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.Articolo di Federico Bellini
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Il 13 novembre 1307 sarebbe passato alla storia come il primo venerdì tredici sfortunato, fu infatti in quella giornata che i Cavalieri Templari, che si erano tanto valorosamente battuti per la causa della cristianità nel corso delle crociate, furono dichiarati in arresto dal re di Francia. L’esercito della corona, i cui ordini furono tenuti segreti fino alla notte precedente l’arresto, prese possesso, alle prime luci dell’alba, di tutte le proprietà templari del reame, concentrandosi soprattutto sul tesoro di Parigi. Nell’arco di poche ore sia i cavalieri che i servitori furono arrestati e imprigionati. Nei giorni seguenti fu data la stura ad una serie di interrogatori sotto inimmaginabili torture e presto furono estorte confessioni concernenti atti e pratiche perverse commesse dall’ordine dei monaci-guerrieri: il più grande ordine europeo venne cancellato. L’ordine dei Templari, nato duecento anni prima, era composto da una forza militare organizzata come un ordine religioso e la sua fondazione fu voluta da San Bernardo, che guidava i monaci cistercensi francesi. Egli riuscì a fondere monaci e cavalieri in un unico ordine avente lo scopo di svolgere la missione che si era prefissata. Le stesse regole del suo ordine monastico furono adottate dai monaci-guerrieri che avrebbero preso il nome di Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo del Tempio di Salomone in un secondo tempo Ordine dei Cavalieri Templari: il sogno di Bernardo, d’altra parte, non era solo, apparteneva ad una classe elitaria in un tempo della storia europea in cui il sistema feudale regolava ogni aspetto della vita quotidiana. Questo ristretto numero di ricche famiglia, residente per la maggior parte nella città di Champagne e contado, sarebbe stato di importanza decisiva per le crociate, per il rapido accrescimento dell’ordine cistercense, nonché per il potere dei Cavalieri stessi. Originariamente l’ordine era composto da nove membri, tre dei quali fedeli al conte di Champagne e fra questi tre c’era André de Montbard, zio di san Bernardo. Il conte donò la terra su cui Bernardo fece erigere l’abbazia di Chiaravalle, il cuore del suo potere. Gli originari nove Cavalieri si recarono così in Terra Santa per proteggere i pellegrini. Al loro ritorno, diversi anni dopo, furono salutati come eroi. Sotto l’ala protettrice di Bernardo i Templari crebbero e prosperarono fino a diventare l’esercito più potente e temuto d’Europa.
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Banchieri
Sebbene il nome originario della confraternita fosse Ordine dei Poveri Cavalieri del Tempio di Salomone, di loro tutto si può dire tranne che fossero poveri: erano infatti la più ricca organizzazione che l’Europa avesse mai conosciuto nonché la prima multinazionale mai esistita. Per i Cavalieri Templari gli affari erano estremamente importanti e avevano una condotta alquanto spregiudicata nel perseguirli. La lealtà e la fedeltà dell’ordine erano riconducibili soltanto all’ordine stesso. Teoricamente doveva fedeltà solo al papa di Roma, ma si tratta più di parole che di fatti, combatterono infatti contro altri eserciti cristiani e contro il loro ordine rivale, i Cavalieri di San Giovanni, e nel corso delle crociate albigesi combatterono contro il papa e il genocidio da questi perpetrato nei confronti dei catari nella Francia meridionale. Da tutto ciò si evince quando i