1989 egli costituì e fondò l'Intruders Foundation, un'organizzazione senza scopo di lucro per pubblicizzare le sue ricerche e fornire supporto alle persone vittime di rapimenti alieni. Le persone convinte di avere subito rapimenti alieni sono state sottoposte ad ipnosi regressiva. Durante i primi sette anni delle sue ricerche sul fenomeno dei rapimenti alieni, Hopkins non ha condotto personalmente sessioni di ipnosi, ma si è assicurato l'aiuto di professionisti laureati.
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Corrado Malanga. In Italia esiste solamente un nome in grado di reggere e gareggiare insieme a quelli già presenti nel mondo, quello del dott. Corrado Malanga. Chimico, docente e ricercatore all’Università di Pisa, da 30 anni si è occupato del problema dei rapimenti alieni con metodo scientifico e che ha prodotto, ad oggi, la più vasta letteratura e ricerca in materia. In questi ultimi tempi, il professore si è circondato di altri ricercatori e collaboratori, con i quali ha dato vita ad una serie di tecniche che, utilizzate sugli addotti, hanno la presunta pretesa di aiutarli nel liberarsi dal problema alieno. Rispetto al professore Malanga, il quale vanta una lunga carriera professionale, i suoi collaboratori, spesso “anonimi” e in alcuni casi molto giovani, presentano uno scarso e ambiguo curriculum, gettando nell’incertezza una certa professionalità che invece dovrebbe emergere da un contesto così importante. Questo singolare studioso nasce a La Spezia nel 1951. Dal 1983 è ricercatore presso la cattedra di Chimica organica del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale nella Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Pisa, e autore di diverse pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. Parallelamente, s’interessa alle teorie sugli UFO e collabora con il Centro Ufologico Nazionale (CUN), fino a diventare responsabile del comitato tecnico-scientifico di questa organizzazione. Una serie di dissensi, in particolare sulla valutazione del fenomeno delle abduzioni aliene, porta Malanga a lasciare il CUN nel 2000. Successivamente, le teorie di Malanga influenzano il Gruppo Stargate e altri Gruppi nati successivamente anche in altre regioni italiane e che nel 2008 si riuniscono nel C.S.I. - Coordinamento Stargate Italia. Dal 1° dicembre 2009 Malanga non fa però più formalmente parte dei Gruppi Stargate e del C.S.I., i cui siti ospitano suoi testi precedenti a tale data ma anche di altri ricercatori. La notevole affluenza alle conferenze di Malanga testimonia l’esistenza di un vero e proprio movimento, apparentemente in crescita, e che oggi trova uno strumento di coordinamento principalmente nel sito internet Ufomachine dove al suo interno è presente anche il gruppo di ricercatori che attualmente collaborano con lui.
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Le controversie sono state costantemente presenti nel lavoro di questi insigni ricercatori, riguardanti gli studi sugli UFO e i rapimenti alieni. Mentre pochi dubitano su una presunta loro buona fede, i detrattori osservano spesso che agiscono fuori dal loro campo professionale, soprattutto quando viene usata l'ipnosi, pertanto aiuterebbero i loro soggetti a creare falsi ricordi, con una mescolanza di realtà e fantasia. Carl Sagan sosteneva che queste esperienze potevano essere frutto di influenze culturali. I racconti di presunti rapimenti alieni erano stati divulgati attraverso film, programmi televisivi, libri, articoli e se tali racconti finivano per essere molto simili tra loro, ciò poteva essere dovuto anche alle suggestioni create dai mezzi di comunicazione. Persino lo stesso Mack era piuttosto guardingo nelle sue investigazioni e interpretazioni del fenomeno delle abduction rispetto ai primi ricercatori che si occuparono della materia. Faceva notare che esiste una storia mondiale di esperienze visionarie, specialmente nelle società pre-industriali, un esempio è la ricerca di visioni mistiche comune a molte culture dei nativi americani. Mack metteva in rilievo che soltanto recentemente nella cultura occidentale, questi eventi visionari o di estasi erano stati interpretati come aberrazioni o addirittura come malattia mentale. Suggeriva, quindi, che i racconti di abduction possano essere inquadrati meglio come parte della più vasta e antica tradizione delle esperienze di incontro con santi (nella tradizione cristiana) o con divinità (nella tradizione dei pagani). Per questo, in seguito il suo interesse si estese alla considerazione generale dei meriti di una nozione espansa della realtà, una nozione che consenta esperienze che possono anche non inquadrarsi nel paradigma occidentale del materialismo, ma che comunque cambiano profondamente la vita delle persone. Il suo secondo libro sulle esperienze di incontro con gli alieni, “Passport to the Cosmos: Human Transformation and Alien Encounters” (1999), era piuttosto un trattato filosofico che collegava i temi della spiritualità e i punti di vista mondiali moderni, costituendo il culmine del suo lavoro con gli "experiencers", le persone che hanno vissuto l'incontro con gli alieni, tema centrale al quale è dedicato il libro.
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Fonte
Federico Bellini; Rapimenti Alieni (2011/12)
