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Nel regno animale terrestre
I Lemuri (Lemuriformes Gray,
1821) sono primati del sottordine degli Strepsirrhini, endemici del Madagascar. Il termine "Lemure" deriva dalla parola
latina Lemures, che sta ad indicare gli spiriti della notte della mitologia
romana: chiaro il riferimento al fatto che la maggior parte dei Lemuri possiede
grandi occhi dall'aspetto spiritato, ben adatti alla vita notturna che la
maggior parte delle specie conduce, ed emette versi simili a gemiti sofferenti.
[I Lemuri, dal latino "Lemures",
cioè "spiriti della notte", detti anche Larva, sono gli Spiriti dei
Morti della religione romana, considerati come vampiri, ossia anime che non
riescono a trovare riposo a causa della loro morte violenta. Secondo il mito
tornavano sulla Terra a tormentare i vivi, perseguitando le persone sino a
portarle alla pazzia.
Si credeva che queste creature, non ben identificate né
definibili proprio per la loro condizione di fatale ed eterna transitorietà,
vagassero senza posa per le strade come anime in pena, in una sorta di limbo,
dopo una morte prematura o violenta. Il senso di orrore che circondava queste
figure spettrali venne poi a caratterizzare quello della loro domina, la dea
Ecate. Per tenere lontani questi spiriti erano state istituite delle feste
chiamate Lemuria]. Il termine
"Lemure" si riferisce genericamente a tutti i membri delle quattro
famiglie attualmente viventi e delle tre famiglie estinte di lemuriformi.
Nell'immaginario comune i Lemuri sono visti come antenati dei primati più evoluti:
tuttavia, sebbene essi mostrino analogie di carattere morfologico e
comportamentale coi primati primitivi, discendono da questi ultimi proprio come
gli altri primati attualmente viventi. Gli antenati degli attuali Lemuri
cominciarono a divergere dagli altri primati fra i 62 e i 65 milioni di anni
fa, attorno ai 40-52 milioni di anni raggiunsero il Madagascar, probabilmente
attraverso tronchi e masse di vegetazione galleggiante che permisero loro di
attraversare i bracci di mare che separavano l'isola dalla terraferma, anche se
non sono state escluse le possibilità della presenza di un istmo o di una serie
di piccole isole raggiungibili a nuoto che collegassero le due masse di terra.
Non essendoci grande competizione interspecifica, poterono occupare numerose
nicchie ecologiche vacanti ed evolversi in completo isolamento,
differenziandosi in una moltitudine di forme e dimensioni.
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Il mito dei continenti Lemuria e MU
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Il mito dei continenti Lemuria e MU
Lemuria è il nome di un ipotetico
continente scomparso e che si suppone si trovasse nell'Oceano Indiano o in
quello Pacifico. Le teorie su Lemuria, necessarie per le teorie della
bio-geografia del XIX secolo, sono divenute obsolete in seguito alla scoperta
ed alla comprensione della tettonica a zolle, sebbene Lemuria sia scomparsa dal
regno della scienza, essa è sopravvissuta grazie agli scrittori esoterici,
differenziando i loro racconti in base alle necessità di contestualizzazione
degli stessi autori. Quasi tutti condividono, però, l'elemento cataclismatico
che avrebbe fatto affondare l'antico continente, in analogia con l'Atlantide di
Platone. Sebbene i Lemuri viventi oggi si trovino solo in Madagascar e nelle
isole vicine, la scoperta di “famiglie” estinte dal Pakistan alla Malesia ha
ispirato il nome Lemuria, coniato nel 1864 dal geologo Philip Sclater
nell'articolo The Mammals of Madagascar uscito sul The Quarterly
Journal of Science. A seguito della presenza dei Lemuri sia in Madagascar
che in India e dalla loro assenza in Africa e nel Medioriente, Sclater propose
che il Madagascar e l'India fossero state un tempo parte di un continente più
grande, chiamato Lemuria proprio dal nome di questi buffi animali. Lemuria
entrò nel lessico dell'occulto tramite le opere di Madame Blavatsky, fondatrice
della Società Teosofica, che dichiarò intorno al 1880 che l'esistenza di questo
continente, abitato da una razza di ermafroditi spiritualmente puri, le era
stato rivelato dai Mahatma che le avrebbero permesso di visionare un
testo pre-atlantideo, il Libro di Dzyan. Secondo l'interpretazione
teosofica, gli ermafroditi di Lemuria corrispondevano a una delle “Sette Razze
Radicali” attraverso cui si muove ciclicamente l'evoluzione dell'umanità.