Templari fossero fedeli soltanto al loro ordine poiché soltanto in questo modo, avrebbero potuto essere a capo di ogni sistema finanziario o industriale ritenuto appetibile. L’odierno sistema bancario è un istituzione fondata dai Templari, in precedenza esistevano singoli individui che rendevano agevoli gli scambi commerciali occupandosi dei cambi di valuta, acquistando e vendendo quote di imprese commerciali e concedendo prestiti in denaro. Si trattava perlopiù di gruppi bancari a capo dei quali c’erano prevalentemente famiglia italiane proveniente da Firenze, Venezia e dalla Lombardia le cui attività erano fortemente limitata dalla legislazione vigente che escluda l’usura e l’applicazione di interessi passivi, come voluto dal papa e dalla Chiesa cattolica. I Templari trovarono diversi modi per aggirare le leggi che vietavano l’applicazione di interessi passivi: uno di questi consisteva nell’applicare una commissione sui prestiti che, sebbene sottilmente mascherata, fu presto scoperta e condannata dalla Chiesa. Un'altra via fu quella di chiamare l’usura con un nome diverso, all’Ordine fu infatti concesso di applicare un tasso sui prestiti chiamato “interesse per le crociate”. Le banche dei Templari assicuravano protezione alle ricchezze di mercanti, cavalieri e reali consentendo loro di depositare denaro in una nazione e di ritirarlo in un'altra; ogni atto della transazione prevedeva il pagamento di una tassa che, se ritenuta insufficiente, poteva venire aumentata dagli scaltri banchieri qualora il prelievo fosse effettuato in valuta straniera. Una rete di fortezze si snodava per tutta l’Europa e parte della Terra Santa, anticipando l’odierno sistema di filiali adottato da tutte le grandi istituzioni finanziarie contemporanee.
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Proprietari terrieri
Nell’ambito della gestione delle risorse finanziarie dei Templari, un ruolo molto importante fu giocato dall’amministrazione di immobili e latifondi. Prima della caduta di Gerusalemme i proprietari terrieri europei donarono ai Templari novemila possedimenti e un incaricato dei censimenti delle proprietà inglesi annotava: “il numero di manieri, fattorie, chiese, benefici ecclesiastici, terreni in feudo, villaggi, borghi, mulini a vento e a acqua, canoni d’affitto, diritti di servitù e l’insieme di ogni altro immaginabile tipo di proprietà, in possesso dei Templari sul territorio inglese… è stupefacente”. Nello Yorkshire possedevano un gran numero di grandi proprietà terriere, in Sicilia tenute di grande valore, grandi parti dell’isola, diritti di pesca, pascolo e tosatura, in Spagna erano assegnatari di città, villaggi, signore e proprietà. In Aragona avevano castelli in molte città, erano signori di Borgia e Tortosa e ricevevano una rendita pari a un decimo di quella del reame. La lista riempiva inoltre un intero libro di censimenti comprendenti la Germania, l’Ungheria e la Francia. All’uomo comune veniva richiesto di contribuire con la propria disponibilità e per molti questo non era un problema, il nobile latifondista però doveva pagare un prezzo più alto, non appena cercava uomini abili al lavoro, e incrociava la strada dell’ordine, si scontrava con maggiori difficoltà e prezzi più alti. Oltretutto un grande proprietario terriero, a differenza del suo vicino Templare, doveva pagare le tasse. Fra l’altro il lavoro nelle proprietà templari era molto ambito da evasi e criminali, che dovendo fedeltà solo all’Ordine che li proteggeva, erano al riparo dalla legge.
