Il blog di Federico Bellini, studi e ricerche nel campo dei Rapimenti Alieni, la Spiritualità, la Cosmologia, la Filosofia Alternativa e l'Ufologia

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sabato 17 marzo 2012

Coscienzapedia: Anima

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L’Anima fermamente devota raggiunge la pace perfetta perché Mi offre il risultato di tutte le sue attività, mentre una persona che non è in unione col Divino ed è avida dei frutti del proprio lavoro, rimane condizionata”. (Parole di Krishna tratte dalla Bhagavad Gītā).
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Il concetto di Anima nel mondo antico
L'Anima (dal latino Anima, connesso col greco ànemos, «soffio», «vento»), in molte religioni, tradizioni spirituali e filosofie, è la parte spirituale ed eterna di un essere vivente, comunemente ritenuta indipendente dal Corpo, poiché distinta dalla parte fisica. Tipicamente si pensa che consista della coscienza e della personalità di un essere umano, e può essere sinonimo di «Spirito», «Mente» o «IO». Si crede che l'Anima continui a vivere dopo la morte fisica della persona, e alcune religioni postulano che sia Dio a creare o generare le anime. In alcune culture, si dice che gli esseri viventi non umani e, talvolta, altri oggetti (come i fiumi) abbiano un'Anima, una credenza nota come animismo. I termini «Anima» e «Spirito» vengono spesso usati come sinonimi, anche se il primo è maggiormente legato al concetto di individualità di una persona. Anche le parole «Anima» e «Psiche» possono essere considerate come sinonimi, sebbene «psiche» abbia connotazioni relativamente più fisiche, mentre l'Anima è collegata più strettamente alla Metafisica e alla religione. Nella Grecia antica si faceva a volte riferimento all'Anima con il termine psyche, da collegare con psychein, «respirare», «soffiare». Nell'Induismo in generale si fa riferimento all'Ātman. Il concetto di Anima compare la prima volta con Socrate, il quale ne fece il centro degli interessi della filosofia. Prima di lui, i filosofi erano soliti occuparsi di questioni attinenti al mondo o la natura, e la nozione di Anima possedeva connotati esclusivamente mitologici, ad esempio negli autori epici come Omero e Virgilio, dove era assimilata ad un "soffio" che abbandona il Corpo nel momento della morte; allora si riteneva che essa avesse soltanto la consistenza di un'ombra, capace di sopravvivere nell'Ade ma senza più poter esplicare la sua energia vivificatrice. È solo con Socrate, e col suo discepolo Platone, che sarà utilizzato il termine psyché (Anima) per designare il mondo interiore dell'Uomo, a cui viene ora assegnata piena dignità. Secondo Platone, l'Anima è per sua natura simbolo di purezza e spiritualità, ha la sua origine nel soffio divino (da cui il significato stesso della parola, ossia: vento, soffio). Essa non ha un inizio, in quanto è ingenerata ed è immortale e incorporea. L'Anima presente in ogni Uomo sarebbe inoltre un frammento dell'Anima del Mondo (Anima Mundi). Secondo la contrapposizione gnostica tra Dio (pura perfezione, bene) e materia (imperfezione, male), ripresa dallo stesso Platone, l'Anima sarebbe stata calata da Dio in un Corpo materiale e perciò contaminata dall'intrinseca malvagità della materia stessa. Nel tentativo di superare il dualismo platonico, Aristotele intese l'Anima come entelechia, cioè forma e principio di vita che Anima e governa il Corpo. Di tale principio egli distingue le funzioni, personificandole in tre anime: Anima vegetativa, che governa le funzioni fisiologiche istintive (nutrizione, crescita, riproduzione); Anima sensitiva, che presiede al movimento e all'attività sensitiva; Anima intellettiva, che è la fonte del pensiero razionale e governa la conoscenza, la volontà e la scelta. Un principio di eternità riposa nell'Anima intellettiva, che per ciò risiede nel singolo Corpo ma non ne dipende. Tuttavia, Aristotele non chiarisce i rapporti tra quest'Anima e le altre, né se l'eternità dell'Anima intellettiva sia anche individuale. Per Plotino l'Anima è la terza ipostasi, la cui essenza è immortale, intellettiva e divina. Vi è un'Anima universale, emanazione della sovra-realtà dell'Intelletto, che plasma e vitalizza l'intero universo (diventando Anima del Mondo), e anime individuali, per tutti gli esseri viventi. Richiamandosi alla tradizione dell'ilozoismo arcaico, per il quale il mondo è una sorta di grande animale, Platone lo vede supportato dall'Anima del Mondo, infusagli dal Demiurgo, che impregna il cosmo e gli dà vitalità generale. Seguendo il Timeo di Platone, Plotino attribuisce anime anche agli astri e ai pianeti. La singolarità del pensiero di questo filosofo riguardo l'Anima sta nel suo averla sdoppiata in "Anima superiore", originaria e legata al divino, e "Anima inferiore", preposta al governo del cosmo o, nel caso degli individui, al governo del Corpo. L'Anima originaria per il filosofo non è mai oggetto di "caduta" e non discende mai nel mondo materiale. La discesa nel Corpo consiste infatti in una propensione ("inclinazione") verso il sensibile e il particolare che si realizza in una sorta di emanazione. L'Anima originale (superiore) produce così una specie di riflesso, una seconda parte dell'Anima inferiore la cui funzione consiste nel muovere e guidare il Corpo, in quanto ciò avviene sia a livello individuale che a livello universale.