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Mu è il nome di un altro ipotetico continente scomparso nell'Oceano Pacifico, descritto dall'angloamericano James Churchward (1852-1936), sulla base di una traduzione probabilmente errata del XIX secolo dall'abate fiammingo Charles Étienne Brasseur de Bourbourg da un manoscritto Maya. Nel 1864 l'abate Charles Étienne Brasseur, detto de Bourbourg, ritenne di essere riuscito a decifrare il cosiddetto Codice Troano (facente parte del codice Tro-Cortesiano o di Madrid), applicando il metodo inventato nel Cinquecento da Diego de Landa, un monaco spagnolo che divenne vescovo dello Yucatan. De Landa, che dal 1562 in poi aveva fatto bruciare i testi Maya ritenendoli "superstizioni e menzogne diaboliche", in un secondo tempo si interessò alla loro cultura e cercò di apprenderne la scrittura. De Landa tuttavia partì dal presupposto errato che la lingua Maya fosse scritta con un alfabeto fonetico (come la lingua spagnola e latina a lui note), mentre in realtà era basata su logogrammi, dunque, ricavò una tavola comparativa tra lettere dell'alfabeto latino e caratteri del tutto inaffidabile. Tre secoli dopo Charles-Etienne Brasseur (1814-1874) rinvenne nella biblioteca dell'Accademia Storica di Madrid una copia ridotta del monumentale trattato scritto da Landa, libro che nel frattempo era andato perduto, come del resto buona parte della conoscenza della scrittura Maya. Brasseur si applicò subito alla traduzione di uno dei pochissimi codici Maya superstiti, il Codice Troano, utilizzando l'alfabeto inventato da Landa, ottenendo un testo piuttosto incoerente che sembrava parlare di una terra che era sprofondata in seguito ad un cataclisma, trovando infine un paio di simboli che gli erano sconosciuti, Brasseur li tradusse con quelli di Landa che più gli sembravano simili, ottenendo la parola "MU", che egli ritenne fosse il nome della misteriosa terra. Prima di Brasseur non c'è traccia reale e nota di Mu in nessuna cultura preistorica o protostorica. L'interpretazione di Brasseur venne successivamente ripresa, ampliata e resa popolare da James Churchward (1851 –1936). Churchward, generalmente presentato come un colonnello dell'esercito britannico in pensione, scrive che, nel corso dei suoi viaggi in Oriente alla fine dell'Ottocento, finì con l'imbattersi nella storia di una remota civiltà scomparsa nella notte dei tempi, Mu, l'Impero del Sole, fonte di tutte le antiche civiltà del pianeta, in una serie di antichissime tavolette di terracotta - le tavolette dei Naacal - custodite in un tempio indiano. Nel libro Mu, il continente perduto (Mu: The Lost Continent), secondo le descrizioni di Churchward il continente, situato nell'oceano pacifico, era un vasto territorio ondulato che aveva come confine settentrionale le isole Hawaii e come confine meridionale una linea immaginaria tracciata tra l'isola di Pasqua e le Figi. Da est a ovest misurava 8000 km e in senso verticale 5000 km. Mu era ricca di vegetazione tropicale, fiumi, laghi e grandi animali. Era una sorta di grande giardino dell'Eden, spesso identificato anche con Lemuria.