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Armatori
La flotta templare era un'altra fonte di profitto che suscitava l’invidia degli armatori e dei mercanti delle città portuali francesi. Nel corso dei primi anni delle crociate dovevano spostare enormi masse di uomini, armi e cavalli trovandosi nella necessità di rivolgersi agli armatori di città-stato italiane come Venezia, Genova e Pisa. Questi mercanti, soprattutto quelli di Genova e Pisa, avevano colonie a Barcellona, Marsiglia, Mahdia, Ceuta, Tunisi e Tripoli e le loro navi trasportavano merci in buona parte del mondo allora conosciuto. Poiché ogni piccolo regno coniava la sua moneta, i commercianti italiani divennero cambiavalute e prestatori di denaro. I banchieri di Venezia, Genova, Lucca e Firenze furono chiamati Lombari e, in campo bancario, soppiantarono gli ebrei in tutta Europa. I tassi d’interesse sui prestiti si situavano fra il quindici per cento per un prestito commerciale e il cento per cento per un prestito personale. I Templari si organizzarono per soppiantare a loro volta in mercanti italiani. Nel 1207 i Templari divennero armatori e quando non usavano le navi per trasportare uomini, le usavano per commerciare. I profitti e le dimensioni della flotta iniziarono a crescere di pari passo. Ben presto i Templari e il rivale ordine dei Cavalieri di Malta divennero i più grandi trafficanti di schiavi del Mediterraneo e scelsero Venezia come loro sede. Ma forse il porto più importante per la tratta degli schiavi fu la città di San Giovanni d’Acri in Terra Santa, qui tutti gli schiavi erano definiti musulmani a prescindere dalla loro religione, per il semplice motivo che il papa aveva proibito la schiavitù dei cristiani nel regno di Gerusalemme e l’Ordine, ovviamente, negava la conversione. Papa Gregorio, informato della situazione condannò l’atteggiamento ma nonostante tutto il fruttuoso commerciò non si fermò. La flotta templare rappresentava sia un notevole fonte di profitto che una parte della macchina da guerra dell’Ordine: inalberando la bandiera con il teschio e le tibie incrociate, la flotta templare fu impiegata in operazioni militari contro l’Egitto, l’Asia Minore e in tutto il Mediterraneo. Oltre a trasportare truppe, armi e rifornimenti per le loro operazioni militari, come pure merci e schiavi, impiegarono le navi anche per darsi alla pirateria. La pirateria veniva definita come l’azione di catturare un'altra nave in mare. Tuttavia una nave templare che abbordasse una nave da guerra islamica non compiva un azione piratesca, poiché i due paesi erano in guerra. I Templari rispondendo delle loro azioni solo al papa non potevano sperare di avere alcuni tipo di autorizzazione, tuttavia, quando catturavano navi nemiche, proclamavano di farlo in nome del loro capo spirituale, il papa stesso, ma questo non impediva loro di attaccare anche le navi di altri re cristiani. La maggior parte della flotta iniziale dei Templari era composta da galee di scarso pescaggio simili a quelle usate dai pirati musulmani lungo tutto la costa berbera. Si trattava di imbarcazioni egualmente adatte sia al commercio costiero che alla pirateria, potevano infatti agevolmente manovrare anche in acque poco profonde e, per navigare, potevano fare a meno del vento. Al contrario, la flotta templare atlantica era armata a vela per poter solcare persino l’oceano.
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Il declino
Nel 1291 San Giovanni d’Acri cadde in mano islamica. Solo sedici anni avrebbero separato questo evento dalla caduta dei Templari. I Cavalieri avevano già perso Gerusalemme ed ora la loro ultima fortezza era stata conquistata dal nemico. L’opinione pubblica li incolpò della sconfitta considerando l’Ordine nient0altro che una pingue organizzazione composta da creditori, proprietari fondiari e avversari di cui liberarsi. Papa Nicola IV, in teoria comandante in capo dell’Ordine, si scagliò pubblicamente contro di loro, condannando gli attriti contro l’ordine rivale degli Ospedalieri e additandoli come causa della caduta dell’ultimo bastione