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Anima nella religione ebraica
Negli insegnamenti della Torah è possibile trovare diverse descrizioni dell'Anima dell'Uomo dove, in quanto entità celeste, l'Anima è la parte della persona che mantiene la purezza e, dopo la morte, anche quando macchiata da gravi peccati, essa può sostare nel Ghehinnom per essere purificata completamente dalle conseguenze delle proprie trasgressioni e dall'istinto cattivo cui fu soggetta in vita: se non compiuta in vita, la purificazione dopo la morte nel Ghehinnom avviene nell'immersione nel fiume di fuoco Dinur e nella neve celeste, simboli metaforici dell'espiazione. Dopo la purificazione completa ogni Anima può quindi ascendere al Gan Eden dove sono presenti molti livelli secondo i meriti e la natura dell'Anima che vi giunge, ma le anime esistono ancor prima di essere unite al Corpo nel costituire gli individui del Mondo. Inoltre, prima della nascita, l'Anima viene portata da Dio dinanzi al Gan Eden per vedere le anime degli Zaddiqim e poi dinanzi al Ghehinnom, richiamando la Misericordia divina. Nell'era messianica l'Uomo avrà un rapporto di maggiore profondità con l'Anima, le sue potenzialità, i suoi poteri e con i suoi riferimenti spirituali che saranno maggiormente manifesti. Nella Bibbia ebraica vi sono più termini che, anche nelle elaborazioni successive delle varie religioni, sono stati collegati al concetto di Anima. «L'Anima si manifesta nella persona come Neshamah, il soffio vitale, la coscienza; Ruach, lo Spirito, l'emozione; e Nefesh, l'integrazione del Corpo, il nutrimento dell'Anima. Le tre manifestazioni dell'Anima accendono la persona come il fuoco illumina una lampada, Nefesh come lo stoppino, Ruach come l'olio e Neshamah come la fiamma, come sta scritto: Lo Spirito dell'Uomo è una fiaccola del Signore che scruta tutti i segreti recessi del cuore (Prov 20,27).» Nella Qabbalah e nello Zohar l'Anima è vista come composta da tre elementi basilari, Nefesh, Ruach e Neshamah, in rari casi con l'aggiunta dei più elevati Chayyah e Yechidah. Ruach e Neshamah sono parti dell'Anima non presenti dalla nascita ma si creano lentamente col passare del tempo. Il loro sviluppo dipende dall'agire e dalle credenze dell'individuo mentre Chayyah e Yechidah si trovano solo negli Zaddiqim; di esse si dice che esistano in forma completa negli individui spiritualmente avanzati. Nèfesh indica l'Uomo come essere vivente, la costituzione dell'Uomo in quanto tale è descritta in Genesi 2,7: «Dio il Signore [YHWH] formò l'Uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici l'alito vitale e l'Uomo divenne un'Anima vivente.» Si riferisce agli istinti e funzioni vitali, si trova in tutti gli uomini ed è affine alla concezione della psiche è all'origine della natura fisica e riguarda soprattutto la vitalità del Corpo, l'istinto, la psicologia più semplici e l'intelletto, la consapevolezza dell'esistenza e della Presenza divina nel Mondo. Il Nèfesh non si identifica con il soffio di vita che proviene da Dio, ma indica il respiro, l'essere animato quando ne viene incluso dopo la morte ed è compreso nel luogo identificato con il Gan Eden o Paradiso e con lo Sheol o Inferi. Si dice che al momento della morte rimanga con il Corpo sino al definitivo completamento di esso nella tomba, si riunisce poi con le altre anime della persona deceduta già giunte alla destinazione prestabilita anche se una sua parte resta assieme al Corpo. Questo non esclude l'unità di ciò che viene definito "Anima" in quanto la percezione ultraterrena della persona deceduta riguarda il proprio coinvolgimento nell'Unità divina. Il termine Ruach (Spirito Santo) indica l'alito vitale comunicato da Dio all'Uomo, l'Anima mediana, o Spirito. Essa consiste nelle virtù morali e nella capacità di distinguere il bene dal male. Riguarda principalmente le emozioni, assumendo la sembianza del Corpo della persona quando era in vita. Neshamah è invece l'Anima superiore, il sé più elevato, essa distingue l'Uomo da tutte le altre forme di vita. Questa parte permette una consapevolezza maggiore dell'esistenza e presenza di Dio ed è stretta alla sapienza delle modalità divine. Molti studiosi del Talmud ritengono che l'infusione dell'Anima nell'embrione avvenga non prima del quarantesimo giorno. Chi ne abbia il privilegio può