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Folletti, Gnomi e Fate
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Mu è il nome di un altro ipotetico continente scomparso nell'Oceano Pacifico, descritto dall'angloamericano James Churchward (1852-1936), sulla base di una traduzione probabilmente errata del XIX secolo dall'abate fiammingo Charles Étienne Brasseur de Bourbourg da un manoscritto Maya. Nel 1864 l'abate Charles Étienne Brasseur, detto de Bourbourg, ritenne di essere riuscito a decifrare il cosiddetto Codice Troano (facente parte del codice Tro-Cortesiano o di Madrid), applicando il metodo inventato nel Cinquecento da Diego de Landa, un monaco spagnolo che divenne vescovo dello Yucatan. De Landa, che dal 1562 in poi aveva fatto bruciare i testi Maya ritenendoli "superstizioni e menzogne diaboliche", in un secondo tempo si interessò alla loro cultura e cercò di apprenderne la scrittura. De Landa tuttavia partì dal presupposto errato che la lingua Maya fosse scritta con un alfabeto fonetico (come la lingua spagnola e latina a lui note), mentre in realtà era basata su logogrammi, dunque, ricavò una tavola comparativa tra lettere dell'alfabeto latino e caratteri del tutto inaffidabile. Tre secoli dopo Charles-Etienne Brasseur (1814-1874) rinvenne nella biblioteca dell'Accademia Storica di Madrid una copia ridotta del monumentale trattato scritto da Landa, libro che nel frattempo era andato perduto, come del resto buona parte della conoscenza della scrittura Maya. Brasseur si applicò subito alla traduzione di uno dei pochissimi codici Maya superstiti, il Codice Troano, utilizzando l'alfabeto inventato da Landa, ottenendo un testo piuttosto incoerente che sembrava parlare di una terra che era sprofondata in seguito ad un cataclisma, trovando infine un paio di simboli che gli erano sconosciuti, Brasseur li tradusse con quelli di Landa che più gli sembravano simili, ottenendo la parola "MU", che egli ritenne fosse il nome della misteriosa terra. Prima di Brasseur non c'è traccia reale e nota di Mu in nessuna cultura preistorica o protostorica. L'interpretazione di Brasseur venne successivamente ripresa, ampliata e resa popolare da James Churchward (1851 –1936). Churchward, generalmente presentato come un colonnello dell'esercito britannico in pensione, scrive che, nel corso dei suoi viaggi in Oriente alla fine dell'Ottocento, finì con l'imbattersi nella storia di una remota civiltà scomparsa nella notte dei tempi, Mu, l'Impero del Sole, fonte di tutte le antiche civiltà del pianeta, in una serie di antichissime tavolette di terracotta - le tavolette dei Naacal - custodite in un tempio indiano. Nel libro Mu, il continente perduto (Mu: The Lost Continent), secondo le descrizioni di Churchward il continente, situato nell'oceano pacifico, era un vasto territorio ondulato che aveva come confine settentrionale le isole Hawaii e come confine meridionale una linea immaginaria tracciata tra l'isola di Pasqua e le Figi. Da est a ovest misurava 8000 km e in senso verticale 5000 km. Mu era ricca di vegetazione tropicale, fiumi, laghi e grandi animali. Era una sorta di grande giardino dell'Eden, spesso identificato anche con Lemuria.
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Folletti, Gnomi e Fate
Il termine folletto, così
come l'espressione piccolo popolo o spiritello (per esempio spiritello dei
boschi), si riferisce a minuscole creature magiche del folklore, mediterraneo,
europeo e nordico. Il termine deriva per sincretismo linguistico tra i volgari
folle, e forse folata, e l'arabo farfar. Il folletto è un personaggio
fantastico della tradizione popolare che vive nelle fiabe e nelle leggende,
identificato originariamente con un essere buffo e grottesco, veloce e
sfuggente, piccolo e agile, ma anche con una creatura invisibile, un turbine di
vento, un misterioso burlone che intreccia le criniere e i capelli. Abita in
tane nei boschi di conifere o presso le case degli uomini, nei cortili e nei
granai, esce quasi sempre solo di notte per divertirsi a fare dispetti alle
bestie delle stalle e a scompigliare i capelli delle belle donne, a disordinare
gli utensili agricoli e gli oggetti delle case e a molestare le persone povere
di spirito.
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Il termine gnomo venne introdotto nella magia rinascimentale e nell'alchimia per indicare uno spirito ctonio, mentre in seguito il termine è stato adottato nel folklore europeo ed utilizzato nella letteratura fantasy per designare spiritelli legati alla terra. Paracelso fu il primo a menzionare gli gnomi, facendone derivare il nome dalla radice greca gnosis ("conoscenza"). Paracelso considerava gli gnomi spiriti della terra e del sottosuolo, e sosteneva che potessero spostarsi all'interno del terreno con la stessa facilità con cui gli uomini camminano sopra di esso. Nel folklore europeo, gli gnomi (detti anche folletti o piccolo popolo) sono creature fatate simili a uomini minuscoli. Sono tradizionalmente rappresentati come baffuti e barbuti, e a volte dotati di caratteristici cappelli a cono, spesso di colore rosso. Abitano nei boschi, e sono (come fate, nani ed elfi) strettamente legati alla natura in cui abitano.
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La fata è una creatura leggendaria presente nelle fiabe o nei miti di origine principalmente italiana e francese, ma che trova comunque figure affini nelle mitologie dell'Europa dell'Est. Nell'originale accezione dell'Europa meridionale (senza influenze celtiche) è totalmente sovrannaturale, cioè non ha nulla di umano se non l'aspetto. Il nome fata deriva dall'altro nome latino delle Parche, che è Fatae, ovvero coloro che presiedono al Fato (dal latino Fatum ovvero "destino"). La fata è un essere etereo e magico, una sorta di Spirito della Natura e che, come gli altri esseri sopra menzionati, vive in una realtà parallela alla nostra.