cristiano in Terra Santa nella mani degli infedeli. I Templari furono considerati totalmente disinteressati alla protezione del più sacro possedimento cristiano del mondo. Nel corso di un concilio ecumenico fu deciso che l’unico modo di contrastare efficacemente gli islamici sarebbe stato quello di riunire tutte le forze della Chiesa, ma gli ordini si rifiutarono: i Cavalieri Teutonici provenienti dalla Germania tornarono a Marienburg, i Cavalieri di San Giovanni tornarono a Malta e i Templari si trasferirono a Cipro. Sebbene i Templari avessero abbandonato San Giovanni d’Acri, non abbandonarono certo i loro possedimenti. In effetti, ad un occhio disincantato, la loro partecipazione alle crociate può apparire come una scusa per difendere e conservare le immense ricchezze. Nel 1306 fu eletto un nuovo papa, Clemente V. prima dell’elezione al soglio pontificio, architettata da suo fratello Beraud, arcivescovo di Lione, il suo nome era Bertrand de Got ed era arcivescovo di Bordeaux. Quando nel giugno 1305 i re di Francia, Inghilterra e Napoli riunirono i rappresentati ecumenici, si trovarono a fronteggiare aspre dispute su chi sarebbe stato il successore al soglio, infine la scelta cadde sulla persona più innocua: Bertrand de Got. Il re francese non ebbe nulla da obbiettare e, con grande costernazione degli italiani, il nuovo papa non lasciò mai la Francia. Fu considerato un debole e la sua scelta di stabilire il papato ad Avignone confermò negli italiani che non altro che una marionetta nelle mani del re. Il nuovo papa dal canto suo, si trovava in una posizione davvero scomoda: da una parte era imparentato per parte di madre a Bertrand de Blanchefort, Gran Maestro dei Templari, dall’altra temeva anche di più il potere del re francese e questo fece di lui un gran temporeggiatore. Il suo primo atto fu quello di chiedere una relazione scritta al Gran Maestro dei Templari e al Gran Maestro dei Cavalieri di San Giovanni, in cui fossero elencati i motivi pro e contro una eventuale fusione. Jacques de Molay, il capo dei Templari, rispose al papa, nutrendo forse già il sospetto che il fine ultimo del re francese fosse quello di mettere a capo di entrambi gli ordini con il titolo di rex bellator, il re guerriero. Troppo tardi de Molay capì che non sarebbe stato lui ad occupare la posizione più alta. Il re prese decisamente in mano la situazione. Essendo la Francia la base da dove partivano le crociate ed avendo supportato le pesanti spese di guerra, Filippo era impaziente di rimpinguare le sue finanze. I primi predicatori avevano spesso svuotato le città degli uomini inducendoli ad arruolarsi, gli ordini erano stati i beneficiari di donazioni immobiliari ingenti e la Chiesa aveva stabilito che né i possedimenti dei guerrieri, né quelli dell’Ordine potevano essere assoggettati a tassazioni. Per il re di Francia, il risultato netto di quanto sopra esposto si tradusse in un forte depauperamento del tesoro reale e per fronteggiare la situazione decise, nel 1295, di trasferire al Louvre il tesoro reale sottraendolo ai Templari, di affidarne ai banchieri italiani la gestione e di svalutare la moneta. Quanto strettamente i banchieri fossero legati ai Templari non si potrà mai sapere, è comunque certo che all’inizio finanziarono le crociate e il trasporto dei guerrieri. A Firenze, città che coniava la sua moneta, su un lato era rappresentato il santo patrono dell’Ordine, san Giovanni Battista, sull’altro il giglio, chiara allusione alla regalità francese. Dopo le manovre contro i Lombardi, Filippo il Bello dimostrò quanto poco ricorresse alla bellezza quando si trattava di riempire le casse reali: scacciò gli ebrei dalla Francia con il proposito di aumentare il tesoro reale appropriandosi dei loro beni, ma gli ebrei non erano tanto ricchi quanto immaginava e quindi la mossa si rivelò poco fruttuosa. Filippo era indebitato fino al collo, soprattutto con le banche templari. Il 13 ottobre 1307 le forze di Filippo piombarono sui beni templari in territorio francese. Il papa ne fu indignato in quanto tecnicamente era l’unico ad