raggiungere Ruach a partire dall'età di 13 anni e Neshamah dai 20 anni di età (come già detto Nefesh è già presente anche alla nascita). Si ritiene che Nefesh risieda nel fegato, in ebraico kaved, Ruach nel cuore, lev, e Neshamah nel cervello, moach: le iniziali di queste tre parole formano la parola melekh che significa re e riguarda il livello raggiunto dalla persona in cui vi siano le tre anime suddette e che permette di essere considerato come un eletto per il grado di sapienza, conoscenza ed intelligenza, per la consapevolezza ed il controllo delle emozioni e degli istinti raggiunti. Chi è capace e particolarmente elevato spiritualmente può elevare Nefesh oltre il livello semplice della vitalità delle funzioni vitali fisiche ed includerla in modo completo nella santità, la Qedushah. Nello Zohar si dice che, dopo la morte, si dissolve l'apporto di Nefesh al Corpo pur restando ad esso legato per un periodo, il Ruach si trasferisce in una sorta di stato intermedio dove è sottoposto ad un processo di purificazione ed entra in una specie di "paradiso transitorio", mentre Neshamah ritorna alla sua fonte divina. Quelli dell'Anima sono livelli cui l'Uomo può generalmente accedere nel corso della propria vita per gradi ed elevazioni nella coscienza, nella consapevolezza, nella spiritualità e nella santità. Dio dona Nefesh al principio della vita dell'individuo ed è compito di essa dirigere la propria interiorità, le proprie intenzioni, le proprie azioni ed i propri coinvolgimenti verso la spiritualità. Una volta raggiunto ciò e purificatosi in questa predisposizione Dio lo prepara per ricevere Ruach che domina Nefesh e gli permette di conseguire intenzioni più elevate con una coscienza più ampia. La persona così elevata attraverso di esse, ormai raggiunte le dinamiche e le forme del servizio spirituale per Dio, potrà raggiungere Neshamah, che è ancora più santo e domina gli altri livelli. Il livello di Neshamah permette di raggiungere Binah ed in tale individuo sono predisposte le attitudini e le modalità delle Sefirot. I maestri ebrei spiegano che durante il sonno, l'Anima giunge a Dio divenendo così purificata nuovamente, ritemprata e "pulita" sino a quando ritorna con il risveglio dell'individuo.
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Nelle religioni cristiane
Nel Nuovo Testamento non esiste una definizione univoca di Anima. Paolo di Tarso fa riferimento ad una tripartizione dell'Uomo, nominando il Corpo, l'Anima e lo Spirito, già presente in Platone. La parola psychè ricorre da sola 102 volte, la prima dei quali nel Vangelo di Matteo, ed è usata nelle citazioni di passi dell'Antico Testamento dove è presente Nefesh. Talvolta le due parole Psyche e Pneuma finiscono per assumere il medesimo significato. La Chiesa cattolica non ha una definizione filosofica esplicita dell'Anima, sebbene abbia respinto diverse dottrine come quelle gnostiche che sostenevano che l'Anima individuale era increata perché della stessa sostanza divina, o la teoria della metempsicosi o ipotesi secondo le quali l'Anima (intesa come Anima razionale e Spirito) non era considerata individuale e immortale. Fra gli autori ecclesiastici che hanno affrontato l'argomento, con diverse ipotesi, sono da annoverare Agostino di Ippona, Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio. Mentre Agostino immagina l'Anima come una specie di nocchiero del Corpo, postulando un certo dualismo, Tommaso d'Aquino insiste sull'unità inscindibile dell'Uomo. L'Anima intellettuale è la forma del Corpo e la sua separatezza dopo la morte è vista come un esilio, poiché essa è naturalmente unita al Corpo, a cui tende con la resurrezione finale. Per gli ortodossi, Corpo e Anima compongono la persona, e che alla fine verranno riuniti, quindi, il Corpo di un santo condivide la santità dell'Anima. Secondo il teologo protestante Cullmann, autore di “Immortalità dell'Anima o risurrezione?” pubblicato nel 1986, «Lo stato intermedio fra la morte e la risurrezione del Corpo è caratterizzato da un periodo di sonno, in cui gli addormentati (Prima lettera ai Tessalonicesi, 4,13) aspettano la resurrezione finale.» Cullmann, inoltre nel suo libro, fa notare che la dottrina dell'immortalità dell'Anima risale al II secolo e che deriva dalla analoga dottrina ellenica, presa a prestito dal cristianesimo.