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L’Altra Dimensione
Una dimensione parallela (anche realtà parallela, universo alternativo, dimensione alternativa o realtà alternativa) è un ipotetico Universo separato e distinto dal nostro ma coesistente con esso; nel senso scientifico del termine, nella stragrande maggioranza dei casi immaginati è identificabile con un altro continuum spazio-temporale; l'insieme di tutti gli eventuali universi paralleli è detto multiverso. Alcune teorie cosmologiche e fisiche dichiarano l'esistenza di universi multipli, forse infiniti, in alcuni casi interagenti, in altri no, così come il viaggio nel tempo, il passaggio in una o più dimensioni parallele è un tema classico della fantascienza. Una realtà parallela, nell'ambito del fantastico, è chiaramente un espediente che lascia infinite possibilità, poiché se nella nostra realtà certe cose si sono evolute in altre, in quella parallela potrebbe non essere successo così. L'invenzione di trame basate su una linea storica alternativa ha dato origine al genere distinto dell'Ucronia. Il multiverso è, scientificamente parlando, un insieme di universi coesistenti previsto da varie teorie, come quella dell'inflazione eterna di Andrej Dmitrievič Linde o come quella secondo cui da ogni buco nero esistente, nascerebbe un nuovo universo, ideata dal fisico Lee Smolin. Le dimensioni parallele sono contemplate anche in tutti i modelli correlati al concetto di D-brane, classe di P-brane inerenti alla teoria delle stringhe. Il concetto di multiverso viene proposto in modo serio per la prima volta nella cosiddetta "interpretazione a molti mondi" della meccanica quantistica, proposta da Hugh Everett III nella sua tesi di dottorato (The Many-Worlds Interpretation of Quantum Mechanics, abbreviata in MWI), questa interpretazione prevede che ogni misura quantistica porti alla divisione dell'Universo in tanti universi paralleli quanti sono i possibili risultati dell'operazione di misura. La teoria del multiverso proposta da MWI ha un parametro di tempo condiviso, in molte delle sue formulazioni, tutti gli universi costituenti il multiverso sono strutturalmente identici, e possono esistere in stati diversi anche se possiedono le stesse leggi fisiche e gli stessi valori delle costanti fondamentali. Altre interpretazioni dei molti-mondi sono quella di Copenhagen e quella delle "storie coesistenti", in queste ipotesi, lo stato dell'intero multiverso è correlato agli stati degli universi costitutivi dalla sovrapposizione quantistica, ed è descritto da una singola funzione d'onda universale. L'interpretazione a molti non può spiegare l'apparente universo antropico, questo perché le costanti fisiche di almeno una parte degli infiniti possibili "mondi" sono le stesse. L'interpretazione a molti mondi può, comunque, spiegare l'esistenza di un pianeta come la Terra, quindi, se l'interpretazione a molti mondi fosse corretta, allora esistono così tante copie del nostro Universo, come dell'esistenza di almeno un altro pianeta come la Terra, con esso associato storie evolutive completamente diverse. Ed è qui che entra in gioco l'Ucronìa (anche detta storia alternativa, allostoria o fantastoria) è un genere di narrativa fantastica basata sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale. Per la sua natura, l'Ucronia è spesso assimilata al più vasto genere della fantascienza e si incrocia con la fantapolitica, mescolandosi all'utopia o alla distopia quando va a descrivere società ideali o, al contrario, indesiderabili. Il termine Ucronìa deriva dal greco e significa letteralmente "nessun tempo", per analogia con Utopia che significa "nessun luogo". Indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dal filosofo francese Charles Renouvier in un saggio (Uchronie) apparso nel 1857, mentre gli anglosassoni usano invece il termine più immediato alternate history (storia alternativa). È Ucronìa chiedersi, ad esempio, cosa sarebbe successo in Europa, se l'Impero Romano fosse sopravvissuto fino ai nostri giorni, se l'Impero Bizantino non avesse subito l'invasione islamica, se la Rivoluzione Francese non fosse scoppiata, se Napoleone avesse vinto a Waterloo, se l'andamento della Grande Guerra fosse stato diverso, se Hitler avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale o altrettanto se l'Operazione Valchiria fosse riuscita. In America, se la Francia avesse vinto la guerra dei sette anni, se l'Inghilterra fosse riuscita a reprimere i rivoltosi americani alla fine del Diciottesimo secolo o se i confederati avessero vinto la Guerra di Secessione Americana. In Italia, se gli Ostrogoti fossero stati capaci di respingere i bizantini, se Cristoforo Colombo si fosse impossessato dell'America per conto della Repubblica di Genova, se la Repubblica di Venezia e la Repubblica di Genova fossero rimaste indipendenti all'indomani del Congresso di Vienna o se Mussolini non fosse sceso in guerra al fianco di Hitler, etc.