esercitare la giurisdizione sui beni dei cavalieri, ma le forze del re lo minacciarono e presto fu d’accordo col sovrano. Ma anche Filippo di li a poco si sarebbe indignato; le spie templari infatti avevano avuto sentore dell’arresto imminente. In quanto comandanti di un immenso esercito, di una grande marina militare e mercantile, nonché possessori della più grande banca mondiale, avevano intrecciato stretti rapporti sia con la nobiltà che con il clero in tutta Europa e disponevano quindi di una rete spionistica sicuramente più vasta di quella del re francese. Jacques de Molay raccolse e bruciò i libri dell’Ordine, molti Cavalieri si nascosero e il tanto agognato tesoro di Parigi semplicemente svanì. I Templari inizialmente ritennero che l’obbiettivo di Filippo fosse di natura esclusivamente monetaria e quindi pensarono che, una volta privato della possibilità di impadronirsi della banca, il re avrebbe abbandonato l’idea di sopprimere l’Ordine. I Cavalieri, però, furono arrestati e sottoposti ad atroci torture che includevano la ruota, la corda e l’applicazione di grasso sui piedi per poi esporli al fuoco, i Cavalieri confessarono qualunque cosa, privati perfino del diritto di difendersi in quanto accusati di eresia. Generalmente la tortura veniva inflitta allo scopo di ottenere una confessione, mai avrebbe dovuto provocare mutilazioni o danni permanenti. Per i Templari fu adottato un criterio diverso: la tortura fu “inflitta con una tale ferocia da sconvolgere persino gli uomini medievali”. Rinchiusi nei sotterranei, mangiando pane e acqua, accusati dalle più infami perversioni e torturati ben oltre la soglia della sopportabilità, molti Cavalieri persero la ragione, altri si suicidarono e la maggior parte confessò tutto ciò che volevano gli aguzzini: coloro che sopravvissero ai due anni di prigionia aspettavano soltanto di morire. Il re di Francia spezzò l’Ordine, ma non riuscì a mettere le mani sul tesoro. Fu ulteriormente urtato dalla reazione degli altri re che invece di decidere autonomamente di sterminare i Templari nei loro regni, dovettero essere esortati a prendere ogni possibile misura contro i Cavalieri. In Inghilterra Edoardo II rispose con molto ritardo alle richieste del papa, la Scozia aderì in linea di principio all’inquisizione dei cavalieri, ma il paese aveva da sempre combattuto l’ingerenza del papa e si arrese soltanto quando questi minacciò di scomunicare sia il re che la nazione: naturalmente l’impegno scozzese fu minimo e infatti furono inquisiti soltanto due Cavalieri. In Spagna e Portogallo la forza militare templare era importante per i sovrani; fu così che dopo qualche arresto e qualche confisca il re portoghese convogliò i Templari nell’Ordine dei Cavalieri di Cristo, i quali ora dovevano obbedienza soltanto al loro sovrano. Nelle zone della Spagna controllate dall’Inquisizione vi furono arresti e torture, ma l’Ordine e i suoi uomini furono presto incorporati in molti altri ordini militari spagnoli. Tutto ciò naturalmente indignò Filippo ma ciò che lo fece arrabbiare fu la sparizione del tesoro dalla banca parigina dell’Ordine. Si disse che fu incaricato su un carro e spedito al porto di La Rochelle dove lo aspettava un veliero della flotta che inalberava la bandiera col teschio e le tibie incrociate; e da qui ancora una volta, svanì. Mentre molti Templari francesi furono imprigionati e atrocemente torturati, molti altri, considerati fuorilegge, fecero della flotta templare il loro rifugio e la loro base: se infatti era difficile per un gran numero di uomini sfuggire alle ricerche sulla terraferma,non lo era altrettanto a bordo delle navi che costituivano sia un nascondiglio mobile che un posto confortevole in cui vivere. L’atto finale si consumò il 18 marzo 1314 quando i quattro ufficiali dell’Ordine sopravvissuti, ovvero il Gran Maestro, i Precettori di Aquitania e Normandia e un altro dignitario, furono bruciati su un isoletta della Senna di fronte ai giardini reali.
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Fonte
Steven Sora; Secret Societies of America's Elite