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Nella altre religioni
Nell'Induismo, e nelle religioni ad esso collegate, l'Anima è l'aspetto più puro e sottile dell'esistenza umana, il principio che dà vita alla totalità, e che influenza e caratterizza l'evoluzione di un individuo nella sua completezza. Non ha "rivestimenti", viene infatti anche detta Anupadaka, cioè priva di aspetti che la separino dal resto della creazione. Il principio separativo, "ego", è soltanto un riflesso limitato di questa immensa energia. Nelle diverse vite che l'Uomo si trova a vivere attraverso la reincarnazione, le esperienze vissute entrano a far parte del bagaglio dell'Anima, che ha così la possibilità di ricordarle tutte. Il fatto di non ricordare nulla delle vite passate può dare un'idea della distanza che si viene ogni volta a creare tra la percezione che l'Uomo ha di sé stesso durante la vita (ego) e la sua vera natura (Anima). Soltanto gli iniziati e i maestri riescono a ricordare le vite precedenti, perché la loro identificazione non è più con l'ego inferiore ma con il vero principio unificatore, e la sintonia con la loro Anima è pressoché perfetta. Tutte le pratiche e le diverse filosofie e religioni orientali hanno sostanzialmente come obiettivo la liberazione dalla schiavitù dell'ego e la definitiva sintonizzazione con l'energia della propria Anima. L'Ātman, propriamente «respiro», può quindi essere inteso in un doppia accezione, sia come "Anima del Mondo", sia come princìpio dell'Anima individuale. Secondo le credenze sciamaniche, sono gli spiriti a muovere il creato, ancora prima degli dei. Gli spiriti sono presenti in tutti gli esseri viventi, e il loro rango è proporzionale alla creatura che animano. Ne conseguiva che con la morte, l'essere umano entrava nella dimensione degli spiriti, superiore a quella terrena. Da questo si deduceva la necessità di onorare il defunto, non solo per l'affetto, ma soprattutto perché da quel piano elevato poteva benedire i vivi. Da questo nasce anche la paura dei morti: se una persona, in vita era stata oppressa e maltrattata, giunta nel reame superiore poteva, in qualche modo vendicarsi. E’ comune credere che l’Anima, di cui alcuni di noi esseri umani sono dotati, sia una forma energetica che faccia esperienza all’interno di vari contenitori. In realtà, questa energia diventa un Anima, quando si incarna all’interno di tale contenitore. Prima di allora si dovrebbe parlare in modo più appropriato di “Energia Pura Divina”, ovvero, di una entità indefinibile che, antecedente alla sua esperienza corporea, rimane incorruttibile e assoluta nella sua ascendenza divina, quindi non ancora soggetta alla corruzione e all’esperienza materica. Nel momento in cui questa Energia si incarna, ecco che diviene un Anima, poiché l’unione di questa Energia all’interno di un Corpo esistenziale, tramuta l’esperienza stessa in un nuovo concetto, quello della Vita. Nei testi Indù, Anima (Ātman) è l’infinitesimale particella d’energia, parte integrante di Dio e che costituisce l’essere in sé. E’ differente dal Corpo materiale in cui è situata ed è l’origine della Coscienza. Come Dio, l’Essere Supremo o Coscienza, l’Anima ha una individualità propria e una forma eterna, piena di conoscenza. Rimane tuttavia distinta da Dio e non lo eguaglia mai, perché possiede i suoi attributi solo in minima quantità, quindi costituisce l’energia marginale di Dio, perché può tendere sia verso l’energia materiale che spirituale. E’ designata anche con i nomi di “Essere Vivente”, “Anima Individuale” o “Anima Infinitesimale. L’Anima incarnata intesa anche come Essere Vivente, cioè rivestita di un Corpo, si pensava all’epoca che appartenesse a ben 8.400.000 specie viventi che popolano l’intero Universo, suddivise in 900.000 specie acquatiche, 2.000.000 di specie vegetali, 1.100.000 specie d’insetti e rettili, 1.000.000 di specie di uccelli, 3.000.000 di specie di mammiferi e 400.000 specie umane.