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Sviluppo e possibile civiltà
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Il termine gnomo venne introdotto nella magia rinascimentale e nell'alchimia per indicare uno spirito ctonio, mentre in seguito il termine è stato adottato nel folklore europeo ed utilizzato nella letteratura fantasy per designare spiritelli legati alla terra. Paracelso fu il primo a menzionare gli gnomi, facendone derivare il nome dalla radice greca gnosis ("conoscenza"). Paracelso considerava gli gnomi spiriti della terra e del sottosuolo, e sosteneva che potessero spostarsi all'interno del terreno con la stessa facilità con cui gli uomini camminano sopra di esso. Nel folklore europeo, gli gnomi (detti anche folletti o piccolo popolo) sono creature fatate simili a uomini minuscoli. Sono tradizionalmente rappresentati come baffuti e barbuti, e a volte dotati di caratteristici cappelli a cono, spesso di colore rosso. Abitano nei boschi, e sono (come fate, nani ed elfi) strettamente legati alla natura in cui abitano.
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La fata è una creatura leggendaria presente nelle fiabe o nei miti di origine principalmente italiana e francese, ma che trova comunque figure affini nelle mitologie dell'Europa dell'Est. Nell'originale accezione dell'Europa meridionale (senza influenze celtiche) è totalmente sovrannaturale, cioè non ha nulla di umano se non l'aspetto. Il nome fata deriva dall'altro nome latino delle Parche, che è Fatae, ovvero coloro che presiedono al Fato (dal latino Fatum ovvero "destino"). La fata è un essere etereo e magico, una sorta di Spirito della Natura e che, come gli altri esseri sopra menzionati, vive in una realtà parallela alla nostra.
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L’Altra Dimensione
Una dimensione parallela (anche realtà parallela, universo alternativo, dimensione alternativa o realtà alternativa) è un ipotetico Universo separato e distinto dal nostro ma coesistente con esso; nel senso scientifico del termine, nella stragrande maggioranza dei casi immaginati è identificabile con un altro continuum spazio-temporale; l'insieme di tutti gli eventuali universi paralleli è detto multiverso. Alcune teorie cosmologiche e fisiche dichiarano l'esistenza di universi multipli, forse infiniti, in alcuni casi interagenti, in altri no, così come il viaggio nel tempo, il passaggio in una o più dimensioni parallele è un tema classico della fantascienza. Una realtà parallela, nell'ambito del fantastico, è chiaramente un espediente che lascia infinite possibilità, poiché se nella nostra realtà certe cose si sono evolute in altre, in quella parallela potrebbe non essere successo così. L'invenzione di trame basate su una linea storica alternativa ha dato origine al genere distinto dell'Ucronia. Il multiverso è, scientificamente parlando, un insieme di universi coesistenti previsto da varie teorie, come quella dell'inflazione eterna di Andrej Dmitrievič Linde o come quella secondo cui da ogni buco nero esistente, nascerebbe un nuovo universo, ideata dal fisico Lee Smolin. Le dimensioni parallele sono contemplate anche in tutti i modelli correlati al concetto di D-brane, classe di P-brane inerenti alla teoria delle stringhe. Il concetto di multiverso viene proposto in modo serio per la prima volta nella cosiddetta "interpretazione a molti mondi" della meccanica quantistica, proposta da Hugh Everett III nella sua tesi di dottorato (The Many-Worlds Interpretation of Quantum Mechanics, abbreviata in MWI), questa interpretazione prevede che ogni misura quantistica porti alla divisione dell'Universo in tanti universi paralleli quanti sono i possibili risultati dell'operazione di misura. La teoria del multiverso proposta da MWI ha un parametro di tempo condiviso, in molte delle sue formulazioni, tutti gli universi costituenti il multiverso sono strutturalmente identici, e possono esistere in stati diversi anche se possiedono le stesse leggi fisiche e gli stessi valori delle costanti fondamentali. Altre interpretazioni dei molti-mondi sono quella di Copenhagen e quella delle "storie coesistenti", in queste ipotesi, lo stato dell'intero multiverso è correlato agli stati degli universi costitutivi dalla sovrapposizione quantistica, ed è descritto da una singola funzione d'onda universale. L'interpretazione a molti non può spiegare l'apparente universo antropico, questo perché le costanti fisiche di almeno una parte degli infiniti possibili "mondi" sono le stesse. L'interpretazione a molti mondi può, comunque, spiegare l'esistenza di un pianeta come la Terra, quindi, se l'interpretazione a molti mondi fosse corretta, allora esistono così tante copie del nostro Universo, come dell'esistenza di almeno un altro pianeta come la Terra, con esso associato storie evolutive completamente diverse. Ed è qui che entra in gioco l'Ucronìa (anche detta storia alternativa, allostoria o fantastoria) è un genere di narrativa fantastica basata sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale. Per la sua natura, l'Ucronia è spesso assimilata al più vasto genere della fantascienza e si incrocia con la fantapolitica, mescolandosi all'utopia o alla distopia quando va a descrivere società ideali o, al contrario, indesiderabili. Il termine Ucronìa deriva dal greco e significa letteralmente "nessun tempo", per analogia con Utopia che significa "nessun luogo". Indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dal filosofo francese Charles Renouvier in un saggio (Uchronie) apparso nel 1857, mentre gli anglosassoni usano invece il termine più immediato alternate history (storia alternativa). È Ucronìa chiedersi, ad esempio, cosa sarebbe successo in Europa, se l'Impero Romano fosse sopravvissuto fino ai nostri giorni, se l'Impero Bizantino non avesse subito l'invasione islamica, se la Rivoluzione Francese non fosse scoppiata, se Napoleone avesse vinto a Waterloo, se l'andamento della Grande Guerra fosse stato diverso, se Hitler avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale o altrettanto se l'Operazione Valchiria fosse riuscita. In America, se la Francia avesse vinto la guerra dei sette anni, se l'Inghilterra fosse riuscita a reprimere i rivoltosi americani alla fine del Diciottesimo secolo o se i confederati avessero vinto la Guerra di Secessione Americana. In Italia, se gli Ostrogoti fossero stati capaci di respingere i bizantini, se Cristoforo Colombo si fosse impossessato dell'America per conto della Repubblica di Genova, se la Repubblica di Venezia e la Repubblica di Genova fossero rimaste indipendenti all'indomani del Congresso di Vienna o se Mussolini non fosse sceso in guerra al fianco di Hitler, etc.
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Sviluppo e possibile civiltà
Al momento non
conosciamo l’esatta provenienza degli alieni Lemuri, anche se a seguito di
ricerche incrociate, si presume che la loro origine bisogna farla risalire ad
un pianeta sperduto, all’interno di un sistema solare di una lontanissima
Galassia dalla nostra. Grazie ad una particolarità “tecnologica” che ha
permesso loro di muoversi liberamente nello spazio e nel tempo, sono riusciti a
crearsi una fitta ragnatela di colonie su vari mondi, popolandoli su di un
diverso piano dimensionale, interagendo indisturbati con la popolazione
autoctona per raggiungere i loro obbiettivi. Del tutto indipendenti, bucolici
ed immersi nella loro “natura”, si crede che siano nati allo stato brado di
questo lontano pianeta, completamente ricoperto di una fitta vegetazione
costituita da svariate forme di arbusti e alberi. Nati inizialmente come una
comune forma aliena, lentamente hanno acquisto una intelligenza che, oltre a
farli emergere e distinguere dagli altri esseri viventi compresenti, ha
permesso loro di cominciare ad interagire con forze a loro sconosciute. Non
conoscendo inizialmente una tecnologia, hanno avviato un processo inverso di
acquisizione di conoscenze, probabilmente l’inizio dei loro esperimenti
attraverso lo spazio-tempo è avvenuto in modo fortuito e casuale, quando il
loro sistema solare è entrato all’interno di una “anomalia” e che ha permesso
il primo degli innumerevoli passaggi dimensionali. Non appena sono stati in
grado di sfruttare questa opportunità, ritrovandosi catapultati in altre
galassie e su altri pianeti, hanno iniziato ad interagire con le nuove civiltà
che, di volta in volta andavano a conoscere, acquisendo tecnologia e ulteriori
informazioni che li hanno portati a sviluppare tutto un apparato di supporto
alle loro ricerche. Possiamo ad oggi affermare, con le nostre conoscenze in
possesso, che sono una civiltà aliena venuta dal nulla e che è divenuta
intelligente per puro caso e per una serie straordinaria di coincidenze. Questo
continuo vagare su vari pianeti e in un altro piano dimensionale, li ha
condotti infine anche sul nostro pianeta, sfruttando queste pieghe
spazio-temporali per muoversi all’interno di veri e propri stargate. Il fatto sorprendente è che i Lemuri non vivono sul nostro pianeta
condividendo con noi lo stesso spazio-tempo, ma in uno parallelo, ovvero in una
dimensione diversa e che ha visto il nostro pianeta evolversi in modo del tutto
differente. Se nel nostro viviamo in un pianeta che ha avuto un certo percorso
evolutivo, il quale ha permesso infine all’umanità di emergere dopo miliardi di
anni, nel pianeta Terra abitato dai Lemuri, la storia si è evoluta in modo
completamente diverso e dove anche questa Terra stessa ha un aspetto geografico
e morfologico irriconoscibile ai nostri occhi, molto simile, per certi aspetti
alle antiche e fantastiche mappe rappresentati i continenti perduti di
Atlantide, Mu e Lemuria. Per questo motivo, nella nostra Terra, non è possibile
riscontrare scientificamente dei continenti così grandi, perché la tettonica a
zolle non è in grado di spiegare l’esistenza di terre, che invece esistono su
una seconda Terra, esistente in una dimensione parallela alla nostra e con la
quale, nel corso dei secoli e dei millenni, abbiamo avuto interferenze tali, da
creare inaspettate sovrapposizioni.
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Aspetto fisico dei Lemuri
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Aspetto fisico dei Lemuri
Gli alieni Lemuri sono di piccolo
aspetto, rispetto alle altre ben più note razze aliene, si presume che la loro
altezza si aggiri attorno ad un minimo di 80 cm sino ad un massimo di 1 metro e
50 cm, possono assumere una posizione sia a quattro zampe che eretta,
ovviamente a seconda delle diverse esigenze motorie. Hanno una costituzione
fisica che somiglia ad un incrocio di varie razze terrestri a noi ben note, tra
i quali si ricordano ovviamente i Lemuri e i Capibara, presentando un folta
peluria monocolore, ben pulita, curata, e che può variare di tonalità tra il
bianco, il grigio o il marrone (chiaro e scuro). Mostrano arti non molto lunghi
e tozzi, con delle piccole mani formate da corte e sottili dita. Spesso non
indossano indumenti, ma sono stati visti portare vestiti del tutto strani e
dalle forme e i colori più fantasiosi, con ornamenti, capelli tondi o a punta,
ricordando per la somiglianza gli antichi gnomi e folletti che da sempre hanno
popolato il mondo delle fiabe della nostra infanzia. I Lemuri, in quanto
civiltà aliena, hanno società organizzate sul modello matriarcale, ovvero le
femmine hanno una posizione di dominanza nei confronti dei maschi. Ancora
scarsa e sconosciuta e la tecnologia in loro possesso, anche se la
particolarità della loro condizione esistenziale in una diversa dimensione
dalla nostra, sembra permettergli di viaggiare nello spazio senza l’utilizzo di
alcun specifica tecnologia o impiego di mezzi, utilizzando semplicemente le
pieghe dello spazio-tempo per muoversi in mondi alieni sparsi tra le Galassie
per i più svariati scopi. I Lemuri, si crede che abbiano una vita molto lunga,
ed una volta che finiscono la loro esistenza muoiono fisicamente, mentre il
loro Spirito si incanta nelle piaghe dimensionali dove restano per
l'eternità. Inoltre, hanno la possibilità di mostrarsi sotto qualsiasi spoglia
essi vogliano, mostrando pieni poteri di trasformarsi in ciò che vogliono
attraverso complesse tecniche di manipolazione mentale. La nascita dei Lemuri,
invece, è avvolta nel mistero, alcune ipotesi ritengono che abbiano una madre
comune, una specie di ape regina che li origina tutti.
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Interferenze con l’Uomo
I Lemuri, infatti, sembrano ereditare i loro poteri ed il loro aspetto da alcuni personaggi della mitologia classica, sono quindi spiriti naturali che presiedono al destino dell'uomo, dispensando vizi o virtù. Fin dai tempi più remoti si è sempre ritenuto che gli esseri fatati, ovvero, quelle creature che rappresentano l'infinità contenuta nel cuore e nell’anima di ciascuno di noi, avessero origini più antiche di quelle umane e perfino di quelle animali; quindi, essendo stato creato per ultimo, l’essere umano è considerato come una forma di vita che ha ancora molto da imparare dalle altre specie. Per questo, nei secoli, sono emerse tra le più diverse leggende sul loro conto. Sembra che abbiano il potere di penetrare i segreti della natura ed inoltre hanno la possibilità di apparire dal mondo dell'invisibile, essi, inoltre, abitano in fondo ai pozzi, in riva ai torrenti, in oscure caverne o nelle parti più remote delle foreste ed il loro potere principale è molto simile a quello dei maghi. Nelle leggende bretoni, in quanto Fate o Folletti, rivestivano un ruolo molto importante in quanto si credeva che la loro amicizia o il loro odio potessero decidere della felicità o della disgrazia di una famiglia, con l'avvento di una nuova nascita, i Bretoni avevano gran cura di apparecchiare, in una camera appartata, una tavola servita abbondantemente, con lo scopo di ottenere il loro consenso favorevole, di onorarli della loro presenza ed infine per dedicare le loro belle doti al nuovo nascituro. Altre antiche leggende narrano che quando tutti dormivano, lavoravano nelle fattorie o nelle botteghe, e per imbonirsi i loro favori si offrivano loro dei doni in modo da ricevere protezione e fortuna, mentre quando c'era il fallimento dei raccolti o il susseguirsi di malattie, piuttosto che dare la colpa al destino o all'inefficienza umana, venivano incolpati gli spiriti maligni che venivano scacciati con riti e incantesimi. Sono esseri che hanno come compito quello di vegliare sulle persone come angeli custodi, quindi di dispensare pregi e virtù e di proteggere i bambini, prendendosi cura di un figlioccio che viene da loro prescelto. La loro indole tuttavia non è univocamente buona, oltre ad un egocentrismo che li distingue dalle altre razze aliene e con i quali spesso sono in contrasto, sono fortemente permalosi ed irascibili, un solo torto può scatenare la loro ira, mostrando quindi, oltre ad un ruolo di premiazione anche un ruolo fortemente punitivo del tutto atipico.
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Fonte: "Alienologia" di Federico Bellini (2009/11)
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Interferenze con l’Uomo
I Lemuri, infatti, sembrano ereditare i loro poteri ed il loro aspetto da alcuni personaggi della mitologia classica, sono quindi spiriti naturali che presiedono al destino dell'uomo, dispensando vizi o virtù. Fin dai tempi più remoti si è sempre ritenuto che gli esseri fatati, ovvero, quelle creature che rappresentano l'infinità contenuta nel cuore e nell’anima di ciascuno di noi, avessero origini più antiche di quelle umane e perfino di quelle animali; quindi, essendo stato creato per ultimo, l’essere umano è considerato come una forma di vita che ha ancora molto da imparare dalle altre specie. Per questo, nei secoli, sono emerse tra le più diverse leggende sul loro conto. Sembra che abbiano il potere di penetrare i segreti della natura ed inoltre hanno la possibilità di apparire dal mondo dell'invisibile, essi, inoltre, abitano in fondo ai pozzi, in riva ai torrenti, in oscure caverne o nelle parti più remote delle foreste ed il loro potere principale è molto simile a quello dei maghi. Nelle leggende bretoni, in quanto Fate o Folletti, rivestivano un ruolo molto importante in quanto si credeva che la loro amicizia o il loro odio potessero decidere della felicità o della disgrazia di una famiglia, con l'avvento di una nuova nascita, i Bretoni avevano gran cura di apparecchiare, in una camera appartata, una tavola servita abbondantemente, con lo scopo di ottenere il loro consenso favorevole, di onorarli della loro presenza ed infine per dedicare le loro belle doti al nuovo nascituro. Altre antiche leggende narrano che quando tutti dormivano, lavoravano nelle fattorie o nelle botteghe, e per imbonirsi i loro favori si offrivano loro dei doni in modo da ricevere protezione e fortuna, mentre quando c'era il fallimento dei raccolti o il susseguirsi di malattie, piuttosto che dare la colpa al destino o all'inefficienza umana, venivano incolpati gli spiriti maligni che venivano scacciati con riti e incantesimi. Sono esseri che hanno come compito quello di vegliare sulle persone come angeli custodi, quindi di dispensare pregi e virtù e di proteggere i bambini, prendendosi cura di un figlioccio che viene da loro prescelto. La loro indole tuttavia non è univocamente buona, oltre ad un egocentrismo che li distingue dalle altre razze aliene e con i quali spesso sono in contrasto, sono fortemente permalosi ed irascibili, un solo torto può scatenare la loro ira, mostrando quindi, oltre ad un ruolo di premiazione anche un ruolo fortemente punitivo del tutto atipico.
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Fonte: "Alienologia" di Federico Bellini (2009/11)
